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CONSOB E LA CORDATA FANTASMA

Il caso Alitalia tiene ancora banco. Ma nella ridda di dichiarazioni degli ultimi giorni molti sembrano aver dimenticato che la compagnia aerea è una società quotata. E che la Consob, dopo l’attuazione della direttiva Opa, ha in tali situazioni i poteri per garantire la trasparenza e la correttezza delle informazioni. Possiamo quindi sperare che il mistero della cordata fantasma sia tra breve svelato grazie all’intervento dell’Autorità di vigilanza.

Il “caso Alitalia” tiene ancora banco. Nonostante la crisi ormai conclamata, una prima asta fallita e un’offerta di acquisto quasi formalizzata da parte di Air France, la vicenda si è riaperta negli ultimi giorni, grazie alle dichiarazioni di alcuni politici e imprenditori.
Ma Alitalia è una società quotata e, allora, dobbiamo chiederci quali poteri abbia la Consob in tali situazioni, al fine di garantire la trasparenza e la correttezza delle informazioni.

ALITALIA E LA POLITICA

Che la vicenda trasmodasse in politica era prevedibile, viste le imminenti elezioni. Infatti, da alcuni giorni si inseguono sui giornali e in televisione dichiarazioni e proclami di uomini politici nazionali e locali, molti dei quali ormai apertamente ipotizzano o reclamano l’intervento di una “cordata italiana”, alternativa ad Air France, per l’acquisto di Alitalia.
Uno degli imprenditori che potrebbe esserne protagonista ha chiesto tre settimane di tempo per una due diligence di Alitalia, dopo di che sarà in grado di formalizzare un’offerta per la compagnia di bandiera. (1) E un noto politico nazionale ha dichiarato, parlando sempre della “cordata italiana”: “ora sono impegnato io, quindi si fa”. (2) Senza chiarire se intende intervenire personalmente nell’acquisto o più semplicemente facilitarne il formarsi.

ALITALIA E LE REGOLE DEL MERCATO

Un fiume di parole ha dunque investito Alitalia e le quotazioni della compagnia di bandiera  subiscono oscillazioni significative.
Ma nell’intemperie mediatica degli ultimi giorni, molti si sono dimenticati di una cosa: Alitalia è una società quotata e, quindi, le si applicano regole di trasparenza stringenti, che mirano a proteggere gli interessi del mercato dei capitali. E queste regole e questi interessi non sembrano compatibili con la ridda di voci incontrollate e di dichiarazioni ambigue che si è scatenata.
Un esempio chiarirà la questione.
La recente attuazione della direttiva Opa ha introdotto un articolo che così recita: “In presenza di indiscrezioni comunque diffuse tra il pubblico in merito a una possibile offerta pubblica di acquisto o scambio e di irregolarità nell’andamento del mercato dei titoli interessati, ai potenziali offerenti si applica l’articolo 114, commi 5 e 6”. (3)
L’articolo attribuisce alla Consob il potere (e il dovere) di far pubblicare “notizie e documenti necessari per l’informazione del pubblico”. (4) La Consob, quindi, ha ora il potere di chiedere a chiunque, in base a rumors diffusi sul mercato che hanno alterato i corsi azionari, di dichiarare se è vero che sta preparando una scalata e ogni violazione viene colpita da una sanzione amministrativa pecuniaria. (5)
Sembra essere una norma ritagliata sugli accadimenti di questi giorni, ove alle dichiarazioni di politici e industriali sono seguiti improvvisi rialzi delle quotazioni di Alitalia, perché se la “cordata italiana” acquistasse il pacchetto di maggioranza, sarebbe poi tenuta a lanciare un’Opa obbligatoria.
Si tratta solo di un esempio di regole del mercato che impongono trasparenza, ma questo piccolo esempio forse induce all’ottimismo e può farci sperare che il mistero della cordata fantasma venga tra breve svelato grazie all’intervento dell’Autorità di vigilanza.

(1) La Repubblica 22 marzo 2008
(2) Sole 24 ore 22 marzo 2008.
(3) Articolo 103 (8) Tuf
(4) Articolo 114 (5) Tuf
(5) Articolo 193 (1) Tuf

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22 commenti

  1. Alessio Mercanti

    Nel paese di Pantalone tutto è possibile. Lanciare cordate fantasma, i cui componenti spettrali hanno smentito tutto, anteponendo l’interesse propagandistico-elettorale a quello di 2500 famiglie che rischiano di finire in mezzo ad una strada…beh…Rialzati Alitalia…E scappa!!!

  2. Gaetano Catanzaro

    Sono un piccolo viaggiatore, per tutti i miei spostamenti ho sempre usufruito di Alitalia, quando sei all’estero e vedi un aereo della nostra compagnia riempie il cuore sempre. Vedere oggi le condizioni in cui versa la nostra ex gloriosa compagnia di bandiera intristisce molto. Sapere che il destino a cui va incontro la compagnia è da imputare tutto al dissennato uso politico (serbatoio di posti di lavoro per uso politico) con cui è stata usata dai nostri illustri amministratori, e constatare che ancora non sono soddisfatti del risultato fa incazzare ancora di più. Perche non la smettono di voler sembrare a tutti i costi i salvatori del cadavere che loro stessi hanno creato? E perchè visto che è una società quotata non stanno zitti invece di parlare di fantomatiche cordate? Un minimo di responsabilità e serietà sarebbe auspicabile ma mi rendo conto che è inutile aspettarsi tanto da chi un giorno dice una cosa e il giorno dopo dice sempre di essere stato frainteso o addirittura nega di averlo mai detto. Faccia di bronzo!

  3. Lorenzo

    Non sono un fan di Di Pietro, però mi accorgo che è l’unico che ha toccato questo tema, anche se forse un po’ impropriamente nei termini e sicuramente pro domo sua.

  4. marco lombardi

    Su Alitalia gli alleati di Silvio Berlusconi esaltano ora le doti del loro leader, che con il furbo annuncio dell’inesistente cordata italiana, avrebbe spinto Air France ad una maggiore disponibilità nelle trattative. Semplice fenomenologia? No, c’è ben altro in palio. In un mercato globale dove i giudizi delle Agenzie di Rating sono la bibbia delle relazioni internazionali, l’affidabilità del possibile contraente è patrimonio inestimabile. Se ti fidi del tuo partner d’impresa, puoi risparmiare sui così detti costi di transazione: accertamenti e precauzioni che valgono denaro e tempo, dunque altro denaro. Il bluff fa parte del bagaglio di ogni buon giocatore di poker, ma nei rapporti economici è un trucco che si paga, subito e a caro prezzo. Le relazioni fra governi e fra questi e le forze economiche non sono partite private, mettono in gioco la reputazione e dunque il destino di una comunità di cittadini, imprenditori e lavoratori. Ma la politica della campagna elettorale permanente, con obiettivo l’immediato consenso di opinione, fa della bugia un’arma essenziale, come il bluff nel poker. A chi potrebbe governare una nazione, è forse giusto chiedere una responsabilità diversa.

  5. Antonio Travaglini

    Non sono un esperto, ma aggiotaggio e insider trading sono termini e questioni relativamente chiari anche per me. E nella vicenda Alitalia ci sono ambedue, e da parte di diversi soggetti. Posso capire la strategia o meglio la tattica di Berlusconi, chissà quanto produttiva in termini elettorali ma sicuramente utile a sviare il dibattito. Quello che non capisco è perché nessuno, a parte il tribuno Di Pietro, si prenda la briga di denunciare alla Procura della Repubblica (e alla Consob, se si può) quello che è sotto gli occhi di tutti. Qualcuno ricorda la questione della non candidabilità di Berlusconi a causa della titolarità di concessioni pubbliche? A denunciarlo fu una ignota cittadina milanese, che si procurò un avvocato e sostenne il processo fino all’insabbiamento operato dal Parlamento (Berlusconi era solo proprietario dell’azienda concessionaria, ma il vero incompatibile era, ed è ancora, Confalonieri!). Se qualcuno, incluso l’autore dell’articolo, mi da qualche dritta, stavolta la faccio io la denuncia. Grazie. Antonio Travaglini

  6. Alex

    Questa vicenda all’un tempo grottesca e drammatica mi fa sorgere soltanto una considerazione che è anche un’assoluta necessità che sottolineo con enfasi: quanto è necessaria una ri-moralizzazione della politica! Gli avvenimenti che hanno caratterizzato la vicenda Alitalia ne mettono in luce la causa più profonda: cioè il grave deficit di etica pubblica che affligge non solo i partiti, ma anche la classe dirigente, assolutamente incapaci neanche per una volta di erigere il bene di tutti gli italiani a stella polare. Lo spettacolo è stato, e continua purtroppo ad essere, sconcertante. Ignorando, meglio facendo finta di ignorare, che i 2,7 milioni di euro che quotidianamente perde la compagnia escono dolorosamente già da anni dalle già esangui tasche dei cittadini tutti, sia quelli di centrodestra che quelli di centrosinistra. Che esterefatti assistono impotenti all’ennesimo scellerato balletto della casta che pagata da loro stessi, ma incapace di dare concreta soluzione ad un problema che si trascina da lustri, anch’essa vuole la sua parte ingoiando insieme ad Alitalia una valanga di risorse pubbliche sotto forma di milioni di euro. Suvvia, almeno un po’ di dignità…!

  7. Raffaele Lillo

    La vicenda Alitalia si è ulteriormente complicata: tra occasioni mancate (cordata italiana capeggiata da Arione come partner industriale e Banca Intesa come partner finanziario), offerte al ribasso (vedi prima offerta Air France Klm), ipotetiche cordate (leggi Berlusconi & i Co. sconosciuti) e intransigenze sindacali. Possibile che non si riesca a trovare una linea di pensiero condivisa? Gli errori sono stati diversi e commessi sia da politici che da parti sociali e dagli amministratori della società. I problemi di Alitalia hanno una origine molto antica. Ma non dissimile alle piaghe che gravano su diverse difficoltà del paese: l’intrusione della politica nella gestione attiva di ciò che dovrebbe essere risolto (efficientemente) dalla sfera privata. Daltronde, da soggetti razionali, i politici non fanno altro che massimizzare la propria funzione di utilità, cercando di spingere la popolarità del proprio partito e avere risultati positivi alle elezioni. Non sempre questo soddisfa le esigenze generali della collettività, che come nel caso Alitalia, ha bisogno di scelte nette seppure impopolari. (www.homonovus.org)

  8. martino

    I dibattiti innescati mi sembra che non colgano il punto: e cioè che da una incapacità politica (di tutta la politica) è nato un ibrido giuridico senza senso che impedisce una gestione chiara, sia essa in un senso del tutto assistenziale/statale, sia essa in senso del tutto imprenditoriale (senza per questo sposare l’idea per cui ciò che è in mano statale debba essere per ciò stesso gestito male). Mai come in questo caso mi sembra necessaria un’analisi che prescinda dalla cronaca (elettorale) per suggerire un’ipotesi sensata di soluzione ad un problema che si mostra in primo luogo quale un monstrum giuridico: è una SpA quotata ma è controllata e gestita dallo Stato, Ministero del Tesoro. Delle SpA quotate tout court subisce ogni lato negativo (in termini di costi ed oneri della relativa struttura) ma senza i benefici del potere privato.la governance, insomma, non è funzione della compagine azionaria, chi ci mette i soldi, ma dall’esito delle elezioni politiche e della co-gestione tipica del sistema sindacale italiano.Ma se la forma (giuridica) segue la funzione, intendiamoci sulla funzione di Alitalia e poi regoliamoci, sempre in trasparenza con i contribuenti, di conseguenza.no?

  9. Massimo GIANNINI

    Non solo ci si é dimenticati che é una società quotata, con una trattativa delicata in corso, ma anche che trattasi di aggiottaggio, un reato penale. Art. 501 Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio Chiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifici atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, e’ punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da uno a cinquanta milioni di lire. La condanna importa l’interdizione dall’esercizio di attivita’ commerciali o industriali per le quali sia richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza da parte dell’autorita’ e la pubblicazione della sentenza (1) . (1)Articolo aggiunto dalla L. 27 novembre 1976, n. 787.

  10. RICMAS

    Lei ha ragione, l’uscita e’ infelice e probabilmente fuori dai regolamenti Consob. Pero’ "e si vede anche dai commenti " comunque elezioni o non elezioni il problema e’ politico o meglio " sociale ", e questo forse perche’ Alitalia e’ nostra, quelli che la hanno mantenuta in vita da almeno 20 anni siamo noi i cittadini Italiani che pagano le tasse. Non certo gli utili. Quotata in borsa? In un paese civile vedi Swiss or Sabena sarebbe fallita da un pezzo, con tanti saluti agli azionisti, che le stanno tanto a cuore; il capitale di rischio e’ una cosa, le tasse sono un’altra cosa e dovrebbero avere altre destinazioni. Allora magari prima di svenderla ad A. F. oltretutto a nostre spese un’altra volta tanto per cambiare ( piccolo esempio i 2.100 esuberi sono a carico nostro allo 80 % per 7 anni se tutto va bene ) , vediamo se altri se la prendono ( Italiani, Arabi, Turchi poco importa), magari facendoci risparmiare un po dei nostri soldi. E se per questo la Consob deve chiudere un occhio. Beh li hanno chiusi tutti e due tante volte e non certo su societa’ " Fantasma " come Alitalia. Cordialmente

  11. roberto

    A parte che sui reati presunti ci sarebbe da discutere. Ma la cosa piú inportante é che gli strilloni del pensiero unico hanno volutamente occultato la veritá: la compagnia di bandiera che raprresentava un gioiello dell’economia italiana stá per essere regalata al principale competitor nazionale. L’effetto sará per molti versi negativo, regalando il know how ad altri e rimanendo subalterni in funzioni a basso valore aggiunto (persino i piloti che sono piú qualificati dei francesi saranno subalterni!),con perdita del know how tecnologico. La fretta con la quale i vari Prodi e Padoa Schiappa vogliono procedere al regalo é ben piú criminale delle varie turbative di mercato (che poi potevano essere evitate con la sospensione del titolo). Anche questo sito si unisce al coro. Pare che svendere il patrimonio italiano sia diventato un affare facile e remunerativo, quindi tutti gli avvoltoi si cimentano nel gioco al massacro. Come diceva Cossiga, gli italiani si devono rassegnare a fare i camerieri ai turisti, questo é il compito dei politici messi al potere (assieme ai mafiosi) dagli USA nel dopoguerra. Che tristezza.

  12. Sanna Antonello

    Altro che rialzati Italia, credo sia giunto il momento che gli italiani si rendano conto che politici come quelli che annunciano miracoli (ndr Berlusconi e i suoi parterns) con nomi e fatti che puntualmente vengono smentiti dagli interessati di turno non devono avere il consenso per avere in mano le leve del potere di governo che gli consentirebbe di manomettere le regole democratiche per i suoi fini solo personali e distruggere l’economia del paese già in difficoltà, Italia svegliati!

  13. Marco Fumagalli

    Credo che l’annuncio "estemporaneo" di cordate, prima che nei problemi dell’ OPA, rientri soprattutto nella manipolazione di mercato. Senza bisogno di scomodare il reato (Art. 185 TUIF), commette illecito amministativo chiunque diffonda voci false o fuorvianti suscettibili di fornire indicazioni false o fuorvianti su azioni quotate (Art. 187- ter). Si noti bene: per configurare l’illecito è irrilevante possedere o meno le azioni e non è nemmeno necessario che le voci abbiamo influenzato le quotazioni. La sanzione è comminata dalla Consob, i cui poteri per indagare su queste fattispecie sono vastissimi (187-octies): audizioni, ispezioni, perquisizioni. Che altro dire? Aspettiamo, non tanto fiduciosi.

  14. Guido Scagliotti

    Ma "breve tempo" quanto vuole dire, di preciso? Io gli articoli ‘Tuf’ che cita non li conosco, ma vedo che il vostro grafico sulle variazioni del titolo Alitalia parte dal 20 marzo, tra tre quarti d’ora sara il 31, se non sbaglio sono passati 11 giorni senza reazioni (da me conosciute) della Consob. Per mia fortuna non sono un azionista Alitalia, ma sono comunque molto preplesso sui tempi di reazione.

  15. Milena

    Credo non ci siano dubbi sul fatto che le dichiarazioni di Berlusconi si possano configurare come aggiotaggio. Non voglio minimamente entrare nella sostanza della matta e disperatissima difesa di Alitalia. Vorrei solo chiedervi lumi (passi da compiere e ordine di grandezza dei costi) sulla possibilità di denunciare un comportamento simile, poichè chi è tenuto a denunciare questa tipologia di reati ai competenti organi, evidentemente in questo momento ha di meglio da fare. Sono davvero stufa. Sarei già irritata se si trattasse di un imprenditore qualunque, ma davanti al probabile prossimo presidente del consiglio….

  16. Stefano Parravicini

    Sono d’accordo che il titolo Alitalia è fortemente influenzato dalle dichiarazioni fatte da uomini politici e da sindacalisti, visto che poi l’Alitalia è legata a doppio filo alla mpolitica ed ai sindacati. Però è possibile che si debba entrare in fibrillazione solo quando parla Berlusconi? E’ almeno un anno che assistiamo ad un titolo ottovolante ed estremamente speculativo a seguito delle dichiarazioni di Prodi, Padoa Schioppa, Di Pietro e sindacalisti e politici vari, ma ci si pone il problema del fatto che Alitalia è una società quotata in borsa solo se parla Berlusconi. Mi sembrano attenzioni tardive e pelose. Saluti Stefano Parravicini

  17. Francesco Gemma

    Fermo considerando che appartengo a quella schiera di "nazionalisti" che preferirebbero trattenere Alitalia in mani italiane, desidero fare qualche precisazione. La prima riguarda proprio l’opportunità che gli imprenditori italiani si assumano tale responsabilità: all’epoca, AirOne si avvicinò, e addirittura avanzò una sua offerta…ma niente di fatto. Ora, ritengo che, qualora non ci siano altri imprenditori italiani interessati, è giusto salvaguardare Alitalia. Quindi, se l’unica soluzione per non commissariarla è venderla ad AirFrance, allora ben vengano Spinetta & Co. Certo, sarebbe l’ennesima "occasione mancata" italiana, come direbbe il prof. Salvati. Ma comunque sarebbe recuperabile, e di certo gli italiani dovrebbero dopo darsi una mossa per rimettere le mani sulla compagnia aerea. Il secondo punto è legato ai sindacati: bisogna rendersi conto che chi è a capo della CISL, ed avete capito tutti, da sempre fa gli interessi dei lavoratori, ma a modo suo. Si consideri che, chi voglia acquistare Alitalia, un piano di almeno 2mila esuberi lo proporrà, che a Bonanni piaccia o meno!!

  18. Ernesto B.

    A questo punto mi sembra evidente che la CONSOB usa il guanto di velluto con Berlusconi, non lo vuole colpire.
    Fosse stato un qualunque cittadino avrebbe già avuto sanzioni e la GdF sotto casa.
    Non c’è che dire, il potere del presidente del consiglio in fieri influenza chiunque.
    Che tristezza constatare questa cosa; i soliti doppi pesi e doppie misure.

  19. Paolo

    Con riferimento a Roberto del 29.3.2008, penso che sia utile mettere da parte ogni proclama e attenerci ai fatti, e quindi pregherei i sostenitori dell’Italianità di spiegare i presunti effetti negativi di una cessione ad AirFrance: 1) qual è il know how che Alitalia regalerebbe? Alitalia fornisce servizi di trasporto aereo con aerei di produzione straniera: esiste tecnologia Italiana nella manutenzione o in altre attività? 2) Esistono dati che dimostrano che i piloti di Alitalia sono più qualificati dei francesi e che Alitalia è la compagnia aerea più sicura (statistiche incidenti)? 3) Perché il turismo subirà dei danni? Gli stranieri che vengono con che compagnia volano? Ci sono statistiche di composizione per nazionalità dei passeggeri Alitalia? Infine, come si può definire svendita la cessione di un’azienda che perde 1 milione di euro al giorno? Io la definirei cessione di un debito! In merito alla turbativa di mercato, penso che la correlazione tra dichiarazioni e movimenti del titolo siano palesi, e il fatto che non si sia stata sospesa la quotazione non mi pare una buona giustificazione per commettere un illecito

  20. luigi zoppoli

    Il purtroppo noto politico (e quanto a questo…) e le sue blaterazioni dovrebbero generare l’apertura di un fascicolo in sede di Procura della Repubblica di Roma oltre a richiedere iniziative della CONSOB come nell’articolo si osserva. L’aspetto desolante oltre alla scontata irresponsabilità di noti pseudopolitici è non capire che oggi Alitalia fa il paio con i forestali della Calabria. In un paese non dico liberale ma appena decente, sarebbero stati tutti licenziati da lunga pezza insieme ai politicanti che li proteggono. E questi sindacati che, orrore indicibile, trattano al posto del management dell’azienda, aggiungo, sono gli stessi del "salario variabile indipendente": un disastro. luigi zoppoli

  21. P

    Se le dichiarazioni su Alitalia risultassero false o fuorvianti si porrebbe concretamente un problema di manipolazione di mercato. La Consob con Comunicazione 5078692 del 29-11-2005, descrive i requisiti perché ricorra diffusione di notizie false o fuorvianti: "Questo comportamento comprende l’inserimento di informazioni su Internet o la diffusione di un comunicato stampa che contengano affermazioni false o fuorvianti su una società emittente. Il soggetto che diffonde l’informazione è consapevole che essa è falsa o fuorviante e che è diffusa al fine di creare una falsa o fuorviante apparenza. La diffusione di informazioni false o fuorvianti tramite canali ufficiali di comunicazione è particolarmente grave in quanto i partecipanti al mercato tendono a fidarsi delle informazioni diffuse tramite tali canali". Tanto più grave se proviene da persona che per il ruolo ricoperto appare particolarmente attendibile. In realtà basta molto meno per ricadere in ipotesi di manipolazione di mercato. Si pensi alla folkloristica casistica USA in materia di manipolazione da parte di utenti di message boards finanziarie. Un caso esemplare: http://www.sec.gov/litigation/litreleases/2006/lr19642.htm

  22. Fabio Vivian

    L’ incredibile vicenda dell’ Alitalia riassume perfettamente il pietoso stato del nostro cosiddetto Belpaese. Si tratta di un autentico fallimento nell’ ordine: 1) Politico, 2) Manageriale e 3) Sindacale. 1) Politico: I danni causati dalle decennali indebite interferenze degli esponenti dell’intero arco costituzionale sono un clamoroso esempio di reale conflitto d’interessi tra l’interesse generale del Paese ed il Parlamento, autentico difensore di favoritismi e privilegi di casta. L’ultimo ridicolo affondo di Berlusconi sulla presunta cordata italiana è solo l’ennesima conferma di ciò. 2) Manageriale: Chi ha gestito questa disastrata compagnia come ha potuto impunentemente sperperare denaro pubblico senza che nessuna voce di protesta si alzasse? 3) Sindacale: Per carità di patria non dico nulla, in quanto dovremmo solo utilizzare epiteti francamente offensivi per stigmatizzare l’incredibile comportamento ed il reale impazzimento di questi soggetti. Se tutto va bene, finalmente l’Alitalia fallirà! Forse questo sarà addirittura un bene x tutti: chi è causa del suo mal, pianga se stesso. In ogni caso, visto il servizio reso finora, la perdita sarà realmente minima.

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