E’ difficile valutare esattamente le risorse complessive dedicate all’ aiuto pubblico allo sviluppo nella manovra di bilancio 2008: molte sono le voci poco trasparenti. Meglio sarebbe includere nella Finanziaria una sintesi dei fondi assegnati ai vari ministeri e istituzioni. La riforma del bilancio dello Stato offriva l’ opportunità di riunire in un’unica missione tutti i capitoli di spesa relativi all’ Aps. Anche per garantire un migliore coordinamento delle varie politiche che hanno un impatto diretto sul benessere delle popolazioni dei paesi a basso reddito.

Il testo del Dpef 2008-2011 indicava la necessità di reperire risorse aggiuntive per la cooperazione allo sviluppo che permettessero di avvicinarsi all’obiettivo europeo dello 0,33 per cento del Pil, circa 5 miliardi di euro. Tuttavia, tale impegno appare già pregiudicato da due caratteristiche degli aiuti italiani: i bassi livelli di partenza e l’avere confidato per troppo tempo in misure una tantum, come le cancellazioni del debito, ormai quasi esaurite.

Segnali positivi ma insufficienti e opachi

Nella manovra di bilancio 2008 risulta difficile valutare esattamente le risorse complessivamente dedicate all’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps). Quelle gestite dal ministero degli Affari esteri raggiungono i 742 milioni di euro, con un incremento del 15 per cento rispetto alla legislazione vigente. Nonostante non sia stata soddisfatta la richiesta della direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo, che era di circa un miliardo di euro, si tratta del maggior stanziamento in termini reali dal 2000. Va poi aggiunto parte dell’ulteriore stanziamento di 225 milioni di euro previsto nel decreto legge 159/07 sulla ripartizione delle maggiori entrate fiscali, che per le tempistiche necessarie all’esborso, sarà almeno parzialmente contabilizzato nel 2008.
Per il 2008, il ministero dell’Economia e delle finanze aveva richiesto 600 milioni di euro per garantire il contributo a banche e fondi di sviluppo, al netto degli impegni pregressi. Non è possibile sapere in questo momento se la domanda sia stata esaudita o meno, a causa della scarsa trasparenza del fondo speciale che finanzia tali contributi. La sua consistenza e la ripartizione interna sono dati a cui ha accesso solo la Ragioneria generale dello Stato. Anche per il ministero dell’Economia, vanno aggiunti 410 milioni previsti dal decreto 159 che saranno probabilmente sborsati solo nel 2008. La Finanziaria stanzia inoltre 40 milioni di euro per garantire la partecipazione italiana all’Advanced Market Commitment per i vaccini e alla Multilateral Debt Relief Iniziative per la cancellazione del debito multilaterale.
Vi sono numerose voci addizionali poco trasparenti. I ministeri dell’Ambiente e degli Interni ricevono risorse destinate alla cooperazione, ma contenute in capitoli generali dove la quota da destinare all’Aps non è indicata. Circa 750 milioni di euro all’anno da destinare all’aiuto comunitario sono contenuti (ma non specificati) all’interno dei trasferimenti al bilancio della Commissione europea – 3,89 miliardi di euro. Infine, una stima accurata dell’Aps italiano dovrebbe comprendere anche le risorse fuori bilancio, come le erogazioni di prestiti concessionali e le cancellazioni del debito bilaterale che dal 2000 hanno rappresentato rispettivamente il 5 e il 20 per cento dell’Aps italiano totale. Anche sulla stima delle cancellazioni future vi è poca trasparenza: non esiste un documento pubblico che indichi o la totalità dei crediti ancora cancellabili o gli accordi di cancellazione in negoziato durante l’anno. A seconda delle varie stime, dunque, per il 2008 è possibile prevedere un livello di Aps/Pil fra lo 0,21 e lo 0,29 per cento, ben inferiore agli impegni presi dal governo a livello internazionale.

Mancanza di trasparenza e lentezza delle riforme

Per migliorare la trasparenza sull’Aps sarebbe necessario includere nella Legge finanziaria una tabella in allegato che fornisca una sintesi dei fondi stanziati ai vari ministeri e istituzioni, un’idea avanzata negli anni passati da alcuni uffici del dipartimento del Tesoro, e già adottata da Spagna e Olanda.
Quest’anno, la riforma del bilancio dello Stato per missioni e programmi offriva l’opportunità di riunire sotto la missione "L’Italia in Europa e nel mondo" tutti i capitoli di spesa relativi all’Aps. Purtroppo, ciò non è avvenuto, e lavoce "cooperazione allo sviluppo e sfide globali" include solo le disponibilità del ministero degli Esteri, escludendo invece altre voci importanti come il Fondo speciale del Mef o il capitolo relativo ai trasferimenti al bilancio comunitario. Anche le proposte di riforma della cooperazione allo sviluppo avanzate dal governo all’inizio di quest’anno includevano la creazione di un Fondo unico che migliorasse trasparenza, coordinamento e responsabilità politica, ma la riforma è ancora ferma alla Commissione esteri del Senato.

L’Italia e l’impegno per lo sviluppo

Nel frattempo, l’Italia rimane al terzultimo posto nel Commitment to Development Index (Cdi) ideato dal Center for Global Development di Washington (1), che classifica i paesi donatori in base al loro impegno nel campo della promozione dello sviluppo, combinando informazioni su politiche di cooperazione, commerciali, di investimento, sicurezza, tecnologia e su immigrazione e ambiente. In particolare, il punteggio italiano è penalizzato dalle politiche sugli aiuti allo sviluppo e per la migrazione, mentre su commercio e investimenti ottiene un punteggio migliore. Oltre a una maggiore trasparenza e a un bilancio unificato, il Cdi evidenzia la necessità di arrivare a un migliore coordinamento delle varie politiche che hanno un impatto diretto sulle possibilità di sviluppo e sul benessere delle popolazioni dei paesi a basso reddito.

(1)Vedi http://www.cgdev.org/section/initiatives/_active/cdi. Il rapporto sull’Italia in italiano si può scaricare da http://www.cgdev.org/doc/cdi/2007/Country_report%20translations/Italy_2007.pdf.

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