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Aspettando la riforma organica delle imposte dirette

Lotta all’evasione

Il programma di governo del centrosinistra, per la parte relativa al fisco, indicava come priorità “la lotta all’evasione, all’elusione e all’erosione”. Coerentemente, è stato attuato, con il decreto di luglio 2006 e con la Finanziaria 2007, un ampio insieme di norme volte, ad esempio, ad ampliare le informazioni messe a disposizione dell’amministrazione finanziaria, a rafforzare la potestà e l’attività di controllo, di accertamento e di sanzione da parte dell’Amministrazione finanziaria, a prevenire o contrastare specifiche attività finalizzate all’evasione fiscale, soprattutto nel campo dell’Iva, a potenziare gli studi di settore. Si tratta di norme tecnicamente complesse, la cui efficacia e proporzionalità, tenendo conto degli oneri di adempimento posti a carico dei contribuenti e di soggetti terzi, non sempre è stata adeguatamente valutata, tanto che in alcuni casi sono stati necessari aggiustamenti e correttivi. I risultati di queste azioni andranno attentamente monitorati.

Il cuneo fiscale per le aziende

L’ipotizzata riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro è stata effettuata, per la componente a carico del datore di lavoro, operando sull’Irap e articolando la misura in modo coerente con gli obiettivi indicati dal programma: incoraggiare l’assunzione di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, favorire l’occupazione nelle zone depresse del paese, sostenere i livelli salariali delle fasce più deboli. L’esclusione di banche, assicurazioni e public utilities ha concentrato l’intervento sulle imprese maggiormente esposte alla concorrenza internazionale, ma ha aperto un contenzioso con la Commissione europea non ancora risolto.

Riforma Irpef

La volontà di ridurre anche la componente del cuneo a carico dei lavoratori ha portato a un intervento di riforma dell’Irpef, che ha interessato il disegno delle aliquote, la trasformazione delle deduzioni per carichi di famiglia e redditi di lavoro in detrazioni, e il ridisegno degli assegni familiari. Si è trattato di un intervento redistributivo, che ha modificato di poco il peso complessivo dell’Irpef, in aggregato.
Nonostante sia molto più numerosa la platea dei contribuenti avvantaggiati dalla riforma rispetto a quelli che pagheranno di più (stando ai dati delle dichiarazioni circa il 5 per cento, con redditi superiori ai 40mila euro), la riforma ha prodotto una diffusa insoddisfazione, che ne ha adombrato i lati positivi. Soprattutto, non ha risolto il problema degli incapienti (ossia di coloro che hanno redditi così bassi da non poter beneficiare delle detrazioni) e non ha aggredito, se non marginalmente, il nodo, sottolineato dal programma “della universalità del diritto a ricevere contributi alle responsabilità familiari, anche se in modo selettivo rispetto al reddito e alle condizioni economiche”. Gli assegni familiari continuano a essere riconosciuti ai soli lavoratori dipendenti, è ancora scarso il coordinamento fra detrazioni fiscali per carichi di famiglia e trasferimenti monetari alle famiglie, non è a regime un’adeguata prova dei mezzi, con riferimento al nucleo familiare. Le questioni più importanti restano pertanto aperte.

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Tassazione delle rendite finanziarie

Il programma del centrosinistra prevedeva la riforma della tassazione delle rendite finanziarie e la revisione del prelievo sul reddito di impresa, opportunamente coordinate fra di loro. Entrambi i terreni sono stati oggetto di studio di apposite commissioni ministeriali. La proposta di uniformare le aliquote della tassazione dei redditi finanziari a un livello intermedio fra le attuali aliquote del 12,5 e del 27 percento, promossa dal governo, ha però subito una battuta d’arresto in sede parlamentare, per divergenze anche all’interno della maggioranza, portando a una riformulazione del disegno di legge delega che si occupa ora di rendere il prelievo più omogeneo, sia pure senza, in prima istanza, intervenire sulle aliquote. Le proposte sulla tassazione del reddito di impresa sono al momento ancora in fase di elaborazione. Esse dovrebbero comunque basarsi su quanto è emerso dall’ampio lavoro di consultazione delle categorie interessate effettuato dalla commissione ministeriale, e che ha costituito una importante innovazione di metodo ai fini di impostare ipotesi di riforma.

Tassazione redditi immobiliari

Un altro terreno aperto è quello della tassazione dei redditi immobiliari.
Il programma prevedeva “una rivisitazione complessiva del sistema delle detrazioni fiscali, rivedendo le agevolazioni fiscali a favore del libero mercato e, contemporaneamente, incrementando la detassazione degli affitti a canone concordato” e “un intervento sulla fiscalità della casa che penalizzi lo sfitto, anche ai fini di un vero contrasto al canone nero e di una diversa modulazione dell’Ici”, da attuarsi congiuntamente alla revisione degli estimi catastali.
Queste proposte, originariamente inserite in un ampio piano di intervento per risolvere il problema “casa”, posto anche di recente fra le priorità di governo, non si sono ancora concretizzate in un disegno normativo, se non per quanto riguarda la revisione degli estimi catastali contenuta in un disegno di legge delega presentato dal governo. Permangono invece visioni diverse all’interno della maggioranza, anche in contrasto con gli impegni del programma, come la proposta di portare gli affitti percepiti anche sul libero mercato fuori dall’Irpef, assoggettandoli a un’aliquota del solo 20 per cento e di abolire o ridurre fortemente l’aliquota dell’Ici sulla “prima casa”.

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Commento

Nel complesso il governo si è fino ad ora mosso in linea con il programma, ma alcune scelte particolarmente importanti, soprattutto per quanto riguarda il disegno delle imposte dirette, restano ancora da compiere. Il rischio è che la forte crescita delle entrate, in parte imprevista, alimenti, prima ancora di consolidarsi, le più disparate promesse di sgravi fiscali, portando a provvedimenti non sufficientemente meditati. È invece necessario che i margini di intervento che si aprono vengano prioritariamente utilizzati per portare a termine una riforma organica e compiuta, e quindi auspicabilmente più stabile, dell’imposizione diretta.

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  1. Giacomo Dorigo

    Mettendo da parte per un attimo i problemi di copertura che capisco essere concreti e quindi a meno di adeguati tagli di spesa ineludibili. Però mi sono sempre chiesto se non sia in qualche modo concettualmente errata l’idea stessa di tassare un’impresa in quanto tale. Mi spiego: se un impresa guadagna 100 in un anno e l’imprenditore tiene per se 1 e 99 lo reinveste nell’impresa questo non è un reddito personale di un cittadino quindi perché lo Stato lo tassa?
    Non sarebbe meglio che fossero solo i redditi personali ad essere tassati?

  2. Mario Tognocchi

    Sono perfettamente d’accordo con Giacomo Dorigo. La tassazione all’impresa può essere soltanto un acconto sulla tassazione personale. E’ la persona che vota e paga le tasse (dice la Costituzione Italiana). In pratica l’azienda distribuisce gli utili ai soci e paga l’IRPEG come “acconto” sulle tasse che competono ai soci: LORO dovranno pagare in modo progressivo (dice la Costituzione). Il socio che ha perdite le compenserà in dichiarazione con questi utili (e tasse) gia pagate. Il socio che ha altri utili li sommerà a questi e pagherà con l’aliquota progressiva che compete a lui. Ovviamente tutto funziona se tutti – ma proprio tutti! – hanno la facoltà di mettere in dichiarazione anche tutte le spese – ma proprio tutte! – nell’effettiva misura (come dice la Legge istitutiva dell’IRPEF n° 825/71 art. 2).

  3. Antonio Fiori

    Prima illusione – Se tutti deducono tutto le basi imponibili evaporano (tra l’altro anche gli USA hanno fatto marcia indietro in materia).
    Seconda illusione – Alle imposte sulle società di capitali non possono estendersi meccanismi propri della tassazione delle società di persone; i luoghi di manifestazione della capacità contributiva sono i soggetti giuridici, ergo anche le società per azioni e a r.l. (che tra l’altro non si tirano mica indietro quando c’è da mettersi in fila per contributi regionali alle imprese, bonus fiscali etc etc); si valutino piuttosto intelligenti politiche sulle aliquote IRES (che è giusto rimanga unica, la progressività più equamente da riservare alle persone fisiche).
    Terza illusione – Che si possa rinunciare mai, in Italia, alla lotta all’evasione (ma deve essere limpida e intelligente, non demagoica, fondata su normativa e prassi razionalizzate).

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