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MA LA BCE PUO’ FARE MEGLIO

Difficile capire le intenzioni della Bce in questo momento. Aumenta l’inflazione, rallenta la crescita, i mercati finanziari non riescono a uscire da un’impasse sempre più complessa. Ma il problema fondamentale è il declino della sua credibilità. Che migliorerebbe alquanto se la Banca decidesse di rendere note le sue previsioni sui tassi di interesse e se pubblicasse i verbali delle riunioni, invece di affidarsi al linguaggio cifrato dei comunicati. Tanto più che le sue decisioni sono molto spesso corrette. Come dimostra la sua reazione alle turbolenze di agosto.

Le attuali intenzioni della Bce appaiono estremamente incerte. Aumenta l’inflazione, rallenta la crescita, i mercati finanziari non riescono a uscire da un’impasse sempre più complessa: tutto ciò rende irto di difficoltà il cammino della Banca centrale europea. Ma il problema fondamentale è il declino della sua credibilità.

TRASPARENZA E CREDIBILITÀ

È nei momenti difficili che le decisioni di una banca centrale devono essere comprese, se non approvate, dal pubblico e dai mercati finanziari. In un rapporto pubblicato di recente, «Monitoring the European Central Bank», abbiamo spiegato come la Bce potrebbe guadagnare in efficacia e legittimità, se solo rendesse note le sue previsioni circa i tassi di interesse e se pubblicasse i verbali delle sue riunioni.
Il presupposto da cui siamo partiti è il risultato di anni di ricerca, confermato dalla pratica: la politica monetaria agisce innanzitutto grazie alla sua capacità di influenzare le attese dei risparmiatori, degli investitori, dei consumatori e dei mercati. Purtroppo, invece, il modo in cui la Bce analizza la situazione e ne trae le dovute conclusioni resta ambiguo e opaco e, come tale, rischia di non essere compreso. Un esempio recente evidenzia la portata di questo risultato e dimostra i limiti dell’azione della Bce, anche se le sue scelte non vengono rimesse in questione.
Alla fine del 2005, la Bce ha iniziato a rialzare i tassi di interesse, dopo averli mantenuti molto bassi per lungo tempo. La sua intenzione dichiarata era di normalizzare i tassi. E aveva assolutamente ragione. Ma non ha mai indicato quale fosse il livello da considerare “normale”, né ha spiegato a che ritmo intendeva procedere. Se i mercati finanziari avessero compreso, allora, che la Banca intendeva aumentare di due punti i tassi, avrebbero reagito di conseguenza (fissando i tassi a lungo termine e i corsi della borsa), in maniera da rendere meno pavida la politica monetaria e da influire sul tasso d’inflazione, che non avrebbe raggiunto i livelli attuali.
Perché la Bce non ha spiegato chiaramente le sue intenzioni? Probabilmente il Consiglio dei governatori era diviso sia a proposito dell’obiettivo da raggiungere nella definizione del tasso, sia sulla cadenza dei rialzi. Il che è normale, anzi auspicabile. Meglio un Consiglio aperto a opinioni divergenti, che pericolosamente guidato da un pensiero unico. Sarebbe comunque stato positivo se mercati e pubblico avessero potuto comprendere i termini del dibattito. Cosa impossibile, visto che le delibere del Consiglio dei governatori sono tenute accuratamente segrete.
Tutto ciò discende direttamente dalla convinzione che l’inflazione è strettamente legata alle anticipazioni del settore privato: quando datori di lavoro, lavoratori e mercati finanziari negoziano prezzi e salari sono molto attenti al possibile aumento dell’inflazione. Ecco perché le banche centrali sono divenute sempre più trasparenti e attribuiscono grande importanza alla comunicazione. La Bce si vanta di “preparare bene i mercati” e di far sì che le sue decisioni siano prevedibili. Ma è importante prevedere non solo le decisioni a breve termine. L’impatto macroeconomico di un quarto di punto percentuale dell’Overnight Index Swap è estremamente limitato, anzi trascurabile. Ciò che interessa a privati e aziende sono i tassi di interesse a lungo termine. E questi tassi dipendono da ciò che succede al tasso overnight della banca centrale durante l’anno in corso o due anni successivi. Ed è il motivo per cui talune banche centrali hanno iniziato, con spirito pionieristico, a pubblicare le loro previsioni di tassi d’interesse a due o tre anni. Anche la Bce non sfugge ovviamente a questo bisogno d’informazioni. Però continua a comunicare con linguaggio cifrato. Ha sviluppato un suo peculiare linguaggio (con parole come “vigilanza”, che può o meno essere “estrema”). Ma tali espressioni sono insufficienti sul lungo termine, e sul breve possono essere mal interpretate.
Il miglior modo in cui la Bce può essere trasparente è quello di rendere pubbliche le votazioni del Consiglio dei governatori. Il loro andamento spiega molte cose, dal momento che le decisioni sono raramente unanimi. Bisogna pubblicare le votazioni, non il nome di chi ha espresso il voto, altrimenti, c’è il rischio che sui membri del Consiglio vengano esercitate pressioni da parte delle autorità nazionali. Pubblicare le minute, come fa ormai gran parte delle banche centrali, fornisce le spiegazioni necessarie a comprendere le votazioni. E, anche in questo caso, le minute non devono specificare i nomi.

LA TUTELA DELL’INDIPENDENZA

Una maggior trasparenza tutela la legittimità democratica della Bce, protetta dalle interferenze della politica, in virtù del suo statuto di indipendenza. In un regime democratico, il sostegno popolare è la sola difesa della banca centrale. Ma tale sostegno potrebbe essere minato dalle critiche dei politici. Lo si può ben vedere in Francia, dove secondo un’atavica impostazione colbertista, l’opinione pubblica è tradizionalmente scettica nei confronti del principio di una banca centrale indipendente. E in questa situazione, i politici potrebbero cedere alla tentazione di rendersi popolari, attaccando la banca centrale. Troppe e ripetute critiche, per lo più infondate, rischiano di danneggiare la reputazione della Banca. La migliore difesa, per la Bce, consiste in una comunicazione efficace, non rivolta esclusivamente ai mercati finanziari. Ma una buona comunicazione esige una strategia chiara e deve basarsi sulla totale trasparenza. Dopo dieci anni, è arrivato il momento di ripensare la strategia e la trasparenza.
È anche arrivato il momento di rivedere l’organizzazione dei due organi della Bce, vale a dire Direttorio e Consiglio dei governatori.
Il Direttorio comprende sei membri, tra cui il presidente Jean-Claude Trichet, con sede a Francoforte. Quest’ultimo gestisce giornalmente la banca e prepara le delibere del Consiglio dei governatori, che riunisce, tra l’altro, i governatori delle banche centrali nazionali. Guidare la politica monetaria e soprattutto spiegarla costituiscono un lavoro a tempo pieno. Ma sui membri del Direttorio pesano anche gravose responsabilità amministrative, per le quali non sono sempre qualificati. Con l’eccezione del presidente e del vicepresidente, dovrebbero potersi dedicare esclusivamente al compito di formulare e illustrare la politica monetaria. Ridefinendo in tal modo gli incarichi, si avrebbe il vantaggio di costringere i capi di Stato e di governo, incaricati di nominarli, a scegliere i migliori esperti di politica monetaria, criterio che invece sembra essere stato piuttosto disatteso nel passato.
La Bce ha reagito in modo eccezionale di fronte alla crisi del credito dello scorso agosto. Il suo prestigio è senz’altro aumentato sui mercati finanziari. È quindi il momento giusto per rivedere strategia, trasparenza e governance.

(traduzione dal francese di Daniela Crocco)

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11 commenti

  1. DeAngelisEmanuele

    Articolo veramente molto interessante che ci porta proprio alla "struttura basilare" della nostra economia moderna ( i tassi di interesse reggono molte più cose di quelle che pensiamo). Cosa succederebbe se la Bce domattina decidesse di comunicarci il tasso che ci sarà tra un anno sul mercato ? Probabilmente la teoria delle aspettative ci può aiutare. Aspettative tutte corrette fanno si che le previsioni cadano dalla parte giusta : meno volatilità sul mercato è , sempre e cmunque, sinonimo di meno rischio. Tutti felici ? Insomma … Se l’inflazione crescesse di più o di meno di quanto la Bce si aspetta ? Sempre meno felici …a dir poco piangeremmo lacrime molto amare : credibilità della Bce andrebbe a farsi benedire( e penso che credibilità di una Banca centrale sia la cosa più importante in questo momento). Dare comunicazioni preventive di tassi futuri potrebbe rovinarci : il tasso si "squoterebbe " da un giorno all’altro innalzando o abbassandosi di molto.. e tutti noi non vorremmo mai un tasso così "ballerino". Per questo la Bce aumenta/diminuisce sempre di 25 punti base così da evitare grossi scossoni. Mi chiedo: relazione tasso-inflazione è ancora valida?

  2. Rino

    Credo che la BCE dovrebbe lasciare più libertà alle BCN (Banche Centrali Nazionali) in merito alla politica finanziaria e monetaria. Da non addetto ai lavori penso che, tenuto conto della eterogeneità delle culture economiche, finanziarie, industriali ed altro dei vari Paesi dell’EU, la BCE dovrebbe – oltre a quanto già detto negli articoli dagli esperti- lasciare valutare autonomamente le varie situazioni ad ogni BCN. Secondo me sono le sole a conoscere il tessuto economico territoriale, i problemi di ogni singolo Paese. La BCE deve dare le indicazioni, i riferimenti, i parametri, ma le scelte vanno fatte dai Governi dei singoli Paesi in sintonia delle BCN. Quindi cambiare anche la filosofia di fondo e l’attuale ruolo delle BCN.

  3. Antonino Tramontana

    Non credo che la BCE avrebbe potuto annunciare già nel dicembre 2005 il livello del tasso minimo sulle ORP da raggiungere alla fine della fase di aumento, poichè questo dipendeva dal futuro andamento congiunturale che già allora appariva incerto. Se l’aumento si è fermato al 4 % ciò è dovuto all’attuale situazione di stagflation che sconsiglia ulteriori aumenti (ma, credo, anche riduzioni). La decisione della BCE di mantenere fermi i tassi ufficiali mi sembra attualmente la più saggia.

  4. vincenzo

    La Bce può fare molto poco se l’America continua ad iniettare l’iquidità nel sistema in maniera artefatta e strumentale. Questa situazione ha già determinato una recessione galoppante che potrebbe peggiorare ed estendere i suoi effetti anche altrove se gli Stati Uniti non si decideranno a fare una politica monetaria meno "polica" e veramente più "monetaria".

  5. lodovico malavasi

    La mancanza di trasparenza e previsioni sui tassi limitati a periodi ristretti certamente non aiutano il mercato.C’è poi il problema di un’Europa troppo grande e cresciuta troppo in fretta e con economie spesso divergenti dovute a scompensi economici e di bilancio e di crescita. E poi c’è quel grossissimo problema dato dalla rigidezza di 2 numeri: 3% e 60% che sono stati assunti come punto di riferimento divino che non si può disconoscere o cambiare pena presunti danni immensi. Credo che gli economisti dovrebbero iniziare e studiare con attenzione questo problema.

  6. MLV

    Certo il titolo è molto ambizioso ma credo che si dovrebbe almeno tentare di mettere tutti seduti ad un tavolo per decidere collegialmente il dafarsi. Senza questa presa di posizione l’America continuerà a calare il tasso, immetterà moneta nel circuito e deprezzerà la valuta; anche la Cina continuerà a comprare dollari e a mantenere i beni concorrenziali; in tutto questo la vecchia europa verrà stritolata. Credo che il nodo da sciogliere sia quello di costringere la Cina (paesi emergenti) ad accettare il mercato come oggi lo si conosce. Come è possibile che la Cina sia divenuta potenza economica mondiale senza che la sua moneta sia presa in considerazione dai mercati.!? Ritengo che sia questa la grossa anomalia e credo che la BCE si debba fare portavoce di ciò che forse l’america vorrebbe ma non può dire.!

  7. Massimo GIANNINI

    Gli autori analizzano il comportamento della BCE con i criteri classici dell’economia monetaria e avendo in mente il modello americano. Purtroppo l’innovazione finanziaria, si veda il problema subprime, ha fatto si che a diminuire non sia la credibilità della politica monetaria ma l’efficacia della stessa. In termini di timing le banche centrali oramai assecondano il mercato non lo prevedono o l’orientano più. Quanto al modello americano sebbene goda di maggiore credibilità, trasparenza, grado di previsione, etc. non sembra sortire effetti migliori. Al contrario é il modo con cui si é gestito e si sta gestendo la crisi finanziaria da parte della Fed che mina la credibilità stessa della nostra Bce, le cui pallottole sono ora spuntate e nel duello Fed e Bce sono sempre state sparate per seconda.

  8. M. Giberti

    Per far meglio la BCE dovrebbe tener presente fra l’altro che: 1) Il debito pubblico dei vari stati membri è molto differenziato e le conseguenze del costo del denaro influiscono in modo grave sugli stati più indebitati (Italia) 2) Il costo del denaro influisce molto sul costo dei mutui mettendo in crisi molte famiglie ed aziende 3)Gli alti tassi permettono alle Banche di aumentare il differenziale fra tassi attivi e passivi aumentando in maniera drogata i loro margini 4)L’alto tasso contribuisce a sopravalutare l’Euro mettendo in crisi le esportazioni europee. 5)L’Euro forte riduce l’impatto caro-petrolio ma allo stesso tempo lo provoca. Finora si vede solo la BCE concentrata in una spasmodica difesa ant-iinflazione che rischia di sfociare in una drammatica deflazione. Ma la BCE chi vuol aiutare? gli stati o le banche? E le banche centrali Nazionali che cosa ci stanno a fare? Abbiamo visto che non sanno controllare i governi delle banche locali né interloquire con la BCE. Sono convinto che se chiedessimo a Draghi se conosce le intenzioni della BCE a un mese, risponderebbe di no. Se non serve , possiamo almeno risparmiare il costo della ns. Banca d’Italia ? M. Giberti

  9. Roberto Marsicano

    La BCE sembra non capire che l’economia è fatta sopratutto da milioni di piccoli imprenditori che confondono i fatti personali con quelli aziendali. La maggior parte delle aziende non ha più di tre addetti e quindi il padroncino, quando gli aumenta la rata del mutuo, il leasing del camion o l’anticipo fatture, scarica subito questi costi sui prezzi. E non può fare altrimenti perchè un eventuale adeguamento dei suoi altri costi non può essere immediato come invece è l’innalzamento improvviso dei tassi. Si genera quindi un’ulteriore inflazione causata direttamente dall’aumento dei tassi. In definitiva la BCE, aumentando i tassi, ottiene un effetto completamente opposto a quello che si prefiggeva, cioè mantenere stabili i prezzi. Con un’aggravante, già sperimentata con l’euro: una volta che i prezzi sono arrivati ad un certo livello è difficile farli scendere. A quel punto pochi si saranno arricchiti, sopratutto le banche, e tantissimi impoveriti. E questa volta, concomitante l’inflazione da materie prime e la crisi di fiducia mondiale, non ci sarà più modo di recuperare.

  10. Nicole Kelly

    La BCE potrebbe fare meglio se avesse un’efficace vigilanza del sistema finanziario pan europeo. Con la calata dei tassi sono stati ridotti i controlli che le banche facevano nell’erogazione del credito, sopratutto per i mutui per i quali le regole dicono che non basta il collateral come garanzia perchè, lo dice la parola stessa, è una garanzia accessoria mentre quella che garantisce il rientro di interessi e capitale è principalmente la solvibilità. Negli USA ciò è stato dimenticato e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Milioni di insolventi, case espropiate ed economia in caduta libera. In Italia forse non è ancora esploso perchè molti soggetti che "ufficialmente" sarebbero insolventi di fronte all’aumento dei tassi sono ancora in grado di pagare perchè hanno redditi sommersi. E se non fosse vero? Se fra tanti prestiti allegri fatti perchè "si sa" che il soggetto evade, ce ne fossero moltissimi a rischio? La BCE deve obbligare le banche ai concetti basici: tassi bassi per chi è solvibile, tassi alti per quelli a rischio e non più tassi indifferenziati! Anche la BCE dovrebbe fare tassi diversi secondo il soggetto prenditore.

  11. Gianni Giacò

    Solo ai tempi del dollaro agganciato all’oro si era vista una moneta così forte nei cambi come la nostra. Praticamente non c’è nessun’ altra valuta in grado di resisterle, quali che siano i tassi che le sostengono. E’ la vecchia e collaudata politica della Bundesbank per cui se il marco era forte tutto il resto seguiva. Però la Germania aveva una bassa inflazione perchè anche il potere d’acquisto del marco era elevato. Con l’ euro questo non succede; i prezzi salgono e sul mercato interno il suo potere d’acquisto viene continuamente eroso. Come si spiega? I problemi di filiera lunga e scarsa competizione esistevano anche al tempo delle valute nazionali.

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