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  1. David Rispondi

    La crescita italiana è al palo da molti anni, lo sappiamo e lo viviamo sulla nostra pelle quotidianamente. Questo articolo evidenzia chiaramente la penosa tendenza anche nei confronti di paesi come la Grecia e la Spagna che fino a pochi anni fa mai avremmo pensato ci potessero insidiare. La mia perplessità è sul livello di scolarizzazione, secondo me non basta studiare di più per aver un paese più forte. Spero di non essere frainteso perchè considero anche io la cultura un elemento di valore per tutta la società. Credo che non basti solo scolarizzare un paese, ma soprattutto far capire alla classe imprenditoriale che utilizzando al meglio le proprie risorse si possono ottenere risultati di gran lunga migliori di quelli attuali. Far capire che l'investimento in formazione, ricerca e sviluppo sono le chiavi per il successo in tutti i campi. Università e Imprese devono muoversi di pari passo, non è possibile dare la laurea a troppe persone che poi andranno a fare lavori dove basta la terza media. Se i nostri laureati finiscono a lavorare nei call center che futuro abbiamo come paese?

  2. gilda pisani Rispondi

    Frequento regolarmente la Spagna da oltre 10 anni, e la questione del sorpasso analizzata tramite gli indicatori economici mi sembra, sia detto senza offesa, risibile. In Spagna ai colorati e affollatissimi banchi dei mercati si chiede chi è l'ultimo -come dal medico!- e nessuno tenta di fare il furbo. Mia figlia, che abita nell'hinterland di Barcellona, trova ogni 15 giorni nella buca delle lettere un giornalino del Comune, molto ben fatto, nel quale si dà conto delle attività svolte, dei progetti anche più insignificanti (come il cambio della segnaletica in strade secondarie), e -udite udite- dello stato di avanzamento dei progetti più significativi portati avanti dall'amministrazione. Alle strisce pedonali le auto si bloccano senza eccezioni e giuro che in 10 anni non ho mai visto arrivare un treno in ritardo. Ricordate poi un certo Aznar, che ha perso le elezioni a cui era superfavorito per una plateale e cinica bugia detta pochi giorni prima del voto? Ultimo piccolo appunto: quando si accorgono che è italiana, tutti, ma dico tutti, le chiedono com'è possibile che l'Italia sia caduta nelle mani di un uomo che lì ancora ricordano per aver portato in Spagna 'Colpo Grosso'

  3. Fabrizio Rispondi
    I dati economici italiani non sono sottostimati? La forte presenza di una economia sommersa nasconde parte del PIL e potere di acquisto reale. I dati in discussione insieme ad altre valutazioni segnalano comunque un declino rispetto agli altri paesi europei. E’ vero che la Spagna ha puntato molto sull'edilizia, ma anche sulle infrastrutture e sull'istruzione come investimento per il futuro. L'Italia, nello stesso periodo, ha concluso qualcosa in questi settori?
  4. Gino Vipiccone Rispondi

    Vi metto al corrente che in Spagna la festa e' finita. Anche Trichet qualche giorno fa ha detto che "E' difficile da credere la crescita spagnola", aggiungendo che comunque si basa sull'immigrazione non qualificata a bassissima produttività. Aggiungo che l'economia spagnola si basa sulla costruzione di enormi edifici di dieci piani (urbanizzazioni), nelle quali vanno ad abitare gli spagnoli che si spostano dai vecchi quartieri che vanno via via occupando gli immigrati che si sono stabiliti qui per costruire, appunto, le case nelle quali andranno ad abitare gli spagnoli che si spostano. Cioè in Spagna si e' continuato a fare ciò che già si fece (in tutta Europa) negli anni '60 e '70. Questa è l'economia spagnola. Ma siamo alla fine e con l'avanzo di bilancio di questi anni i politici (chiunque vinca) dovranno spendere il denaro pubblico affinché la gente possa mantenere un livello di vita "europeo" che ormai dà per scontato. L'Italia di Craxi e della razzia delle casse pubbliche

  5. Giuseppe P. Rispondi

    Ottimo articolo. Vorrei far notare che in Italia la condizione dei giovani è particolarmente preoccupante. Un mercato del lavoro che punisce sul piano dei salari (invece di premiare e ricompensare) quanti sono "flessibili", per scelta o per necessità. Uno stato sociale praticamente assente nell'aiuto dei giovani fa sì che noi graviamo interamente sulle spalle delle famiglie. I nostri genitori, alla nostra età, stavano meglio di noi. Se non fosse per il sostegno delle nostre famiglie, noi vivremmo al di sotto della soglia di povertà, pur lavorando duro.

  6. maurizio carra Rispondi

    Sono solo in parte d'accordo sul contenuto dell'articolo "Ma il sorpasso c'è" in quanto, a mio avviso, gli autori hanno trascurato un fattore molto importante nella determinazione del Pil "reale": l'economia sommersa che da noi pesa un terzo del Pil. E' chiaro che nel conteggio va inserito solo il differenziale in quanto anche gli altri paesi soffrono dello stesso male, ma, in misura più moderata. A voi le conclusioni. Grazie e complimenti

  7. Luigi Scorca Rispondi

    Penso che siano varie le cause che hanno determinato una stagnazione del Pil pro capite Ppp italiano: se è vero che nel nostro Paese non è compresa pienamente la necessità di coltivare il capitale umano, l’ Italia sconta una miope politica economica che non ha saputo creare competizione tra gli attori economici. Le privatizzazioni dei monopoli nazionali non sono state accompagnate da efficaci politiche di regolamentazione: la permanenza di barriere all’ ingresso, il mancato controllo sul raggiungimento degli standard di servizio e la timidezza con cui si procede nella separazione delle reti, ha portato alla trasformazione dei monopoli pubblici in meri monopoli privati. Altri paesi invece, tra cui la Spagna, hanno agito dapprima privatizzando le società, poi permettendo l’entrata di nuovi concorrenti in un mercato liberalizzato. Di conseguenza, mentre effettive regolamentazioni in altri paesi hanno portato ad una diminuzione dei prezzi dei servizi, e quindi ad un maggiore potere d’acquisto, l’ Italia continua ad avere i prezzi più alti nella UE: questo è sia una importante causa dell’ indebolimento del potere d’acquisto, che un freno alla crescita dell’intero sistema-paese.

  8. Stefania Mercuri-Schürmann Rispondi

    Mi piacerebbe sapere quanto contano gli aiuti dell'UE in questo sorpasso della Spagna e della Grecia nei confronti dell'Italia. Entrambi i paesi, al contrario dell'Italia, ricevono dall'UE più soldi di quanto ne versino nelle casse comuni. Può essere anche questo un fattore determinante?

  9. gianluca Rispondi

    Alle volte "noi" economisti ci facciamo trasportare parecchio dall'obiettività degli indicatori, che poi tanto obiettiva non è se allarghiamo la lente. Ahinoi!, la Spagna ha da sempre avuto un passo più interessante di quello italiano. Più sensuale, più attrattivo. E ciò non per i monumenti o per le donne, ma piuttosto per la tranquillità e il coraggio insito nel percorso culturale di ogni singolo individuo. Piango perchè, quando racconto della nostra condizione a qualche amico spagnolo, stentano a crederci e mi prendono in giro pensando che io non usi bene le parole.

  10. Giuseppe Cangini Rispondi

    L'accordo è scontato; non solo nei numeri, ma di evidenza quotidiana. La radice ultima mi sembra che anche in questo caso vada ricercata, però, nel cinismo e nell'apatia, con i quali la ns/ società reagisce al problema. Il non aver osservato reale reattività dei decisori per lunghi anni, fa ritenere la deriva ineluttabile. La sostanziale mancanza di commenti al discorso di fine 2007 del Signor Presidente della Repubblica, di per sè quasi eversivo (in una società ordinata), ne è la prova più lampante.

  11. Simone Rispondi
    E' indubbio che l'italia economica e' spaccata in due: il centro-nord ed il sud. Sarebbe possibile vedere il Pil equivalente delle due italia messo a confronto con quello degli altri paesi?
  12. Valerio Poti Rispondi

    Concordo con la disgnosi e con la "cura" ma suggerirei di non enfatizzare solo alla quantità di anni di scolarizzazione ma anche alla loro qualita', per non rafforzare l'equivoco che e' solo una questione di maggiori risorse da spendere nell'istruzione. Sul terreno della qualita', purtroppo, probabilmente il confronto diventa ancora piu' drammatico, specialmente dalla fine degli anni 80 in qua, cioe' da quando e' cominciato il declino dei licei, ma ci vorrebbero dati storici comparabili a quelli prodotti di recente dall'OCSE per capire meglio le dinamiche evolutive. A livello di studi universitari, a costo di complicare il quadro, il problema e' forse la grande disparita' tra alcuni istituti eccellenti (una chicca: la meta' di coloro che conseguono l'agognato Certificate of Financial Analyst in Irlanda sono espatriati Italiani, soprattutto Bocconiani ma non solo, indice che qualcosa di buono qualche facoltaànostrana la insegna) e MOLTI meno che mediocri.

  13. Stefano Lalatta Rispondi

    Leggendo questi semplici ma chiarissimi dati, fa ancora più impressione la leggerezza e l'arroganza con cui Prodi ha liquidato la vicenda "sorpasso". La questione è oramai chiara a molti: con il nostro tasso e livello di scolarizzazzione, i nostri ragazzi avranno ben poche possibilità di competere nel futuro. Di questo nessuno se ne occupa. Meglio parlare di legge elettorale e di giudici "deviati"...

  14. Pablo Da Pietrasanta Rispondi

    Che problema c'è? Avra' avuto le sue buone ragioni per sorpassarci....non credo ci vorrà molto....visto le politiche economiche che il nostro bel paese intende proseguire....preoccupiamoci piuttosto della nostra salute.....IL nostro cancro è la nostra incompetente classe politica.

  15. Luca Cifoni Rispondi

    Pienamente d'accordo: quel che conta è la tendenza di lungo (o già medio) periodo, che vede la Spagna passarci avanti inesorabilmente. Tuttavia, volendo un po' pignoleggiare sul sorpasso 2006, si può notare una piccola stranezza: Eurostat ha usato una conversione PPP tra Italia e Spagna uguale a quella di alcuni anni fa: laddove se il livello dei prezzi resta più alto da noi, il fatto che la Spagna abbia da tempo un più elevato tasso di inflazione, avrebbe dovuto portare ad un relativo aggiustamento.