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La durata eccessiva dei nostri processi ha molte ragioni: si veda in proposito l’analisi e le proposte della Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica (http://www.tesoro.it/web/apri.asp?idDoc=18406).
Naturalmente, perchè si faccia qualcosa è necessario che ci sia una corrispondente pressione politica da parte di elettori e gruppi.  Non sarei così pessimista: rispetto al passato c’è su questo punto una maggiore consapevolezza di cui i politici – volenti o nolenti – dovranno tenere conto.
Quanto alla divulgazione di notizie, è vero che i presunti "colpevoli" possono essere molti e che in qualche caso la divulgazione è lecita (o quasi). Il punto che volevo sottolineare era che in questo modo il processo "vero" viene di fatto anticipato alla fase delle indagini, con tutta una serie di conseguenze negative. Del resto, questo non avviene solo nei casi che vedono coinvolti i politici, ma anche in casi per così dire "normali": es. Perugia. E’ poi probabile che alla lunga si verifichi un fenomeno di "assuefazione" : non dimentichiamoci che ai tempi di Mani pulite bastava un avviso di garanzia per far sparire un ministro dal governo (e talvolta anche dalla vita pubblica). E’ per questo che la tendenza ad interpretare i reati in modo espansivo – magari per colpire comportamenti discutibili o comunque censurabili – rischia di essere controproducente: se lo scontro per le poltrone è concussione, allora la lista dei colpevoli rischia di essere… infinita e, com’è noto, se tutti sono colpevoli, nessuno è colpevole. 
Va aggiunto che non mancano politici particolarmente abili a manipolare la percezione delle situazioni. Il caso Cuffaro è istruttivo: in presenza di una sentenza – anche se di primo grado – si è detto soddisfatto per aver avuto "solo" una condanna a 5 anni! Come regola generale sottoscrivo comunque in pieno quanto dichiarato ieri dal nostro presidente del Consiglio: "Le categorie dalla politica hanno come contrappeso non tanto il principio esterno della responsabilità penale, che vale certo anche per i rappresentanti politici, bensì, soprattutto, quello interno di una responsabilità che è e resta di tipo politico. Una responsabilità che spetta direttamente ai cittadini far valere non soltanto nell’occasione elettorale ma attraverso una costante relazione tra politica e collettività che assicuri una reale e continua capacità di partecipazione e di controllo."

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  1. Saverio Panariello

    Non posso accettare che tentativi di corruzione, anche laddove non vi sia stato passaggio di denaro o interesse immediato, possa essere considerato come normale prassi del comportamento politico.
    Del resto favorire un raccomandato non ha permesso ad un altro candidato, molto probabilmente più meritevole, di occupare quella posizione, danneggiando non solo il candidato, ma anche la comunità beneficiaria dei servizi e delle prestazioni del raccomadato.
    Ma, con riferimento al discorso del Presidente del Consiglio, vorrei sapere: quali gli ambiti, i modi e le forme attraverso cui il cittadino può esercitare una continua attività di partecipazione e di controllo al di fuori dell’occasione elletorale?
    Non dovrebbe essere la politica a dotarsi di regole e norme che possano sanzionare l’azione politica moralmente ed eticamente censurabile, ancorchè non penalmente rilevante?
    E non sarebbe questo un modo per ridare autoevolezza all’agire politico, non sentire il ceto politico come casta, non dare spazio all’antipolitica e riguadagnare il consenso dei cittadini?

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