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DOVE FINISCE L’INDIPENDENZA DELLA BCE*

L’indipendenza della Banca centrale europea è senz’altro un bene. A patto che siano rispettate quattro condizioni: la Bce deve rispondere delle sue azioni; i suoi obiettivi devono essere accettati a larga maggioranza; deve illustrare chiaramente le decisioni adottate e le loro motivazioni. E tra Bce e governi deve sussistere un dialogo continuo, per garantire il necessario coordinamento nella gestione della politica macroeconomica. Per questo servono alcuni cambiamenti. Per esempio, a definire l’obiettivo di inflazione dovrebbe essere l’Eurogruppo.

L’indipendenza della Banca centrale europea è ottima cosa, a patto che siano rispettate quattro condizioni: deve rispondere delle sue azioni; i suoi obiettivi devono essere accettati a larga maggioranza; deve illustrare chiaramente le decisioni adottate e le loro motivazioni; e infine deve sussistere un dialogo continuo tra Bce e governi.

Chi definisce l’obiettivo di inflazione

Il Trattato stabilisce che la Bce è responsabile davanti al Parlamento europeo, tuttavia quest’ultimo non riesce a esercitare la sua missione di controllo ex post, perché il Trattato non gli fornisce strumenti per imporre eventuali sanzioni alla Banca. Inoltre, con i suoi cinquanta membri, la Commissione degli affari economici e monetari, cui spetterebbe tale compito, finisce con l’essere pletorica. I suoi membri sono politicamente divisi, hanno a disposizione solo poco tempo per intervenire e quindi non si preparano abbastanza da poter esercitare efficaci pressioni sulla Bce. Il deficit democratico potrebbe essere attenuato creando una sotto-commissione, incaricata esclusivamente di controllare la Bce
Il Trattato affida alla Banca centrale la responsabilità prioritaria di assicurare la stabilità dei prezzi, senza peraltro definirla esattamente. La Bce ha scavalcato il problema fissando, quale suo obiettivo primario, una soglia da non sorpassare, un tasso d’inflazione che non deve superare il 2 per cento. È sorprendente che tale obiettivo non susciti discussioni approfondite. Si tratta di un target d’inflazione basso, se confrontato alla pratica corrente degli altri paesi sviluppati, come risulta chiaramente dalla tabella.

Bce Usa Gran Bretagna Giappone Canada
Sotto al 2%. Scelta della Banca centrale Senza obiettivo prefissato 2%±1% Scelta del governo Senza obiettivo prefissato 2%±1%. Accordo governo-banca centrale
Svezia Australia Israele Svizzera Norvegia
2%±1%. Scelta della banca centrale 2%±1%. Accordo governo-banca centrale 2%±1%. Scelta del governo Sotto al 2%. Scelta della banca centrale 2,5%. Scelta del governo

Ci si aspetterebbe, in effetti, una cifra più elevata, dal momento che la zona euro è eterogenea e comprende paesi in via di recupero economico, i cui prezzi, com’è naturale, aumentano più velocemente che nella "vecchia Europa". Inoltre, mentre le altre banche centrali puntano a raggiungere annualmente i loro obiettivi, la Bce per perseguirli si concede il "medio termine" e ciò diminuisce i suoi obblighi di rendiconto.
Con l’eccezione della Svizzera e della Svezia, che hanno adottato l’approccio della Bce, la scelta dell’obiettivo d’inflazione è frutto, di volta in volta, vuoi della decisione del ministro delle Finanze, vuoi di un accordo tra il ministro e la banca centrale. È un metodo che, pur rispettando l’indipendenza della banca centrale – libera di decidere il modo in cui svolgere la propria missione – riafferma al tempo stesso il principio secondo cui, in democrazia, le scelte fondamentali spettano al governo eletto. Il Trattato di Maastricht non vieta ai governi della zona euro di indicare autonomamente una definizione di stabilità dei prezzi.  

Contatti formali e sostanziali

È auspicabile poi che le redini della politica macroeconomica, tenute parallelamente da governi e Bce, vengano utilizzate in modo coordinato, senza rimettere in causa le reciproche prerogative. Anche perché la Banca è più sensibile agli obiettivi di inflazione, mentre i governi sono più preoccupati della crescita e dell’occupazione, che rappresentano finalità secondarie per la Bce.
Contatti diretti avvengono tre volte al mese: il presidente della Bce assiste alle riunioni mensili dell’Eurogruppo e, a loro volta, il presidente dell’Eurogruppo (Juncker) e il Commissario per gli affari economici e finanziari (Almunia) assistono alle riunioni del Consiglio direttivo della Bce. Esiste inoltre un Comitato economico e monetario che riunisce regolarmente i rappresentanti dei paesi membri, della Commissione e della Bce. Non mancano certo le occasioni di contatto tra Banca centrale e autorità nazionali e comunitarie.
Perché, se le cose stanno così, si deplora la mancanza di coordinamento? Anzitutto per il carattere prettamente formale dei contatti. Sembra inoltre che la Bce tema di ritrovarsi a dover dibattere o addirittura negoziare la sua politica futura, il che equivarrebbe, per la Banca, a un attentato alla sua indipendenza. In realtà, dopo essersi rifiutato per lungo tempo, il presidente della Bce ha finito con l’accettare regolari incontri informali con il presidente dell’Eurogruppo. Ogni ministro delle Finanze può, da parte sua, incontrare, sempre informalmente, il governatore della propria banca centrale nazionale, cosa che avviene regolarmente in molti paesi. La questione dell’assenza di dialogo è pertanto un falso problema.

I cambiamenti da fare

Stando così le cose, è opportuno che si verifichino alcuni cambiamenti.

1. L’Eurogruppo deve fornire la sua definizione di stabilità dei prezzi. Potrebbe scegliere 2 per cento ±1 per cento come la maggior parte dei paesi o un livello leggermente più alto, per riconoscere che l’inflazione è strutturalmente più elevata nei nuovi paesi membri in via di recupero economico.
2. Iscrivere nel dibattito pubblico la strategia di politica monetaria, adottando il target d’inflazione, strategia messa in atto da un sempre maggior numero di banche centrali, anche la Fed potrebbe sceglierla quanto prima.
3. Maggior trasparenza della Bce: pubblicazione sia delle minute inerenti le riunioni del Consiglio direttivo, sia del rendiconto delle votazioni, senza menzionare i nomi.
4. Ridurre il numero dei membri dell’organo che prende le decisioni. Il Consiglio direttivo è attualmente composto da diciannove membri, l’anno prossimo saranno ventuno, più tardi diventeranno venticinque. Con un numero così elevato è impossibile accedere a un vero dibattito. In realtà le decisioni sono già "preparate" dal Comitato esecutivo, nella totale mancanza di trasparenza. Sarebbe preferibile ufficializzare questo metodo: basterebbe che il Consiglio direttivo delegasse il compito al Comitato esecutivo. Si tratta di un cambiamento che non richiede modifiche dei Trattati.
5. Ogni governo dovrebbe dialogare in modo informale col governatore della sua banca centrale, trattando temi d’interesse comune, compresa l’evoluzione dei tassi di cambio, il cui statuto è ambiguo nel Trattato.
6. Le nomine al Comitato esecutivo della Bce devono avvenire in maniera trasparente e concorrenziale, senza criterio di nazionalità. La Bce si distingue dalle altre grandi banche centrali per il fatto che i suoi dirigenti provengono tutti dalle banche centrali e da alti incarichi amministrativi.

* Il testo francese appare anche su www.telos-eu.com. Traduzione in italiano di Daniela Crocco

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UNA TASSA CONTRO IL CIBO SPAZZATURA *

  1. Michele Giardino

    Si può comprendere e almeno in parte condividere il disagio dal quale muove la nota: ma l’assenza di un Organismo che coordini le politiche economiche, fiiscali e finanziarie dei Paesi Euro (e non solo), è un problema tanto reale e pesante, quanto politicamente non risolvibile a breve. Nè è pensabile farvi fronte con espedienti potenzialmente peggiori del male. Il maggior vantaggio della formula di nettissima separazione tra poteri decisionali rispettivamente della Banca e dei Governi (la comparazione con Paesi isolati da intese sovranazionali non regge e non aiuta), consiste precisamente nella correlativa chiarezza delle responsabilità. Oggi possiamo criticare di volta in volta la Banca, i Governi o l’una e gli altri, proprio e solo perchè è ben chiaro chi fa che cosa. Nè l’evidente scetticismo dell’A. sull’efficacia degli stretti contatti informativi istituiti tra i vari centri di decisione per attenuare gli inconvenienti realativi, appare realmente motivato. La piena e pronta conoscenza di ciò che matura su altri tavoli è un elemento di responsabilizzazione tanto più importante quanto più netta rimane la libertà decisonale di ciascuno. Poi gli studiosi, i professionisti, la stampa, l’opinione pubblica e le entità intermedie giudicheranno e trarranno le conseguenze. In breve: la libertà della BCE, che non è un tabù, ma un’acquisizione assai seria di valore politico enorme trattandosi di un Organo sovranazionale, può ben essere messa in discussione, ma solo in un quadro istituzionale dell’UE profondamente modificato nel suo insieme nel senso di una maggiore integrazione. Meglio altrimenti lasciarlo com’è: E’ bene che continui lo sforzo dei Governi di escogitare politiche economiche che non scontino sostegni monetari, praticabili solo in fasi di emergenza assoluta e sotto controlli severi e indipendenti. O non valeva la pena di farla, la BCE.

  2. giovanni reale

    La BCE a mio avviso non può essere indipendente, se per indipendenza vuol dire andare per proprio conto o su parametri rigidi prefissati. Cosa vuol dire contnere l’inflazione entro uno standar prefissato magari anni prima? Vuol dire una inutile e dannosa rigidità. La BCE deve essere posta su di un piano collaborativo con la politica economica. Le scelte economiche devono essere intrecciate nessuno deve inseguire l’altro, ma insieme osservare il mondo e fare le scelte migliori per lo sviluppo anche utilizzando diversi valori inflattivi utili al momento.

  3. achille parente

    Sono tra coloro che ritengono la politica monetaria non una scienza esatta per cui troverei inutile una progettazione precisa tra soggetti diversi ed aventi finalità, in fondo, diverse. La riterrei, invece, un’ arte in cui devono cimentarsi in piena autonomia esclusivamente “artisti-tecnici” di consolidata esperienza, come tutt’ora avviene; ai “committenti” spetta però il pieno diritto di valutare, in maniera quanto più possibile obiettiva, la riuscita dell’opera e di cambiare, se ricorrono le condizioni,”artista”.

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