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  1. Sergio Marotta Rispondi
    Il semplice fatto che il fenomeno della proprietà comunale delle società di gestione dei servizi pubblici locali possa essere indifferentemente descritto come capitalismo municipale (espressione più indicata per i Comuni ricchi) o come socialismo municipale (espressione più indicata per i Comuni poveri che intendono assicurare lo stesso i servizi pubblici essenziali), dimostra l'assoluta neutralità, dal punto di vista scientifico, degli assetti proprietari delle aziende che forniscono servizi pubblici locali. Quanto ad una presunta maggiore efficienza delle società miste, ricordo soltanto che la Corte di Giustizia UE ha posto una pietra tombale sulla posssibilità di affidare servizi pubblici locali senza gara a questo tipo di società. I prossimi anni ci diranno se le società miste scompariranno (presumibilmente alla scadenza delle concessioni ottenute senza gara) o se saranno capaci di partecipare e di aggiudicarsi delle pubbliche gare. Sergio Marotta
  2. MARCO MINOIA Rispondi
    A MIO PARERE LA QUESTIONE NON E' TRA CAPITALISMO E SOCIALISMO MUNICIPALE. MEL MOMENTO IN CUI UN COMUNE DI PICCOLE E/O MEDIE DIMENSIONI SI TROVA NELLA NECESSITA' DI DOVER GARANTIRE AI PROPRI CITTADINI SERVIZI A PREZZI AL DI SOTTO DI QUELLI DETTATI DAL MERCATO (ES. SERVI SOCIALI) E CONTESTUALMENTE SI TROVA SOTTOPOSTO ALLA SPADA DI DAMOCLE DEL PATTO DI STABILITA CHE CAMBIA OGNI ANNO E NON CONSENTE UNA RAGIONEVOLE PROGRAMMAZIONE NONCHE' AL RISPETTO DEGLI STANDARD REGIONALI NECESSARIAMENTE DEVE EFFETTUARE UNA SCELTA CHE ALTRO NON PUO' ESSERE CHE COSTITUIRE UN SOGGETTO GIURIDICO "ESTERNO" (AZ. SPECIALI, SPA E/O SRL) CHE CONSENTA DI MANTENERE ALLO STESSO TEMPO PREZZI/TARIFFE ALLA PORTATA DEI CITTADINI ED EFFETTUARE GLI INVESTIMENTI NECESSARI CON ADEGUATI GRADI DI LIBERTA'. SONO D'ACCORDO CON GLI AUTORI CHE LA MISURAZIONE DELL EFFICIENZA E' TUTTA DA VALUTARE E CHE COMUNQUE L'IMPATTO SUI BILANCI COMUNALI, IN PARTICOLARE SULLA PARTE CORRENTE IN TERMINI DI CONTRIBUTI E/O COPERTURE DELLE DIFFERENZE (DISAVANZI) E' COMUNQUE PESANTE. TUTTAVIA SI TRATTA DI SCELTE CHE UN COMUNE DEVE EFFETTUARE.
  3. Paolo Cesario Rispondi
    in una società di consulenza 37mila euro può essere all'incirca il costo di un dipendente con qualche anno di esperienza (lordo in busta più versamenti vari). Se l'ora di lavoro viene venduta al cliente 35 euro tale dipendente fa incassare circa 60mila euro, ma oltre al costo netto occorre tenere in conto il costo della struttura: ore di lavoro non direttamente vendibili al cliente, affitto ufficio, postazione attrezzata, pulizia, amministrazione, dirigenza, etc. per cui ipotizzare che dei 60mila 10 o 15mila al massimo diventino utile è già ottimistico. Se esistono imprese dove l'utile è pari al 100% del valore lordo del lavoro vuol dire o che il costo del prodotto al cliente è troppo alto (se l'impresa è pubblica e svolge un servizio questo non dovrebbe accadere) o che l'impreva vende una materia prima che non paga, o che l'impresa usa un impianto già ammortato ed il dipendente è un costo irrilevante, o che l'impresa esternalizza per cui apparentemente la mezza dozzina di dipendenti produce un utile mostruoso mentre gli esternalizzati lavorano nell'ombra.