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  1. LM Rispondi
    CONCORDO PIENAMENTE CON L’ANALISI DEL PROFESSOR PETRETTO E LE OSSERVAZIONI DI PASSERINI. MI PERMETTO SOLO DI SUGGERIRE COME ESISTA, ASSOLUTAMENTE, LA NON REMOTA POSSIBILITÀ DI ISTITUIRE UN FONDO PEREQUATIVO REGIONALE PER IL FINANZIAMENTO DI UNA QUOTA PARTE DEGLI INVESTIMENTI INFRASTRUTTURALI PROGRAMMATI DALLE SINGOLE AUTORITÀ DI AMBITO E PER LA TUTELA DELLE FASCE SOCIALI DI UTENZA ECONOMICAMENTE PIÙ DEBOLI (VEDI, CRITERI ISEE), ALIMENTATO TRAMITE LA COSIDDETTA TASSAZIONE AMBIENTALE O DI SCOPO... [FISCALITÀ GENERALE O SUSSIDI: IN PARTICOLARE SI POTREBBE TENTARE DI SPERIMENTARE LA REGIONALIZZAZIONE DI UNA QUOTA PARTE DELLE BASI IMPONIBILI I.V.A. O IN ALTERNATIVA DELLE ACCISE SUI PRODOTTI PETROLIFERI (COME IN FRANCIA GIÀ ACCADE CON LA T.I.P.P.) COME NUOVE FONTI DI ENTRATA PER I BILANCI REGIONALI]. INFINE, SUL TEMA DELLA GOVERNANCE ECONOMICA, CREDO CHE L’OBIETTIVO DA PERSEGUIRE DEBBA ESSERE QUELLO DI GARANTIRE LA PARTECIPAZIONE, DEI LAVORATORI NONCHÉ DEGLI UTENTI FINALI DEL SERVIZIO, ALLE DECISIONI D’IMPRESA IN UNA PROSPETTIVA DI DEMOCRAZIA ECONOMICA: QUESTO PUÒ E DEVE ESSERE FATTO A CONDIZIONE CHE SI INTRODUCA LA REGOLA DEL DUALE (ALLA TEDESCA) TRA I REQUISITI RICHIESTI NEL BANDO DELLE GARE DI APPALTO PER L'AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO AL GESTORE UNICO.
  2. Enrico Passerini Rispondi
    E’ evidente che per il servizio idrico la soluzione non può essere l’imposizione ideologica della proprietà pubblica, ma ciò che si deve fare è proseguire nella giusta direzione tracciata dalla legge Galli L. 36/94 e rafforzata dal D.Lgs. 152/2006 che di fatto recepisce tra le procedure tipiche per l’affidamento, disciplinate dal art. 113 del T.U.E.L., anche la gara europea ad evidenza pubblica per l’individuazione del soggetto gestore del servizio idrico – la cosiddetta concorrenza per il mercato. Il primo passo da attuare è rafforzare i poteri di regolazione e controllo delle Autorità di settore con l’eliminazione del doppio ruolo dei Sindaci che sono allo stesso tempo controllori e controllati, rappresentando di fatto un’arma spuntata per l’Autorità nell’applicare le sanzioni. L’ulteriore passo auspicabile è la trasformazione imprenditoriale del servizio idrico che la stessa legge considera a rilevanza economica. E’ impensabile infatti che, per la realizzazione degli interventi, si possa far ancora ricorso per intero ai finanziamenti pubblici a causa dei vincoli che discendono dalla Comunità Europea sull’indebitamento netto dei bilanci dello Stato e degli enti locali – patto di stabilità. Per questo è fondamentale mettere il gestore nella condizione di poter accedere al credito con tassi di interesse vantaggiosi, cosa che può avvenire solo con un rating elevato della Società – secondo quanto previsto da Basilea 2: più un’azienda cresce e si struttura dal punto di vista imprenditoriale più questa ha la possibilità di agire in modo efficiente sul mercato dei capitali e sulla gestione operativa del servizio. Si invita a riflettere chi si oppone a questo processo sul seguente quesito: considerato che la gestione municipalizzata del servizio ha consegnato in eredità al gestore infrastrutture vetuste e non è riuscita ad adeguarle agli standard di servizio previsti per legge, quale soluzione alternativa all’attuale modello gestionale se non proseguire per rafforzarlo?
  3. antonio petrina Rispondi
    Ci sarà voglia di municipalizzazione? Chissà, ma nel DDL LAnzillotta c'è forse nostalgia della L. 103 del 1903 che garantì per oltre 100 anni alle aziende dei servizi municapali lo sviluppo che hanno avuto dopo le scaigurate gestioni private.Si dirà che i tempi sono cambiati, ma una ripartenza della riforma dei servizi pubblici locali non deve garantirei seguenti aspetti: tutela dei cittadini alla qualità e economicità dei servizi,tutela del'ambiente, ecc. e non solo cassa per gli enti ? Ben venga una liberalizzazione che garantisca queste primarie esigenze!
  4. Enrico Rispondi
    Non si capisce per quale ragione si debbano privatizzare i servizi idrici integrati o la nettezza urbana. Per permettere a qualche ricco imprenditore di arricchirsi ancor più? I privati hanno ampiamente dimostrato di occuparsi dei loro affari e poco del servizio pubblico, per dei servizi così importanti io credo che non si debbano fare ulteriori esperimenti e lasciare la gestione alle società pubbliche che fino ad ora hanno perlomeno garantito il servizio!
  5. massimiliano Rispondi
    Il vero problema dell'acqua in Italia è il paradosso per cui il paese più ricco al mondo per risorse idriche non riesca ad "abeverare" la sua popolazione in modo completo e quanto meno dignitoso. Il problema della gestione dell'acqua non è quello di dare voce ad un sotterraneo, e manco tanto, "partito dell'acqua" (fondamentalmente rappresentato dal D'Alemismo diessino e da alcune parti della Margherita) che come al solito vede nella privatizzazione dei profitti l'ovvia consuenza o l'ovvio prodromo della socializzazione delle perdite. La vera attenziona va posta alla rete idrica che e' vetusta e disperde gran parte dell'acqua che viene immessa nella stessa e non alla gestione che invece mi pare funzionare. Meditiamo gente :)
  6. Marino Rispondi
    Lo hanno già detto gli altri commenti. La distribuzione dell'acqua è un monopolio, non ci può essere il roaming. Capisco gli argomenti a proposito di spreco e tragedy of commons, ma per l'acqua valgono esattamente le stesse considerazioni che faceva Ernesto Rossi sull'elettricità. Qualcuno pensa veramente che massicci investimenti su acquedotti e simili possano essere finanziati solo con tariffe più alte?
  7. Giovanni Fazio Rispondi
    Mi pare che anche per la distribuzione idrica il problema sia prima di tutto quello del controllo pubblico sulla rete di distribuzione, che è il vero monopolio naturale (come per le autostrade, le linee ferroviarie, la rete di telecomunicazioni, la rete elettrica e del gas). Non dico che il gestore debba essere pubblico per forza, ma che deve esistere una regolamentazione rigorosa che consenta allo stato di intervenire con mezzi anche eccezionali per ottenere dal gestore il rispetto delle regole cui deve sottostare la libera accessibilità e la qualità della rete. Se, nel frattempo, non siamo pronti con questa capacità, anche legislativa, di imporre precisi criteri e obblighi al gestore (come, di fatto, si è rivelato essere per la rete di telecomunicazioni), non vedo il danno di affidarne la gestione temporanea al settore pubblico, con preciso obbligo di disfarsene quando esisteranno le autorità di regolamentazione con relativi poteri cogenti. Ma se si fa questo discorso, si passa subito per statalisti, e allora quale può essere una soluzione che salvi tutte le esigenze in campo?
  8. lucrezia Rispondi
    Dal momento che l'acqua è un bene prezioso ed esauribile, credo che l'unico modo per eliminare gli sprechi sia aumentare consistentemente le tariffe. Oggi il prezzo che noi cittadini paghiamo è ridicolo e tenendo conto del basso livello culturale degli italiani l'unico modo per far capire loro che il bene di cui stiamo parlando è prezioso è farlo pagare a peso d'oro. Oltre tutto, in questo modo avremmo anche le risorse finanziarie necessarie per ristrutturare gli acquedotti che fanno acqua da tutte le parti, dal nord al sud. Sono altresì convinta che se le aziende di servizio pubblico, le ex municipalizzate per intentenderci, dovessero partecipare a gare pubbliche per l'appalto dei servizi non ne vincerebbero nemmeno una e chiuderebbero finalmente tutte quante con il risultato che noi cittadini pagheremmo finalmente tariffe più basse. Ma visto che queste aziende (sic!) servono esclusivamente ai politici per piazzare i trombati di turno o per il voto di scambio , (naturalmente con la benedizione dei sindacati )nessuna coalizione avrà mai il coraggio di farlo. Dobbiamo solo sperare che una ventata di vero riformismo investa la nostra classe politica. Ma con gli attuali equilibri politici mi sembra solo una chimera! Lucrezia, elettrice del centrosinistra
  9. Franco Brughera Rispondi
    Non mi sembra affatto una buona idea. Anzi direi proprio che è la peggiore idea possibile. L'acqua è un bene inalienabile per le comunità, l'intervento di un privato non farebbe altro che trasferire risorse della collettività dallo stato agli investitori amici degli amici. Infatti l'acquirente dovendo intendendo realizzzare utili per ovvii motivi ,non tenderà certo a fare investimenti per migliorare un servizio che è irrinunziabile e cercherà di spremere il più possibile gli utilizzatori alzando il prezzo. Quanto sopra è ampiamente avvenuto di fatto nel nostro paese e anche nel terzo mondo.
  10. Giordano Migliorini Rispondi
    La privatizzazione dei monopoli naturali non è una buona idea, serve solo a trasferire risorse dal parastato agli investitori amici degli amici. Il giorno in cui potremo scegliere da quale rubinetto prelevare (o quale autostrada prendere) se ne riparlerà ; fino ad allora è una presa in giro. Le scienze economico-organizzative potrebbero impegnarsi di più sul tema del rigore e della produttività  nella gestione pubblica, magari studiando e riportando i casi di eccellenza all'estero.
  11. Riccardo Magriotis Rispondi
    Sul tema dei servizi di pubblica utilità molti elementi non mi sembrano chiari. Supponiamo ad esempio che si voglia bandire con gara la gestione del servizio idrico: è pensabile che ad intervalli regolari (5, 10 anni) un ente pubblico faccia un bando per la gestione dei servizi idrici ? La complessità di un cambio di gestione vero appare a mio avviso immensa. Questi servizi sono troppo complessi per poter passare da un gestore ad un altro senza problemi. Se la soluzione a questo dilemma è affidare la gestione di sevizi pubblici essenziali con concessioni di 30, 40 anni a società private (sul modello Autostrade), a mio avviso il dubbio che i risultati possano essere assai negativi per i cittadini rimangono.
  12. Vanni D'Este Rispondi
    Per rispondere alla domanda in testa ed in calce all'articolo, gioverà ricorrere ad un'altra domanda. Come possono enormi aziende private (per esempio una multinazionale) garantire che raccoglieranno la sfida tecnologica* e industriale? E non che invece manterranno gli attuali (scarsi) livelli di servizio ed innovazione a fronte di un canone decisamente più elevato, richiesto ed ottenuto in sede di gara? Ricordo che il livello di imposizione fiscale mezionato nell'articolo e in parte sussidio all'attuale livello di servizio, non è ancora calato. E che inoltre il livello e la bontà della "regolamentazione" di solito erogato dai nostri organi legislativi è circa alla pari con il livello della rete e del servizio idrico. Quindi senza una buona proposta di legislazione in meglio, che dia garanzia di sostenibilità alle famiglie e di qualità del servizio, anche con la previsione di sanzioni per inadempienza, credo più prudente restare allo status quo. *Ma gli acquedotti non sono una conquista dei Romani?
  13. Corrado Fontaneto Rispondi
    Per il TPL , la dilaztazione dei tempi può interpretarsi come tentativo di attendere la definitiva adozione dal Consiglio Europeo degli emendamenti su cui il Parlamento Europeo si è pronunciato con una recente Posizione Comune ? E'possibile che si arivi al 2011 ? Grazie per le risposte che vorrete dare Corrado Fontaneto
  14. Fichera Giancarlo Rispondi
    In tutti i luoghi dove l'acqua è stata privatizzata il costo delle bollette ha raggiunto livelli insostenibili per la popolazione? come si spiega questo fatto? Su questo punto i liberalizzatori non danno mai risposte.
  15. Dario Rispondi
    La visione che si dà nell'articolo dei servizi pubblici è estremamente pessimistica, sembra più scritta da un lobbista al congresso americano che da uno studioso di economia. L'errore facile da commettere è che una gestione privata del servizio necessariamente debba essere migliore in quanto gestita seguendo criteri di efficacia efficienza ed economicità. Mentre in Italia abbiamo assistito a tutta una serie di monopoli pubblici che una volta privatizzati, sono rimasti monopoli, trasferendo quelli che erano benefici per tutti i cittadini, in benefici per i soli azionisti.