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  1. Gianmarco Gabrieli Rispondi
    Se si confronta il pil pro capite si può entrare nei voli pindarici della stima del lavoro sommerso, sia esso quello della cura dei figli o dell'evasione. Considerando che nell'arco di 10 anni la propensione all'attività domestica, cosi come all'evasione, possa rimanere la stessa, conviene confrontare non il valore assoluto del gdp pro capite, ma le variazioni di gdp pro capite. In questo modo ci si può rendere conto della tendenza del divario. Altro discorso è la capitalizzazione degli investimenti immateriali: io sono dell'idea che vada esclusa, in quanto il know-how può non avere uno sfruttamento economico.
  2. yaroslav gargiulo Rispondi
    1.un dubbio, che spero qualcuno mi possa togliere: norme e prassi contabili in italia sconsigliano o addirittura vietano una integrale capitalizzazione dei costi di ricerca e sviluppo. non potrebbe essere questa una causa del divario tra tassi di crescita e livelli di pil europei e americani? 2.altro domanda: se alla crescita del pil americano ed europeo sottraessimo la mortalità infantile nelle due aree, i nuovi tassi così risultanti si riavvicinerebbero?
  3. Paolo Battaglia Rispondi
    Forse una parte del crescente divario EU-US dal 1990 in poi può essere spiegato dall'incremento dell'outsourcing (esternalizzazione di fasi produttive), che le imprese americane - mediamente più grandi delle europee - hanno praticato prima e su scala maggiore. L'effetto è analogo all'esempio di "economia domestica" presentato dagli autori: quando la GM esternalizza la componentistica (Delphi) o l'informatica (EDS) di gruppo, le forniture incrociate entrano a far parte del PIL in misura maggiore di quando erano contabilizzate come scambi intra-gruppo. Negli anni '90 una parte crescente di imprese americane, per ridurre i costi aziendali, esternalizza molti servizi immateriali (reti informatiche, tlc, contabilità e paghe, ...) che prima non entravano interamente a far parte del PIL (almeno non nella componente profitti). Così, l'outsourcing interno - senza "delocalizzazione" internazionale - finisce per aumentare il valore aggiunto nazionale!
  4. Alessandro Rispondi
    Sono ovviamente d'accordo sulle conclusioni ma tutto il documento soffre di una certa carenza di dati e ci sono un po' troppi condizionali. Stimare il PIL nella maniera suggerita dall'articolo non è facile quindi, forse, meglio non farlo prima di fare errori.
  5. Alessandro Cassinis Rispondi
    Sarebbe interessante sapere come si è evoluto il reddito mediano procapite (non medio) nelle due aree di riferimento. Insomma la sensazione è che in America ci sono alcuni che hanno tantissimo, ma molti altri che se la passano davvero peggio che in Europa (Italia esclusa...).
  6. Tiziano Tempesta Rispondi
    Osservando il grafico riportato si nota una certa ciclicità del rapporto tra GDP negli USA e in alcuni paesi europei. Anche l'aumento del divario negli anni '90 può rientrare in parte in questa ciclicità. Non va però trascurato che il GDP USA nella seconda metà degli anni '90 è stato fortemente gonfiato da una enorme bolla speculativa. Sarebbe utile estendere l'analisi al periodo 2000-07 per avere un quadro più preciso.
  7. Andrea Zatti Rispondi
    Sarebbe forse necessario, per completezza del confronto, accennare in qualche modo anche al capitale naturale e a quello sociale, che non entrano nelle misure del PIL, o entrano solo parzialmente, ma che possono influenzarne significativamente le dinamiche future. Non è in realtà detto che la considerazione di questi due altri aspetti riduca il gap, ma mi pare importante farvi accenno per dare una raffigurazione più corretta del quadro.