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Giustizia, lo scoglio di una maggioranza risicata

Il programma

Il programma elettorale dell’Unione dedicava ampio spazio alla giustizia preannunciando riforme radicali, con l’obiettivo di intervenire sull’organizzazione della giustizia e di ridurre i tempi dei processi. Dopo i primi 12 mesi, che cosa è stato fatto?

Sospensione riforma Castelli

In una prima fase il ministro Mastella si è dedicato, peraltro con discreto successo, a migliorare le relazioni con la magistratura, piuttosto tese con la precedente maggioranza di centro-destra. È una strategia che si cerca di perseguire anche con gli altri protagonisti del sistema giudiziario: per il prossimo ottobre è annunziata un’assemblea nazionale sulla Giustizia.
In termini di politica legislativa, come promesso nel programma, il governo si è mosso innanzitutto per modificare la riforma dell’ordinamento giudiziario varata dalla precedente maggioranza alla vigilia delle elezioni politiche. Si è così arrivati, nell’ottobre dell’anno scorso, alla sospensione della parti più controverse della riforma Castelli, quelle sulla carriera. Si è dovuto però aspettare marzo 2007 perché il governo presentasse un disegno di legge di riforma alternativo, attualmente in discussione alla commissione Giustizia del Senato.

Riforma per una giustizia più rapida

Negli ultimi mesi, il vigore riformista del governo si è sviluppato anche su altri fronti. Sempre in marzo, è stato approvato un Ddl di riforma del processo civile che rafforza i poteri del giudice e semplifica alcune procedure, il tutto per cercare di migliorare l’efficienza, accorciando i tempi. In aprile, un analogo Ddl è stato varato in campo penale, con misure che vanno dall’allungamento dei termini di prescrizione – che il precedente governo aveva accorciato – a una riforma dei ricorsi per cassazione: anche in questo caso si tratta di misure volte ad accelerare il funzionamento della macchina giudiziaria.
Infine, pochi giorni fa il consiglio dei ministri ha approvato un altro Ddl che istituisce “l’ufficio per il processo” e che rende obbligatorio il processo civile telematico a partire dal 2010. Si tratta di misure che intendono rafforzare l’organizzazione degli uffici giudiziari, anche attraverso l’assunzione di nuovo personale, e che puntano molto sulla diffusione dell’informatica, anche in questo caso per rendere più rapido il processo. L’obiettivo del governo è quello di arrivare, in campo civile, a garantire una durata massima del processo, in tutte le sue fasi, di cinque anni.

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Commento

Diversi progetti di riforma sono dunque in cantiere, bisogna però tenere conto del fatto che si tratta di iniziative avanzate in forma di Ddl e che perciò devono essere tutte approvate dal Parlamento, dove il governo non dispone oggi di una solida maggioranza. Quale risultato concreto produrranno perciò è difficile prevedere. Ad esempio, è molto difficile che l’approvazione della riforma dell’ordinamento giudiziario non incontri difficoltà e possa perciò essere definitivamente approvata prima del 31 luglio, che è la data limite della sospensione della riforma Castelli. In tal caso si renderebbe necessaria una nuova sospensione, oppure una soluzione attraverso il compromesso con l’opposizione, cosa non facile dati gli orientamenti piuttosto differenti di centrosinistra e centrodestra in tema di giustizia.
In altre parole, le riforme sono sulla carta, ma tempi e contenuti di quanto verrà effettivamente varato sono ancora incerti.

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  1. Marco Solferini

    Come Cittadino di una Repubblica che nella Costituzione individua uno dei pilastri portanti della Democrazia composta dal giusto processo, dall’equa ripartizione delle responsabilità e dei tempi, francamente ho difficoltà a fare i salti dalla gioia per i “progetti” di cui fra l’altro si dibatte da una decade. Mi pare invece che ci sia una situazione di “stop & go” molto più rassomigliante ad una partita a scacchi con richieste e pretese che spesso presuppongono una trattativa e vengono gestite con la prassi di mercanteggiare la soluzione più compromessa e meno scomoda possibile. Ho consapevolezza che criticare è più facile che elogiare, ma dov’è il paluso quando i rinvii delle cause civili sono già minimo di anno in anno e spesso molto di più. Per non parlare poi del meccanismo della compensazione delle spese legali, che oggi come oggi tende a comprimere molto il diritto di chi va valere un diritto in giudizio, di non vedersi addebitati costi od oneri. Quelli di cui si discute non sono interventi riformisti sono interventi chirurgici in settori che essendo stati tollerati per anni hanno raggiunto un tasso di invivibilità insopportabile e peraltro sono pesantemente sotto i riflettori della critica nell’ambito dell’Unione Europea. Non intravvedo nulla di così nuovo da farmi pensare, come Cittadino, che la Nazione stia cambiando. Però sarei molto lieto di sbagliarmi ed anzi, la mia principale aspirazione è quella di essere smentito dai fatti. Nulla mi renderebbe più felice che avere torto.

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