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  1. Pierluigi Biondi Rispondi
    In realtà le cose non sono proprio come riportato nell'articolo. Il contributo del datore di lavoro spetta anche in caso di accordi individuali plurimi, quelli cioè raggiunti fra datore di lavoro e gruppi di lavoratori, se non addirittura con le stesse rappresentanze sindacali. Questo può accadere perchè sovente la scelta di un fondo chiuso è assolutamente limitativa (solo la posizione ideologica del sindacato non ne tiene conto, ma questo è un altro discorso), vuoi per poche linee di investimento vuoi per lo scarso patrimonio gestito (non dimentichiamoci i costi, che sono DICHIARATI in tutti i fondi aperti e sono invece un po' "oscuri" in quelli chiusi, anche qui ci sarebbe da scrivere...). La legge dunque consente adesioni a fondi aperti e spesso è proprio il datore di lavoro che affianca al fondo chiuso, stabilito dal contratto collettivo nazionale, un fondo aperto. Anche e soprattutto (parlo per esperienza diretta) nel settore metalmeccanico, stabilendo a proprio carico delle contribuzioni maggiori rispetto a quelle del fondo negoziale. Con motivazioni abbastanza evidenti in un'ottica aziendale, sia nei confronti del sindacato (non concedo un'occasione di ingresso) sia nei confronti del mondo bancario (la banca mi finanzia). Ma anche per una politica salariale diversa, con incentivi sulla previdenza che costano meno a tutti (azienda e lavoratore), punto su cui non ci si ferma con la dovuta attenzione. Cordialmente, Pierluigi Biondi
    • La redazione Rispondi
      Certamente e' possibile legalmente per i datori di lavoro e per i lavoratori accordarsi per ricevere contribuzioni in deroga agli accordi collettivi, ma per la maggior parte dei lavoratori e' molto difficile farlo. Invito i lavoratori che desiderassero avere piu' flessibilita' nella destinazione delle proprie contribuzioni a contattare i propri datori di lavoro e le proprie rappresentanze sindacali per evitare la stipulazione delle clausole che ho menzionato.
  2. bellavita Rispondi
    C'è una pubblicità martellante per indurre i lavoratori a mettersi nelle mani costose e incompetenti del sis74945tema finanziario italiano, che non ha quasi mai raggiunto il benchmark, ma in tema di commissioni è il più caro del mondo. Nessun giornale nè sindacato ha messo in evidenza che lasciando le cose come stanno, non si danneggia l'impresa dove si lavora e in caso di fallimento c'è sempre la garanzia Inps. Son tutti a far pubblicità alle magnifiche sorti e progressive di fare un altro giro con i tango bond...
  3. marco forlani Rispondi
    Mi lascia perplesso la decisione di vietare la clausola. Come si potrebbe vietare al contratto di lavoro di istituire una forma per la quale è previsto un finanziamento da parte delle due parti contraenti senza violare la loro libertà contrattuale. Si tenga conto che l'1,2% o gli altri improti versati secondo contratti differenti da quello metalmeccanico viene versata secondo contratto a costo dell'azienda e che questa dovrebbe contribuire con lo stesso ammontare ad un fondo su cui essa o la sua organizzazione di rappresentanza non hanno alcuna possibilità di vigilanza e partecipazione neanche formale al controllo. Inoltre se aprissimo i fondi contrattuali di categoria aldifuori del contratto di appartenenza che significato avrebbero? Resta fermo che la legge lascia di accordi in deroga al contratto tra gruppi di lavoratori e azienda per aderire a fondi non contrattuali e senza la necessità di passare per le Organizzazioni Sindacali e le RSU. In secondo luogo mi sembra eccessivo accennare ad un monopolio sindacale riferendosi, almeno così appare, alle sole organizzazioni dei lavoratori se teniamo conto che nella gestione sono coinvolte anche le rappresentanze dei datori di lavoro. Per quello che concerne i costi essendo i fondi contrattuali non profit organisations di per se non possono che presentare meno costi di quelli aperti istituiti in prevalenza da parte di enti con fine di lucro. Con questo non voglio escludere che non si debba comunque cercare di ampiare le possibilità per lavoratori e aziende di allargare le proprie prospettive, ma si possono escludere i problemi di cui ho detto sopra. Inoltre, nel quadro, oltre a considerare eventuali interessi sindacali nascosti, che andrebbero verificati, non sarebbe più utile vedere direttamente cosa succede nelle azienda e i giochi più o meno "cooperativi" tra lavoratori e tra azienda e lavoratori?
  4. Eugenio La Mesa Rispondi
    Condivido su tutta la linea. Aggiungo che la legge dovebbe prevedere i conti individuali come in Australia, in modo il lavorotare abbia la libertà di poter investire il suo TFR senza aderire a alcun fondo, semplicemente ad esempio con ETF.
    • La redazione Rispondi
      Sono d'accordo. Se il sistema finanziario italiano non sembra in grado di fornire soluzioni a costi simili a quelli che si trovano negli altri paesi capitalisti, perche' i sindacati non si fanno carico di proporre leggi che permettano ai lavoratori si scegliere anche fondi esteri?
  5. maria rosa gheido Rispondi
    E' indubbio il limite alla portabilità volontaria, ad altro fondo , della posizione assicurativa del lavoratore che contribuisce ad un fondo negoziale. E' questa una delle contraddizioni che permangono rispetto allo spirito della riforma che avrebbe dovuto rendere del tutto concorrenzionali i fondi e privilegiare, in ogni forma, la costruzione della pensione integrativa di quella fornita dal sistema publbico. Anche l'uscita"obbligata" dal fondo negoziale per perdita dei requisiti di partecipazione non mi sembra coerente con detto spirtio, sopratutto quando l'adesione fosse finanziata con il solo TFR. Altra inconguenza mi sembra la possibilità di riscattare il capitale in caso del venir meno dei requisiti, quando lo stesso D.Lgs.252/2005 regola la fattispecie. Maria Rosa Gheido
  6. Casetti Flavio Rispondi
    Se non fossi, io come Direttore insieme a qualche volenteroso consigliere, impegnato a competere, ovviamente liberamente su un mercato a concorrenza perfetta, con Genelrali Alleanza, RAS, MPS, Arc aPrevidenza, Unipol, Unicredit, ..... potrei risponderle argomentando. Ovviamente non scalfirei le sue opinioni sulle virtù della competizione, anche di quella presupposta e inesistente. Temo che invece di opinioni si tratti di FEDE e come tale non scalfittibile. Se sopravviverò al 30 giugno comunque proverò a spiegare come la struttura di un mercato non è indipendente dalla natura e dimensione dei competitori: intanto può andare a rileggersi il vecchio Bain (Barriers to new competition e anche Industrial Organization).
    • La redazione Rispondi
      1) Mi sembra poco logico argomentare che la concorrenza sia un male perche' non c'e'. 2) Ovviamente, la struttura di mercato non e' indipendente dalla sua dimensione. 3) Se le grosse imprese hanno dei vantaggi (per esempio a causa di economie di scala), la risposta non e' proteggere artificialmente quelle piccole, ma creare condizioni che riducano per esse le barriere all'entrata. Il fatto che i fondi chiusi abbiano costi inferiori e' un segnale evidente di quanto poco concorrenziale sia anche il mercato dei fondi aperti. Non vedo come si possa avvantaggiare il lavoratore imponendo ulteriori limitazioni alla concorrenza. 4) Auguri per il 30 giugno.