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  1. Luigi Barberio Rispondi

    E' evidente che la situazione in cui si trova Telecom rappresenta il vicolo cieco in cui in questi ultimi 20 anni si è infilato il nostro paese. La rete IP, come quella elettrica, come quella idrica, sono sistemi complessi che non possono essere oggetto di "mercato", ma devono essere gestiti in funzione degli interessi della collettività. Ciò a maggior ragione in un paese come l'Italia dove il senso civico della cosa comune latita e riaffiora solo ai mondiali. La svolta elettorale non penso possa contribuire a produrre idee/soluzioni rispetto a tale tema con ciò contribuendo a rendere ancora più "obsoleto" il nostro paese.

  2. Mauro Molinaris Rispondi

    La rete va separata ed affidata ad una società con forte partecipazione statale (gestita da persone capaci... e qui sta il vero problema), perché NON si può lasciare quello che è un monopolio naturale in mano ai privati. Strano Paese il Nostro... abbiamo privatizzato quasi tutti i monopoli naturali (rete telefonica, rete autostradale e a breve anche rete elettrica e rete ferroviaria) ed invece ci siamo tenuti sul groppone una compagnia di bandiera che ci è costata in 15 anni 15 miliardi di Euro (si veda articolo di oggi su Repubblica ) in un settore dove il monopolio non c’è (e non ci potrebbe nemmeno essere) ! Diciamola tutta queste più che scelte strane... sono scelte fatte da emeriti incapaci!

  3. Carlo Carletti Rispondi

    Sono daccordo con la separazione della rete, non mi trovo daccordo invece sul fatto lo psin off della rete debba avvenire con intervento pubblico. Credo invece che in una cornice di mercato bene regolamentato che stimoli l'ingresso anche di nuovi soggetti, sia a livello di servizi che di infrastrutture, la rete di accesso possa essere gestita efficacemente ed efficentemente da un soggetto privato.

  4. massimiliano cese Rispondi

    Ringraziamo il grande top manager tronchetti provera per aver trasformato una azineda florida che doveva essere in grado di supportare la nazione con tecnologie sempre alla avanguardia in un elefante immobile chiuso in un vicolo cieco. l'operazioni di Levereged buy-out per acquistare la telecom condotta da tronchetti ha indebitato la stessa a discapito della ricerca e sviluppo. Mancano controlli seri in italia e noi ne paghiamo sempre le conseguenze.

  5. G. Caldo Rispondi

    Il problema di una rete a partecipazione statale è che diventerebbe molto facilmente e molto velocemente un serbatoio di voti inefficiente, gestita male e fortemente sindacalizzata, vedi Alitalia D qui due proposte - la partecipazione statale avvenga in un modo tale da non creare carrozzoni, ad esempio si concentri solo nella creazione delle infrastrutture di accesso (livello 0 e parte del livello 1, fino ai cavi, diciamo), ma non nella gestione di alcun servizio (cosa in cui è notorio il pubblico non brilla): insomma, posare i cavi sì, ma gestirne la manuntenzione e l'affitto no - le infrastrutture costruite con investimenti pubblici vengano concesse a degli operatori wholesale (livello 1) NON a partecipazione statale. Le concessioni potrebbero essere di 5-10 anni alla volta e su base macroregionale, per creare un po' di concorrenza almeno in fase di gara d'appalto

  6. stefano facchini Rispondi

    Era ovvio che dopo anni di profitti privati, intascati da pseudo-managers avidi ed incapaci, ricavati non dall'attività industriale d'impresa ma solo indebitando l'azienda in un contesto per alcuni aspetti ancora monopolistico (si pensi alla mai riuscita liberalizzazione dell'ultimo miglio), ora, che la competitività internazionale richiede investimenti in tecnologia e reti, si auspica l'intervento di denaro pubblico. Ma quale regolazione, ma quale controllo? Può questo debole paese imporre qualcosa a qualcuno che non sia solo ed unicamente i comuni cittadini? La grana, facciamocela mettere da quelli che si sono sinora arricchiti sulle spalle dei lavoratori e degli utenti. Con affetto Stefano Facchini

  7. franco benoffi gambarova Rispondi

    Alcune osservazioni: 1. Se esiste un mercato aperto in Italia, questo è rappresentato dall telefonia. 2. Intervento della politica: finora è stato nefasto ed è costato carissimo agli azionisti, senza andare a vantaggio di chicchessia: intervento degno di essere citato da C.M.Cipolla nella seconda parte di "Allegro ma non troppo". L'azionista di controllo Olimpia (ovvero Pirelli), aveva chiarissime le strategie da seguire (convergenza, alleanze, possibile separazione della rete), ma è stato regolarmente boicottato, fino a forzare la cessione a terzi. E quindi dopo che sono state bocciate allenze volute da Pirelli, ci troviamo oggi con un'alleanza zoppa con Telefonica. E' una verità amara, ma deve essere ricordata. Anche managers di grande valore come Galateri e Bernabè (già "fregato"una volta dalla politica al tempo dei "sergenti coraggiosi") troveranno difficle raddrizzare le sorti di Telecom Italia. Meglio allora accettare un'alleanza piena con Telefonica, che ha i mezzi e le idee per rilanciare Teleco Italia; con la speranza che anche in questo caso non torni a prevalere la tutela dell'italianità.