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PRIMA DI TUTTO, UN AMICO *

Il Governatore della Banca d’Italia ha ricordato Riccardo Faini in un convegno organizzato nello scorso settembre all’università di Brescia. Prima di tratteggiare la figura dell’economista nell’intervento ufficiale , il Governatore ha voluto ripercorrere le tappe di una lunga e profonda amicizia, cementata da tre grandi passioni: l’economia, la politica e il calcio. Per delineare il ritratto umano, i caratteri della personalità di Riccardo, la sua intelligenza, il suo ottimismo, la sua fiducia negli altri, la sua ironia.

Prima dell’intervento formale vorrei anzitutto ringraziare Alessandra Del Boca e gli altri organizzatori di questo convegno e dire due parole di carattere personale. Sono molto grato di questo invito: questi incontri rappresentano occasioni straordinarie per ripercorrere i rapporti che si hanno nel corso di una vita. Nel ripercorrerli si scoprono aspetti della personalità che non si erano conosciuti prima; si scopre, in una parola, la ricchezza straordinaria della persona umana.
La vita è così affollata, specialmente per alcuni di noi, e scorre così velocemente che, a volte, si perde il senso dello spessore umano delle persone con cui si viene a contatto. Per questo bisogna essere molto grati a chi ci dà l’occasione di fare queste riflessioni, che riguardano anche la nostra vita. Questa gratitudine è ancora maggiore quando la persona a cui si pensa, che si cerca di ridipingere, di ridescrivere, di rivedere nei nostri pensieri è un amico, e come era amico Riccardo per me. Vi devo dire che forse solo Laura sa quanto fosse profondo questo legame, ma anche Gipi Galli, il quale ha scritto oggi un articolo che vi voglio leggere – soltanto due o tre righe – perché con poche parole, molto semplici, riesce a descrivere le tappe fondamentali di questa amicizia. “Ci eravamo conosciuti negli Stati Uniti al Mit, io avevo finito la tesi e di là a pochi giorni sarei partito, mi ricordo ancora esattamente un’estate torrida, ci siamo conosciuti in un ristorante cinese di Concord Avenue, poi le loro vite hanno continuato a incrociarsi nel corso degli anni per via delle comuni frequentazioni nell’accademia e nelle istituzioni internazionali”.

Presso le Istituzioni internazionali, l’esperienza in Banca Mondiale è quella che ha maggiormente unito me e Riccardo. Nel 1984 mi trasferisco, con mia moglie e con i miei figli, a Washington, dove sarei rimasto fino al ’90 come Direttore Esecutivo della Banca Mondiale. Riccardo sarebbe venuto di là a qualche anno come economista della stessa Banca. Abbiamo cominciato a passare molto tempo insieme, sia nel mio ufficio con Enzo Grilli, sia alla sera nelle rispettive case, con i figli piccoli. Alessandra poco fa mi ha fatto venire in mente che Riccardo non sgridava mai i suoi figli, nemmeno quando interrompevano i nostri discorsi – durante i quali io volevo, pretendevo, la sua totale attenzione e non volevo interferenze. Riccardo non sgridava mai, come dicevo, i suoi figli che erano bambini simpatici e vivaci e volevano essere al centro dell’attenzione; e allora, poiché io non potevo sgridarli al suo posto ho cominciato a prenderlo in giro per questo. Ricordo gli affettuosi nomignoli che avevo dato ai suoi figli e che ora non ripeto per non metterli in imbarazzo e che, ovviamente, sono stati oggetto di ironia per tutta la vita. È stato ricordato che in seguito lo chiamai al Tesoro, dove però abbiamo lavorato poco tempo insieme, negli ultimi mesi della mia permanenza lì. Ma, come ha ricordato Francesco (Giavazzi), ogni volta che c’era un incarico ci si sentiva, come è avvenuto anche in occasione della sua designazione al Fondo Monetario Internazionale come Direttore Esecutivo. Più tardi siamo tornati a Roma, “ovunque si incontrassero, dice Gipi, da Washington, a Londra, a Roma “non rinunciarono mai ad una partita a tennis”, dove vinceva quasi sempre lui, e a scambiarsi opinioni sulle loro grandi passioni, l’economia, la politica e il calcio”. Ed effettivamente quando siamo tornati ci scambiavamo consigli, opinioni e soprattutto commenti calcistici. Anche se ci vedevamo un pochino meno era immancabile il mio commento da romanista alle performance – non sempre eccezionali – del Milan dopo una partita di Champions League. Commenti mandati non sempre in maniera molto ortodossa, ma che comunque suscitavano, anche questi, degli scambi di battute e anche in queste, devo ammettere, vinceva sempre lui: insomma era molto più spiritoso.

Dicevo prima che queste occasioni sono molto importanti e lo sono molto di più quando la persona su cui si riflette è anche un amico, perché quando sparisce un amico c’è un vuoto straordinario e c’è un grande rimpianto. Ripercorrere come ho fatto io, ma soprattutto come hanno fatto gli altri prima di me, i caratteri della personalità di Riccardo, il suo ottimismo, la sua fiducia negli altri, la sua ironia. Che cosa dicono queste cose? Ci dicono che il vuoto viene riempito da questo ricordo, da questa rivisitazione, il rimpianto viene attenuato e io devo dire nel far questo sento che la voce che ci invita a seguirne l’esempio è molto più forte del rimpianto, del senso di vuoto.

* Anticipazione del libro "Riccardo Faini. Un economista al servizio delle istituzioni" a cura di Alessandra Del Boca.

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OLTRE IL CASO MASTELLA *

  1. Fabio Coda

    Ricordo di aver letto con molto interesse alcuni scritti del professor Faini, era anche uno degli economisti più interessanti da sentire a Ballarò ,e da quanto leggo doveva essere una bella persona anche dal punto di vista umano . Mi chiedo come in Bocconi non si faccia una giornata in suo onore, come non si organizzi un seminario che possa far conoscere i campi di studio e di ricerca del professor Faini, ne cito uno su tutti per l’interesse che potrebbe suscitare:"Il Mezzogiorno" .Di sicuro sarebbe una bella iniziativa che piacerebbe molto a tanti studenti.

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