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  1. Ferdinando Forresu Rispondi

    Buongiorno, credo che ormai sia assolutamente certo che l'attuale generazione sia la prima, dopo tante, a stare peggio della precedente. Ma , hai me, non sara' la peggiore; la prossima stara' ancora peggio perche' non ci sara' la precedente in grado, come accadde oggi, di sostenerla. Pero' non sento commenti ed inteventi in tal senso. Si parla solamente del fatto che i nonni si tiano mangiando le risorse dei giovani. Per chiunque abbia un minino di concoscenza della previdenza , e' pacigico che i figli paghino la pensione ai genitori i quali a loro volta hanno pagato per i loro genitori. Caso mai oggi siamo in presenza di un fatto nuovo: i giovani non sono in grado di pagare le pensione ai loro genitori. Questa situazione, sia ben chiaro, non e' dovuta all'egoismo dei giovanni bensi' ala semplicissimo fatto che ai giovanni si pagano contibuti in muiura super ridotta, Fino allo, scorso anno tale misura era del 19% per la stragrande parte dei ragazzi, Solo dallo scorso anno tale misura e' iniziata a crescere, ma resta, tuttavia, ben lontana dalla quota 33% che e' la misura di equilibrio del sistema. Ferdinando Forresu

  2. curabba calogero Rispondi

    Nell'estenuante dibattito sulle generazioni e le tematiche concernenti lavoro e pensioni, forse è più opportuno parlare di disagio di due generazioni. Non un conflitto, perchè in realtà i giovani nulla sottraggono a diritti acquisiti dai padri. E' certo aumentata la vita media ma i servizi socio assistenziali costano più cari e parte sostanziale delle pensioni è veicolato a supporto dei giovani disoccupati o ad integrazione di redditi da povertà.Il sud è caso emblematico!! La flessibilità è una impostura se non si coniuga con nuove ed effettive opportunità di reinserimento nel mercato del lavoro, con strumenti normativi che limitino il gap lavorativo e supportino processi di riqualificazione professionale autentici, cioè di effettiva correlazione con il sistema dei servizi e della produzione. Su queste tematiche grava la questione salariale che non è più rinviabile!

  3. Fabrizio Panebianco Rispondi

    Senz'altro vero: un sussidio diretto al figlio elimina tutta una serie di costi. L'effetto sarebbe pero' una minore mobilita' sociale: i genitori sussidiano i figli in misura delle loro possibilita' e dunque chi proviene da famiglie ricche rimane ricco (ma questo rimarrebbe anche con un sistema basato su un welfare meno familistico), ma chi è sui quintili piu' bassi non puo' avvalersi di questa possibilita'. Verrebbe meno uno dei principi base del sistema di welfare: aiutare la mobilita' sociale e l'equita'. Sarebbe un welfare a meta' in cui il buon cuore e il portafogli delle famiglie avrebbero la meglio su un sistema globalmente piu' equo.

  4. Giona Rispondi

    Purtroppo c'è chi ancora legge l'ottimo articolo di Albertini con lenti del passato, non più in grado di restituire nè alcuna lettura della realtà, nè tanto meno- come forse preteso da chi l'ha postato- il minimo pungolo morale. Capitale e lavoro, la solita retorica dei ricchi e poveri...insomma, tutto l'armamentario concettuale di una generazione che dopo aver finto rivoluzioni ora sta gestendo in modo reazionario il destino altrui. Sul fatto che la famiglia sia diventato un meccanismo redistributivo e compensativo (dal genitore al figlio) non ci sono dubbi, ma compito di una democrazia è rendere non opzionale questa redistribuzione, come può anche avvenire se lasciata alla libera volontà degli individui-genitori saluti.

  5. Antonio De Belli Rispondi

    L’articolo e’ in gran parte condivisibile. Sarebbe pero’ interessante analizzare cosa fanno gli anziani con le loro pensioni, perche’ ho il sospetto che una parte finisca in tasca al figlio o nipote trentenne e disoccupato, riducendo la sua necessita’ di pagare generi alimentari e bollette della luce. Insomma una sorta di ridistribuzione ex-post probabilmente avviene. Sarebbe comunque molto meglio pagare direttamente un sussidio al figlio, sia perche’ costerebbe di meno (a differenza della pensione, il sussidio si interrompe quando non serve piu’), sia per incentivare l’autonomia delle nuove generazioni.

  6. Claudio Resentini Rispondi
    Dati interessanti quelli esposti, che non ho alcun motivo di ritenere non aderenti alla realtà. Ma mi chiedo quali siano le lenti indossate dall’autore per leggere la realtà. Termini come “equità redistributiva tra generazioni” o “conflitto redistributivo tra generazioni” ridefiniscono le tematiche della giustizia sociale e spostano i problemi ma non aiutano a risolverli. Il “contratto pensionistico”, poi è, sì, alla base del welfare italiano, ma perché il welfare italiano è un welfare sottosviluppato, come quello USA. Oltre alle pensioni c’è poco o niente! La previdenza (per ora) funziona, ma l’assistenza no. L’autore si domanda retoricamente se il sistema di welfare non debba compensare la distribuzione ineguale dei rischi sociali non solo rispetto alle classi sociali, ma anche rispetto alle generazioni, ma ignora o finge di ignorare che esiste un netto rapporto di causalità tra l’uno e l’altro squilibrio. I giovani d’oggi stanno peggio dei giovani di ieri perché si sono invertiti i rapporti di forza tra le classi sociali o come si diceva un tempo tra il lavoro e il capitale. Se il lavoro dei giovani è tornato ad essere considerato un mero fattore di produzione incapace di proteggere i lavoratori contro i rischi sociali (malattia, vecchiaia, inabilità, ecc.) non è per responsabilità e volontà di coloro che di quelle protezioni godono, ma di chi dalla diminuzione di quelle protezioni trae maggiori profitti, minore tassazione e una condizione di superiorità e di ricattabilità nei confronti dei lavoratori giovani, precari, sotto-occupati e sottopagati. Se si intende dotare di un sistema di assistenza decente il paese lo si faccia non a spese di chi usufruisce della previdenza (i pensionati), ma attraverso una fiscalità generale davvero redistrubutiva, salvaguardando il principio di progressività dell’imposizione fiscale e intensificando la lotta all’evasione e all’elusione fiscale. Se si tagliano le pensioni per consentire ai giovani di rimanere precari a vita non si fa che ingrassare chi sfrutta la precarietà: si roba ai poveri per dare ai ricchi, insomma. Altro che redistribuzione! Se poi i pensionati saranno davvero così ricchi come qualcuno vuol far credere pagheranno le tasse, no? Cordiali saluti.