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  1. vanessa vaiani Rispondi
    Gentile Professore, Le segnalo che nelle due settimane critiche del "credit crunch" abbiamo osservato i prezzi dei fondi monetari o quasi per capire quali fossero i "buoni e i cattivi" e nel contempo abbiamo chiesto ai commerciali delle rispettive società di gestione di fornirci la composizione di portafoglio. Coloro i quali ci hanno risposto nel giro di pochi minuti ovviamente non avevano niente da nascondere, ci hanno fornito lo schema come da prospetto, la composizione attuale e quella che avrebbero tendenzialmente avuto nei gg successivi... per coloro i quali non hanno risposto ci siamo mossi in modo insistente addirittura presentandoci nella sede della società di gestione. Per dovere di cronaca il responsabile Italia ci ha rinviato l'appuntamento al giorno seguente e poi non si è presentato all'appuntamento...uno dei sales più giovani impaurito dal ns atteggiamento determinato ci ha fornito una stampa del portafoglio... indovini un pò cosa c'era dentro? Il 90% è composto da ECP (european commercial paper) con una concentrazione per emittente che va dal 2,5% all'8%....i titoli dell'IKB ( Rhineland e Ormond Quay sonoall'8%) in barba al principio della diversificazione del rischio non c'era liquidità, non c'erano titoli governativi....il fondo ha perso l'8% in una settimana ed ha subito riscatti tali per cui da avere un nav di 8,7 miliardi di euro è oggi 4,7....il fondo aveva questi titoli a garanzia di un equity swap sulla borsa americana. Ad oggi nessuna risposta ufficiale ma delle note informative ...(non si sa a cura di chi..ma con l'avviso rivolte agli investitori istituzionali) in cui si dice che il calo non è dovuto ai riscatti, non è dovuto alla componente liquida, non è dovuta all'esposizione azionaria....a cosa è dovuto? In questo scenario i fondi che non hanno ricevuto riscatti hanno inserito prezzi "di concerto con le banche depositarie secondo modelli interni di valutazione" (vedi es. art. il sole 24 ore di Ursino sul risparmio tradito es. Generali, Parvest BNP) quelli invece che ricevono i riscatti invece o hanno avuto il buon senso di congelare (BNP Parvest) o inviano circolari ai clienti e ai collocatori in cui il consiglio di amm decide di assegnare il nav meno il 5% a tutte le operazioni effettuate dal...(es. Julius Baer).... Ci si chiede in questo scenario di normative come vengono tutelati gli investitori?
  2. ettore comori Rispondi
    Concordo pienamente con l'analisi proposta, in relazione all'urgenza di estendere l'accesso al credito anche ai "non bancabili". Yunus ha dimostrato con i fatti, che ciò può essere possibile e auspicabile sia dal punto di vista imprenditoriale che sociale: ormai non c'è più motivo per dubitare del fatto che l'accesso al credito possa essere considerato un diritto universale. approfondimenti “E' un diritto l'accesso al credito” Tommaso Reggiani ETICA per le professioni - vol.1/2007 pp.85-92 http://mpra.ub.uni-muenchen.de/4624/01/MPRA_paper_4624.pdf
  3. Giuseppe Caffo Rispondi
    Sono molto d'accordo che una più alta alfabetizzazione finanziaria e una migliore assistenza e consulenza nei confronti dei mutuatari sarebbe per tutti un grande vantaggio. Ma mi permetto di operare un distinguo a mio avviso importante. La Banca del Premio Nobel Muhammad Yunus concede prevalentemente prestiti a persone povere per avviare attività produttive,che aiutano molte persone ad emanciparsi dalla miseria, mentre spesso i rifinanziamenti dei mutui sono utilizzati per l'acquisto di beni di consumo non sempre indispensabili.Mi sembra una differenza sostanziale.Non credo che nessuno riceverà un Premio Nobel perchè ha concesso mutui subprime.
    • La redazione Rispondi
      La ringrazio per le osservazioni, ma devo ribadire che nel mio articolo facevo riferimento, non tanto alle finalità dei finanziamenti praticati dalla GrameenBank, ma alle particolari tecniche per la valutazione dei destinatari e per la gestione del credito nei loro confronti, tecniche diverse da quelle tradizionali delle banche e che possono essere utilizzate non solo per l'avvio di attività imprenditoriali, ma anche per finanziarie l'acquisto di beni essenziali come la prima casa. Il problema "sociale" dei mutui subprime è proprio l'opposto di quello da Lei richiamato: molti mutui (come testimoniano i dati riportati nell'articolo) sono stati concessi non per beni di consumo, ma per consentire alle famiglie di andare ad abitare in una casa propria. Condivido la Sua idea che "che nessuno riceverà un Premio Nobel perchè ha concesso mutui subprime", ma proprio per questo dobbiamo pensare a modalità diverse per dare soldi al popolo dei subprime. Francesco Vella