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VIAGGIO AL TERMINE DELLA MUNNEZZA

Primo Consiglio dei ministri a Napoli, all’ordine del giorno la crisi dei rifiuti. Ma anche per il nuovo governo non sarà facile trovare una soluzione definitiva. Nel frattempo, la situazione è lontana dalla normalità: si cerca ancora un rimedio temporaneo per far fronte all’emergenza. Intanto, però, il capitale di fiducia dei cittadini nelle istituzioni è stato dissipato e il denaro sperperato per operazioni clientelari o conniventi. Da questa situazione si uscirà con enormi difficoltà, grande pazienza, nervi saldi e soprattutto tempi lunghi.

E così, a quanto pare, il primo Consiglio dei ministri si terrà a Napoli e avrà all’ordine del giorno la crisi dei rifiuti. Non vorrei fare l’uccello del malaugurio, ma temo che il nuovo governo incontrerà delle difficoltà quando si accingerà a trovare la soluzione. Specialmente se ritiene di poterla imporre manu militari. Nel frattempo, la situazione all’ombra del Vesuvio è ancora lontana dalla normalità, nonostante le vagonate caricate sui treni e destinate un po’ qua un po’ là nel Nord Europa. Si ricerca ancora un rimedio temporaneo per far fronte all’emergenza; figuriamoci soluzioni più strutturali.

I RIFIUTI DI MILANO

L’aspetto paradossale dell’intera vicenda è che le misure da adottare sarebbero in fondo semplici. Basterebbe imparare da chi una crisi simile l’ha sfiorata, con punte meno drammatiche ma con termini della questione assai simili: Milano. Anche la capitale morale d’Italia, una dozzina di anni fa, era presa alla gola dalla scarsità di impianti, dopo che l’ennesima proroga all’ennesima discarica ennesimamente precettata con ordinanza della Regione scatenò la rivolta. Ne uscì con una soluzione di lungo termine – la messa in opera di un sistema di raccolta differenziata e la realizzazione di un sistema di termovalorizzatori – e, nel tempo necessario per costruire gli impianti e il consenso, con un espediente degno di Totò e Peppino: l’ormai celebre impianto Maserati, che avrebbe dovuto ricavare dalla ruera ammendanti agricoli (compost) e combustibile da destinare ad attività industriali come i cementifici. In realtà, che io sappia, nemmeno un grammo di compost e di cdr fu mai recuperato. I materiali in uscita dall’impianto, in compenso, cambiavano etichetta, trasformandosi in rifiuti industriali e potendo così essere inviati in tutta Italia, Campania compresa, destinandoli a un ampio ventaglio di soluzioni alternative, dai ripristini ambientali alle massicciate stradali, e come ultima risorsa alla discarica.
In modo formalmente del tutto legale, si noti bene, sfruttando il fatto che per i rifiuti speciali, a differenza degli urbani, vale un regime di libero mercato. (1) Della società mista che gestì all’epoca l’impianto di “camuffaggio”, molto opportunamente, erano partner alcune delle principali imprese che operavano discariche per rifiuti speciali sul territorio nazionale – un’assicurazione sul fatto che una destinazione sarebbe comunque stata garantita. A voler dire proprio tutta la verità, nessuno può giurare che qualche “ecoballa” milanese non abbia preso destinazioni meno ortodosse, tra un intermediario e un cambio di codice merceologico. (2)
Ma il tempo guadagnato con questo stratagemmaè stato poi speso bene, gli impianti “veri” sono stati realizzati senza ritardi, la raccolta differenziata è stata sviluppata adeguatamente, perfino la “sindrome Nimby” si è dimostrata un ostacolo superabile. Anche qui la ricetta non è in fondo così complicata: mettere la gente di fronte ai propri problemi, eliminare dall’orizzonte l’idea di poter contare sul giardino di qualcun altro, condividere con i cittadini l’informazione su quali siano gli spazi entro cui cercare la soluzione, fare sopportare i costi a chi ne è la causa, riconoscere la serietà delle ragioni di chi inevitabilmente finirà per ricevere le maggiori conseguenze impattanti, e ricercare un compromesso con loro.

GLI IMPIANTI NON BASTANO

Le ragioni per cui Napoli non è ancora riuscita a copiare questa semplice ricetta sono state discusse fino alla nausea. Con le ecoballe ci aveva pure provato, dimenticandosi però il tassello decisivo: assicurare in partenza il destino delle stesse, stringendo alleanza con gli smaltitori di rifiuti speciali. Si è puntato invece tutto, con errore non sappiamo dire quanto involontario, sull’aspetto impiantistico, immaginando un mercato per il cdr e il compost che non c’è, non c’è mai stato e probabilmente mai ci sarà. Si è dimenticato che oltre all’hardware degli impianti è importante anche il software rappresentato dal “capitale sociale”: collaborazione dei cittadini alla raccolta differenziata, dialogo pubblico e aperto sulle soluzioni, costruzione del consenso basata, in primo luogo, sulla dimostrazione della propria capacità di meritare la fiducia.
Anche gli intrecci tra la munnezza e i ben più lucrosi rifiuti industriali tossici, dei quali stranamente non si parla quasi mai, sono stati abbondantemente chiariti. Come mostrano le inchieste parlamentari e i rapporti di Legambiente e Arma dei Carabinieri, la presenza contemporanea nella gestione dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi ha consentito lucrosi (quanto criminali) arbitraggi: mentre gli impianti autorizzati per i rifiuti industriali rilasciavano certificazioni di corretto smaltimento, questi venivano in realtà stoccati nei molto più capienti e tecnicamente molto più semplici impianti per urbani, quando non direttamente sul suolo spacciandoli per ammendanti agricoli o materiali di riempimento. (3)

LE COLPE DEL SISTEMA

Discutere sulle colpe e le responsabilità individuali è consolatorio, ma ozioso. Mai come in questo caso, a mio parere, il male non tocca tanto le singole persone, quanto il sistema. Un sistema in cui il capitale di fiducia dei cittadini nelle istituzioni è stato dissipato, il denaro sperperato per operazioni clientelari o conniventi. Un cocktail micidiale di incapacità, ignoranza, malafede, pressappochismo, tirare a campare, che ha fatto da schermo alle ben più lucrose operazioni gestite dalla malavita organizzata. Un sistema in cui nessuno è innocente, nemmeno quei cittadini che oggi strepitano in piazza contro gli impianti – quegli stessi impianti che si fanno in tutta Europa ormai anche nelle aree residenziali, tanto sono sicuri – e invece se ne sono stati zitti per quindici anni, quando tutto il mondo sapeva cosa stava succedendo al sottosuolo campano nelle mani della camorra. Quella stessa camorra che dal protrarsi dell’emergenza non può che trarre vantaggio, vedendo salire alle stelle il prezzo delle poche discariche ancora in esercizio.
Da questa situazione si uscirà con enormi difficoltà, grande pazienza, nervi saldi e soprattutto tempi lunghi. Che il Cavaliere voglia provarci in prima persona è certo encomiabile, ma controproducente. Primo, perché non è con il veni, vidi, vici che si potrà mai combinare qualcosa. Secondo, perché anche se mai ci riuscisse nel breve, rischia tuttavia di cristallizzare all’infinito il meccanismo diabolico che rende la Campania incapace di provvedere da sola come tutte le altre Regioni, assuefacendola alla droga del commissariamento straordinario, al ritmo – si dice – di 200mila euro al giorno. I tedeschi, attenti all’ambiente almeno quanto agli affari, stanno intanto pensando di realizzare un impianto nuovo di zecca dedicato interamente al munifico cliente campano. Napoli chiagne e fotte, il contribuente italiano paga, Berlino incassa. Un triangolo perfetto.
Per uscire dalla crisi la Campania ha bisogno soprattutto di diventare adulta. Volendo, ha le risorse per farlo. Bisogna far leva su quel poco di orgoglio ancora rimasto, rilanciando con un investimento a lungo termine sull’immagine della città, magari sfidando ingegneri e architetti a costruire l’impianto più bello del mondo, come propone Sergio Ascari nel commento a un mio precedente articolo, facendolo più in centro che si può, più sfrontato e munnezzaro che si può, come una cicatrice che ricordi per sempre ai napoletani questo drammatico inverno 2007-2008, ma insieme rappresenti un simbolo di rinascita e di coscienza civica. Lo ha fatto col pallone, precipitando in serie C e ritornando in serie A. Lo può fare anche con i rifiuti, senza bisogno di San Gennaro, ma rimboccandosi le maniche e facendo come tutti gli altri.
Nel frattempo, se non è chiedere troppo, non sarebbe male se fossero i cittadini napoletani a farsi carico dei costi astronomici necessari per trasferire altrove ecoballe e affini. Chissà mai che, a forza di pagare fatture triple o quadruple rispetto al resto d’Italia, anche da quelle parti non si cominci a usare il rasoio di Occam e a desiderare un bel bagno nella sana, grigia, consolante normalità.

(1)Ai sensi della legge, oggi compendiata nel Dlgs 152/06, la gestione dei rifiuti urbani deve sottostare alle prescrizioni del piano regionale e provinciale, che prevede tra l’altro la destinazione dei flussi raccolti a determinati impianti e impone il cosiddetto “principio di prossimità e autosufficienza”: gli impianti devono essere situati nell’ambito territoriale da cui i rifiuti provengono, di solito la provincia. Il detentore di rifiuti speciali, invece (tutte le imprese industriali e commerciali) è solo obbligato a disfarsene in modo lecito, rivolgendosi a un operatore autorizzato, che però potrebbe trovarsi ovunque (con qualche vincolo, peraltro insufficiente, per assicurare il controllo). Il gestore di un impianto di smaltimento per rifiuti urbani previsto dal piano regionale, da questo punto di vista, è un’impresa come tutte le altre. Dagli impianti escono comunque scarti che devono poi essere smaltiti (per esempio, le ceneri di combustione nel caso dei termovalorizzatori; i sovvalli derivanti dalla selezione secco-umido). Il compost e il cdr dovrebbero teoricamente trovare un mercato, tuttavia la loro bassissima qualità li rende idonei al più per impieghi al confine tra il recupero e lo smaltimento (per esempio, uso del compost come terra di copertura delle discariche o per il ripristino delle cave dismesse). Quando non trovano neppure questi impieghi, sono rifiuti a tutti gli effetti, come avviene nel caso in cui a un’impresa industriale capiti di produrre merci deperibili e invendute, di cui deve poi disfarsi.
(2)Il meccanismo, diabolico ma abbastanza semplice, è infatti obiettivamente molto difficile da controllare anche per chi volesse fare tutto nella massima correttezza. Il possessore dei rifiuti se ne libera cedendoli a un operatore autorizzato; tra questo e le attività di destinazione vi sono di solito numerosi passaggi intermedi nei quali i rifiuti vengono trattati, miscelati, manipolati, sempre da operatori autorizzati che si rilasciano l’un l’altro attestati e bolle che comprovano il passaggio. Il fine di queste attività è corretto: permettere di ricavare dai rifiuti indistinti materiali con caratteristiche più precise, tali da poterli impiegare in qualche attività secondaria o, alla peggio, avviarli a forme di smaltimento più specifiche. La normativa prevede i criteri per la classificazione merceologica, stabilendo quali materiali possono essere destinati a quale tipologia di impianti, se e come possono essere movimentati, a chi possono essere ceduti. È intuibile tuttavia che in questa serie di passaggi, difficilmente controllabili, c’è spazio per comportamenti illeciti, che traggono linfa dal fatto che la classificazione dei materiali è almeno in parte opinabile, e con opportune miscelazioni è possibile far cambiare codice anche alla peggior sostanza tossica.
(3)Si veda Legambiente e Arma dei Carabinieri, 2005, “Rifiuti Spa. Radiografia dei traffici illeciti”, Roma. Il testo integrale del rapporto può essere scaricato da www.legambiente.it. Gli atti della commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e le attività illecite a esso connesse sono integralmente disponibili sul sito della Camera dei Deputati: www.camera.it.

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Leggi anche:  Rifiuti: perché servono i certificati del riciclo

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33 commenti

  1. Andrea De Filippis

    Credo che l’emergenza dei rifiuti raggiungerà anche le altre regioni italiana. Neanche il modello milanese è quello giusto. Dobbiamo introdurre nuovi disincentivi (produttori di bottiglie di plastica) e migliorare i nostri comportamenti sia quando acquistiamo sia quando eliminiamo la spazzatura (aumetnare la percentuale di raccolta differenziata). Avevo letto che a Mercato San Severino c’erano riusciti.

  2. Fabio Lancioni

    Salve, sono un cittadino che come molti altri si informa sul web, cercando di reperire notizie da fonti attendibili, come questo sito…

    Sinceramente, su questa storia degli inceneritori però c’è ancora molta confusione…
    Premesso che non prendo tutto quello che strilla Grillo come oro colato, ammetto che quando da voce ai vari Pallante (http://it.youtube.com/watch?v=I12FwO1XqsU ) o Connet ( http://www.youtube.com/watch?v=BwfcxWVaKNI ), le analisi effettuate e le idee proposte non sembrano proprio populistiche…

    Anche lei nell’articolo fa di tanto in tanto riferimento ad una sorta di trade-off tra impatto ambientale e soluzione del problema rifiuti….
    Ma si può chiaramente rispondere, una volta per tutte, almeno ai seguenti quesiti:
    – Gli inceneritori hanno il problema delle nano-particelle, che innalzano il rischio tumori nelle zone limitrofe, non sono economicamente convenienti e non vengono più costruiti negli USA: vero o no?
    – Inceneritori e discarica sono davvero le uniche soluzioni possibili, o è applicabile la terza via di una raccolta differenziata porta a porta seguita da cosiddette “tecniche di separazione meccanica” per trattare il resto?
    Grazie

    • La redazione

      Se i rifiuti potessero semplicemente scomparire, sarebbe una bella cosa. Purtroppo ci sono, sono tanti, puzzano e qualsiasi cosa ci facciamo, in un modo o nell’altro, inquina. Se non accettiamo questa banale verita’, continueremo a girare intorno al problema. I termovalorizzatori inquinano ? Si’, un po’, come qualsiasi impianto che brucia dei combustibili. Ma i limiti agli scarichi di un inceneritore sono molto più severi che per altri impianti con emissioni del tutto simili, dalle centrali termoelettriche alle acciaierie. Ridurre i rifiuti con la prevenzione e la differenziata si può, entro certi limiti (ma ciò che risulta, sia dall’indifferenziato residuale sia da trattamento, cernita etc, va smaltito in discarica; oltre tutto per raggiungere certi risultati occorrono raccolte porta a porta capillari, che non vedo molto facili nei vicoli di Napoli). La selezione secco/umido sembrava promettente, senonche’ il compost e il cdr (ecoballe) che escono dal rifiuto indifferenziato non li vuole nessuno e devono a loro volta finire in discarica (con l’unico vantaggio che seppellire materiali stabilizzati e non putrescibili permette di limitare al minimo l’impatto della discarica).

  3. maria

    In attesa di risolvere gli attuali problemi , bisognerebbe introdurre e rendere obbligatoria ,al piu" presto,la raccolta differenziata dei rifiuti.Esiste già una direttiva UE in materia e bisognerebbe solo applicarla.In un recente reportage televisivo ,si vedevano dei rom rovistare tra questi rifiuti da dove estraevano di tutto anche telefonini! Una raccolta differenziata ben organizzata ,centri di raccolta ,etc ,puo’ anche essere fonte di sviluppo sociale.

  4. Piero Pasotti

    C’è un punto apparentemente secondario sollevato dal suo articolo che non mi sembra di facile soluzione ne nel lungo e, a maggior ragione, neppure nel breve periodo: l’intreccio fra criminalità organizzata e smaltimento dei rifiuti. Ho il fondato sospetto che questo intreccio renda particolarmente complicato intervenire in maniera efficace e in tempi rapidi, a meno che le publiche autorità non abbiano in programma di "scendere a patti" con la miriade di micro e macro-clan che operano in campania e "appaltino" direttamente a loro la gestione dello smaltimento. Forse sarebbe meglio se il governo italiano si comportasse con la Campania come fa l’Unione Europea con l’Italia: anziché erogare finanziamenti straordinari il governo dovrebbe erogare sanzioni finanziarie: decurtando i trasferimenti da parte del governo agli enti locali. Forse in questo modo gli amministratori locali avrebbero un reale incentivo a far funzionare le cose. Forse perfino la camorra a quel punto avrebbe un incentivo a farlo; in fondo nessun criminale ha interesse ad ingerire nelle attività di una amministrazione che non ha un soldo da spendere.

  5. renzo pagliari

    Risolvere il problema utilizzando uno o due strumenti soltanto è illusorio. E’ necessaria la sinergia di molti metodi diversi. La raccolta differenziata può essere rapidamente incrementata, ove si paghi, a chiunque, un premio in denaro per ogni kg. di materiale selezionato consegnato ai centri di raccolta . Questo materiale ha un valore economico e può finanziare in gran parte l’operazione. Stabilimenti come quello di Brescia possono risolvere a medio lungo termine l’eliminazione di elettrodemestici ed altri rifiuti ingombranti. Termovalorizzatori possono bruciare utilmente per la produzione di energia ciò che non è stato separato. Le ceneri possono divenire un utile fertilizzante in concentrazioni di 1ton. per ettaro di terreno coltivato. Tessuti scarpe un tempo erano utilizzati da varie industrie. Oggetti ingombranti e vestiti ancora utilizzabili potrebbero essere inviati gratuitamente nel terzo mondo a chi non ha nulla, o ceduti a prezzi simbolici a chi ne ha bisogno. Infine vecchie petroliere non più utilizzabili perchè prive del doppio scafo di sicurezza potrebbero essere svuotate di tutto riempite di ecoballe e affondate opportunamente chiuse e rinforzate in mari profondi.

  6. michele scotti

    Abito a quarto in provincia di napoli al centro di quello che qualche mese fa è stato un vero e proprio inferno, che la tv solo in parte ha mostrato, ebbene a tutt’oggi non riesco a trovare i contenitori per la differenziata vuoti ed in grado di accogliere la mia carta,plastica,vetro ecc. spesso sono stracolmi perchè nessuno li svuota… il cancro che divora questa terra sono i maledetti politici ed amministratori che si ingrassano sulle sue disgrazie….

  7. SìGlobal

    Sono perfettamente d’accordo con l’autore dell’articolo quando scrive: "Nel frattempo, se non è chiedere troppo, non sarebbe male se fossero i cittadini napoletani a farsi carico dei costi astronomici necessari per trasferire altrove ecoballe e affini…". Bisogna evitare che sia sempre lo Stato a rimediare agli errori delle Regioni come è già successo per la Sanità del Lazio, per esempio. Questa non è un atteggiamento egoistico, ma un modo per responsabilizzare amministratori locali e cittadini che sono i principali responsabili di ciò che avviene in una regione. La presenza di uno "Stato salvagente" è un incentivo a governare male, a scaricare su altri le responsabilità delle scelte sbagliate ed è la causa principale degli sprechi e della corruzione che ha portato il nostro Paese in questo stato di degrado.

  8. Alberto Vanni

    Per onestà intellettuale sarebbe ora abbandonare l’epiteto “termovalorizzatori”: è un termine coniato ad hoc per sviare l’opinione pubblica, visto che nessuna normativa tecnica parla in termini di “termovalorizzazione”. I limiti imposti alle emissioni sono più teorici che pratici. Brescia ne è un esempio lampante, avendo sforato i limiti di emissione in più di un’occasione, oltre a quelli di tonnellaggio di rifiuti inceneriti originariamente ammesso. Potrei parlare ancora dell’inquinamento secondario, degli studi epidemiologici, dei bilanci energetici ed economici, in base ai quali se il 75% dei CIP6 non venisse distribuito agli inceneritoristi, un impianto di incenerimento sarebbe un investimento suicida! Rimando alla definizione “inceneritore” reperibile su Wikipedia per un accurato esame delle tematiche e delle problematiche che ruotano intorno a questa tecnologia. Rimando al caso dell’impianto di Vedelago (TV) per capire che sfondare il tetto del 90% di recupero dei rifiuti è una realtà, anche economicamente interessante, e non solo un miraggio: come ogni cosa, basta volerlo.

    • La redazione

      Attenzione quando si fanno i conti. Anche il riciclaggio non starebbe economicamente in piedi, se a sostenerlo non ci fossero i sostanziosi contributi che le imprese versano al CONAI, e che questo utilizza per compensare i comuni che fanno le raccolte differenziate. In sé e per sé non c’è niente di male in questi meccanismi, anzi, si sono dimostrati utilissimi, tanto che vengono usati in tutto il mondo; ci sarebbe semmai da ridire su come sono state definite le graduatorie per beneficiare del CIP6, accogliendo anche attività come lo smaltimento dei residui di raffineria. Come dicevo in un’altra risposta, se ci limitiamo a considerare i soli costi
      industriali, nulla è meglio della discarica. Ma se i terreni su cui costruire discariche scarseggiano, per un motivo o per l’altro, il prezzo
      sale alle stelle, secondo un meccanismo del tutto simile a quello per cui un edificio in via Montenapoleone, costruito con gli stessi materiali e gli stessi muratori, vale molto di più di uno identico a Sesto San Giovanni. E allora guadagnano competitività soluzioni alternative. Questa è una delle principali ragioni del perché negli USA si incenerisce poco (sono un paese poco densamente popolato dove lo spazio per le discariche è meno saturo che in Europa).

  9. stefano monni

    ho letto con interesse l’articolo sulla "munnezza". Sebbene concordo pienamente riguardo le perplessità sulla possibilità del nuovo Governo di risolvere definitivamente un problema serio come dello smaltimento dei rifiuti urbani (promessa demagogica a fini elettorali?), mi trovo meno concorde invece con il carattere ozioso attribuito alle discussioni sulle colpe e le responsabilità del problema in esame. L’oziosità ritengo sia condivisibile se analizzata rispetto ad un sistema istituzionale che, come il nostro, favorisce l’impossibilità di trovare colpe e responsabilità. Propongo quindi una riforma istituzionale all’insegna di una corretta e chiara ripartizione di competenze e responsabilità e di un sistema di sanzioni e pene certe nei confronti dei responsabili. Inoltre si propone un contestuale intervento per la realizzazione dei termovalorizzatori prevedendo opere incentivi per le comunità coinvolte consistenti in opere pubbliche di miglioramento delle città, compensative degli eventuali disagi arrecati dagli interventi realizzati. Non so se tali proposte possano essere condivisibili da parte dell’autore.

  10. Antonio Massarutto

    Ricevo proprio oggi un documento dell’Associazione Italiana di Epidemiologia, che presenta la posizione ufficiale dell’associazione in merito all’evidenza empirica a sostegno dei danni alla salute causati dagli impianti di smaltimento. Secondo questo autorevole documento, con buona pace di Beppe Grillo e degli anonimi compilatori di Wikipedia, (1) non esiste alcuna evidenza di danni alla salute causati da discariche per rifiuti urbani; ne esiste invece per lo smaltimento in discariche non adatte di rifiuti tossici e pericolosi; (2) non esiste alcuna evidenza di danni alla salute causati da impianti di nuova concezione e tali da rispettare i severissimi standard oggi imposti per le emissioni; mentre invece esiste una prova robusta che i vecchi impianti inquinassero parecchio. Ora vanno di moda le nanoparticelle (PM1 e PM2,5) e si accusano i termovalorizzatori, dimenticando pero’ di aggiungere che le nanoparticelle sono ubique nelle aree urbane e non derivano solo dalla termodistruzione dei rifiuti. Se non vi piace l’idea di un impianto nel centro di Napoli, andate a fare un giro a Vienna, dove un impianto di termovalorizzazione e’ stato costruito in mezzo a un’area residenziale.

  11. Antonio Massarutto

    Inceneritori e discarica sono l’ultima risorsa disponibile, una volta che raccolta differenziata e altre forme di recupero sono state sfruttate al massimo. Sulla convenienza economica delle varie opzioni il discorso è un po’ complicato. Se non ci fossero vincoli territoriali, la discarica sarebbe di gran lunga il sistema più conveniente. Il problema è che il territorio non riesce ad ospitarne più di un tot, e questo tot è tanto più piccolo quanto più l’area è densamente popolata. Dove i rifiuti crescono più rapidamente della capacità di mettere in campo nuovi impianti, il prezzo di mercato sale alle stelle (a Milano nei primi anni 90 è passato da poche decine a varie centinaia di lire/kg nel giro di un paio di anni). Conosco il caso di Vedelago e numerosi altri simili, ma dubito seriamente della possibilità di raggiungere simili tassi di recupero in un’area urbana densamente popolata. Certi livelli si raggiungono solo con un porta a porta capillare, con i connessi costi e problemi logistici. Detto ciò, nessuno oggi sostiene che la soluzione siano "i termovalorizzatori" oppure "la raccolta differenziata". La soluzione sta semmai nell’opportuno dosaggio dei vari ingredienti.

  12. Giovanna Messina e Libero Monteforte

    Concordiamo con l’idea che, in ossequio all’efficienza, le conseguenze dell’emergenza rifiuti siano sopportate da chi ne è stato responsabile. I cittadini campani stanno già pagando la loro parte: a fronte delle imposte sui rifiuti essi non ricevono alcun servizio e scontano sulla propria pelle il prezzo della devastazione ambientale, che non può essere esportata altrove. D’altra parte non si può non riconoscere che essi abbiano utilizzato l’arma più efficace, quella del voto, per sanzionare l’inefficienza degli amministratrori locali. Ma la retorica dell’efficienza solitamente trascura gli altri anelli della catena di responsabilità. Chi deve pagare per il vuoto delle istituzioni nazionali? Chi deve pagare per gli sversamenti criminali delle imprese del Nord, complici della malavita organizzata? I contribuenti campani, a parità di pressione fiscale, soffrono di un deficit di ordine pubblico rispetto al quale i rifiuti sono solo l’aspetto più maleodorante. La formula semplicistica di lasciare che sia il territorio colpito a porre rimedio a questo disastro assolve molti dalle loro responsabilità e non favorisce l’efficienza, poiché “pasti gratis” non sono tollerabili per nessuno.

    • La redazione

      Facciamo così: i cittadini campani paghino, fino all’ultimo centesimo, il costo dello smaltimento dei loro rifiuti urbani con relativo trasporto, come facciamo tutti noi da sempre; così, e solo così, avranno diritto di chiedere conto ai loro amministratori di come spendono i loro soldi. La comunità nazionale intervenga invece per sostenere le spese della bonifica del territorio invaso dalle discariche abusive, cercando però di evitare che l’emergenza finisca, come al solito, in una colossale abbuffata da parte dei soliti noti.

  13. Fabrizio Morichi

    Non posso riportare l’intero documento della AIE così prendo qua e là.
    Impianti d’incenerimento di nuova generazione:a causa del poco tempo trascorso dall’introduzione delle nuovetecnologie d’incenerimento e a causa della difficoltà di condurre studi di dimensioni sufficientemente grandi da rilevare eventuali effetti delle nuove concentrazioni dei tossici emessi, non sono ad oggi disponibili evidenze chiare di rischio legato agli impianti di nuova costruzione.
    Conclusioni: Il dimensionamento effettivo dei volumi di sostanze tossiche immesse dai camini nell’ambiente è un fattore critico per giudicare della sicurezza anche dei nuovi impianti e richiede la conduzione di osservazioni accuratamente pianificate. Negli impianti di grandi dimensioni le basse concentrazioni di sostanze tossiche nelle emissioni possono essere vanificate dalle elevate quantità in volume delle emissioni nell’unità di tempo.
    Raccomandazioni: Vanno avviati piani di monitoraggio delle emissioni e di sorveglianza sanitaria delle popolazioni residenti in prossimità.

    • La redazione

      Non capisco chi sia il cieco che non vuol vedere. Il documento AIE, oltre alle frasi da lei citate, afferma chiaramente che è impossibile isolare il contributo di un impianto che brucia rifiuti in un contesto in cui esiste una pluralità di fonti dei medesimi inquinanti. Il documento raccomanda di fare attenzione al dimensionamento degli impianti e di tenere sotto controllo la qualità complessiva dell’aria per evitare che complessivamente si superino certe soglie. Non prende certamente posizione contro gli
      impianti. Mentre molti dei cosiddetti studi riportati dai vari beppegrilli sono stati solennemente sbugiardati (peccato che Grillo, a differenza de LaVoce, pubblichi solo i commenti a lui graditi).

  14. Giampaolo Lixia

    Ho letto l’articolo con interesse aspettandomi qualcosa di nuovo, ma non ho trovato nulla di più di luoghi comuni. La necessità di un inceneritore in Campania e nota a tutti, ma chi lo doveva costruire, se non sbaglio ha ceduto le armi dopo aver fatto lucrosi affari, e come detto nell’articolo realizzato ecoballe non smaltibili. Allo stato attuale, dopo una gara andata deserta, pare che nessuno sia interessato a terminarlo, provocatoriamente dico affidiamo la gestione alla Camorra, così efficiente nello smaltimento dei rifuiti. La gestione “manu militari” del problema discarica sembra del tutto improponibilie, perchè il luogo dove vogliono realizzare la discarica (Chiaiano nello specifico) è un luogo con un altissima densità abitativa, periferia della periferia della città, che non gode di alcun servizio, abbandonata a se stessa dal sindaco, che probabilmente se ne ricorda in campagna elettorale e quando serve una discarica. Oltretutto socialmente togliamo i rifiuti ai ricchi e portiamoli ai poveri, o quanto meno ai meno privelegiati che non abitano a Posillipo al centro, e la provincia. Ricordo che la tassa sui rifiuti a Napoli è gia altissima, ed il servizio inesistente.

    • La redazione

      Saranno anche luoghi comuni, ma le cose da fare sono più o meno quelle e c’è poco da girarci intorno. La cosa che sbigottisce è appunto che, di fronte a una realtà tanto semplice da analizzare e affrontare sul piano tecnico, il sistema si riveli così infallibilmente incapace. Forse perché a noi italiani, e ai napoletani in primis, più che fare piace filosofare (e giudicare quello che fanno gli altri).

  15. carla ruocco

    E’ scandaloso che possiate scrivere simili bestialità…….ciò che è scritto in questo articolo è falso da cima a fondo……..non ho parole, come cittadina napoletana per esprimere la mia indignazione! La camorra che faceva lievitare i prezzi alle stelle e la virtuosa lombardia che con la sua racccolta differenziata inviava i rifiuti speciali in modo leggermente elusivo rispetto alle vigenti norme.La camorra, come ente evanescente che da sola, senza scendere a patti con delinquenti del nord che sversavano veleni un po’ dovunque, combinava questa catastrofe. Come dire, se la suonava e se la cantava. E le altre regioni d’italia che, tutte (Lazio compreso, per fare un esempio) in modo così virtuoso riciclano e producono una crescita sostenibile. Ma chi ha scritto queste sciocchezze?

    • La redazione

      Gentile signora, temo di doverle replicare che le bestialità le ha scritte lei, e che le affermazioni contenute nell’articolo, che le piaccia o no, sono vere da cima a fondo (se invece ritiene che non lo siano, la sfido a provarlo). A sua disposizione per chiarimenti, se e quando avrà imparato a confrontarsi civilmente con gli argomenti altrui, per quanto le risultino sgraditi o poco comprensibili.

  16. giacomo

    E’ possibile conoscere i numeri della munnezza "in e out " in modo da capire la sua crescita nell’unità di tempo ? Sarebbe più facile comprendere cosa potrà succedere a medio e lungo tempo. Presumo esista un sistema matematico – fatto da qualcuno. Sarebbe un po’ come indicare a tutti noi l’indice Munnezza . Come la borsa o la radioattività. Grazie e complimenti per l’articolo

  17. FRANCESCO COSTANZO

    Da napoletano desidero ringraziarLa per questo articolo e dirLe che condivido molte delle Sue opinioni. Tuttavia, vorrei ricordare che il nostro problema rifiuti ha fatto il giro del mondo, quindi è un problema italiano, non solo napoletano. E’ emergenza nazionale, non locale, lo testimonia la presenza di Berlusconi in persona. Il voto dei napoletani è servito a poco, visto che il Sindaco Iervolino e il Presidente Bassolino sono ancora al loro posto, nonostante i pessimi risultati. Auspico una presa di posizione del Presidente del Consiglio in merito. E’ ovvia la diversità di idee dei napoletani sull’argomento, ma il rispetto delle regole, l’ordine, la pulizia e la sicurezza non sono opinabili: forse la soluzione manu militari non è la migliore, ma anche questa serve. Non servono opinioni, occorrono inceneritori, a meno che i napoletani non amino nuotare nei rifiuti… (qualche dubbio in proposito sorgerebbe a chiunque). Il costo delle bonifiche e degli impianti deve essere sostenuto da tutti gli italiani, non solo dai napoletani onesti che pagano e pagheranno tasse altissime. La raccolta differenziata deve essere fatta in tutta Italia, e al momento questo certo non accade…

  18. francesco D'Alconzo

    Una soluzione potrebbe essere quella di adottare il sistema sviluppato dal CNR in collaborazione con la società ASSING Spa di Roma, già attivo in Sicilia. La notizia é riportata presso http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews?IDn=1758 del 7.1.08 L’applicazione permetterebbe di risolvere a costi decisamente minori il problema dei rifiuti non solo a Napoli.

  19. Antonio Carletti

    Vorrei innanzitutto complimentarmi per l’articolo che parla con chiarezza e cognizione del problema che ha messo in luce una situazione vergognosa dell’Italia. Come Italiano e come cittadino del mondo trovo estremamente deprimente e sconcertante che si sia potuti arrivare così tanto in basso. Avendo avuto la fortuna di poter vivere in diverse città del mondo ho anche potuto constatare i diversi modi di convivere con il grande problema rifiuti che riguarda certamente ogni angolo del pianeta. Puntualizzando il fatto che non ho mai vissuto a Napoli, mi permetto comunque di dire che evidentemente i napoletani ancora non si sono resi conto della portata del problema che hanno permesso si creasse, poiché concordo pienamente con l’autore dell’articolo in merito a chi deve assumersi la responsabilità di ciò che è oggi il problema Monnezza a Napoli. Dubito inoltre che il ‘Cavaliere’ possa riuscire in qualcosa in cui ha già fallito in passato ( non mi spiego altrimenti perché oggi siamo a questo punto……e tanti e tanti altri problemi che, a suo dire, avrebbe risolto se solo ne avesse avuto il tempo e lo avessere lasciato lavorare….poverino). Come direbbe Totò: E io pago!

  20. Flavio Bisson

    Mi sembra che le alternative per risolvere il problema dei rifiuti in Campania siano solo due: – scofiggere la camorra devinitivamente in modo tale da impedirle gli attuali atti ricattatori. – venire a patti con la camorra continuando ad elargire "denaro sperperato per operazioni clientelari o conniventi" come lei giustamente si esprime. Temo fortemente che la soluzione che si troverà sia la seconda.

  21. franco tomasello

    Ho letto con interesse sia l’articolo che i commenti. La criminalità organizzata è cosi’ forte e numerosa da competere con uno stato che ha circa 500.000 uomini in divisa e mezzi sufficienti ad essere uno stato "quasi" efficiente,oppure e tutta una messa in scena dei politici per autoderesponsabilizzarsi delle loro incapacita’ che scaricano su fatti "esterni" e chi meglio della criminalita’ organizzata quale responsabile unico di tutto quello che non funziona ? La criminalità organizzata col suo modo di pensare ne gode i benefici,per allargare per cosi’ dire i confini dove operare e non solo territoriali.. Qualche giorno fa’ in campania sono stati arrestati una ventina di vigili urbani per non avere impedito abusi edilizi,qualche tempo prima erano stati arrestati i comandanti degli stessi vigili, la criminalita’ organizzata non ha divisa,la politica si quella della non responsabilità.

  22. Nicola Limodio

    L’idea di questo post nasce guardando per l’ennesima volta le terribili immagini dell’emergenza rifiuti, che colpisce la mia regione, la mia provincia ed il mio paese. Lo sdegno, lo schifo e la rabbia lasciano spazio allo sconforto ed alla disperazione, che prendono piede nelle coscienze delle persone, e le portano a gesti ingiustificabili come le sassaiole contro lo Stato o i roghi densi di diossina e morte. Ma, accartocciarsi sulla propria tristezza ed invocare l’aiuto di un’entità superiore non può essere la pratica ricorrente di un Sud un po’ abbandonato a se stesso ed un po’ intontito dal suo oblio. Secondo me l’emergenza può essere superata, e potrebbe essere molto più conveniente implementare un pacchetto di riforme che avvicini l’emergenza ai cittadini, e li coinvolga nel superamento della crisi. Credo che finora le varie proposte giunte dai vari Bassolino, Cimmino o De Gennaro, abbiano avuto la colossale pretesa di decidere del benessere-malessere dei cittadini senza bilanciare le decisioni “peggiorative” (del benessere) con misure volte a “bilanciare” la perdita di benessere/qualità della vita delle comunità interessate. Visto che anche il "supercommissario" De Gennaro sembra aver fallito, perché non cambiare le modalità di risoluzione della crisi e prevedere degli incentivi economici e sociali volti a sovvenzionare i cittadini dei comuni ospitanti siti di stoccaggio, termovalorizzatori e discariche? Si potrebbe trasformare un’emergenza in un’opportunità di crescita e sviluppo, all’interno di margini di sostenibilità. Allora che tipo di incentivi potrebbero essere dati ai cittadini? Conscio della praticità del problema proporrei le seguenti misure applicabili ai paesi destinatari di termovalorizzatori, siti di stoccaggio e discariche: # Potenziamento dei servizi sociali (assistenza agli anziani ed asili) e delle infrastrutture viarie, idriche ed elettriche; # Potenziamento del servizio di raccolta differenziata; # Sovvenzionamento dei consumi di energia elettrica (eliminazione delle accise e dell’IVA sui consumi elettrici); # Previsione di un “rimborso” per il deprezzamento del valore della proprietà, come un bonus mensile per famiglia (€ 160) per un periodo di 60 mesi (5 anni) # Assunzione di cittadini locali presso gli impianti di smaltimento.

  23. Pasquale Cascella

    Vedo che la soluzione condivisa dagli esperti è l’inceneritore. Questi esperti mi sembrano degli ingegneri che vogliono costruire una casa partendo dal tetto ossia bruciare i rifuiti. Tale attegiamento, per me illogico, diviene nella realtà logico ed economico perchè il “mercato” dell’energia è drogato da finanziamenti pubblici (CIP 6). Dunque lo Stato con le tasse dei contribuenti (anche di cittadini campani) finanzia queste fabbriche di morte. Perchè non finaziare la costruzione delle fondamenta di questa metaforica “casa” con contributi che premiano la raccolta differenziata? Qualche scienzato mi dovrebbe spiegare se vale ancora quel principio che nulla si crea nulla si distrugge, tutto si trasforma (con un po’ di entropia in più se si bruciano i rifiuti).

  24. Alessandra Gionti

    Sempre più spesso si pongono i cittadini di fronte al ricatto per cui criticare mediocri scelte imposte dall’alto equivale a rendersi corresponsabili del disastro. Dunque il cittadino può solo subire o essere additato come nemico del bene pubblico. Spazio per proposte alternative non è concesso, qualcuno ha deciso che inceneritori e discariche sono la soluzione e bisogna adeguarsi. Eppure le alternative esistono, sono praticate e funzionano con soddisfazione di amministratori locali e popolazioni, come mai non vengono prese in considerazione? Come mai si liquidano con leggerezza i rischi sulla salute che tuttora spingono associazioni di medici a chiedere una moratoria sugli inceneritori? Almeno posizioni di dubbio e precauzione sarebbero opportune, piuttosto che la propaganda di certezze che servono solo a sostenere l’uso della forza per imporre soluzioni non condivise. Vi invito tutti a leggere questo articolo: http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article2581

  25. paolo c

    La causa della questione di Napoli si può riassumere semplicemente nel mal governo delle istituzioni locali e in particolare dalla loro scorretta attività dopo le aumentete responsabilità derivanti dalla riforma del titolo V della cost.:nn sono stati capaci di far fronte alle nuove competenze(ancor più di prima). La classe politica di quella regione è totalmente incapace e quasi sempre collusa con la mafia e questo ha portato con la devoluzione di alcune funzioni amministrative al collasso(è evidente anche in altri ambiti rispetto a quello della spazzatura ad es. in materia urbanistica(di competenza regionale),pianura è un quartiere tutto abusivo).Altre regioni,invece,hanno approfittato della maggior autonomia e hanno ottenuto dei vantaggi,basti pensare alla raccolta differenziata. Quello che voglio dire è di puntare bene il problema e cercare di indicare le soluzioni senza colpire fuori bersaglio. Mi dà particolarmente fastidio sentire che il problema (in parte)è stato creato dal Nord, dopo tutto il danaro a fondo perso che ogni anno viene tasferito in quei luoghi; io sono lombardo e pago 9500 euro in media di tasse e sul territorio ne rimangono 1500,"caziato e mazziato". Chi ce lo fa fare?! E poi, a voler ben vedere la responsabilità delle industrie del nord non c’è neppure(a parte l’impregilo, per l’inceneritore). Report programma tv) ha evidenziato che le società(in mano alla camorra)campane di smaltimento sono tutte dotate delle certificazioni necessarie allo svolgimento delle loro attività anche se poi le telecamere nascoste hanno svelato gli sversamenti illegali. In sostanza,l’impresa del Nord non può essere tenuta ad indagare le attività e le autorizzazioni dell’impresa interlocutrice che fornisce il servizio di smaltimento nel momento in cui conclude un contratto. Laddove vi fosse complicità è comunque auspicabile un intervento forte delle autorità ma penso che questa evenienza sia da considerarsi del tutto marginale( l’attività illegale di smaltimento è intuibile(ma incerta) e non conosciuta e pattuita).

  26. Matteo Graffi

    Credo che al di là delle soluzioni tecniche per risolvere il problema, che possono essere condivise o meno,sia necessario constetualizzarlo. Non credete che il principale problema campano sia di carattere sociale e istituzionale? Ovviamente mi riferisco alla camorra..Che è presente su questo teritorio da più di un secolo e che ha saputo arricchirsi e diffondersi in tutto il mondo(regioni del nord comprese). Si tratta di uno stato nello stato che nel tempo ha saputo sostituirsi allo Stato vero per un gran numero di cittadini campani. Si impone con la forza e con la convenienza, divide la popolazione tra chi le sono contrari (ma ovviamente una loro eventuale opposizione comporta il mettere a rischio la propria vita) e chi le sono favorevoli poichè la camorra si è presa cura di quelle fasce della popolazione che il vero Stato ha dimenticato. Il mix di inefficienza istituzionale e questa organizzazione sono le cause principali non solo del problema ambientale ma anche di molti altri problemi. A mio parere risolvere il problema ambientale tralasciando però questo macroproblema porterà comunque ad altri problemi futuri. Finché la camorra godrà del consenso popolare non ci sarà via d’uscita.

  27. Paquale Cascella

    I cittadini campani non hanno bisogno di un alibi: non avrebbe senso. L’opinione pubblica, il nostro ipotetico giudice, non usa il codice di procedura per emanare la sentenza. E’ imbarazzante "giustificare" un comportamento "naturale" come quello di massimizzare il profitto attraverso l’abbattimento dei costi di smaltimento di rifiuti industriali in Campania. Secondo me non c’è bisogno dimostrare un nesso procedurale tra singolo imprenditore e singola ditta di smaltimento per dimostrare la fondatezza dell’ipotesi "accusatoria": i campani, gli italiani sono vittime non carnefici dell’emergenza rifiuti. Il Demiurgo di tale situazione è un ristretto gruppo di portatori di interessi in cui il confine tra legale e illegale è indefinito. La camorra non è più un antistato (con il proprio esercito, regole, giustizia, tasse e sussidi). La camorra, oggi, si fa chiamare in modo giusto e appropriato "Sistema". Perchè essa stessa è connaturata al nostro sistema politico economico ormai corrotto dall’esasperato individualismo. I problemi dei cittadini di Chiaiano sono localizzati e non interessano nemmeno gli abitanti di un altro quartiere della stessa Napoli. Oggi a me, domani tocca a te.

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