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SANZIONE SOCIALE PER VINCERE LA CRISI DI FIDUCIA

Il 2007 ci ha dato una misura dei danni causati dalla scarsa trasparenza nel funzionamento dei mercati finanziari, nella gestione delle banche e nella governance delle imprese. Migliorare l’informazione su questi temi è una delle nostre ragioni d’essere. Cercheremo di aumentare la consapevolezza e, dunque, la sanzione sociale di comportamenti poco trasparenti e inadeguati. Attraverso un progetto che ci permetta di monitorare gli strumenti finanziari proposti dalle banche a una clientela spesso ignara dei rischi che comportano e segnalando casi di amministratori che violino requisiti di competenza e onestà. Ma abbiamo bisogno dell’aiuto dei lettori.

L’anno che sta per chiudersi ci ha dato una misura, forse ancora per difetto, dei danni causati dalla scarsa trasparenza nel funzionamento dei mercati finanziari, nella gestione delle banche e nella governance delle imprese. La crisi finanziaria seguita al collasso del mercato dei subprime negli Stati Uniti è, prima di tutto, un segnale di cosa accade quando non ci sono gli incentivi adeguati a raccogliere e disseminare informazioni sui rischi di insolvenza, su chi sono i debitori effettivi e sull’entità del loro debito. Per uscirne ci vorrà più sorveglianza e più coordinamento fra paesi, ma anche più consapevolezza tra i risparmiatori. Consapevolezza non vuol dire sfiducia, ma attenzione alle informazioni, volontà di esigere chiarimenti dagli intermediari finanziari e, nel caso in cui queste informazioni non venissero fornite, sanzione sociale nei confronti dei comportamenti opachi, poco trasparenti. 

Nuovi progetti per il 2008

In Italia abbiamo fin troppa sfiducia e poca consapevolezza. Non c’è sanzione sociale dei comportamenti opachi, semmai una condanna generica di tutti gli intermediari finanziari, senza distinzione alcuna. Il fallimento dell’operazione trasferimento del Tfr ai fondi pensione si è materializzato prima della crisi finanziaria. Il basso tasso di adesione ai fondi pensione tra i giovani, la categoria che maggiormente poteva beneficiare di questa opportunità, segnala proprio gli alti costi sociali e individuali della sfiducia assoluta, indiscriminata, frutto anche di una scarsa formazione finanziaria degli italiani.
Nel 2008 vogliamo contribuire ancora di più, pur nel nostro piccolo, a una maggiore consapevolezza dei cittadini e dei risparmiatori italiani. Troviamo in questo compito una delle principali ragion d’essere de lavoce.info.
L’informazione finanziaria da noi più che altrove continua a essere imbrigliata da un sistema di assetti proprietari complessi e poco trasparenti, che alimenta sospetti e pone in essere conflitti di interesse su tutto. Una stampa che fosse meno condizionata dai cosiddetti “grandi gruppi economici” potrebbe giocare un ruolo molto più importante nel modernizzare il capitalismo, come avvenuto in altri paesi. Nell’informazione finanziaria conta più quello che non si scrive di quello che si scrive perché queste omissioni sono difficili da cogliere per il lettore, soprattutto se il lettore ha un basso grado di alfabetizzazione finanziaria.
Lavoce.info ha il vantaggio di vivere sul contributo di idee di docenti universitari, la professione che oggi in Italia forse consente maggiore libertà d’espressione, e sul contributo finanziario di voi tutti. Grazie per il sostegno che ci state dando (abbiamo raccolto oltre 15mila euro).
Vi chiediamo ora un contributo anche su due nuovi progetti che stiamo costruendo per il 2008. Il loro comune denominatore è cercare di aumentare la consapevolezza e, dunque, la sanzione sociale di comportamenti poco trasparenti e inadeguati nei mercati finanziari. Proprio perché in Italia c’è poca attenzione a questi aspetti, la sanzione sociale può essere un deterrente molto efficace.
Vi chiediamo perciò di aiutarci nel monitorare gli assetti proprietari delle imprese, la loro corporate governance, la competenza e onestà di chi le dirige e i prodotti che gli intermediari finanziari vendono ai risparmiatori.

Competenza e onestà degli amministratori di società

Gli amministratori di società devono soddisfare requisiti di comprovata professionalità e onorabilità, ovvero comprovata competenza e comprovata onestà. Soprattutto nel caso dei consigli di amministrazione di intermediari finanziari. Perché gli amministratori sono chiamati a gestire i soldi degli altri e la finanza, si sa, ha due caratteristiche: è disciplina complessa (da qui la professionalità) e si basa su una materia prima, i soldi, che per la elevatissima liquidità che li caratterizza, è appropriabile da chi ha il potere di gestirla (da qui l’onestà). L’esistenza di questi requisiti andrebbe verificata continuamente. Il loro venir meno mette a rischio non solo i risparmi di coloro che li hanno affidati in gestione, ma qualcosa di ancora più importante: la stabilità del sistema finanziario e la sua possibilità di svilupparsi. Questa è la ragione per cui lo Stato interviene per fissare i due requisiti.
Proprio in Italia, dove c’è un basso grado di fiducia nei mercati finanziari, bisognerebbe prestare maggiore attenzione nell’accertamento di tali requisiti. Dovrebbero essere le stesse società quotate a darsi un codice di autodisciplina che preveda regole precise riguardo ad amministratori che ne violino anche uno solo. È nel loro stesso interesse.
Tuttavia, nessuno si occupa di verificarli. Facciamo un esempio sotto gli occhi di tutti, ma di cui nessun giornale parla.

L’incredibile caso di Cesare Geronzi

Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca – uno degli anelli più importanti del sistema finanziario italiano, come si è visto anche in occasione del ricambio dei vertici Telecom – può esibire un ricco e lungo curriculum a sostegno del primo requisito. Soddisfa anche il secondo? A oggi Geronzi ha subito una interdizione giudiziaria temporanea dall’attività bancaria a opera del Gip di Bologna in relazione all’inchiesta sul crac Parmalat; è indagato per il crac della Cirio, per il caso Parmalat-Ciappazzi e per la vicenda Eurolat, con un rinvio a giudizio con l’accusa di concorso in bancarotta e usura. Ha già subito una condanna in primo grado per concorso in bancarotta nel caso Italcase Bagaglino a un anno e otto mesi di reclusione ed è stato dichiarato temporaneamente inabile all’impresa commerciale e agli uffici direttivi. Questi fatti, l’ultimo in particolar modo, minano la solidità del secondo requisito. Formalmente, il decreto del ministro del Tesoro fissa l’incompatibilità con l’esercizio della funzione di amministratore in una banca per chi ha subito una condanna definitiva. Nella sostanza, la reputazione e il requisito di “onorabilità” si possono perdere anche prima. Non c’è bisogno di aspettare la condanna definitiva.
In un paese dove il mercato funziona, e dove la reputazione ha un valore, Geronzi sarebbe stato rimosso da tempo. Perché non accade in Italia? Perché, anzi, si lascia che concentri su di se la gran parte dei poteri in Mediobanca, essendo anche presidente del patto di sindacato, del consiglio di sorveglianza e del comitato governance? Perché gli azionisti di Mediobanca ritengono che la reputazione di Geronzi sia irrilevante per la solidità di Mediobanca?

I prospetti per allodole

Capita troppo spesso che intermediari finanziari vendano a una clientela, sovente del tutto ignara dei rischi insiti in strumenti finanziari sempre più sofisticati, prodotti come le obbligazioni strutturate, su cui vengono forniti prospetti informativi per lo più incomprensibili al comune mortale. Per favore, segnalateci quegli strumenti finanziari che vi vengono proposti da intermediari finanziari che vi appaiono opachi, anche dopo una attenta lettura dei prospetti informativi, che vi preghiamo di farci avere assieme alle vostre segnalazioni.  
Vi chiediamo anche di segnalarci possibili violazioni dei requisiti di onestà e di competenza da parte di amministratori di società. Faremo uso pubblico di queste informazioni, ovviamente, solo dopo un’attenta verifica. Il nostro obiettivo è sempre lo stesso: migliorare la qualità dell’informazione economica italiana. Lo si fa anche scoraggiando comportamenti opachi con la libertà, i bassi costi di disseminazione delle informazioni, che Internet ci concede.

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Leggi anche:  Luci e ombre nei nuovi requisiti per gli esponenti bancari

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28 commenti

  1. luigi_zoppoli

    Le puntuali osservazioni del Prof. Boeri e la sua iniziativa di sanzionare socialmente la poca trasparenza e la poca onestà, trovanoun limite obiettivo e non so quanto superabile. Ripetendo quanto detto da non rammento chi, oggi in questo paesel’unica sanzione possibile è quella penale. Figurarsi. Sparito il concetto di reputazione, osservatii tanti esempi di personaggi al di sotto di ogni sospetto elevati al rango di grandi politici o grandi manager, o peggio personaggi da stampa trash e TV, la furbizia eretta a regola, la diffusione di conflitti di interesse ad ogni livello che neppure nei casi più eclatanti genera scandalo, chi o come potrebbe applicare una sanzione sociale? Mancano oramai i parametri di riferimento rispetto ai quali misurare onorabilità e reputazione e diffusa è la tendenza alla genericità ed alla generalizzazione ciò da cui consegue, classicamente, tutti colpevoli nessun colpevole.

  2. Carmine Pappalardo

    Gentile Professore, nelle sue considerazioni, il riferimento alla libertà di pensiero dei professori universitari (italiani) potrebbe costarle una piccola contraddizione. La libertà di pensiero si identifica con le persone e non con le corporazioni cui, volontariamente o meno, fanno riferimento. Ritengo che anche per i liberi professori italiani qualche distinzione sarebbe stata doverosa. Probabilmente, la libertà di costoro è dovuta alla loro inamovibilità: al pari, dei magistrati e, come nel suo testo, dei banchieri. Considerazioni che valgono per tutti: ma da operatori tanto preziosi sarebbe auspicabile che venisse il giusto esempio. Rifletto, inoltre, sul fatto che la classe dirigente di questo paese è costituita da professori: i giudici di Cassazione, gli alti funzionari pubblici, i presidenti di enti pubblici. Invece di affermare la libertà derivante dal proprio status, perché non valorizzare il coraggio di quanti esprimono le proprie opinioni in forza della propria responsabilità? Confido non valga per lei, ma per i tanti che si sono sentiti rassicurati leggendo il suo testo forse è il caso di ricordare loro che, per quanto si sentano assolti, sono per sempre coinvolti.

  3. Sergio

    Apprezzo molto questa iniziativa. Nel nostro paese si sta perdendo da troppo tempo il "valore" dell’onorabilità a vantaggio, purtroppo, di "disvalori" quali furbizia, arricchimento, immagine…

  4. Massimo GIANNINI

    Semplice le risposte alle sue domande "Perché non accade in Italia?" Perché in Italia gente perbene non siede nemmeno in Parlamento e gli italiani non si scandalizzano. "Perché, anzi, si lascia che concentri su di se la gran parte dei poteri in Mediobanca, essendo anche presidente del patto di sindacato, del consiglio di sorveglianza e del comitato governance?" Perché si sa cosa rappresenta Mediobanca in Italia, non certo una public company! "Perché gli azionisti di Mediobanca ritengono che la reputazione di Geronzi sia irrilevante per la solidità di Mediobanca?" Perché tra gli azionisti di Mediobanca e relativi patti ci sono anche soci come l’Ing. Salvatore Ligresti che quanto a reputazione non é da meno di Geronzi. Perché l’Italia é governata dalle famiglie, di anziani…

  5. Franco A.Grassini

    In linea di principio la tesi di Boeri sull’onorabilità è da condividere pienamente, ma con una magistratura che troppo spesso non ha reali competenze in materia economica, possiamo escludere una persona solo perchè indagata o condannata in primo grado? tanto più con i media non indipendenti.

  6. michele giardino

    Ottimo "ripasso" di ciò che ciascuno dovrebbe sapere, ma pochi sanno . Forse nelle scuole, all’educazione civica (ora finalmente riesumata, ma dal Quirinale…) andrebbero aggiunte nozioni di base di economia monetaria e finanziaria. Al prof. Boeri mi permetto di avanzare una proposta, tanto per fare qualcosa subito, visto che da noi i tempi di gestazione delle riforme sono di regola, si sa, inversamente proporzionali all’importanza delle stesse. Da tempo le norme di vigilanza emnate in origine per le banche, ma poi adottate anche in settori contigui, OBBLIGANO i Cda a MOTIVARE ADEGUATAMENTE le loro scelte. Ottenere dagli Organi delle aziende (ad esempio, di Mediobanca), l’integrale pubblicazione di motivazioni (e verbali) delle scelte di Presidenti e CFO, permetterebbe agli studiosi di controllarne da un lato la serietà e dall’altro l’intensità dell’attenzione dell’apparato pubblico. Per le scelte assembleari, basterebbero, per ora, i C.V., ma dettagliati. I risparmiatori saprebbero chi sono, e come ragionano, quelli nelle cui mani è il loro denaro. Sempre che la stampa, cioè le convenienze dei giornalisti e le relazioni degli editori, lo consentano.

  7. FF

    Dopo anni in cui abbiamo visto di tutto, dove i manager si sono ritagliati uno spazio di intoccabilità tale da stravolgere le regole dell’economia stessa, ottenendo altissimi rendimenti per sé a fronte di rischi prossimi allo zero, finalmente vedo che qualcuno ha fatto il piccolo-grande salto logico necessario per invertire la china. Basta con l’irresponsabilità. I manager devono essere “toccabili” da sanzioni per il loro comportamento, perché “toccano” l’economia e la società in cui vivono. Lei parla di “sanzioni sociali” e forse è l’unica via realistica da percorrere, in un sistema bloccato come quello italiano, ma noi (io e altri miei amici pensavamo a vere e proprie “cauzioni”. chi entra nell’alta direzione di una SPA/società quotata deve lasciare in deposito una cauzione pari a 3 (o 4, o 5) annualità, da reinvestire nel fondo pensione dei dipendenti, alle stesse loro condizioni dei dipendenti e da restituire due o tre anni dopo la fine del mandato. Due o tre anni sono probabilmente un tempo sufficiente per poter valutare a pieno che tipo di eredità il manager ha lasciato dietro di sé. Oppure si trattiene il 50% dello stipendio e lo si restituisce 3 anni dopo. Ci pensi!

  8. VITTORE DA RIN

    Perché Geronzi? E allora perchèéBerlusconi e gli onorevoli con condanne in giudicato che siedono in Parlamento? Ricordate il racconto di Cuore, Il piccolo patriota padovano? (oggi è di moda deridere il Cuore di de Amicis e nessuno più lo legge ma è ancora interessante). Ricordate quando il fanciullo, dopo aver ottenuto la solidarietà dei viaggiatori del piroscafo si ritira a dormire e li sente far le considerazioni sugli Italiani? truffatori, briganti, ignoranti, sudici, ladri…Questa era la considerazione generale sugli Italiani ancora nell’ 800. Geronzi e gli altri sono la dimostrazione che ancora poco è cambiato.

  9. piepar

    Sono completamente daccordo e mi domando come mai il mercato non reagisca. Io ho venduto tutto quello nel qualo il nostro era implicato. Chedete a Arpe di esprimere lo stesso parere.

  10. Jacopo Lombardi

    Basterebbe, per avere nuove segnalazioni, solo dare un’occhiata ogni tanto a siti quali http://www.beppegrillo.com http://www.onemoreblog.it cercare su YouTube le parole "travaglio" e vedere i risultati. Insomma, complici le inerzie di chi ha il ruolo istituzionale di intervenire, le realtà sempre più scandalose della non-governance o mis-governance che abbiamo in Italia su imprese (private e non) non necessitano gran lavoro da parte dei vostri lettori. Il gran lavoro che necessitano è di chi vuole provare a informarci – col vostro punto di vista – di quello che emerge. Le TV non lo faranno mai. Del vostro sito continuo invece ad avere una gran stima. Cordialmente, J

  11. alessandro

    Il progetto che voi vi proponete è importante e da incoraggiare. Del resto sono sempre stato d’accordo con quel giudice – mi pare Davigo – che una volta disse: "Se io vedo il vicino di casa uscire dal mio appartamento con l’argenteria, non aspetto la sentenza della Cassazione per smettere di invitarlo a cena". E cosi’ per gli amministratori dei soldi altrui non deve valere il principio: "Innocente fino a sentenza della Suprema corte (cioe’ a condanna definitiva)". Se uno come Geronzi ha un curriculum penale che aasomiglia a quello di Al Capone ma non ha ancora una condanna definitiva, sarebbe il caso che se ne stesse alla larga dalla gestione dei soldi degli altri. Ma la politica non puo’ rinunciare a Geronzi perche’ – azzardo io – ha il suo tonaconto. E qui mi fermo…

  12. alberto

    Credo che la domanda sul perché Geronzi sia al vertice di Mediobanca possa essere considerata retorica. In un paese come UK o US sarebbe fuori dalla comunita’ finanziaria, ma in Italia esistono anche meriti politici. Meriti acquisiti finanziando movimenti politici ed amici degli amici. Ne ha parlato Report, ne parla questo sito, ma il risultato purtroppo non cambia. E’ un altro segno della decadenza di cui (purtroppo a ragione) hanno parlato i giornali anglosassoni.

  13. Luigi Spaventa

    Condivido i progetti. Mi si consentano alcune chiose. I requisiti formali di sono importanti. Ma non salvano gli investitori dagliabusi. Come più volte ribadito da Cavazzuti, da Zingales e da me, la disciplina delle transazioni con parti correlate è essenziale. Il nostro art. 2391bis del c.c. fa sorridere. Ci si rifaccia all’esperienza inglese che prevede l’approvazione assembleare di quelle transazioni oltre un certo limite. Si tenga comunque presente che il rinvio a giudizio è un atto preliminare a un lungo iter giudiziario, e indica solo che le questioni sollevate dal PM meritano dibattimento. Non ci si illuda sui prospetti. Nessun risparmiatore si leggerà mai 200 pagine di un prospetto di IPO. Per le obbligazioni strutturate nessun prospetto, per definizione, è comprensibile a un laico . Semplicemente, le si renda inaccessibili ai risparmiatori che non rispondono a un determinato profilo, ex Mifid). Si chieda una maggiore informazione a Banca d’Italia. E ci si occupi dei prodotti c.d. assicurativi di ramo III – gli strumenti più opachi.

  14. Paolo Rosa

    L’articolo tocca temi fondamentali purtroppo ad oggi irrisolti in Italia. La Mifid e la bozza di proposta di modifica del DM 703/1996 pubblicata il 21 dicembre dal MEF dovrebbero imporre anche nel nostro paese una nuova cultura nel mercato finanziario fatta di controllo ex ante ed ex post del rischio e trasparenza nei confronti del consumatore, retail o professionale che sia. Purtroppo oggi la finanza italiana è concentrata in pochi gruppi. I Fondi Pensione se rapidamente implementeranno la loro professionalità dovrebbero trovarsi nelle condizioni ideali per contrastare l’oligopolio attuale e consentire al nostro paese di avviarsi verso la modernizzazione che tutti invocano ma poi , nei fatti, assai pochi mettono in campo. Auguriamoci che il 2008 sia l’anno della svolta in un settore tanto delicato quanto vitale. Alla redazione de La Voce l’augurio di proseguire nella strada intrapresa. I risultati arriveranno. Avv.Paolo Rosa-Trento

  15. GUIZZARDI FRANCO

    Grazie per quanto andrete a fare. E’ assolutamente necessario denunciare i ripetuti casi di disonestà nascosta. Il caso Geronzi è clamoroso.

  16. Andrea

    La situazione in effetti non è certo trasparente, credo di avere una risposta personale alla domanda da lei posta: “Perché gli azionisti di Mediobanca ritengono che la reputazione di Geronzi… Posto che i summenzionati azionisti non sono dei dilettanti sprovveduti, evidentemente un soggetto di quel profilo fa comodo, offre delle garanzie di vasta copertura e certamente si integra bene nel più ampio sistema paese Italia, approssimando con molta precisione i codici etico/comportamentali della struttura sociale e comportamentale del nostro paese. Cosa fare allora? Difficile da dire, ovvio è che qualsiasi iniziativa – come la vostra – sensata, onesta ed equa è ben accolta, ma mi occorre sottolineare che è necessaria una forte capacità di autocritica ed assunzione di responsabilità collettiva, ovvero ci si deve fare un profondo esame di coscienza. Tutti quanti, nessuno escluso. Il sistema finanziario riflette le anomalie del sistema paese, e del singolo cittadino.

  17. Emanuela

    In un Paese Normale un ex Presidente del Consiglio e attuale Capo dell’opposizione dopo quello che è emerso dalle intercettazioni telefoniche, avrebbe dovuto nascondersi per la vergogna. In Italia invece può tranquillamente sbraitare contro le intercettazioni, contro il governo in carica e aizzare le folle che, invece di indignarsi, corrono ad applaudirlo. Forse è tutta qui l’anomalia italiana che consente a soggetti condannati in via definitiva di stare in Parlamento e a soggetti, come Cesare geronzi, privi o quasi di dei requisiti di onorabilità di sedere nei Consigli di amministrazione di banche, assicurazioni e finanziarie.

  18. Tito Boeri

    Caro Boeri, a proposito di quanto dice e nello stesso tempo si chiede della onorabilità e professionalità richieste ad amministratori e sindaci di società, in particolare di quelle bancarie, facendo speciale riferimento al potente Cesare Geronzi, Le suggerisco, al riguardo, di fare, come si suol dire, una ricerca di mercato e noterà che i titoli di professionalità e di onorabilità, nelle società che contano, si acquisiscono con le amicizie. Provi a sentire, e da ciò ne tragga le conseguenze, di quanti piaceri (consulenze ed altro) elargisce Geronzi sulla piazza di Roma e non solo. La valutazione della professionalità e della onorabilità che si fa in Italia non é quella che si acquisisce con merito e dedizione ma attraverso altre linee che spesso hanno niente a che fare con le capacità e l’ etica. Detti canali, che io ricordi, sono sempre esistiti e fino a quando non si interviene sui modi di costitutione e di alimentazione degli stessi in Italia non cambierà mai niente, specie in quelle istituzioni ritenute a torto o a ragione potenti.

  19. GUIZZARDI FRANCO

    Coltivo da molto tempo un sogno, che un giornale serio e indipendente denunci tutte le numerose falsità che i politici ci propinano, approfittando della nostra ignoranza, durante le varie trasmissioni tv. Il vostro giornale è sicuramente in grado di farlo. E’ una questione di serietà e di rispetto verso tutto l’elettorato e al mondo che ci guarda sempre più otturandosi il naso. i have a dream. Grazie.

  20. carmelo lo piccolo

    Vorrei innanzitutto augurare a tutto lo staff de "lavoce.info", un sereno Natale (mi scuso per il ritardo negli auguri natalizi, spero siano comunque graditi!) e un ottimo 2008. L’iniziativa sui mercati finanziari è senz’altro degna della massima attenzione e merita tutto il sostegno possibile: è comunque singolare che in un Paese ad avanzata economia di mercato debba essere un sito Internet di professori universitari a intestarsi una battaglia di civiltà economica e morale a tutela dei cittadini e della stabilità del mercato, e che evidenziare situazioni incresciose come quelle di Cesare Geronzi suoni quasi come un "attentato" al sistema e non come un sacrosanto atto di difesa dello stesso. E’ altrettanto preoccupante che sulla qualità dell’informazione finanziaria e sui requisiti morali e professionali di chi dirige le istituzioni creditizie e finanziarie italiane non esista un monitoraggio attento, pubblico e costante, malgrado la presenza di Banca d’Italia, Consob, Autorità indipendenti e quant’altro. E’ una delle tante anomalie del sistema – Italia, dove tutti a parole si proclamano liberali e liberisti, salvo quando si tratta di difendere il proprio monopolio

  21. Claudio Robbiati

    Ho lavorato per anni per multinazionali USA e società italiane quotate in borsa. Il nodo delle "false comunicazioni" è esploso nel momento in cui sono intervenuti sul mercato gli strumenti finanziari che fino a quel momento erano utilizzati per gestire forme di copertura assicurativa ad investimenti elevati e/o rischiosi. L’esigenza derivata dalla quotazione di questi nuovi "prodotti" di stimolare continuamente il mercato ha spinto i manager ad inventarsi risultati trimestrali che non hanno ne possono avere alcun significato economico reale: anticipano unicamente possibili sperati utili rinviando sia i potenziali rischi che sicuri costi. Il risultato è stato, se abbiamo il coraggio di leggere in profondità i numeri mondiali, ingigantimento delle remunerazioni dei CEO e loro cortigiani e impoverimento reale dei risparmiatori. Viva la trasparenza quindi, se tuttavia ha il coraggio di partire dai fondamentali. Buon lavoro per il futuro

  22. FRANCESCO COSTANZO

    Egregio Prof. Boeri, mi aggiungo al coro di commenti ammirati per lo sforzo che Lei e la Redazione del sito state compiendo.
    Tuttavia, in linea con i commenti di molti altri lettori, devo dirLe che a mio parere questa importante iniziativa mi sembra rivolta solo alla denuncia di un certo “malcostume”, che, lo sappiamo, va cambiato. Lodevole, ma con quali conseguenze? Mi lasci correre il paragone: è un po’ come denunciare che Napoli e provincia affogano nell’immondizia che non viene raccolta, ma se i cittadini non fanno ricorso di gruppo, rifiutandosi di pagare la TARSU, qualcuno si scomoderà mai a fare qualcosa? Lo scorso Natale la mia città e la Campania erano in una situazione indecente…
    Tornando all’argomento in discussione, una proposta potrebbe essere quella di una petizione per riformare le leggi attuali, prevedendo che anche chi è semplice indagato non possa amministrare una società, entrare in Parlamento, ricoprire cariche pubbliche. Il mio dubbio è: quanti rimarrebbero al loro posto, se una legge così fosse approvata? Pensa che si potrebbe sfruttare il sito per firmare una simile proposta?
    Auguri a Lei e alla Redazione

    • La redazione

        Di petizioni ce ne sono fin troppe. Piu’ che nuovi leggi ci vogliono codici di condotta per gli operatori e una informazione davvero libera che vigili sul loro rispetto.  Noi daremo il nostro contributo, nei limiti delle nostre forze, in questa direzione.
  23. Lorenzo Marzano

    Nel 1979 B. Andreatta affermava in Senato ” Voi sapete chi è il responsabile dell’inflazione in Italia ?Il Ragionier Geronzi !” Era allora il capo cambista della Banca d’Italia , ancora un Carneade per i più.Da allora ne ha fatta di strada coprendo ruoli sempre crescenti (banco napoli, Cariroma e Capitalia con il trionfo finale in MedioBanca ) in base a meriti bipartisan di natura più politica che professionale . La vs proposta circa requisiti di onorabilità più stringenti appare del tutto condivisibile ma nell’ Italia odierna mi suona come beffa. Come non pensanre a proposte analoghe per i politici (vedi Grillo e Di Pietro ) di cui si attende invece la condanna definitiva per l’interdizione . Cordialmente Lorenzo marzano

  24. amico bancario

    Recentemente le Banche si sono fornite di strumenti informatici di autotutela che impediscono sottoscrizioni non in linea con i requisiti di Mifid compliance.
    Accade però sempre più spesso che:
    1- le direzioni centrali invogliano i propri operatori a operare forzature, di natura prettamente psicologica, sui clienti risparmiatori in modo da indurli a fornire determinate risposte sul questionario mifid;
    2- in ossequio alla nuova direttiva comunitaria, vengono collocate obbligazioni strutturate aventi opzioni molto semplificate e gradi di rischio medio-basso, ma che non giustificano (proprio per la semplicità della struttura dell’investimento) le commissioni implicite di caricamento
    Le storture che si palesano agli sportelli sono quindi le seguenti:
    – il questionario Mifid viene somministrato troppo in fretta, le risposte spesso vengono suggerite, quasi mai viene consegnata copia integrale di quanto sottoscritto
    – i prodotti di investimento suggeriti quando effettivamente Mifid-compatibili sotto il profilo del rischio dell’investimento, non rispondono poi al requisito dell’efficienza .
    Si impedisca allora il collocamento tali strumenti ad operatori non qualificati

  25. alberto

    Finalmente qualcuno ne parla! Anche chi non è del settore sa di certe situazioni che in nesun altro Paese civile avrebbero ragione di esistere. Non ho particolari consigli: credo però che non si debbano lasciar cadere certe risposte: chi di dovere deve fornire motivazioni che devono essere pubblicate. Credo che la cosa più difficile sia fare in modo che anche altri organi di informazione parlino un po’ più di questi argomenti e un po’ meno di veline e dintorni. Per chi vuole verificare quando “controllori” e “controllati” coincidono: http://mappadelpotere.casaleggioassociati.it/. Grazie per quel che fate.

  26. simone p

    Per prima cosa bisognerebbe chiarire il significato della parola mercato in relazione alla borsa italiana, visto che di mercato ha ben poco, tanto meno se con il termine mercato si vuole ricomprendere il concetto di concorrenza. Una delle poche informazioni utili per i risparmiatori italiani sarebbe quella di offrire una mappa dei personaggi loschi che siedono nei vari consigli di amministrazione con tanto di link alla loro fedina penale, e far sapere ai risparmiatori che la vera funzione del mercato di borsa in italia è quella di scambiarsi plusvalenze fantasma e di insabbiare le perdite. per la poca esperienza che ho, mi sembra che le poche imprese che decidono di finanziarsi attraverso la borsa di milano lo facciano principalmente per la ragione che lì possono prendere soldi senza poi doverne rendere conto. altrimenti perché non andare a cercare finanziamenti su qualche mercato piu’ efficiente? Guido Rossi paragonava, ormai tempo fa, la borsa italiana alla chicago degli anni venti; davvero non penso che sia cambiato qualcosa. Allora la mia domanda (non retorica) è: perché riteniamo ancora utile un’istituzione paragonabile a strumento della criminalità organizzata?

  27. Massimo GIANNINI

    In un post precedente constatavo il legame tra la governance delle aziende e quella del Parlamento. Ora che il tale Giuseppe Ciarrapico é candidato al Senato tutto si tiene, e non solo per una fantomatica sua apologia del fascismo. Il problema é altrove: come dice Berlusconi, Ciarrapico é un editore. Su questo punto é interessante leggere cosa la stessa Forza Italia pensa di Ciarrapico: Il futuro dell’Italia sarà in mano a Berlusconi e Ciarrapico. Quest’ultimo é un editore, ci racconta il Berlusconi… ma leggete qui cosa scriveva in un’interrogazione parlamentare di Forza Italia su Ciarrapico: http://www.areagolfo.it/PDF/Primo%20Piano/160207.pdf "tale Giuseppe Ciarrapico, personaggio ben noto tanto per le attività imprenditoriali dai futuri incerti, quanto per le inenumerabili cronache giudiziarie che lo hanno interessato, alcune delle quali di particolare allarme sociale, acclarate dal giudicante penale in via definitiva." Sui legami tra Geronzi, Berlusconi e Ciarrapico si legga: http://www.societacivile.it/focus/articoli_focus/geronzi.html

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