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  1. Giorgio Corani Rispondi
    Da ricercatore, mi chiedo quale sia l'entità delle spese affrontate dalle riviste. Come infatti dite anche voi, gli autori non ricevono nessun compenso (principio che condivido) e lo stesso vale anche per i reviewers. Le riviste fanno solo un editing molto leggero dei testi. Ho il sospetto che ci sia una fortissima sproporzione tra il prezzo delle riviste, e il costo effettivo per realizzarle. Altrimenti non si spieghrebbe come possano sopravvivere le riviste open acces, gratuite e in molti casi di qualita' eccellente.
  2. Alessandro Figà-Talamanca Rispondi
    Non credo che il "coordinamento" tra istituzioni sia in grado di difendere le università, gli istituti di ricerca e gli autori di pubblicazioni scientifiche dalla rapina messa in atto dall'editoria scientifica commerciale. Il singolo autore, soggetto a pressioni molto forti per pubblicare su riviste con alto "impact actor", è in una posizione molto debole per resistere all'assurda richiesta di cedere i diritti di pubblicazione, anche elettronica, in via esclusiva, senza alcun corrispettivo. Dovrebbe essere la legge, come succede negli USA, a vietare la cessione esclusiva dei diritti di pubblicazione per ricerche svolte con denaro pubblico. La pubblicazione elettronica dei risultati delle ricerche sul sito di ciascuna istituzione metterebbe un freno all'esigenza di acquistare a caro prezzo i prodotti offerti dall'editoria commerciale. Solo una distorsione del mercato agevolata da norme inadeguate consente che le istituzioni scientifiche che sono gli effettivi produttori e gli acquirenti delle pubblicazioni scientifiche debbano pagare salato per acquistare i loro stessi prodotti.
    • La redazione Rispondi
      Concordo che una legge che imponga la pubblicazione su siti open access dei risultati delle ricerche svolte con denaro pubblico sarebbe utile, anche se l'effettiva applicazione sarebbe difficile da controllare. Però non sono così pessimista sui risultati che possono essere raggiunti con il coordinamento tra gli acquirenti. Nel Regno Unito, dove la legge esiste, è anche attivo un efficiente consorzio di acquisto.