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  1. Roberto Giannarelli Rispondi

    Ma allora c'è da pensare. 1) il governo ha deliberatamente sacrificato i titolari delle pensioni più basse; oppure, 2) il governo non ha saputo individuare ed utilizzare un meccanismo tecnico per favorire le pensioni più basse. In entrambi i casi, il giudizio non può che essere sconfortante, tanto più se l'esito è stato suggerito dai sindacati.

  2. Silvio Comel Rispondi
    Non condivido l'impostazione dell'articolo per motivi già accennati in altri commenti: la pensione dovrebbe essere una prestazione commisurata ai versamenti effettuati e mantenere, nel tempo, il suo potere d'acquisto proprio per mantenere un legame con quanto versato (in denaro reale) negli anni di lavoro. Aumentando solo le pensioni più basse sia fa un giusto atto di assistenza sociale ma, contemporaneamente, un atto di ingiustizia distributiva perchè l'effetto complessivo è quello di un appiattimento delle pensioni.
    • La redazione Rispondi
      Il senso del mio articolo sta proprio nell'idea che non è corretto fare politiche contro la povertà attraverso il sistema pensionistico, perché la pensione ha una finalità diversa dal sostegno ai redditi bassi. Abbiamo bisogno di strumenti nuovi per contrastare la povertà. Forse non sono stato abbastanza chiaro.
  3. Umberto Lentini Rispondi
    i pensionati che superano 654 euro mensili non riceverenno nessuno aumento, anche se hanno più di 25 anni di contributi versati.
  4. Rosanna De Matteis Rispondi
    Gent.mo Prof. Qualcunoi ha scritto che siamo alla solita demagogia, qualcun'altro che così come è posta la sua domanda è retorica. Io sostengo che non sta in cielo e manco in terra. Ho 62 anni: ho versato contributi per 15 anni lavorando in un ospedale di zona dove tutte le patologie e le urgenze erano presenti. Ho lavorato di giorno e di notte di giorno festivo e di giorno feriale, di Natale e di Capodanno, di Pasqua e di Ferragosto, sono rimasta infetta dal virus dell'epatite B (il periodo lavorativo si riferisce agli anni 60 e 70 mancanza quindi della cultura delle infezioni, delle protezioni, della prevenzione) E' stato un lavoro massacrante seguito da quello sicuramente altrettanto difficile di casalinga. Oggi, al raggiungimento dell'età pensionabile, lo straordinario importo che percepisco mensilmente è pari ad € 170,00. Se non ci fosse la pensione del marito come potrei vivere? E visto che questa c'è perchè costringermi a fare l'accattone verso il marito ? Cordialità
    • La redazione Rispondi
      Il punto che mi interessa è che dobbiamo tenere separate la previdenza dall’assistenza. Se cerchiamo di aiutare i poveri usando il sistema previdenziale, si commettono inevitabilmente delle iniquità. Ad esempio, nel provvedimento del governo non si tiene conto del patrimonio della famiglia, né della presenza di redditi di capitale. La pensione dovrebbe essere commisurata ai versamenti contributivi effettuati, è un salario differito. Trasferimenti a sostegno del reddito non dovrebbero essere commisurati al reddito individuale. Io sarei per aumentare la sua pensione anche più di quanto ha deciso il governo, ma faccio presente che, a quanto ne so, in nessun paese gli interventi a sostegno del reddito vengono determinati in base al reddito individuale. Si considera il reddito familiare, come evidentemente lei stessa ha fatto quando ha deciso di interrompere la sua attività lavorativa. Lei tocca un altro importante tema: anche chi ha fatto la casalinga e ha avuto figli ha contributo alla sostenibilità del sistema pensionistico, perché i figli pagano oggi contributi. Bisognerebbe riconoscere alle donne questo sforzo, con maggiori sgravi fiscali o più assegni familiari, oppure con contributi figurativi per ogni figlio dato alla luce. Andare in pensione prima degli uomini può essere giustificato alla luce di questo contributo.
  5. Ernesto Scontento Rispondi
    L'anomalia che lei ha evidenziato, dovrebbe essere prerogativa di correzione per una coalizione o partito che si ispira a valori Demogratici e di centro sinistra. Ma soprattutto dovrebbe essere un dovere Morale per chi orgogliosamente si richiama alle tradizioni del P.C.I. Infatti uan rilettura alla famosa intervista dal titolo " la quastione morale" sarebbe opportuna. E, Berlinguer, in quell'occasione chiarisce perchè lui ritiene positivo il concetto di Socialdemocrazia, ma ne evidenzia i limiti proprio nel fatto di tutelare eccessivamente i lavoratori e poco gli emarginati, non inseriti nel cirquito del mndo del lavoro. Cosa è di destra? Cosa è di sinistra?
  6. Giancarlo Pireddu Rispondi
    A parte il fatto di condividere il concetto di equità riferito al sistema pensionistico in base a quanto il soggetto ha effettivamente versato durante la vita lavorativa, vorrei segnalare anche l'anomalia di un aumento indiscriminato che favorisce i baby pensionati con pensioni basse oggetto di revisione, come ad esempio quelle delle insegnati con 16 anni, 6 mesi e 1 giorno di età lavorativa ma mogli di super (dal punto di vista del reddito) manager di aziende private ed ex-pubbliche.
    • La redazione Rispondi
      Sono d’accordo con lei
  7. Giancarlo Pistolesi Rispondi
    Si seguita a fare confusione fra sistema previdenziale, retto da contributi versati ed in base a questi i benefici futuri, e il sistema assistenziale che è altra cosa e deve essere reto dalla fiscalità generale. L'inps ha compiti improri rispetto agli altri enti previdenziali europei, ma nessuno parla di fare una riforma che non costa niente, dividere gli emolumenti previdenziali, da quelli assistenziali. Strano non ne parlano più neppure i sindacati, ci sarà qualche motivo?
    • La redazione Rispondi
      E’ implicito nelle sue parole: fa comodo dire che i conti dell’Inps non sono messi male se si tiene conto che effettua anche interventi assistenziali.
  8. Dario Perina Rispondi
    Ho letto l'articolo con fastidio, siamo di fronte alla solita demagogia della sinistra italiana, soprattutto di fronte all'ennesimo rigurgito di pauperismo, che in realtà non dà niente, o quasi, ai poveri e spreme il ceto medio. Per l'autore dell'articolo, che vuole avvalorare e dare una parvenza di scientificità alle sue considerazioni esibendo qualche grafico e qualche termine preso dai manuali di economia politica,propone di privilegiare solo i c.d. poveri a scapito di chi ha diritto ad un reddito superiore, in attesa, forse, che anche questo ceto entri nel beato mondo della povertà, così da farlo gestire alla triplice sindacale. Vorrei solo fare alcune brevi considerazioni: 1) chi ha pagato ( e sottolineo il termine pagato) ha il diritto di avere ciò che gli spetta; forse il concetto di salario differito non esiste più?Non è accettabile la logica dell'esproprio proletario, tanto cara a certa sinistra. 2) si parla di compatibilità del sistema pensionistico, per non gravare in futuro sulla fiscalità generale e, soprattutto, per non costringere i giovani a pagare una parte delle imposte per le pensioni erogate dallo stato ai loro genitori. Ebbene, non ci trovo niente di scandaloso: forse che non è previsto dalla stessa Costituzione che, come i genitori devono mantenere, educare, ecc. i figli, così anche questi ultimi devono provvedere ad aiutare i genitori nella vecchiaia. Il modo moderno di adempiere a questo obbligo morale, prima ancora che giuridico, è anche attraverso le imposte e non attraverso la carità, o meglio ancora la Caritas.
    • La redazione Rispondi
      Rimando alla risposta data alla signora De Matteis. L’articolo dice che gli effetti distributivi del provvedimento sono buoni. Avrebbero potuto essere anche migliori con qualche accorgimento, di cui si è parlato in sede di trattativa, ma che è stato rifiutato dalle parti sociali: il riferimento al reddito familiare, un vincolo di patrimonio massimo.
  9. carlo p Rispondi
    Se si parla di equità, non si può rifarsi alle dichiarazioni dei redditi, si finisce per favorire gli evasori. Peraltro con la stessa logica anche le aliquote irpef andrebbero calcolate sul reddito familiare. Meglio che le pensioni siano calcolate su quanto effettivamente pagato in contributi. Il sostegno al reddito per gli indigenti deve seguire altre strade, gravare su tutta la collettività e non solo su sull'Inps (che è un istituto di previdenza non di carità).
    • La redazione Rispondi
      Sono del tutto d’accordo con lei. Un solo appunto: il riferimento al reddito familiare in sede Irpef scoraggia il lavoro femminile, perché il reddito della moglie sarebbe assoggettato alle aliquote marginali molto alte che si applicano alla somma dei redditi dei coniugi. E’ un problema che non si pone quando si parla di pensioni.
  10. riccardo boero Rispondi
    Egr. Professore, eccellente e dotto articolo che condivido in pieno. Non solo ma vorrei aggiungere, rinforzando la sua tesi di fondo, che tenere conto solo del reddito, sia pure familiare, non e` neppure sufficiente. Questo perche' a situazione economica di una famiglia non e` assolutamente costituita solo dai redditi, ma anche e precipuamente dal patromonio. Quante famiglie di ex commercianti o imprenditori ricevono pensioni piuttosto basse, ma possiedono asset sostanziosi anche se non generatori di reddito? Personalmente ne conosco un gran numero. La valutazione del patrimonio dovrebbe essere piu' importante di quella del reddito, ai fini degli aiuti sociali, invece non viene mai fatta
    • La redazione Rispondi
      Ha ragione, ho dimenticato di scriverlo nel pezzo, ma il riferimento al patrimonio, quando si decidono trasferimenti a sostegno del tenore di vita delle persone è molto importante, soprattutto in un paese ad elevata evasione come il nostro. In Italia abbiamo l’Ise (indicatore della situazione economica) da ormai 10 anni, che tiene conto di reddito e patrimonio. Sarebbe ora di usarlo di più.
  11. emanuele canegrati Rispondi
    Caro Professor Baldini, la sua domanda, cosi per come posta, è retorica. E' ovvio che qualsiasi persona le risponderebbe che no, non è equo aumentare le pensioni dei più ricchi. Ma a questo punto sono io a porle una domanda. Ha mai avuto l'impressione che lungo tutto l'estenuante trattativa tra governo e sindacati alla quale stiamo assistendo, le decisioni abbiano rispettato criteri di equità? Se siamo arrivati al punto dove tutti sanno che il sistema pensionistico italiano è fortemente favorevole agli anziani attuali ed insostenibile per le generazioni future, eppure i sindacati continuano a non farsi scrupoli sulla pelle dei giovani, perchè dovrebbero farsene nel difendere gli interessi delle categorie sociali che essi difendono? Tutti sanno oramai che i sindacati fanno solo l'interesse di una parte e non il bene della società. Con questa chiave di lettura qualsiasi politica di un governo tenuto sotto scacco dalla CGIL e della sinistra estrema diviene comprensibile. Cordiali Saluti
    • La redazione Rispondi
      Non sarei così estremo, ma certo questo governo incontra forti ostacoli nell’impostazione di politiche di lungo periodo. Evidentemente riusciamo a prendere provvedimenti lungimiranti solo in condizioni di emergenza.