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Incentivi più stabili all’innovazione. Ma serviranno?

Il programma

Il programma del centrosinistra parlava in modo ampio delle misure necessarie a far ripartire la crescita. E ancora di recente il presidente del Consiglio ha messo l’accelerazione della crescita al centro dell’agenda del secondo anno.

Le misure approvate dal governo includono sia misure orizzontali (incentivi alla ricerca per tutte le imprese) che selettive (incentivi e regimi di aiuto ad alcuni settori, uniti a controversi pronunciamenti selettivi come quelli nel caso Telecom e Autostrade Abertis di cui si discute altrove).

Spese in ricerca e sviluppo: il credito di imposta

Le principali misure volte a favorire l’innovazione e la ricerca nella Finanziaria 2007 sono l’introduzione del credito d’imposta in favore delle spese in ricerca e sviluppo (art. 19) e per i contributi delle imprese all’attività di centri di ricerca e università. Si possono definire misure orizzontali perché riguardano tutte le imprese che investono in R&S.

Commenti

1) È una buona idea dare maggiore stabilità alle varie forme di incentivazione all’attività innovativa delle imprese – un’esigenza fortemente sentita dagli imprenditori. Si deve però ricordare che, come indica l’evidenza empirica disponibile per gli altri paesi, l’efficacia degli strumenti di incentivazione e di detassazione per rilanciare l’attività innovativa è incerta. Se la domanda di innovazione è poco elastica rispetto al costo dell’innovazione (perché contano altri elementi diversi dal costo di innovare, come il grado di concorrenzialità dei mercati o il livello di istruzione dei lavoratori), allora è meglio non aspettarsi un forte effetto addizionale di rilancio dell’innovazione nemmeno dalla predisposizione di incentivi permanenti, almeno fino a che le riforme strutturali non producano effetti. E siccome le riforme strutturali hanno faticato ad attuarsi in questo primo anno, è presumibile aspettarsi un effetto limitato di questi incentivi all’attività innovativa
2) La R&S non è l’unico strumento di innovazione. Le piccole imprese distrettuali del Made in Italy innovano senza bisogno di attività formale di R&S. Misure di questo tipo sono dunque presumibilmente poco efficaci a raggiungere questo tipo di imprese. Si può però argomentare che le Regioni o gli enti locali posseggono strumenti migliori del governo centrale per favorire l’attività innovativa delle piccole imprese.

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Settori strategici

La Finanziaria 2007 vede anche il ritorno della politica industriale, cioè l’individuazione di alcuni settori strategici (e “aree sottoutilizzate”) cui sono stati destinati specifici regimi di aiuto (settori ad alta tecnologia, la difesa e i settori interessati dai progetti di innovazione industriale per l’efficienza energetica) oltre alla creazione e al finanziamento di un’Agenzia nazionale per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, dedicata all’”individuazione, valorizzazione e diffusione di nuove conoscenze,tecnologie, brevetti ed applicazioni industriali prodotti su scala nazionale e internazionale”, con sede a Milano e soggetta alla diretta vigilanza della presidenza del Consiglio.

Commento

I settori ad alta tecnologia sono quelli nei quali la produttività dovrebbe crescere più rapidamente. Proprio in questi settori, invece, i dati erano stati particolarmente negativi dopo il 2001. Ma già nel 2006, le cose sono andate molto meglio almeno in alcuni di questi settori, dunque prima che i regimi di aiuto della Finanziaria entrassero in vigore. C’era bisogno di destinare soldi pubblici a questo scopo? Inoltre, è dubbio che un’Agenzia, anche se localizzata nella capitale economica d’Italia, possa fare da meccanismo catalizzatore delle attività innovative.

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  1. paolo

    Sembra evidente che questo tipo di incentivi “a pioggia” sono In realtà sussidi protezionisti, una spesa pubblica inefficiente e una potenziale tentazione ad inventare “ricerca” per accedere ai fondi.

    Se vogliamo investire nel futuro industriale del paese: spendiamo i soldi pubblici per migliorare la formazione dei nostri futuri lavoratori, promuoviamo la meritocrazia, il rispetto delle regole e facilitiamo i bravi imprenditori rimuovendo i numerosi ostacoli burocratici e non che ne limitano l’attività.

  2. Vincenzo Antonuccio-Delogu

    Mi chiedo: ha davvero un senso proporre incentivi? Lo avrebbe se le PMI sapessero che tipo di ricerca/innovazione fare, e fosserro quindi invogliate a farla.
    A me pero’ sembra che il problema di base sia quello di sempre: le PMI:
    a) non conoscono appieno il potenziale di innivazione & ricerca di cui hanno bisogno;
    b) quelle che lo conoscono non sanno se le Universita’ e/o gli Enti Pubblci di ricerca hanno competenze per affrontarli (o magari li hanno gia’ affrontati).

    Ovviamente questo discorso non riguarda le pochissime imprese ad alta tecnologia, per le quali il prodotto e la ricerca coincidono…
    Forse ci vorrebbe un serio sforzo congiunto, promosso dalle parti (Governo, Confindustria, Confartigianato…) per prmouovere una task force PICCOLA che pero’ promuova la costituzione di tante altre task forces congiunte e settoriali (imprese-universita’EPR) per far conoscere cosa c’e’ e cosa servirebbe.

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