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EREDITA’ TROPPO VINCOLATE

Le imprese familiari svolgono un ruolo decisivo nella vita economica di molti paesi. Il loro sviluppo è influenzato dal modo in cui il controllo passa da una generazione all’altra. Perché norme restrittive sulla successione possono ridurre la capacità di investire e di crescere. E la riduzione è tanto maggiore quanto peggiore è la tutela legale dei finanziatori. In Italia, lasciare maggiore flessibilità al testatore potrebbe rimuovere un ostacolo importante agli investimenti delle imprese familiari. E avere effetti positivi sulla crescita economica.

Le imprese familiari svolgono un ruolo decisivo nella vita economica di molti paesi. Quasi tutte le imprese non quotate sono controllate dai fondatori o dai loro eredi. Perfino tra quelle  quotate in Borsa, a livello mondiale il 30 per cento delle grandi imprese e il 45 per cento di quelle di medie dimensioni è controllato da una famiglia. (1)

INVESTIMENTI E QUOTA DI LEGITTIMA

Lo sviluppo delle imprese familiari è legato alla storia dinastica della famiglia controllante ed è influenzato dal modo in cui il controllo passa da una generazione all’altra. Non tutti gli eredi hanno il talento necessario per rimpiazzare il fondatore. Ma spesso non è possibile lasciare l’intera impresa familiare all’erede più “capace”. La legge, infatti, assicura in molti paesi una quota di “legittima” a tutti gli eredi, e in molti casi l’azienda di famiglia è una parte così cospicua dell’asse ereditario che non è possibile soddisfare i diritti dei legittimari senza dare loro una quota dell’impresa. Al momento della successione, questa quota dovrà essere liquidata, così riducendo il capitale proprio dell’impresa; e anche se gli eredi legittimari lasciassero la loro quota investita nell’impresa, la società dovrà pagare loro una parte corrispondente dei profitti futuri, che non potrà essere destinata a remunerare altri finanziatori. In ogni caso, quindi, l’impresa vedrà ridursi la propria capacità di accedere a finanziamenti esterni (per esempio, al credito bancario). Per questo motivo, le norme in tema di successioni ereditarie possono limitare l’investimento delle imprese familiari.

Il problema dovrebbe essere tanto più grave quanto più difficile è l’accesso delle imprese al finanziamento esterno, per compensare con risorse finanziarie esterne il drenaggio di risorse a favore degli eredi non controllanti. A sua volta, l’accesso a finanziamenti esterni è tanto più difficile quanto meno la legge tutela i diritti dei creditori e degli azionisti di minoranza. In conclusione, non solo norme più restrittive in tema di successioni possono ridurre la capacità delle imprese familiari di investire e di crescere, ma la riduzione dovrebbe essere tanto maggiore quanto peggiore è la tutela legale dei finanziatori delle imprese.

LA VERIFICA EMPIRICA

In un recente lavoro scritto con Andrew Ellul abbiamo sottoposto queste previsioni a verifica empirica. (2)
Il primo passo è stata la costruzione di un indice per misurare il grado di flessibilità delle norme in materia di successioni nei vari paesi. La nostra misura è data dalla quota massima dell’asse ereditario che con un testamento si può trasmettere a un singolo erede, tenendo conto della presenza del coniuge e del numero di figli. La tabella in basso mostra il nostro indicatore per alcuni paesi nel caso di presenza del coniuge e di due figli. Come si può notare, le norme in materia di successione variano molto a livello internazionale. Mentre nei paesi di common law, quali Gran Bretagna e Stati Uniti, non vi sono restrizioni sulla ripartizione dell’eredità, nei paesi di civil law, quali quelli dell’Europa continentale, i vincoli sono presenti, seppur in diversa misura tra i vari Stati. Per esempio, in Italia, un individuo con coniuge e due figli può lasciare al massimo una quota del 50 per cento del suo patrimonio a un solo figlio. Tra i paesi mostrati nella tabella, solo la Spagna ha una normativa altrettanto restrittiva.
Usando un campione di 12.918 imprese in 31 paesi nel periodo 1990-2006, abbiamo documentato che la rigidità della legge sull’eredità riduce l’investimento e la crescita delle imprese familiari, mentre non ha alcun effetto su quelle non familiari, come è logico attendersi. Inoltre, conformemente alle previsioni della teoria, i nostri risultati empirici mostrano che tale effetto è maggiore nei paesi in cui la protezione degli investitori è più debole. Tali conclusioni sono particolarmente importanti per l’Italia, che ha una normativa  restrittiva in tema di successioni e al contempo ha un modesto grado di protezione legale degli investitori e una fortissima presenza di imprese familiari. Le nostre stime indicano perciò che riformare la normativa italiana in modo da lasciare maggiore flessibilità al testatore potrebbe rimuovere un ostacolo importante agli investimenti delle imprese familiari, e in tal modo avere effetti positivi sulla crescita economica.

Tabella. Flessibilità delle norme sulle successioni

Paese Quota massima dell’eredità che può esser lasciata a un figlio (in presenza di 2 figli e del coniuge)
Argentina 55.6%
Australia 100%
Canada 100%
Francia 66%
Germania 66.7%
Italia 50%
Giappone 62.5%
Spagna 50%
Svezia 75%
Regno Unito 100%
Stati Uniti 100%

 

(1) Si veda “Corporate Governance around the World” di Rafael La Porta, Florencio Lopez-De-Silanes e Andrei Shleifer, Journal of Finance, vol. 54, no. 2, pp. 471-517.
(2) Andrew Ellul, Marco Pagano e Fausto Panunzi “Inheritance Law and Investment in Family Firms”, http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1092250.

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UNA CRISI COME TUTTE LE ALTRE

  1. sabino patruno

    L’articolo segnala uno dei punti in cui il nostro codice civile è maggiormente in contrasto con i tempi. La quota di legittima, legata a una visione rigida circa la trasmissione del patrimonio ereditario, rende macchinosa la vicenda ereditaria ed impedisce, non solo agli imprenditori, di adeguare la volontà del testatore ai propri interessi e desideri, spingendo così alla redazione di atti simulati (finte vendite) potenzialmente impugnabili e quindi mettendo a rischio la circolazione dei beni. Tra l’altro, siccome i giochi si aprono solo dopo la morte, qualsiasi manifestazione di volontà dei potenziali eredi prima del decesso è del tutto nulla, dato che il nostro codice – contrariamente ad altri ordinamenti – vieta i patti successori, vale a dire gli accordi coi quali gli eredi potenziali si mettono d’accordo per una futura successione o rinunciano preventivamente a far valere dei diritti. Da tempo alcune categorie professionali (i notai) e gran parte della dottrina invitano a rivedere sia l’istituto della legittima, che il divieto dei patti successori. Un primo timido passo in tal senso è stato fatto con la istituzione del patto di famiglia – artt 768bis e seguenti c.c..

    • La redazione

      Grazie del commento. I patti di famiglia hanno certamente introdotto una maggiore flessibilità nella normativa italiana sulle successioni. Tuttavia va osservato come gli eredi coinvolti nel patto possano sempre rifiutarsi di aderire al patto qualora questo leda la propria quota di legittima. Per questa ragione, la loro efficacia in termini di maggiore flessibilità accordata al testatore sembra limitata.

  2. FRANCESCO COSTANZO

    La Vs. analisi è interessante, e credo sia pacifico che le differenze tra i paesi di common law e di civil law discendano da retaggi storico-culturali, difficili da superare. Da lettore che non conosce le norme dei singoli paesi, mi chiedo come sia possibile avere il valore del Vs. indice pari al 100%, che se ho ben capito implica la possibilità di lasciare tutta l’eredità ad un solo figlio, esatto? E’ difficile per me capire la ratio di questa norma, che sembra lontana dal nostro concetto di equità.

    • La redazione

      Grazie del commento. È interessante che Lei sottolinei che questa norma "sembra lontana dal nostro concetto di equità", perché il Suo commento indica che le radici di queste differenze nella normativa sulle successioni riflettono valori etici profondamente radicati e condivisi in ciascun paese, e al contempo profondamente diversi da paese a paese. Essenzialmente, come in altre scelte sociali, anche qui i valori che si fronteggiano sono l’equità (in questo caso tra gli eredi) e la libertà (in questo caso del testatore). Nel caso dei paesi musulmani, i valori incorporati nella normativa sono addirittura di derivazione religiosa: in quei paesi l’estremo grado di equità nel trattamento degli eredi (in molti casi solo di quelli maschi) deriva dalla Sharia, cioè direttamente dal Corano.
      Tuttavia, occorre notare che anche nei paesi anglosassoni le norme legali possono esser temperate dalle consuetudini e perfino dalla giurisprudenza. Per esempio, in Nuova Zelanda un figlio o un coniuge che sia stato diseredato può impugnare il testamento in tribunale e in alcuni casi vedersi riconoscere il diritto a una piccola quota dell’eredità.

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