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  1. Avv. Mario Fiorella Rispondi

    L'affermazione che le tariffe forensi determinerebbero la lunghezza dei processi è totalmente errata e frutto di una evidente scarsa conoscenza delle norme processuali, oltre che della realtà. Quando, come in questi giorni, ci sono cause civili da me seguite che vengono rinviate al 2012 o al 2013, certamente non su mia richiesta, mi viene da chiedere all'autore di spiegare quale vantaggio io trarrei da questa assurda situazione, dato che negli anni che mi separano dalla prossima udienza non svolgerò alcuna attività e nulla potrò chiedere al mio assistito, anzi, riprendendo in mano il fascicolo dovrò studiarlo nuovamente. Gli unici beneficiari dell'abolizione dei minimi tariffari sono le grandi imprese, le banche e le assicurazioni, che già in precedenza erano in grado di imporre i minimi. Il normale cittadino non ne trarrà alcun vantaggio.

  2. Marco Solferini Rispondi

    Quello delle tariffe forensi mi pare un argomento difficile da ricondurre ad un singolo prototipo d'esempio. Abbiamo una realtà assai pluralista. Dalla tariffa a tempo finanche a forfait. Abbiamo delle differenze per scaglioni di importi, fra minimi e massimi. Di certo ci sono costi esorbitanti di cancelleria e di burocrazia (a cominciare dal contributo unificato) oltre che un fortissimo esborso in tasse a carico dei liberi professionisti del Foro. Sinceramente mantenere una struttura con le spese per l'affitto, la stampante, la fotocopiatrice, per i computers, per le riviste del diritto, per i libri, per i servizi on line e molto, moltissimo altro ancora assorbe più del 50% dei ricavi. E' con questo realismo che si dovrebbe riflettere su alcuni argomenti, primo fra tutti il fatto che in nessun caso deve essere il Cliente ad imporre il compenso, altrimenti si apre la stagione della caccia. Pensate cosa succederebbe se un impresa decide al posto dell'Avvocato. Devono invece decidere insieme. Questa è democrazia. Noi vogliamo la democrazia nelle scelte, in tutte, perchè la vera libertà non significa opporre un "no" o un "si" bensì il poter scegliere. Altrimenti attribuiamo un potere.