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Asta WiMax, nuove licenze e vecchi problemi

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato un regolamento che costituisce lo scheletro dell’asta per assegnare le licenze WiMax, la nuova tecnologia di accesso radio a banda larga. Due sembrano essere gli obiettivi: efficienza allocativa e apertura del mercato a nuovi operatori. Ma è di cruciale importanza che il numero delle licenze sia stato definito dopo aver ponderato realisticamente il numero di potenziali partecipanti. Importare meccanicamente un modello di successo da un altro mercato rischia di minare gli obiettivi prefissati.

Il regolamento approvato il 9 maggio scorso dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni costituisce un primo scheletro dell’asta che servirà ad assegnare le licenze WiMax, la nuova tecnologia di accesso radio a banda larga (Broadband Wireless Access – Bwa). Due sembrano essere gli obiettivi: efficienza allocativa – l’assegnazione delle licenze agli operatori che dispongano delle condizioni tecnico-economiche per poterne trarre il maggior beneficio – e apertura del mercato a nuovi operatori.

La scelta dell’asta a round multipli

Un’asta è un meccanismo competitivo dalle molteplici sfaccettature, in cui ogni singolo dettaglio gioca un ruolo cruciale. È necessario chiedersi, quindi, in quale misura gli elementi di auction design possano favorire il raggiungimento degli obiettivi del policy maker.
Il regolamento delinea il ricorso a un’asta dinamica a round multipli (ciascuno presenta offerte in successione). Tale soluzione favorisce l’efficienza quando i partecipanti dispongono di stime imprecise ed eterogenee tra loro sul valore del bene da acquisire: attraverso la sequenza dei prezzi, produce un flusso d’informazioni tale da consentire a tutti i concorrenti di affinare le proprie valutazioni sul valore delle licenze e di formulare offerte più precise nei round successivi. È necessario, però, che venga introdotto un meccanismo che obblighi ogni partecipante ad aumentare la sua offerta da un round all’altro, altrimenti i partecipanti meglio informati avrebbero l’incentivo a sottomettere una sola offerta seria all’ultimo round, oppure a ridosso dell’ora di chiusura.
Un meccanismo semplice è quello di imporre un “tick”, ovvero una variazione minima prefissata dei prezzi da un round all’altro. Ma con quale logica? Nelle primissime fasi dell’asta, quando tutti i partecipanti sono attivi, la regola d’attività dovrebbe impedire comportamenti “attendistici” (tick ampio); quando il numero di partecipanti è più ridotto, la regola d’attività dovrebbe facilitare il processo di affinamento delle offerte (tick ridotto). Non solo. Poiché formulare un’offerta per una licenza WiMax presenta molteplici aspetti d’incertezza, il design dell’asta dovrebbe accordare ai partecipanti delle “pause di riflessione” per aggiornare le strategie di prezzo. Si potrebbe, per esempio, consentire un waiver, ovvero la possibilità per ognuno dei partecipanti di rimanere inattivo per un solo round senza rischio di esclusione.

I problemi dei nuovi operatori

Anche l’adozione di queste due soluzioni per altro non risolverebbe tutti i problemi. Il carattere dinamico, infatti, potrebbe scoraggiare la partecipazione di nuovi entranti, soprattutto se piccoli operatori con forti vincoli di liquidità. Se esistono forti asimmetrie tra i partecipanti in termini di risorse finanziarie, un’asta multi round fornisce ai big players la possibilità di monitorare il comportamento dei piccoli e, poi, di calibrare l’offerta minima per metterli fuori gioco. In questo senso, un meccanismo competitivo a round multipli “risolve” il problema dell’apprendimento, ma scoraggia la partecipazione di nuovi operatori.
Una soluzione, tratta dall’esperienza britannica e felicemente adottata dal regolamento dell’Autorità, è quella di riservare almeno una licenza a nuovi operatori entranti nel mercato dei servizi Bwa. Quindi, se da un lato si ha la certezza che almeno un nuovo operatore sarà presente sul mercato, dall’altro si aumenta la competizione su tutte le licenze non riservate.
Rimangono ancora da definire dettagli non secondari. Ne menzioniamo uno. Poiché le licenze hanno anche un carattere territoriale, alcuni operatori cercheranno di aggregare licenze regionali per sfruttare potenziali economie di scala conseguibili attraverso la copertura dell’intero territorio nazionale. Il regolamento, sensibile a questa esigenza, ammette anche offerte su “pacchetti” di licenze, ovvero offerte “combinatorie”. Sorge, quindi, il problema di definire ex ante su quanti e quali pacchetti di licenze sarà possibile formulare un’offerta. Il trade off rilevante in questo caso è tra il perseguimento di un obiettivo di efficienza, che tenga in dovuta considerazione le economie di scala, e la potenziale complessità computazionale per partecipanti e venditore. Un disegno d’asta che lasci ai partecipanti piena libertà di aggregare le licenze secondo le proprie preferenze potrebbe favorire l’efficienza allocativa, rendendo però più complessa la formulazione delle offerte, soprattutto se si aggiunge l’aspetto dell’apprendimento in gara, e la valutazione delle stesse. Con cinque macro-regioni, ad esempio, esistono trentuno possibili pacchetti (25-1).
Accettando qualche potenziale perdita di efficienza, potrebbero essere considerati due criteri per limitare il numero di offerte combinatorie. Il primo
consiste nell’adottare un limite alle offerte presentate per ogni tipologia di pacchetto. Si potrebbe, ad esempio, permettere ai partecipanti di formulare una sola offerta combinatoria per numero di singole licenze contenute, quindi una sola offerta per il pacchetto da cinque licenze, una per il pacchetto da quattro e così via. Il secondo, sebbene più complesso del precedente, consente offerte a “girasole”. In questo caso, i partecipanti potrebbero presentare tutte le offerte che desiderano purché possiedano un’unica intersezione comune non vuota. In altri termini, ogni offerta combinatoria deve sempre contenere una macro-regione opportunamente scelta dai responsabili del disegno dell’asta.

L’insegnamento dell’asta Umts

Tutti gli accorgimenti fin qui discussi potrebbero facilitare il perseguimento degli obiettivi di efficienza solo se una condizione di base fosse verificata, ovvero se il livello di partecipazione attesa fosse realmente compatibile con il numero di licenze messe all’asta. Ad esempio, si ricordi l’asta Umts dell’ottobre 2000 quando si decise di mantenere il disegno a round multipli anche se solo sei partecipanti si apprestavano a contendersi cinque licenze. Il risultato è ormai noto a tutti: Blu si ritirò subito dopo l’inizio dell’asta e le cinque licenze vennero assegnate ai cinque partecipanti rimasti a prezzi ben lontani dai livelli ottenuti nel Regno Unito e in Germania. È quindi di cruciale importanza che il numero delle licenze WiMax sia stato definito dopo aver ponderato realisticamente il numero di potenziali partecipanti
La stagione delle aste Umts ci ha insegnato che il disegno dell’asta è paragonabile a un vestito di alta sartoria: ogni singolo dettaglio deve essere cucito sul soggetto. Importare meccanicamente un modello di successo da un altro mercato rischia di minare gli obiettivi prefissati, oltre che gettare ingiusto discredito sulle aste come meccanismi allocativi.

Per saperne di piùhttp://www.agcom.it/provv/d_209_07_CONS/d_209_07_CONS.htm

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  1. matteoolivieri

    Gentile autore
    lei cita l’asta UMTS come esempio di round multiplo inutile.
    Le sembra il caso del WIMAX, o proprio il contrario?
    se cioè fosse l’opposto si confermerebbe quanto da lei accennato, cioè la grande utilità di un round multiplo, a fronte di molti partecipanti.
    Le faccio però un’obiezione: siamo sicuri che nel caso del WIMAX le garanzie offerte dall’offerente siano così importanti? che cioè non sia proprio questa il tipo di tecnologia in grado di poter essere supportata da molti concorrenti? visti i bassi costi?
    E lo stato dovrebbe avere interesse ad incassare quanto più possibile? mettendo, come già successo altre volte, un’ipoteca sull’accesso, come condizione di sviluppo indispensabile?

    o sarebbe meglio pretendere poco per dare tanto? (agli utenti?)

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