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E LA BANCA PRENDE IL VOLO

E’ passato un anno dall’avvio ufficiale della procedura di privatizzazione di Alitalia. Siamo ora al momento della scelta fra i tre unici candidati. Ma i dodici mesi sono serviti a far desistere otto potenziali offerenti e sono costati altre centinaia di milioni di euro ai contribuenti. Rischiamo ora nuove spiacevoli sorprese se dovesse vincere la cordata Air One-Banca Intesa. Intanto, le banche restano saldamente protagoniste di una sorta di politica industriale in nome e per conto di governi centrali e locali che non sanno come farla o dicono di non volerla fare.

C’è voluto un anno, dopo l’avvio ufficiale della procedura di privatizzazione di Alitalia, per arrivare al momento della scelta fra i candidati. Questi dodici mesi sono serviti a far desistere otto potenziali offerenti e sono costati altre centinaia di milioni di euro ai contribuenti(1). Rischiamo ora altre spiacevoli sorprese se dovesse vincere la cordata Air One-Banca Intesa San Paolo. E c’è una lezione da trarre comunque.

L’offerta

Stando alle notizie di stampa, Air One offrirebbe un centesimo per azione, contro i 35 centesimi di Air France. Qualche rapido calcolo da retro della busta mostra che, accettare l’offerta di Air One per il 49,9 per cento delle azioni Alitalia comporterebbe per il Tesoro un minor introito di circa 238,7 milioni di euro. E poi, Air One ha veramente intenzione di farsi carico dell’intero debito di Alitalia? Bisognerebbe spiegare ai cittadini italiani, che hanno pagato miliardi per le varie ricapitalizzazioni dell’ex compagnia di bandiera, perché adesso dovrebbero rinunciare a un introito e forse continuare ad accollarsi parte del debito. Per difendere l’italianità di una compagnia simbolo? Evitiamo la facile ironia sul valore del simbolo, o del marchio, dopo anni e anni di vilipendio alla (compagnia di) bandiera a causa di una gestione politica, sindacale e manageriale a dir poco disastrosa. E lasciamo pure stare la disputa sui campioni nazionali. Rimangono abbastanza argomenti su cui riflettere.

Concorrenza

Se non interviene l’Antitrust, con Air One-Alitalia si tornerà a un monopolio puro sulla tratta Roma-Milano Linate. In quest’ultimo aeroporto, infatti non sono disponibili nuovi slot per potenziali entranti a causa del decreto di ripartizione del traffico aereo varato nel 2000 per proteggere Malpensa. Per volare tra Roma e Linate si pagherà quattro o cinque volte il prezzo di un viaggio verso una capitale europea su voli di linea. E i viaggiatori si sentiranno anche ringraziare per “avere scelto Alitalia-Air One”, come già oggi avviene dopo un percorso sulle nostre fatiscenti ferrovie. E tutti contenti. Sorprende che il coro di consensi includa il presidente di Confindustria, che pure dovrebbe conoscere gli aggravi di costo per le imprese private derivanti da questa operazione.

Quanto serve (e costa) l’hub a Malpensa?

D’altronde, le imprese lombarde sono schierate sul fronte di chi finge ancora di credere che Malpensa possa davvero essere il secondo hub italiano. In pratica che significa? Significa sperare che la domanda di traffico intercontinentale da Milano e dintorni sia tale da giustificare collegamenti giornalieri con Pechino, Los Angeles o Sydney (che possono esistere da Roma e che si vorrebbero mantenere anche da Milano).
Ma è davvero vitale avere tali collegamenti, o non sarebbe (quasi) ugualmente comodo – e meno costoso – avere voli per Parigi o Francoforte o Roma, e da lì partire per altri continenti? Probabilmente è una questione di immagine, ma che ha avuto un costo altissimo per Alitalia. Chi pagherà in futuro, qualora venissero mantenuti?

Quale piano industriale? Quale network

E poi, quale sicurezza può dare Air One, attualmente in situazione finanziaria non del tutto tranquilla e al di fuori di qualsiasi grande gruppo internazionale, di riuscire dove ha fallito Alitalia in sette anni e con tutta la protezione dello Stato? Qualcuno potrà pensare che dietro Air One ci sia in realtà Lufthansa, uscita ufficialmente solo pochi giorni fa dalla corsa per l’acquisizione di Alitalia e che con Air One ha da lungo tempo un accordo di code-sharing. Eppure, la compagnia tedesca aveva messo molto bene in chiaro che la sua corsa era alternativa a quella di Air One-Banca Intesa San Paolo e che, se avesse preso Alitalia, avrebbe rinunciato agli accordi con Air One. Appare improbabile che Lufthansa cambi completamente idea in una situazione in cui non avrebbe neanche le leve del controllo di Alitalia. E dunque: qual è il network internazionale multi-hub in cui Alitalia potrebbe inserirsi se fosse acquisita da Air-One? Sempre secondo le notizie giornalistiche, Air One – che da anni è sul mercato senza avere sviluppato tali rapporti – starebbe cercando ora qualche partner industriale a Oriente. Arriverà per Natale o, come i Magi, per l’Epifania?

Banche e governance: le lezioni da trarre comunque

Gran parte della classe politica e delle forze sociali stanno di fatto chiedendo che Alitalia sia controllata dalle grandi banche, che tornano sempre più al centro delle vicende societarie nel nostro paese. Dopo Telecom, avremmo così un’Alitalia bancocentrica. Ma di chi sono queste banche? Bella domanda: un notevole peso al loro interno hanno le fondazioni, ove i politici hanno un ruolo che fatica a diminuire. Nel caso che stiamo esaminando, viene il sospetto che il pesante coinvolgimento di un grande gruppo bancario italiano possa essere volto a garantire alla politica nazionale e locale le stesse possibilità di ingerenza nel nuovo gruppo che aveva nella vecchia Alitalia, in cambio di favori su qualche altro terreno.
Immaginiamo che i consigli di amministrazione delle banche abbiano ordini del giorno che farebbero invidia a un consiglio dei ministri da economia pianificata. Si occupano, in effetti, di tutto e di tutti. Prima è stata la volta dei telefonini di terza generazione e dei piani di cablaggio dell’America Latina. Poi della crisi della carta stampata e dei riassetti del sistema televisivo. Ora hanno cominciato a trattare di rotte anziché di conti correnti. Ormai, per alcune di queste banche, la Roma-Lamezia Terme è diventata più importante della crisi innescata dal collasso del mercato subprime negli Stati Uniti. Se queste banche dovessero rispondere del loro operato di fronte ad azionisti e investitori istituzionali interessati alla redditività di medio periodo, il legittimo desiderio dei nostri banchieri di essere protagonisti potrebbe essere diretto verso scopi più “propri” delle banche. Ma il peso delle fondazioni bancarie accresce la tentazione delle banche di fare politica, di occuparsi dell’interesse comune (definito da chi?), o della nazionalità di chi acquista le imprese.
Antonio Fazio era stato cacciato più o meno per avere cercato di spingere le banche a questo tipo di comportamenti. Anche senza di lui, le banche restano al centro del gioco politico, saldamente protagoniste di una sorta di “politica industriale” in nome e per conto di governi centrali e locali che non sanno come farla o dicono di non volerla fare. Sarebbe interessante capire se c’è un regista nuovo (dalla politica invece che dalla banca centrale) o se sono ormai giocatori individuali. Quello che è chiaro, è che hanno fatto fuori il regista, ma la recita continua.

(1) Nel 2006 Alitalia ha avuto un risultato netto negativo per 626 milioni di euro. Nei primi mesi del 2007, il risultato è stato negativo per 269 milioni di euro.

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18 commenti

  1. Marco Giovanniello

    Gli autori dovrebbero sapere che non c’ è al mondo nessun polo finanziario che non sia direttamente collegato con tutti gli altri rilevanti. Per questo in Germania l’ aeroporto intercontinentale è a Francoforte, non a Berlino, in Svizzera è a Zurigo. Che si tratti di mantenere una buona posizione nell’ industria della moda, una seconda fila nella finanza europea, uno strapuntino fra le sedi europee delle multinazionali, non è affatto sciocco che l’ imprenditoria lombarda chieda di avere voli intercontinentali diretti. Nella vendita di Swiss a Lufthansa la Svizzera fissò dei paletti non sull’ occupazione, ma sui collegamenti intercontinentali che dovevano restare a Zurigo. Lo stesso hanno fatto i Paesi Bassi nella fusione di KLM in Air France. Il Governo italiano invece si accontenta di uno zero assoluto per Malpensa, dove ha tra l’ altro investito cifre rilevanti, ovvio che le comunità locali si preoccupino del proprio futuro. Le banche hanno permesso la ristrutturazione di FIAT, allo stesso modo potrebbero fare con Alitalia, che da risanata potrebbe fondersi su basi meno penalizzanti per il Paese.

  2. luigi zoppoli

    L’articolo va sottoscritto parola per parola. La sensazione di fondo della tristissima vicenda Alitalia è che in questo paese il capitalismo liberale è "roba" sconosciuta. La cordata AirOne-Banche con tutto il rispetto per AirOne ed il suo capo, è una soluzione i cui tifosi, quelli che hanno devastato Alitalia per decenni, dimostrano di non voler mollare la presa. E le banche, invece di fare il loro mestiere, reggono il sacco del dirigismo sovietico.La contropartita che ne ricevono è la perpetuazione di monopoli che, pur apparendo meno duri, rimangono protervi e costosi per i consumatori. Gli stessi depredati dalle migliaia di miliardi sprecati per Alitalia. Luigi Zoppoli

  3. Giovanni Cavallaro

    L’italianità della nostra cara compagnia di bandiera si spera che finisca di dare i suoi frutti. Il problema evidentemente non è stata la mancanza di risorse economiche quanto l’incapacità di adeguarsi ad un settore che nel giro di pochi anni, aprendosi alla concorrenza, ha fatto prevalere la legge del più bravo. Dunque, l’Alitalia ha bisogno di una strategia vincente, di imparare dai più bravi e perché no farci anche guidare. La domanda da porsi è: da chi è più probabile che venga questa expertise, dal più grande gruppo aereo europeo o da una banca? Ed inoltre pur di avere l’italianità della nostra compagnia di bandiera siamo disposti a pagare ad un prezzo di monopolio un volo nazionale?

  4. LT

    Premetto che ho sempre cercato di volare Alitalia e che in situazioni in cui p.es. Lufthansa mi ha bruciato coincidenze internazionali, Alitalia le ha rocambolescamente recuperate. Detto questo però i contribuenti devono smettere di pagare la tassa Alitalia (molti fra l’altro non avranno mai messo piede su un aereo). Non esiste sopravvivenza senza l’inserimento in un network e KLM – AIR FRANCE consentono di mantenere un livello adeguato. Il servizio nazionale AIR ONE ha già cominciato ad essere Alitalia like (scadente, ritardi notevoli, voli cancellati) e non è un buon presagio. E’ possibile che AF stimi maggiori esuberi, ma quanti "super raccomandati" (non) lavorano in Alitalia?

  5. Marco Giovanniello

    E’ proprio difficile pensare ad una soluzione Air France come "libero mercato". In Spagna ci sono, oltre a Iberia, due vettori domestici: Spanair e Air Europa. In Germania, a contrastare Lufthansa, c’ è Air Berlin, nel Regno Unito BA deve vedersela con BMI, easyJet e Ryanair che hanno la maggior parte del mercato nazionale. In Francia c’ è solo il monopolio di Air France, il cui capo è scelto dall’ Eliseo, che è stata salvata con un enorme contributo pubblico, che è protetta in tutti i modi dalla concorrenza delle low cost, che ha sempre gli slot che desidera e che, soprattutto, è nata dalla fusione delle compagnie interne, quella cosa che invece non andrebbe bene per l’ Italia. E’ solo una variante dell "Import Protection as Export Promotion", con l’ Italia che ha gestito asininamente la liberalizzazione e vede sempre una parte del Paese pronta a vendersi allo straniero per favorire il proprio interesse locale. Non cambia mai: "Franza o Spagna, pur che se magna". Nessuno si scandalizza che il piano industriale Alitalia ricalchi quello presentato poi da Air France, perché è lo stesso piano con lo stesso autore? Nemmeno Moggi avrebbe osato tanto.

  6. Luciano Pasato

    Quando sarà assunta la decisione di cedere Alitalia alla cordata "Toto" giustificando la scelta come la difesa dell’italianità si sarà compiuto l’ennesimo atto scriteriato e distruttivo delle risorse del Paese. Non occorre essere laureati ad Harvard per comprendere che ne pagheranno le conseguenze tutti i cittadini nei prossimi anni, ma con grande spirito "cristiano" e di solidarietà si invocheranno ennesimi aiuti dello Stato (cioè dei contribuenti) per "riparare" i disastri compiuti nel passato (cioè "oggi"). La scelta limiterà enormemente la concorrenza in Italia e contribuirà a mantenere le inefficienze del settore aereo, ed i cittadini senza un libero mercato (come avviene in tanti altri settori). Tutto questo è evidente ad economisti ed analisti finanziari. Ma tutto si rinvia e la decisione della difesa dell’italianità incombe (alla faccia del libero mercato!). Vorrei suggerire al Presidente del Consiglio (valido economista): non si può chiedere ai cittadini di fare il proprio dovere e poi essere i primi a venir meno nelle scelte importanti di politica economica per asservirsi a lobby e politici che continuano a "divorare" il Paese. Non c’è ragione di stato che tenga!

  7. mauro iaschi

    All’inizio del cda della compagnia, che dovrebbe semplicemente prendere atto di quanto riportato dai costosissimi advisor, dover leggere Ansa che riportano dichiarazioni di incertezza politica sulla decisione, non può che indignare. La scelta, non è stato sempre ripetuto, che doveva essere fatta dall’azienda. La politica cosa vuole ancora? Dov’era quando bisognava difendere il primo decreto Burlando, che salvaguardava lo sviluppo di Mxp? Alitalia ha perso circa 300 milioni di euro l’anno grazie a costoro. Domandate agli olandesi perché hanno preferito pagare penali, invece di continuare a seguire il suicidio politico di Alitalia su Mxp. Adesso bisognerebbe scegliere, secondo un nutrito gruppo di buonpensanti, la piccola Airone (coefficente di riempimento del 57%) invece del gigante francese, in nome dell’italianità, ovvero del clientelismo. L’unica salvezza per noi, che è stata anche la salvezza di Air France, è far uscire AZ dall’orbita della politica e da un certo tipo di sindacato. Forse costoro è proprio questo che non vogliono:magari fosse Franza!

  8. Ticonzero

    Ve lo ricordate il comportamento dei gruppi dirigenti di questo paese (a partire dall’attuale presidente di confindustria), un paio di anni fa ,in occasione delle scalate bancarie? "Non conta la nazionalità dei proprietari bensi il vantaggio dei consumatori" Sembra che l’umore sia cambiato . Qualcuno mi spiega di cosa c’è di più strategico in una compagnia aerea rispetto ad una banca ?

  9. CARLO

    Da semplice cittadino penso che la soluzione migliore sia air france perchè in air one sento puzza di bruciato e penso che l’ingresso di capitali stranieri non possa che farci bene. Inoltre non capisco quanto ci voglia a decidere il vincitore della gara da parte del governo quando alitalia continua ad accumulare debiti.

  10. Stefano Parravicini

    Non so quanto sia giusto avere due Hube, Malpensa e Fiumicino, o quanto sia meglio averne uno solo, Fiumicino. Non so quanto il sistema Italia perderebbe con la eliminazione o ridimensionamento dell’aereoporto di Malpensa.

    So però con certezza che per salvare una compagnia aerea come Alitalia e dare magari una possibilità futura ad altri imprenditori che volessero cimentarsi nel settore va rotto il controllo deleterio che politica e sopratutto sindacato hanno avuto nei confronti di Alitalia, distruggendola.

    Anche solo per questo ritengo che sia più vantaggiosa per il Paese l’offerta di Air France che è sì statale ma sana e con politiche industriali non dettate da elementi esterni e perniciosi come i sindacati ed i politici.

  11. Barone Rosso

    Oltre ad essere “un Popolo di Navigatori, Poeti,Scienziati…ecc…ecc), siamo un Popolo che non ha memoria.
    Con tutto il rispetto per i contendenti, ci siamo dimenticati gli scandali finanziari/bancari che ci hanno accompagnato negli ultimi anni con i vari “capitani coraggiosi” e “i furbetti del quartierino”, politici e alti dirigenti statali?
    Siamo il paese europeo che ha i peggiori e piu’ cari servizi bancari, che “spennano” gli utenti come polli e che resistono come il Fort Apache alle “liberalizzazioni” europee e alle proteste dei cittadini.
    Il “matrimonio” Banche/AirOne, secondo me, non potra’ essere la soluzione giusta per il “malato terminale” Alitalia, per chiare “compatibilita’ ambientali”.
    Inoltre l’appoggio a questa soluzione da parte di Confindustria aumenta la confusione e i dubbi su questa strategia: qui da noi sono diventati tutti “liberisti”…con gli altri…ma a casa propria vale il motto del “Che”…libera volpe in libero pollaio.
    Credo che non ci dovrebbero essere dubbi sulla rotta da seguire, e basta con questa storia dell’italianita’:cio’ puo’ andare bene per la finale dei mondiale di calcio, non in questo “piano di volo”.

  12. antonio petrina

    Ma se alle perdite di circa 269 milioni di euro per i primi mesi del 2007 di Alitalia non v’è che la soluzione del codice civile agli artt. 2446-2557 che prevede la riduzione del capitale corrispondenti alle perdite o la ricapitalizzazione dello stesso come nell’offerta del gruppo francese con l’offerta allo Stato ( di 0,31/cent. per azione ) che l’ha messa in vendita al miglior offerente e che è maggiore azionista perchè si deve aspettare fino al 15 gennaio 2008 per dire di sì dal management di Alitalia a quella offerta più vantaggiosa ed in linea con il codice civile , con il mercato e su basi industriali, come auspicava Locatelli su Il Sole 24 ore del 9.12.2007 ?

  13. FRANCESCO COSTANZO

    Io credo che, politica a parte, il mutato ruolo delle banche negli ultimi anni sia un riflesso della crisi economica italiana. Le aziende italiane, per inserirsi in un qualunque business di una certa importanza (ultimo caso Alitalia), ricorrono alle banche, in quanto non hanno bilanci in grado di sostenere l’operazione. Le banche, invece di fare il loro mestiere, cioè valutare la fattibilità del piano industriale, la solidità finanziaria dell’offerente e la congruità dell’offerta, si inseriscono nel business in prima persona. Invece di sostenere lo sviluppo del paese (specialmente al sud), esse fanno soltanto "operazioni finanziarie", propongono prodotti a qualsiasi debitore, spesso già sapendo che non è solvibile, e si garantiscono con il controllo dell’azienda, o mediante altri "asset". Questo comportamento è molto più diffuso con l’entrata dell’Italia nell’Euro, anche con i piccoli clienti: così le nostre banche hanno "resistito" alla crisi dei mutui. Cosa ne pensate? Credete che il Governatore Draghi dovrebbe esprimersi in merito?

  14. dott tommaso biscossi

    Sono un profondo sostenitore del libero mercato che non ritengo essere l’ottimum in se stesso ma che con le giuste redini risulta essere di sicuro un qualcosa che porta giovamento alla societa’; quando parlo di redini sottintendo antitrust e altre misure correttive. Sulla privatizzazione del nostro vettore concordo pienamente con quanto scritto ma vorrei sottolineare come alcuni paesi, tra cui la Francia adottino politiche molto ostili verso le compagnie straniere che intendono investire in societa’ nazionali(enel-edf); sulla base di questo come non avanzare qualche remora su air france e come non pensare che alitalia possa diventare per il primo gruppo aereo del mondo un semplice vettore regionale con competenza sulla macroregione del golfo e del mediterraneo?

  15. Ticonzero

    Ho appena terminato la lettura dei giornali e il mio giudizio sui signori del patto di sindacato che controlla il Corriere è definitivamente negativo: in quell’intreccio di poteri che si scambiano favori si nascondono i mali del nostro paese.

  16. luigi zoppoli

    Il cdA Alitalia sceglie, se diovuole, Air France – KLM ed immediata si scatena la canea urlata in coro da una serie di correi del disastro Alitalia. Regine Lombardia e Comune di Milano già improvvidi tifosi di Malpensa e dell’imbecillità del doppio hub, i sindacati, i soliti inconsapevoli leghisti e via di seguito. A margine osservo che costoro senza aver investito un solo centesimo in Alitalia purt uttavia pretendono di occuparsene interferendo per l’ennesima volta con l’operato del CdA. Spero che Prato tenga duro. Non son certo che il governo terrà duro. E’ davvero diventata una sceneggiata e per giunta piena di protagonisti ignobili.

  17. Luigi Zoppoli

    Prosegue la telenovela horror Alitalia: AirOne non ha ancora presentato una proposta strutturata mentre i suoi sostenitori continuano a fare pressing contro AirFrance-KLM tanto più che al governo torneranno i liberali nostrani. E già sudo freddo. Via TG24 ho appreso che il dott.Tronchetti Provera ha affermato che appoggerebbe una cordata di impenditori (ovviamente) lombardi interessati ad Alitalia. Mi sono tranquillizzato: dopo l’operazione Telecom è proprio quello che serve. Ma questi hanno imparato che per le aziende di ogni tipo e per i vettori aerei in particolare oltre che know how occorrono strategie chiare e credibili ma soprattutto tanti, tanti soldi in bocca? O i contribuenti dovranno continuare a pagare gli spassi giulivi di chi vuole far impresa con i soldi degli altri? Retorica la domanda, scontata la risposta.

  18. luigi zoppoli

    Le ultime banalità che i "malpensanti" contrabbandano come motivi razionali per la "moratoria"dei voli alitalia, rendono inevitabile una considerazione. Per SEA e Malpensa il rapporto con Alitalia era più che strategico vitale. La crisi di Alitalia è decennale e l’argomento Malpensa causa di gravi perdite era sul tappeto da anni. L’assenza di un business plan che contemplasse uno scenario di abbadono da parte di alitalia denota che il management si è trovato impreparato. La motivazione è evidentemente non manageriale ma solo politica: Alitalia è dello stato, quindi continuerà a pagare pantalone. Se il management avesse fatto il suo mestiere,si sarebbe profiicuamente occupata di sostituire Alitalia già da tempo. Mi pare superfluo aggiungere altro. luigi zoppoli.

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