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  1. Romano Rispondi
    Francamente non capisco molte cose, dopo la telenovela dei disincentivi e incentivi si è preferito passare alle vie di fatto. Consentendo il cumolo tra pensione e reddito da lavoro e non rinnovando gli incentivi per chi rimane al lavoro non si fa altro che diminuire i posti di lavoro per i più giovani.
  2. Sandro Rispondi
    Non ci posso credere! Fanno pagare il lusso di una pensione a 58 anni a persone ancora perfettamente in grado di lavorare per almeno altri 10, ai parasubordinati! A quelli che vivono con salari da fame, non hanno alcuna garanzia per il futuro, non possono fare un mutuo, non possono mettere su famiglia. A loro ora chiediamo anche di pagare le pensioni a persone ancora perfettamente abili! Non voglio più vivere in questo paese, mi vergogno di viverci, mi vergogno di avere votato questa gente. Io privilegiato perché ho un lavoro a tempo indeterminato chiedo scusa a tutti i parasubordinati d'Italia!
  3. antonio petrina Rispondi
    Nella lettera dei senatori Dini e D'Amico sul Sole 24 ore del 19 luglio si invitava il governo a considerare il pareggio del bilancio e tagli alla spesa prmaria dello 0.5%,altrimenti è inutile fare un Dpef. Con la riforma previdenziale si accentua la spesa utilizzando l'extragettito che serviva per il pareggio del bilancio che continua a rinviarsi. Ma questa è la domanda: se si rinvia il pareggio in anni di sviluppo e di maggiori entrate, quando saremo alla vacche magre, come potrà farsi quel pareggio del bilancio a cui però lo stato ( che non si incammina in tal senso) obbliga al momento tutti gli altri enti pubblici con tagli e vincoli di spesa sugli avanzi? la proposta di tagliare le tasse rinviata ancora sarà attuabile?
  4. Sisto Pasquino Rispondi
    Pensare che il Ministero del Tesoro con quota 98 (senza il mix con un'età minima) aveva calcolato un pareggio di spesa con la riforma Maroni. E sarebbe stato equo, per tutti e da subito!
  5. roberto Rispondi
    Con la modifica della legge (e ancor prima con la Maroni) mi hanno obbligato a lavorare almeno 40 anni! e certamente prendere una pensione più bassa. Che equità c'è nell'obbligarmi a lavorare così a lungo (spostandomi la quiescenza proprio sotto il naso), quando le nuove generazioni lavoreranno a malapena 35 anni circa (visto che ora si inizia a lavorare a 28-30 anni, quando va bene)? Il risanamento dei conti non deve passare dalle solite tasche oramai super tartassate, ma con una sana, robusta e severa fiscalità. Ho girato parecchi paesi nel mondo sviluppato e tutti ci superano nella capacità di contribuire alla ricchiezza del paese; senza andare tanto lontano basta guardare alla Francia che ha un fisco stupefacente! Ma i ns politici preferiscono pulirsi la bocca copiando il peggio degli altri nel nome dell'Europa!
  6. Francesco Smorgoni Rispondi
    Ho quaranta anni e piu' che per la mia pensione, sono preoccupato per il futuro di mia figlia, che di anni ne ha 13. In che razza di Paese crescera', se ad ogni cambio di coalizione dobbiamo riscrivere leggi e "riforme" del Governo precedente ? Non si era scelto e concordato con i sindacati di applicare lo scalone nel 2008 ? Non si era definito di riconsiderare i coefficienti di calcolo dal 2005 ? Leggo ora che pare raggiunto il quorum per il referendum sulla legge elettorale, questa si' oggetto di un colpo di mano. Speriamo che il referendum (o la legge che lo anticipera') ci aiuti a far piazza pulita di quei partiti che rappresentano solo se stessi e gli interessi di frange marginali ma ricattatorie dell'elettorato. da secoli e' finita l'eta' dei comuni e del "particulare", ma molti non se ne sono accorti.
  7. Leonardo Biscetti Rispondi
    Premetto che, in tema di pensioni,sono più vicino alle posizioni de lavoce.info che a quelle della sinistra radicale. Tuttavia, ascoltando un dibattito televisivo su La7 tra il professor Boeri e il ministro Ferrero, mi sono trovato d'accordo con quest'ultimo. Ferrero sosteneva che per modificare i coefficienti di trasformazione bisogna tener presente, oltre che l'andamento demografico, anche la crescita del Pil. Boeri, con un tono un pò supponente, diceva che il Pil non c'entra nulla con i coefficienti. ebbene questa affremazione mi ha lasciato allibito. E' del tutto logico che in un sitema a ripartizione come il nostro bisogna considerare sia le uscite che le entrate, che come si può intiure sono strettamente legate alla crescita del Pil. Altrimenti in caso di decrescita economica,una revisione dei coefficienti legata esclsivamente all'aumento dell'età media e dunque della spesa previdenziale, e che ignora la riduzione delle entrate, produrebbe degli squilibri fortissimi. Viceversa, in una fase di crescita economica, una riduzione dei coefficienti, che considera solo l'aumento della spesa, sarebbe una misura eccessivamente punitiva per i lavoratori. Il ragionamento di Boeri andrebbe bene se avessimo un sistema a capitalizzazione in cui i contributi di ciascuno vengono accantonati ed investiti e poi restituiuti al lavoratore quando va in pensione. Ma allo stato attuale una revisione attenta dei coefficienti deve considerare sia l'aumento della vita media che l'andamento de PIl,per lo meno della parte di esso conosciuta al fisco.
  8. Francesco Locci Rispondi
    Mi auguro di non dover scoprire lunedi', quando saranno disponibili i dettagli dell'accordo, che abbiamo perso la possibilita' di uscire con i 40 anni di contributi senza limiti di eta'!!
  9. Guido Pettinari Rispondi
    Per Fabio Pancrazi Grande parte di quei 10 miliardi di euro di costo è causato dalla rimozione dello scalone, il quale riguarda(va) chi era imminente (1-2-3 anni) al pensionamento. Tu, con i tuoi 53 anni, non rientri in questa categoria e pertanto per te la differenza rispetto alla legislazione attualmente vigente è minima. D'altro canto, le (se ricordo bene) 400.000 persone che sarebbero state direttamente interessate dallo scalone ora si vedranno consegnata la pensione in anticipo rispetto a quando l'avrebbero ricevuta stante la legge Maroni ---> più spese per lo stato.
  10. Antonio Fiori Rispondi
    Così a caldo, noto con una certa amarezza che la fresca bozza di riforma previdenziale pone due o trecentomila lavoratori in situazione peggiorativa rispetto alla riforma Maroni: pretendere infatti il doppio requisito dell'età più la quota (ma non era stato detto che il mix età + contributi era nella quota?) comporta che i signori nati nel 1955 debbano attendere comunque i 61 anni di età (erano 60 con lo scalone); spero solo sia rimasta la possibilità di 'uscire' a 40 anni di contributi senza limiti di età...
  11. Fabio Pancrazi Rispondi
    Ho 53 anni compiuti e 31 di contribuzione. Con la Maroni sarei potuto andare in pensione all'età di 62 anni (2016). Con l'accordo di stanotte fra Governo e Sindacati potrò andarci a 61 anni (2015, con quota 100): pare che le "finestre" saranno 2, gennaio e luglio quindi a luglio 2015. Al 31/12/2015 avrò anche 40 anni di contribuzione. Sei mesi prima della Maroni: costo per la collettività 10 miliardi in 10 anni! Per quanto mi riguarda soldi buttati via...e sicuramente la mia pensione sarà più bassa (meno soldi) di quello che sarebbe stata. Mi verrebbe da dire una parola che per la Cassazione non è ritenuta più ingiuria ma di linguaggio comune.