logo


  1. Ercole Palmeri Rispondi

    Ritengo che una spiegazione del divario esistente tra l'inflazione percepita e reale, si possa trovare nelle abitudini sociali. L'aumento e il perfezionamento di modalità di acquisto (es. internet), e di strumenti di pagamento (carte, paypal, credito al consumo) aiutano ad aumentare l'inflazione percepita. L'articolo indicato da Malgarini “Change over e inflazione: indicazioni dagli strumenti di pagamento in Italia e nell’area dell’euro” (3), è del 2005 e secondo me non più attendibile.

  2. Antonio Cavani Rispondi
    Salve, si potrebbe cercare di dare una spiegazione alla distanza fra giudizi sul tasso d'inflazione nell'anno passato e sulle attese sul tasso d'inflazione dell'anno futuro formulate dai soggetti nel campione indagato? E' una differenza di più di 20 punti percentuali. Grazie
  3. carlo lucchesi Rispondi

    il fatto che nel 2000 pizza, birra e caffè costassero £. 15.000 mentre adesso nello stesso locale e con lo stesso servizio costano € 15, scontrini alla mano, non è un'illusione ottica. Si possono fare innumerevoli esempi come questo. Certamente non tutto è raddoppiato, ma che l'inflazione reale, e non solo quella percepita, sia stata di molto superiore a quella ufficialmente dichiarata è proprio difficile da contestare

  4. Marco La Colla Rispondi

    Io ritengo che l'inflazione percepita si riferisca ai beni di prima necessità che sono quelli che tutti compriamo ogni giorno, alle bollette di luce e gas, agli abbonamenti o al biglietto del treno e dell'autobus e via dicendo. Se l'ISTAT calcolasse l'inflazione su due panieri separati, il primo sui beni di prima necessità ed il secondo sul resto, la differenza tra inflazione reale del primo paniere e di quella percepita dalla gente comune si ridurrebbe di molto.

  5. franco bortolotti Rispondi

    1. Il consumatore ragiona sul potere d'acquisto al margine degli acquisti "necessari" (ovviamente un concetto soggettivo anche questo): se questo margine si sposta verso il punto di rottura (le uscite superiori alle entrate) sembra che i prezzi siano aumentati di chissà quanto. 2. Inoltre c'è una "dissonanza cognitiva" di massa: tutti fanno filtrare le informazioni (anche di quanto percepiscono che sia l'inflazione) che convengono a loro, distorte secondo l'interesse particolare (cosa che non dovrebbe essere scordata dagli statistici che raccolgono informazioni dalle imprese e neanche da coloro che le commentano). Il consumatore/lavoratore "sente" che se "si dice" che l'inflazione è alta la sua richiesta di più salario/reddito è più legittimata. 3. C'è una attenzione selettiva. L'informazione che il prezzo del telefonino è diminuito non viene rilanciata da nessuno (proprio come quella sul tasso di omicidi); se il prezzo della casa aumenta lo calcolo nell'inflazione anche quando non ne sono colpito.

  6. cristian masci Rispondi

    Sarò breve: il paniere non solo dà un indicatore di sintesi, ma ha anche il difetto di essere aggiornato con ritmi molto lenti rispetto all'evolversi della realtà. Penso all'introduzione del DVD rispetto alla videocassetta, all'eliminazione della racchetta in legno quando c'era già da molto quella in carbonio...

  7. Paola Castelli Rispondi

    Manca un ragionamento ovvio. I redditi bassi spendono soprattutto per gli alimenti e le spese non eliminabili (luce gas affitto) perciò se x gli alimenti l'inflazione cresce e x i voli aerei scende quella statistica è = ma quella percepita cresce.

  8. GIROLAMO CAIANIELLO Rispondi
    19.12.2007 Telegraficamente mi limito ad una sommaria testimonianza, per quello che può valere, poiché uso conservare gli scontrini degli acquisti. Ci serviamo normalmente per l’alimentazione ad un Discount, e senza entrare in dettagli (che a richiesta potrei fornire) posso affermare di non aver riscontrato negli ultimi tre-quattro anni significativi aumenti dei prezzi, che spesso risultano addirittura immutati. Pronto ovviamente a ricredermi (se smentito da analoghi scontrini…) Girolamo Caianiello- Roma
  9. Francesco Rispondi
    Sarebbe interessante conoscere gli effetti di una fiducia 'elevata'sull'inflazione e la percezione altri indicatori economici, come il rapporto deficit/p.i.l. Da profano mi vengono in mente gli anni 80, anni di generale ottimismo e spensieratezza, dunque di crescita della 'fiducia' (posto che si intenda la stessa cosa) ma anche anni di crescita abnorme del debito pubblico.
  10. Paolo Bossi Rispondi

    E' probabile che l'inflazione reale sia effettivamente superiore a quella calcolata. Non sono affatto convinto che i dato inflattivi Istat ed i metodi utilizzati siano corretti. Alcuni elementi mi fanno pensare che siano "drogati" al basso. Intanto, l'Istat non è indipendente dall'esecutivo. Quest'ultimo ha interesse ad attestazioni di modesta crescita inflattiva: accredita il proprio successo, contiene il costo del debito pubblico e le pressioni per aumenti retributivi ... Inoltre, la composizione del "paniere" è sempre arbitraria e si presta ad ottenere il risultato voluto dal governo. Le stesse rilevazioni dei prezzi al dettaglio hanno meno significato, se non gestite ed effettuate da operatori neutrali. Infine, il comportamento di molti operatori non è neutrale, ma agisce su prezzi e tariffe in modo da limitare l'impatto sul metodo di calcolo. Per esempio, le Ferrovie aumentano i prezzi delle varie tariffe (Intercity, ecc.), lasciando fermo solo il sempre meno utilizzato biglietto ordinario (analogamente, si faceva in passato coi tabacchi, non aumentando le tasse solo per un introvabile e desueto tipo di sigarette). Paolo Bossi

  11. Pietro Della Casa Rispondi

    A parte i veri e propri errori che si possono compiere nello stimare una grandezza quantitativa come l'inflazione attraverso l'insieme disorganizzato delle proprie impressioni, c’è un fraintendimento di base da puntualizzare: ciascuno di noi può legittimamente definire il proprio paniere personale, in accordo con le proprie abitudini ed aspirazioni di spesa. Per esempio, io posso inserire con peso 20% la voce benzina perché mi muovo molto in automobile, mentre il mio vicino che si muove in bicicletta non la inserisce affatto. Se non mi interessa acquistare una casa, l’aumento dei prezzi dell’edilizia residenziale non rientra nel mio paniere, se invece desidero comprarmi casa tale aumento per me diventa molto importante, potrei decidere di attribuirgli un 80% di peso. E questo anche se, alla fine, non procedo affatto all’acquisto!

  12. Paolo Brera Rispondi
    Uno storico economico avrebbe la sua da dire sul concetto di inflazione che sottende simili ragionamenti. Il concetto è manchevole, non descrive tutto ciò che davvero importa per la vita sociale anche se tecnicamente può essere rigoroso. Facciamo un esempio. Se l'importo delle multe rimane costante come i prezzi dei beni di consumo ma si verifica un giro di vite, per cui il cittadino è costretto a pagarne di più, sarà costretto a ridurre gli acquisti degli altri beni PROPRIO COME SE i prezzi fossero aumentati -- nel senso che troverà proibitivi prezzi che in precedenza avrebbe considerato normali. L'inflazione (nella definizione data dalla scienza economica) è ferma, ma viene percepito un aumento. E psicologicamente, questo fa altrettanto danno di un aumento dei prezzi. Semplice, no? La situazione di inasprimento del prelievo fiscale (non solo delle multe) riduce il reddito disponibile e fa sembrare gli stessi prezzi più alti -- perché SONO più alti per le tasche dei cittadini.
  13. Armando Avallone Rispondi
    Negli ultimi anni molti agenti in grado di influenzare il discorso pubblico, per interessi contingenti, hanno elaborato retoricamente il tema inflazione, ingigantendolo. Nel momento 1 l’agente A ha detto che l’inflazione era fuori controllo; nel momento 2 l’agente B ha ribadito che l’aumento dei pezzi era galoppante etc. Un processo di questo tipo ripetuto (non così semplice né lineare) ha portato a una cristallizzazione del discorso sul tema inflazione, costruendo una formula generica, poco ancorata alla realtà ma condivisa a vari livelli e che ingigantisce l’inflazione degli ultimi anni (“tutto quello che costava mille lire ora costa un euro” “la quarta settimana non si compra neanche il latte” “nella fase di transizione lira-euro il problema dell’inflazione è stato gestito in modo assolutamente insoddisfacente”), distorcendo di conseguenza la percezione delle persone. Concludendo: perché gli italiani sono convinti di aver “pagato” negli ultimi 5 anni un’inflazione del 23% annuo?sarebbe a mio parere fertile affrontare il problema da più punti di vista: quello economico tradizionale, quello economico “comportamentale” (alla Kahneman), quello “politico-sociologico”.
  14. Diego Marchiolè Rispondi
    Nella nostra testa dall'avvento dell'Euro i prezzi sono aumentati più di quanto dice la statistica... forse perche' il prezzo di alcuni "prodotti specchietto" (che molte persone prendono a riferimento per i ragionamenti sull'inflazione) ha subito incrementi piu' elevati della media : Benzina, Affitto di casa, Biglietti e abbonamenti del treno... Vorrei sapere se i prezzi delle Case e gli affitti rientrano nel paniere dell'Istat e come sono rilevati. Non potrebbe essere che la scarsa fiducia nel domani, e i bassissimi rendimenti dei titoli di stato abbiano fatto aumentare (come di fatto sono aumentati) i prezzi delle case e i valori degli affitti e di conseguenza ora si sia creata una solida base per una futura crescita dell'inflazione? Giusto per ragionare vorrei fare meditare su quanto l'affitto incida sul Reddito di un italiano medio. Non so le statistiche ufficiali ma il dato che riscontro nella mia realtà è di almeno 1/3. Osservo in ultimo che con la trasformazione delle abitudini "i prezzi del Telefono sembrano aumentati" semplicemente perchè si usa il telefonino e non piu' il telefono fisso. Bruciamo così piu' soldi di prima, e il lavoro e gli amici sono gli stessi!
  15. Francesco Gagliardi Rispondi

    Il dott Malgarini sembra non aver fatto caso che ad un decennio di moderazione salariale sancito con gli accordi di luglio '92/'93 ha fatto seguito un quinquennio di ulteriore moderazione imposta surrettiziamente dalle imprese attraverso la tecnica dei mancati rinnovi contrattuali. Senza contare che dal 4/2002 al 4/2003 si è verificato un raddoppio dei prezzi della quasi totalità dei beni (compresi quelli durevoli) ignorato sia dall'Isae (e infatti il dott cita solo i dati 2003) sia dall'Istat. Ecco la spiegazione.

  16. Claudio Resentini Rispondi

    Il tasso di inflazione è un indicatore statistico sintetico. Un numero, insomma, un solo, misero, striminzito numero che non può dare conto delle complesse dinamiche della condizione socio-economica di decine di milioni di individui. Se non si ricorda questo si fanno i ragionamenti del prof. Malgarini che non riesce a farsi una ragione del fatto che persone poco istruite e con basso reddito si ostinino a non capire che se loro fanno fatica ad arrivare a fine mese agli accademici poco importa perché invece il “consumatore medio”, quella creatura mitica che consuma un immaginario paniere di beni, diverso dal loro, ce la fa benissimo. Basti pensare ai prezzi delle case, aumentati a dismisura negli ultimi anni nelle grandi città, non certo in linea con il tasso di inflazione e che ovviamente incidono in maniera diversa sui vari “panieri” delle persone reali. E’ la statistica che deve comprendere la realtà, professore, non il contrario. Tra l’altro di queste problematiche avevo già letto su la voce tempo fa, quando forse andava di moda o per ragioni politiche che mi sfuggono, criticare la visione distorta indotta dalla lettura acritica di indicatori sintetici. I tempi cambiano…