logo


  1. Letizia Ciancio Rispondi

    Il modello di conciliazione tra dimensione lavorativa della donna e dimensione familiare andrebbe a mio avviso implementato sul versante del TEMPO effettivamente disponibile per la donna; e sopratutto allargato fino alla fascia di età delle elementari. Il problema infatti per la donna che lavora non è tanto la ripartizione dei compiti familiari (per altro già abbastanza in uso ormai) quanto l'effettivo desiderio di seguire in prima persona il percorso formativo dei bambini. E in questo senso negli anni del nido si hanno meno problemi, giacché queste strutture restano aperte fino alle 18-19, laddove le scuole dell'infanzia ed elementari solo fino alle 16. Una donna con lavoro a tempo pieno quindi, non potrebbe mai concedersi il "lusso" di andare a prendere i propri figli a scuola... Secondo me si potrebbe considerare un sistema di "sconto" sull'orario lavorativo a parità di stipendio, da fruire a scelta tra madre e padre per un periodo circoscritto di tempo. E tale spesa potrebbe essere condivisa tra stato e azienda. Per esempio 30-40 mn di lavoro in meno per ogni figlio entro tra i 3 e i 7-8 anni(ottimisticamente). Un'alternativa a ciò potrebbero essere i laboratori doposcuola - che alcuni istituti già erogano ma solo su iniziativa individuale e coordinata delle mamme - che consentirebbero di protrarre l'orario di almeno 1 ora, fornendo peraltro ai piccoli ulteriori strumenti per accrescere il loro bagaglio formativo e la loro curiosità/creatività. Insomma, per concludere, bisognerebbe provare a riflettere non solo su soluzioni direttamente economiche (una tantum e infrastrutture), ma anche su ipotesi come il guadagno di tempo - che si rifletterebbero poi oltre che sul portafogli familiare anche sulla serenità dei figli e dei genitori. Perché se uno li mette al mondo li vorrebbe poi anche crescere seguendoli con attenzione, senza per questo dover rinunciare ad un lavoro che magari viene svolto con passione e che gratifica. Letizia Ciancio

  2. Adriana Perrotta Rabissi Rispondi

    Ben vengano le misure di conciliazione dei tempi di lavoro e dei tempi di vita prese dall'attuale governo, ma, secondo me, perché siano veramente incisive occorre siano accompagnate da modificazioni anche nella cultura di chi le propone. In questo senso parlare come fa De Zuanna di " misure di cura alternative (come le sezioni primavera, i nidi integrati) e - le organizzazioni di mamme di giorno- significa riproporre il luogo comune del lavoro di cura come responsabilità prima delle donne e non di entrambi i genitori. Così si rincorrono i problemi, senza tentare di risolverli alla radice, e soprattutto non si cambiano le mentalità e il costume sociale. Forse occorrerebbe tenere in maggior conto le analisi delle studiose dei temi sociali degli ultimi vent'anni, regolarmente pubblicate in monografie, disponibili in relazioni e interventi pubblici.