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  1. Marco Gemmi Rispondi

    Lodevole il tentativo della Banca d'Italia di mettere ordine in una materia così delicata ma, al di là dei formalismi giuridici sulla struttura ottimale di governance, rimane a mio giudizio ancora inevaso il tema della responsabilità degli organi di controllo e di indirizzo nei confronti dei piccoli azionisti : la peculiare struttura di controllo delle banche italiane, che prevede ancora il ruolo dominante delle Fondazioni con la loro non sempre trasparente referenzialità al rispettivo retroterra politico-istituzionale, impedisce di adottare un modello organizzativo realmente efficace non tanto nel regolare i rapporti formali tra i vari organi societari ma soprattutto capace di garantire efficaci meccanismi di tutela dei veri soggetti deboli, cioè i piccoli azionisti. Discutere in punta di diritto se il presidente del consiglio di sorveglianza possa o meno presenziare alle riunioni del consiglio di gestione sembra solo un modo per eludere decisioni di ben altra portata : appare quindi piuttosto velleitario il tentativo di adattare alla realtà italiana modelli di governance mutuati da esperienze storiche di altre nazioni con ben altro livello di "democrazia societaria" rispetto al nostro Paese. Sintetizzando : vedremo mai delle vere public companies anche nel settore bancario ? avremo mai dei veri consiglieri indipendenti dotati di reali poteri di controllo ?