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Un’aspirina per la concorrenza

Nel corso degli ultimi due anni, due interventi normativi (il Decreto Storace e il Decreto Bersani) hanno inciso sulla determinazione del prezzo al pubblico dei farmaci da banco e sulla loro distribuzione. Un’indagine di Altroconsumo mostra come l’aumentare dei punti vendita stia stimolando una diminuzione dei prezzi nelle stesse farmacie. Con piccoli risparmi per le famiglie.

Nel corso degli ultimi due anni, diversi interventi normativi hanno inciso profondamente sui meccanismi di determinazione del prezzo al pubblico dei farmaci di fascia C e sulla loro distribuzione.
In precedenza, il prezzo dei farmaci di fascia C era determinato dal produttore e poteva essere cambiato al massimo due volte in un anno.
Gli interventi più significativi sono stati adottati in due fasi: il primo è inserito nel Decreto Legge del Ministro della Salute Storace adottato nel maggio 2005 e il secondo nel già citato Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, convertito in legge il 4 agosto 2006.

Decreto Storace

Il Decreto Storace interviene su un aspetto fondamentale relativo alla determinazione del prezzo.
Il prezzo fissato dai produttori sui medicinali senza obbligo di prescrizione medica (SOP) e per i farmaci di automedicazione diventa il prezzo massimo di vendita al pubblico e su quello le farmacie pubbliche e private possono operare uno sconto fino al 20%. Lo sconto può variare da medicinale a medicinale e deve essere applicato, senza discriminazioni, a tutti i clienti della farmacia.

Decreto Bersani

Il primo Decreto Bersani ha poi apportato una profonda modifica alla normativa riguardante la distribuzione dei farmaci dispensabili senza obbligo di prescrizione medica. Infatti si consente l’attività di vendita al pubblico dei farmaci da banco o di automedicazione e di tutti i farmaci o prodotti non soggetti a prescrizione medica anche al di fuori delle farmacie, previa comunicazione al Ministero della Salute e alla Regione in cui ha sede l’esercizio. La vendita è consentita durante l’orario di apertura dell’esercizio commerciale e deve essere effettuata nell’ambito di un apposito reparto, alla presenza e con l’assistenza personale e diretta al cliente di uno o più farmacisti abilitati all’esercizio della professione e iscritti al relativo ordine. Inoltre, si stabilisce che ogni distributore al dettaglio può determinare liberamente lo sconto sul prezzo indicato dal produttore o dal distributore sulla confezione del farmaco, purché lo sconto sia esposto in modo leggibile e chiaro al consumatore e sia praticato a tutti gli acquirenti.

In sintesi le novità rilevanti sono tre:
– la possibilità di vendere i farmaci di automedicazione-OTC e senza obbligo di prescrizione-SOP anche in punti vendita diversi dalle farmacie;
– tale vendita va effettuata alla presenza e con l’assistenza di un farmacista iscritto all’ordine;
– la determinazione dello sconto praticabile rispetto al prezzo è libera e, quindi, non più vincolata a un massimo del 20%.

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L’effetto sul livello dei prezzi

Altroconsumo ha svolto un’indagine sul campo a gennaio del 2006 per verificare la reazione delle farmacie alla possibilità offerta dal Decreto Storace di praticare sconti. Circa il 50% delle farmacie praticava sconti su tutti i farmaci OTC/SOP, il 40% su un parte di essi e il 10% non applicava sconti. Tra le farmacie che praticavano sconti, nel 95% dei casi non erano superiori al 10%. Altroconsumo ha proseguito il monitoraggio anche dopo il Decreto Bersani. In questo caso l’obiettivo non era solo quello di valutare la reattività dei soggetti coinvolti, ma anche di misurare l’effetto sul prezzo dei farmaci e, quindi, i vantaggi per il consumatore. Il monitoraggio è stato effettuato nel settembre 2006 in 80 farmacie di 10 città italiane: Milano, Brescia, Roma, Torino, Napoli, Bologna, Firenze e Pistoia, Bari e Padova; nei corner farmaci di 6 ipermercati: Auchan di Roncadelle (BS), Ipercoop di Roma e Bari, Carrefour di Assago (MI), Panorama di Firenze, Parafarmacia Benessere nell’ipermercato Emisfero e in una sola parafarmacia a Torino, per un totale di 104 rivendite di farmaci di varie tipologie. In ogni punto vendita sono stati rilevati i prezzi praticati sulle 30 confezioni più vendute dei farmaci OTC e sulle 30 confezioni più vendute di farmaci SOP.
Nella Tab. 1 mostriamo il livello di sconto per confezione: nelle farmacie lo sconto può raggiungere anche il 30% come negli ipermercati, ma lo sconto medio in farmacia si attesta all’8% contro il 22% degli ipermercati. Se, nella media delle farmacie, escludiamo i prodotti venduti a prezzo pieno e facciamo il confronto solo sui prodotti scontati, lo sconto medio in farmacia sale all’11%. Questo confronto ha tanto più senso quanto minore è il tasso di presenza dei farmaci nella grande distribuzione.

 

 

Tab. 1 – Sconto medio per confezione

Tipologia

numero prezzi rilevati

min

max

media

Ipermercati

250

10%

30%

22%

Farmacie (tutti i farmaci)

4.800

0%

30%

8%

Farmacie (solo i farmaci scontati)

3.457

4%

30%

11%

 

Nella Tab. 2 vediamo qual è la distribuzione delle 80 farmacie classificate in funzione del livello di sconto praticato, ottenuto come media su tutti e 60 i farmaci. Ne emerge che il 13% delle farmacie vuole competere con la grande distribuzione, proponendo un livello medio dello sconto che va dal 15 al 20%. Circa la metà della farmacie pratica uno sconto del 10% o prossimo a questo valore. Un gruppo di farmacie pratica uno sconto medio contenuto a meno del 5%: precisiamo che può trattarsi di farmacie che praticano anche sconti elevati (20%), ma su un numero esiguo di farmaci. Infine, una piccola pattuglia di retroguardia, 9 farmacie pari all’11%, non pratica alcuno sconto.

 

 

Tab. 2 – Sconti in farmacia

Percentuale

numero

frequenza

15%-20%

10

13%

11%-12%

2

3%

7-10%

41

51%

1-5%

18

23%

0%

9

11%

 

Quale prima considerazione possiamo notare che il dato relativo alla percentuale di farmacie che non pratica sconti resta invariato rispetto a quello che risultava dalla indagine successiva al Decreto Storace.
Inoltre, nella precedente indagine il 95% delle farmacie che applicavano sconti si attestava a livelli uguali o inferiori al 10%, nella indagine successiva tale valore passa all’85%, una diminuzione non particolarmente significativa se non fosse perché un pur piccolo gruppo di farmacie (13%) è disposto ad accettare la competizione con gli ipermercati.

Considerazioni conclusive

Il dopo Bersani denota, quindi, una reazione da parte delle farmacie che ha la stessa diffusione del dopo Storace, ma un’intensità maggiore, anche se limitatamente a una pattuglia d’avanguardia di farmacie per ora numericamente limitata sebbene agguerrita. Tale maggiore intensità è da attribuirsi all’ingresso sul mercato di nuovi soggetti ed è, quindi, presumibile che all’aumentare di tali soggetti il numero di farmacie disposte a praticare sconti superiori al 15% aumenterà sensibilmente.
La modifica della normativa su prezzi e distribuzione dei farmaci può produrre una diminuzione dei prezzi che sarà tanto maggiore quanto più numerosa sarà la diffusione di punti vendita diversi dalla farmacie. Infatti, questa circostanza stimolerà anche le farmacie a competere e, come visto, sono in grado di farlo. Se ipotizziamo che la riduzione dei prezzi dei farmaci del 15% possa essere generalizzata a tutti i medicinali da automedicazione e applicando tale percentuale al valore complessivo del mercato, si ottiene un risparmio medio che al massimo raggiungerà i 32 euro per famiglia.

(1) Per maggiori approfondimenti

* Responsabile delle indagini e ricerche di mercato di Altroconsumo

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  1. Adriano Sala

    Credo che la “liberalizzazione” Bersani sia in realtà un regalo alla grande distribuzione e, incidentalmente, concorra a ridurre i prezzi (almeno per il momento). Resta una criticità irrisolta: perchè se sono in viaggio e mi viene mal di testa o bruciore allo stomaco devo uscire dall’autostrada e cercare una farmacia o un centro commerciale? Perchè se alla ore 22 mi scoppia un raffreddore devo aspettare la mattina per trovare un’aspirina?
    Il prezzo non è tutto.

    Cordialità

  2. Giovanni

    La direzione è quella giusta, infatti ritengo ingiusto garantire per legge un reddito elevato alle farmacie quando è comunemente accettato che questo non avvenga per gli altri commerci.
    Riguardo alla possibilità di acquistare farmaci al di fuori di farmacie e supermercati, non mi pare che la legge limiti la vendita a questi soli soggetti. Nessuno vieta a qualsiasi altro esercizio di attrezzarsi in tal senso, o anche di aprire una parafarmacia senza altri commerci. Certo nessuno potrà obbligare agli autogrill di farlo, rimane nelle valutazioni imprenditoriali l’opportunità o meno di farlo.

  3. Francesca Gasparoni

    Certo come farmaci da banco e con la crescita delle parafarmacie c’è stata una diminuzione in questo settore ma bisogna pensare anche a chi prende i veri farmaci li c’ è stata un alzata di prezzi e molti sono stati ritirati senza sapere perchè, come dice mia nonna. Quindi piu’ attenzione e piu’ informazione.

  4. Leonardo Marchitto

    L’ANIFA (Associazione di aziende produtrici farmaci da Banco) ha recentemente pubblicato dati che stà lentamente aumentando – sia in termini nominali che di peso di mercato – il canale di vendita alternativo alle farmacie per farmaci senza obbligo di ricetta, quello costituito dalle cosiddette ‘parafarmacie’ e dai ‘corner’ nei supermercati. Secondo i dati riportati nell’ultimo bollettino ANIFA, negli ultimi tre mesi dell’ anno 2007, le vendite di OTC e SOP nelle parafarmacie e corner GDO è salito al 4,8% rispetto al circa 3% del primi mesi dello stesso anno. Questi dati mostrano che la riforma Bersani (cioè liberalizzazione dei punti vendita ma con la presenza del farmacista) è la stada giusta occorre solo del tempo per consolidare il risultato. Al contrario la recente (5 giugno 2008) proposta del Ministro del Welfare (no alla facia C, cioè ricetta bianca, alle parafarmacie/corner) ma si alla vendita dei faramaci da banco senza il farmacista rischia di essere per il settore “ GDO e parafarmacie” una polpetta avvelenata…

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