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  1. luca de Vecchi Rispondi

    Ho fatto qualche simulazione applicativa del modello proposto da Vassallo e ne ho ricavato alcune considerazioni interessanti. Come ad esempio che il numero di seggi per circoscrizione più vantaggiosa per il Partito Democratico è 14 (esattamente il numero medio di seggi della proposta). Mi sono poi reso conto del fatto che i partiti mediopiccoli (udc, rifondazione...) non hanno alcun serio incentivo ad aggregarsi ad altri più piccoli, nel caso in cui già superino lo sbarramento: per arrivare a raddoppiare il numero di seggi assegnati dovrebbero infatti più che raddoppiare il numero di voti, e questo, aggregando partiti più piccoli, è caso piuttosto complicato. I partiti grandi godono di un premio dimensionale consistente che peraltro li incentiva ad allargarsi ulteriormente ad altre forze vicine, e incentiva l'elettore a votarli per un meccanismo (che ben funziona in germania o in spagna) di automatica convergenza sulle forze ad ambizione maggioritaria. Questo effetto è ottenuto anche dalla salutare mancanza del premio di maggioranza. Il fatto è che dalle simulazioni risulta con ogni evidenza che l'uso delle "liste bloccate" è evento quantomai raro, almeno nel nostro assetto politico. Per accedervi (avendo quindi esaurito i candidati di collegio) un partito dovrebbe superare il 48% dei voti da solo. Si tratta quindi solo di una "riserva" quasi sempre inutilizzata?

  2. Francesco Iannello Rispondi

    La proposta elaborata da Salvatore Vassallo (politologo), con l'ausilio di un bravo ed esperto costituzionalista (Stefano Ceccanti) e di un brillante politologo (Alessandro Chiaramonte), ha il pregio di essere chiara e trasparente e sufficientemente equilibrata. Essa sembra essere, come il sistema tedesco del '49, il frutto di un compromesso; in virtù dell'improbabile approvazione in Parlamento sia del modello tedesco sia del modello spagnolo, si é scelto di perseguire la strada di un modello misto. Infatti i sostenitori del proporzionale che guardano con interesse a Berlino salutano con soddisfazione l'eliminazione del premio di maggioranza e il ritorno ad un proporzionale che ha molti elementi . D'altra parte i fautori del maggioritario sono impauriti da un ritorno al proporzionale puro e di conseguenza sostengono che ciò equivalga ad un ritorno alla Prima Repubblica; ma essi possono essere convinti del contrario guardando ad un elemento fondamentale che Ceccanti, Chiaramonte e Vassallo propongono: il restringimento delle circoscrizioni (che in Spagna sono molto piccole). Infatti tanto più si restringe la circoscrizione tanto più il modello acquista una connotazione maggioritaria che tende a sovrarappresentare i partiti più grandi; inoltre i dovrebbero accogliere con entusiasmo il ritorno ai collegi uninominali. In questo modo il sistema partitico può contenere vari partiti ma sempre in un'ottica di e la dinamica bipolare potrà essere mantenuta. Un altro elemento importante é la rappresentatività che possono ottenere i partiti piccoli ma fortemente radicati sul territorio. Questa proposta può, quindi, soddisfare la governabilità, la rappresentatività dei partiti in Parlamento e la riduzione della frammentazione del sistema partitico. Il punto cruciale di questa bozza sarà quello di determinare la percentuale della soglia implicita dovuta al restringimento delle circoscrizioni. Salvatore Vassallo ha già saggiamente affermato la di questo modello nel senso che dovrà essere esposto a piccoli cambiamenti per non correre il rischio di snaturalizzarlo e di perdere cosi le virtù che lo contraddistinguono. Un ultima cosa: un invito agli elettori (compreso il sottoscritto); il sistema può apparentemente apparire un marchingegno complesso ma all'elettore viene chiesto solo un voto (come per il sistema tedesco del '49 e come al Senato con il Mattarellum) che vale sia per l'assegnazione dei seggi dei collegi uninominali sia per quelli delle lista in ambito circoscrizionale. Pertanto considero questo sistema un possibile punto di partenza per dar fine a questa infinita transizione del nostro sistema politico. Auguro buon lavoro al Pd e al trio Vassallo- Ceccanti- Chiaramonte.

  3. Tommaso reggiani Rispondi
    Finalmente c'è chi scrive di questi argomenti in modo chiaro! Veramente un articolo molto utile:pur essendo impegnato un pochino in politica, questo argomento mi rimaneva assai oscuro; questa semplice e snella analisi, mi ha finalmente chiarito le idee. Grazie!
  4. Massimo Morelli Rispondi

    I cittadini si sentono poco rappresentati dalla classe politica di oggi? Crisi della politica? A mio giudizio la ragione istituzionale principale e' nelle liste chiuse, vale a dire nell'impossibilita' per i cittadini di decidere direttamente i propri rappresentanti. Nel sistema proporzionale a liste chiuse ciascun partito propone una lista di x candidati per ogni circoscrizione di x seggi; se tale partito ottiene una frazione diciamo pari a un terzo dei seggi, solo un terzo della lista ovviamente puo' essere eletto, e la lista chiusa prevede che tale terzo sia composto dai primi nella lista, nell'ordine stabilito al momento della creazione della lista. Quindi in realta' i cittadini votano per una lista il cui ordine e' cruciale, ed e' deciso dal vertice del partito. Ci vogliono liste aperte, vale a dire liste all'interno delle quali l'ordine che conta e' l'ordine delle preferenze ricevute dai candidati in lista, non l'ordine iniziale stabilito a monte. In questo sistema l'elettore puo' punire col non voto un candidato che ha avuto comportamenti inappropriati in passato, e puo' quindi eliminarlo anche se per caso il partito lo mettesse in prima posizione nella lista. La proposta di Veltroni di un proporzionale con sbarramento implicito dovuto alla dimensione delle circoscrizioni puo' essere condiviso, ammesso pero' che si eliminino le liste chiuse, comavviene in Belgio. Se le liste aperte saranno un cavallo di battaglia del PD, coerentemente con la sua impostazione generale di apertura e partecipazione, allora la proposta avra' successo politico. Altrimenti il popolo della partecipazione del 14 ottobre avra' ragione a sentirsi parzialmente tradito. In conclusione, quanto a rappresentanza non conta tanto se scegliamo un sistema proporzionale piu' simile al tedesco o allo spagnolo, perche' in realta' sono entrambi inferiori al sistema belga o a qualsiasi altro sistema con liste aperte. Quanto a stabilita' di governo, sono invece perfettamente daccordo con Balduzzi che essa e' principalmente dovuta ad altri elementi della configurazione istituzionale, e non al sistema elettorale.

  5. Mauro Venier Rispondi

    Al di là di quale sistema sia il più giusto e/o il più funzionante, era ora che qualcuno cercasse di descrivere i sistemi "altri" in maniera chiara e precisa, visto che sia i cosiddetti esperti che i semplici cittadini al riguardo si riempiono la bocca di cose di cui non sanno nulla. L'esempio migliore? Un paio di anni fa in un articolo sul Corriere della Sera il cosiddetto "costituzionalista" Giovanni Sartori lodava i sistemi tedesco e britannico definendoli "sistemi monopartitici". A parte il fatto che un sistema monopartitico non può essere democratico... in Germania sono addirittura stati quasi inesistenti i casi di "governo monopartitico"... Dio ci scampi e liberi da certi autoproclamati esperti... e ben venga invece la chiarezza de "La Voce". Saluti, Mauro Venier.