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  1. Alessandro Figà-Talamanca Rispondi
    E' stato già segnalato il fenomeno di studenti meridionali (in genere appartenenti alla borghesia medio-alto e quindi presumibilmente più preparati) che si spostano per studiare nelle università del nord. Ma i dati presentati mettono in evidenza un altro fenomeno: quello degli studenti che si spostano nelle sedi dove si ritiene che la soglia per l'ammissione sia più bassa. Solo così si può spiegare la presenza di 25 candidati per ogni posto in sedi che non presentano particolari attrattive. Prima di dedurre informazioni sulla preparazione offerta dalle scuole secondarie delle varie regioni bisognerebbe analizzare più accuratamente la provenienza degli studenti.
  2. Giorgio Corani Rispondi
    Trovo l'oggetto dell'articolo senz'altro interessante. Tuttavia, avendo insegnato per qualche anno in università, le posso dire che grosse variazioni nella qualità degli studenti si osservano, all'interno della stessa sede, anche semplicemente tra un anno ed il successivo. Sarebbe interessante sapere se la classifica in termini di mediane tra gli studenti dei vari atenei viene sostanzialmente confermata anche in anni diversi da quello considerato nell'articolo. Cordiali saluti Giorgio Corani
  3. Alberto Mura Rispondi
    L'articolo parla di "grandi differenze tra le sedi". Non metto in dubbio che le differenze siano statisticamente significative, i campioni essendo piuttosto ampi. Tuttavia ho qualche dubbio sul fatto che le differenze tra le sedi siano da giudicarsi "grandi" nel merito, che cioè esse siano indicative di una grande differenza di preparazione tra gli studenti delle prime università nella graduatoria e le ultime. Anche una piccola differenza può essere statisticamente significativa. Se le differenze siano da giudicarsi "grandi" o no dipende anche dall'attendibilità del test, che non è stata pubblicata. Bisognerebbe somministrare due test simili a ciascun candidato (o confrontare le domande pari con quelle dispari). Se il punteggio ottenuto nel primo test distasse in media dal secondo per un punto o due al massimo, allora le argomentazioni svolte sarebbero plausibili. Ma se invece la distanza media tra le due prove fosse di 6 o 7 punti, allora -- considerato che l'80% delle università si trova in un intervallo di tale ampiezza intorno alla mediana --- la pretesa di trarne conclusioni applicabili ai casi singoli (sino al punto di proporre una graduatoria nazionale) sarebbe del tutto ingiustificata.
  4. De Stefano Rispondi
    Ma siete sicuri che le condizioni di effettuazione del test siano analoghe in tutte le sedi universitarie? Vivo a Roma, e ho ascoltato vari commenti da parte di studenti che, negli ultimi anni, hanno sostenuto queste prove. Sono disgustati da: 1) mancanza di una seria vigilanza durante lo svolgimento delle prove; 2) presenza di esperti (a volte genitori-medici di candidati), iscritti regolarmente alla prova e pronti a passare il compito giusto.
  5. Marco La Marca Rispondi
    Buongiorno. Ho trovato senza dubbio interessante l'analisi, anche perché contribuisce a diffondere dati di cui non ero a conoscenza. Mi chiedevo, tuttavia, se è possibile disaggregare i dati per provenienza degli studenti (si sa che gli studenti meridionali sono molto più "mobili" degli studenti settentrionali, nel senso che il siciliano a Milano è sicuramente più facile da trovare rispetto al milanese in Sicilia). Inoltre, rispetto all'ultima affermazione dell'articolo, mi chiedo quali incentivi dovrebbero avere i docenti dei licei "peggiori" a migliorare la preparazione che danno ai propri studenti: basterebbe la soddisfazione che entrino a medicina? Resto a disposizione per discutere ulteriormente quanto segnalato. Saluti
  6. Aureo Muzzi Rispondi
    Una graduatoria unica nazionale consentirebbe di recuperare qualche buon studente di medicina, non ncessariamente un buon medico, che si forma attraverso la passione per il lavoro e non proprio sui banchi di questa università. Obbligherebbe poi a costose trasferte chi dopo troverà un lavoro mal (più che poco) pagato, pieno di inutile burocrazia, che difficilmente nobiliterà i migliori studenti.
  7. Ludovico Fontana Rispondi
    Sono d'accordo sulla creazione di una graduatoria unica nazionale, ma ho due perplessita'. la prima e' che in questa maniera verrebbero favorite le universita' meno serie, ossia quelle in cui durante i test si copia oppure alcuni ragazzi sono aiutati dai professori-controllori. si tratta di un problema difficile da risolvere, perche' i controlli sono sempre effettuati da persone del luogo. La seconda perplessità è una conseguenza della prima: le altre universita', per evitare di fare brutta figura e presentare pessimi risultati, potrebbero addirittura incentivare i copioni e i professori-assistenti-bidelli corrotti. e' una conseguenza estrema, ma possibile. Pensate a un test nazionale dove i primi duecento posti sono occupati dai duecento candidati di una sola citta'.