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  1. MS Rispondi
    Le semplificazioni e generalizzazioni sul terrorismo sono quanto di più pericoloso vi possa essere, e spesso non reggono al confronto storico. Garibaldi e Mazzini erano terroristi allora? Alcuni storici hanno cercato di sostenere anche questa tesi, chi per amore di provocazione (e può essere utile discutere di tutto), chi perché semplicemente ultraconservatore, monarchico....Entrambi avevano rivendicazioni territoriali, o geopolitiche, ed avevano una "mente politica". Non erano dei menefreghisti qualunque, si direbbe...(e ciò non toglie che possano essere giudicati più o meno intelligenti nell'agire politico). La matrice logica dell'articolo (non conosco nè leggerò il libro), sembra ovviamente da pensiero unico. Merita quindi tutte le proteste che si vogliono. Non mi convince che un libro sia inutile. Non è in effetti inutile che qualcuno mostri chiaramente anche quelli che possono essere i vizi di un certo modo di ragionare, che nel negare sistematicamente problemi, o nel nasconderli sotto al tappeto, finiscono a volte per combinare più guai di quelli che vogliono risolvere. Inoltre questi articoli di poche righe non permettono nemmeno tanto di capire di che si tratti. L'autore è un economista, e quindi scrive come un economista, peraltro apparentemente conservatore. Forse si tratta solo della solita propaganda, che è anche illiberale nel senso autentico, o profondo, del termine.
    • francesco daveri Rispondi
      Ecco il link a una versione più lunga e più argomentata dell'articolo di Krueger. http://pubs.aeaweb.org/doi/pdfplus/10.1257/089533003772034925 Si potrebbe anche (addirittura!) comprare il suo libro (ad esempio su Amazon). E' il capo economista dello staff del presidente Barack Obama alla Casa Bianca.
  2. Enrico Rispondi
    Articolo interessante. Soprattutto l'indicazione di colpire l'organizzazione più che il terrorista singolo (definendo il terrorismo come l'abbinamento tra terrorista - anche potenziale- ed organizzazione terroristica). Aggiungerei che nell'analisi dovrebbe essere approfondita la maturità delle organizzazioni: nell'articolo si assume che la dinamica interna di un'organizzazione definita da una rivendicazione, ma questo probabilmente è vero nelle fasi iniziali (creazione e sviluppo) di un'organizzazione, magari piccola, mentre nelle organizzazioni estese, articolate e di lungo periodo probabilmente si innestano dinamiche "di carriera" e potere interne.
  3. Francesco Rispondi
    "Ecco quando nasce il terrorista: quando qualcuno persegue con dedizione fanatica una rivendicazione e ha la convinzione che non esistano alternative diverse dal terrorismo per perseguire quella rivendicazione. E quando un’organizzazione terroristica, o una cellula, è pronta a utilizzare il potenziale terrorista. È una spiegazione che nel libro è sviluppata in modo più ampio." Un pò poco per un analisi del terrorismo...Ho l'impressione che qui l'analisi dei dati empirici non sia sufficiente a comprendere la questione. Il risentimento di cui parlava Nietzsche, e certe cose di Dostoevskji - magari ne parla nel Testo -, non dicono nulla all'autore dell'articolo? Per tacere poi della considerazione indifferenziata del fenomeno "terrorismo". La nostra storia recente insegna che il terrorismo, sia esso rosso o nero, ma anche quello religioso, è solo un epifenomeno di manifestazioni più vaste, anch'esse di varia natura.
  4. Marco Rispondi
    Se non interpreto male l'ultima frase del suo commento (ma in effetti mi pare che non ci sia ironia), non comprendo signor Campo come "La povertà, ça va sans dire, con la disperazione c'entra poco". Sono reduce da un viaggio "duro" in medio oriente e ricordo ancora molto bene alcuni paesi neri africani: le assicuro che se la disperazione non è sempre associata alla povertà, di certo quest'ultima aiuta ad essere disperati eccome! Eppoi, anche qui, la povertà non è solo economica e non solo "periferica". Forse un altro spunto di riflessione per la tutto sommato minuscola analisi di Krueger? Diffido degli anglosassoni in questo genere di analisi.
  5. Giuseppe Campo Rispondi
    A proposito dell'ottimo articolo di Alan B. Krueger “Come nasce un terrorista “, trovo arbitraria l'equivalenza tra povertà e disperazione che si evincerebbe dal sommario. Cosa altro sono se non dei “disperati” delle persone che “vedono nel terrorismo il modo migliore, o l’unico, per farlo (le rivendicazioni)? La povertà, ça va sans dire, con la disperazione c'entra poco.
  6. Marco Rispondi
    Per quanto non si possa in linea generale dissentire dall'autore, mi pare che ci si trovi di fronte a un ennesimo caso di "scientismo" sociale che non tocca i punti veri della questione. Forse bisognerebbe chiedersi prima che definizione diamo del "terrorista", concetto che se è elastico nella pratica di chi ne assume i modi e le prassi è altrettanto elastico nell'intepretazione di chi addita il terrorista del giorno. In secondo luogo nessuna parola sulla radice del terrorismo "genuino", proliferante anzichenò in questo nostro mondo. Forse che le cause, prima che nella psicologia vadano cercate negli (dis)equilibri della democrazia e della politica "us-style"? Insomma, un articolo (ed un libro) inutile.
  7. bellavita Rispondi
    Forse nell'articolo manca la definizione "chi è un terrorista" : il potere assoluto tende a definire così qualunque oppositore o dissenziente, ben prima che passi alle armi. Ma visto che sono 25 anni che è morto Dalla Chiesa, una domanda che non ha mai avuto risposta è "chi ha sostenuto finanziariamente il terrorismo in Italia ?". Al culmine degli anni di piombo, la logistica dei latitanti e delle armi costava 50 miliardi all'anno, a dir poco, soldi che non si ottengono con le rapine (basta poi controllare i dati negli annuari assicurativi). Eppure nemmeno i capi pentiti sanno dare spiegazioni (di uno sono amico). E credo che nella metodologia di interrogatorio non ci fosse la domanda "chi vi portava i soldi?" e l'incrocio dei dati.