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  1. FRANCESCO COSTANZO Rispondi

    La Vs. analisi è interessante, e credo sia pacifico che le differenze tra i paesi di common law e di civil law discendano da retaggi storico-culturali, difficili da superare. Da lettore che non conosce le norme dei singoli paesi, mi chiedo come sia possibile avere il valore del Vs. indice pari al 100%, che se ho ben capito implica la possibilità di lasciare tutta l'eredità ad un solo figlio, esatto? E' difficile per me capire la ratio di questa norma, che sembra lontana dal nostro concetto di equità.

    • La redazione Rispondi

      Grazie del commento. È interessante che Lei sottolinei che questa norma "sembra lontana dal nostro concetto di equità", perché il Suo commento indica che le radici di queste differenze nella normativa sulle successioni riflettono valori etici profondamente radicati e condivisi in ciascun paese, e al contempo profondamente diversi da paese a paese. Essenzialmente, come in altre scelte sociali, anche qui i valori che si fronteggiano sono l'equità (in questo caso tra gli eredi) e la libertà (in questo caso del testatore). Nel caso dei paesi musulmani, i valori incorporati nella normativa sono addirittura di derivazione religiosa: in quei paesi l'estremo grado di equità nel trattamento degli eredi (in molti casi solo di quelli maschi) deriva dalla Sharia, cioè direttamente dal Corano.
      Tuttavia, occorre notare che anche nei paesi anglosassoni le norme legali possono esser temperate dalle consuetudini e perfino dalla giurisprudenza. Per esempio, in Nuova Zelanda un figlio o un coniuge che sia stato diseredato può impugnare il testamento in tribunale e in alcuni casi vedersi riconoscere il diritto a una piccola quota dell'eredità.

  2. sabino patruno Rispondi

    L'articolo segnala uno dei punti in cui il nostro codice civile è maggiormente in contrasto con i tempi. La quota di legittima, legata a una visione rigida circa la trasmissione del patrimonio ereditario, rende macchinosa la vicenda ereditaria ed impedisce, non solo agli imprenditori, di adeguare la volontà del testatore ai propri interessi e desideri, spingendo così alla redazione di atti simulati (finte vendite) potenzialmente impugnabili e quindi mettendo a rischio la circolazione dei beni. Tra l'altro, siccome i giochi si aprono solo dopo la morte, qualsiasi manifestazione di volontà dei potenziali eredi prima del decesso è del tutto nulla, dato che il nostro codice - contrariamente ad altri ordinamenti - vieta i patti successori, vale a dire gli accordi coi quali gli eredi potenziali si mettono d'accordo per una futura successione o rinunciano preventivamente a far valere dei diritti. Da tempo alcune categorie professionali (i notai) e gran parte della dottrina invitano a rivedere sia l'istituto della legittima, che il divieto dei patti successori. Un primo timido passo in tal senso è stato fatto con la istituzione del patto di famiglia - artt 768bis e seguenti c.c..

    • La redazione Rispondi

      Grazie del commento. I patti di famiglia hanno certamente introdotto una maggiore flessibilità nella normativa italiana sulle successioni. Tuttavia va osservato come gli eredi coinvolti nel patto possano sempre rifiutarsi di aderire al patto qualora questo leda la propria quota di legittima. Per questa ragione, la loro efficacia in termini di maggiore flessibilità accordata al testatore sembra limitata.