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  1. L.Tamagno Rispondi
    Concordo con la proposta di ridurre considerevolmente lo stipendio di professore a chi è iscritto (ed esercita) ad un albo professionale. Sono laureato in ingegneria elettronica (Genova 1978), allora era come andare al Liceo 5 -7 ore di lezione ogni giorno dalle 8 alle 16, senza buchi e con pochi o nessun problema logistico. Il preside (appena tornato da STANFORD, era sempre in facoltà e parlargli, anche per fatti sostanzialmente personali, era pressochè imediato. Ora le cose sono un po' cambiate, ma la sostanza è ancora la stessa (incluso l'accesso al Preside, nuovo). Mio figlio studia Economia e Commercio, un dribbling continuo fra orari incompatibili con buchi di ore fra le lezioni dei vari corsi.; a questo si aggiungono vari forfait per "impegni" dei professori. negativi didattica ed esempio.
  2. Fabio Pancrazi Rispondi
    A quanto ne so (pur non facendo lo studente, il docente o il bidello) alla Scuola Normale Superiore di Pisa si accede tramite un selezionatissimo concorso. Si frequenta poi sì la statale ma si devono seguire diversi corsi interni annuali con i relativi esami da superare (quindi doppi esami, insieme alla "classica), il tutto entro l'anno accademico che lì termina in settembre/ottobre e con una media di votazioni assolutamente non inferiore ai 27/30, pena l'esclusione dalla Scuola. Un esame interno alla metà di ogni anno per continuare a poterla frequentare ed un diploma normalistico finale da ottenere con una tesi diversa da quella che si sostiene alla statale. Altro che se non è una università! L'ingiustizia è che il diploma normalistico (per ottenerlo si fanno enormi sacrifici) non è riconosciuto legalmente in Italia come lo è invece in Francia.
  3. Alfonso Pierantonio Rispondi
    Università degli Studi dell'Aquila: 27.000 studenti, 645 docenti (2007). Università delle Baleari: 15.000 studenti, 1200 docenti (2005). Salari (lordo oneri inclusi): Assistant Professor in Italia: 43.663 E Assistant Professor in Portogallo: 50.425 E Post-doc in Francia 43.200 E Post-doc in Italia 18.000 E Associate Professor in Italia: 58.000 E Associate Professor in Israele: 70.000 E Phd in Italia: 13.000 E PhD in Israele: 20.000 E Queste sono cifre fornite da Università di quei paesi relativamente ai costi reali da dichiarare nei progetti dell'FP7. Boeri dice molte cose sensate, ma se non vuole che i dati snoccioalati da lei e Perotti siano come i pollastri di Trilussa, dica cosa che le Università Italiane sono in mano alle aree professionali, a coloro che in facoltà non ci sono mai perchè frequentano cliniche private o tribunali. Due regole per risanare l'Università : 1. Tagliare del 50% lo stipendio a chi è iscritto ad un albo professionale 2. Associatura ed ordinariato in sedi diverse da dove si è conseguito il PhD e si è stati ricercatore
  4. Mauro Venier Rispondi
    Nell'articolo sono citate come università la SNS di Pisa e la SISSA di Trieste. Come ogni studente, docente (o anche solo bidello) di dette strutture può chiarirvi, esse non sono università. Non rilasciano lauree e possono essere frequentate solo da chi o prima o contemporaneamente ha frequentato o frequenta una università "classica". Cordialmente, Mauro Venier.
  5. Marco Cinato Rispondi
    E' strano che essendoci in Italia 86 università secondo il sito del MIUR, 100 di esse possano essere tra le prime 500 del mondo. Il ministro dovrebbe avere un'idea di quante sono.
  6. Giuseppe Caffo Rispondi
    Ho letto con interesse e sconcerto il vostro articolo. Sarebbe molto interessante conoscere il giudizio e le motivazioni che la redazione dell' lavoce.info attribuisce alle falsità puntualmente descritte. Mi sembra grave che importanti e noti giornalisti e ministri in una seria trasmissione di approfondimento forniscano notizie false.Secondo voi sono errori o menzogne? E quale delle due ipotesi è più grave?
  7. Alessandro Figà-Talamanca Rispondi
    L'articolo di Roberto Perotti, pubblicato su IlSole240re del 30 novembre 2006, ampiamente citato in questa notizia, costituisce, a mio parere, un esempio da manuale di come dati statistici apparentemente obiettivi possano essere messi al servizio di una tesi preconcetta. Non è possibile nello spazio che qui mi è concesso giustificare questa mia opinione. Tuttavia una mia replica articolata alle argomentazioni di Perotti è stata pubblicata da Il Riformista del 5 dicembre, a pag.8. Il lettore interessato ad approfondire il tema del confronto tra i sistemi universitari inglese e italiano dovrebbe innanzitutto leggere l'articolo originale di Perotti, e valutare poi le mie critiche.
  8. Camillo Lanzinger Rispondi
    1) La disinformazione attuata per mezzo della televisione da persone che l'opinione pubblica reputa affidabili, almeno per il ruolo sociale che ricoprono, è un fattore letale per la democrazia. Le presunte scusanti legate alla questione del poco tempo a disposizione, della necessità di lanciare dei messaggi chiari e facilmente comprensibili, dell'affaticamento dello spettatore a fronte di spiegazioni complesse sono risibili. Quando un conduttore, un politico o un esperto ritengono un loro dovere semplificare i concetti per darli in pasto ad un pubblico di handicappati mentali, e di fatto operano delle manipolazioni sui concetti, la Società civile dovrebbe intervenire. 2) Si sta affermando nella nostra Società una dipendenza psicologica dalle "classifiche" basata di nuovo su forzature e su azioni di disinformazione delle quali non è difficile capire lo scopo anche senza essere "vittime della sindrome del complottismo". Che la misura dipenda dallo strumento di misura, che a sua volta viene scelto in funzione di quello che si voglia misurare è noto. L'articolo dimostra una volta di più come questo concetto sia vero in modo generalizzato, anche in ambienti diversi da quello fisico-ingegneristico. Che in Italia ben pochi si adoperino per rendere di opinione comune questo concetto può alimentare un certo pessimismo sull'evoluzione democratica del Paese, se tra i temi caratteristici della democrazia intendiamo anche quello della crescita della consapevolezza del cittadino-decisore. Vorrei azzardare un collegamento anche al problema dell'inconsistenza di termini quali "meritocrazia" se non si definisce la scala dei valori di merito, "produttività", se non si definiscono le grandezze prese in considerazione, etc.
  9. Marco Solferini Rispondi
    L'approssimazione è un dazio, dolce amaro, di qualunque programma televisivo che voglia approfondire un argomento, nel contenuto limite temporale della trasmissione, che dal raffronto fra le cifre riesce a trarre un dato, forse poco elegante e stilisticamente impreciso, ma in grado di appassionare e coinvolgere il telespettatore. Ovvio che se si volesse veramente operare un paragone fra le Università Italiane e quelle Americane danneggeremmo anzitutto l'Amozzonia, in quanto poveri alberi, per la carta da utilizzare. Ciò posto io non riesco a condividere lo stile della critica sensazionalistica con la quale si cerca il difetto e si insinua il vizio, attraverso il minimo comune denominatore della genericità e della massimizzazione di contenuti. Non lo condivido anzitutto perchè non è costruttivo negli intenti e nelle finalità, oltremodo diventa diseducativo in quanto decade nel drastico, poi nel paradossale e infine suggerisce una placida affermazione del luogo comune. Gli argomenti seri andrebbero trattati con serietà e sopratutto nell'ambito di un contraddittorio pieno: meno inquisizione giornalistica e più dibattito, virtuoso e con realismo. Altrimenti la puntata può essere sottotitolata "tarallucci e vino".
  10. alberto bisin Rispondi
    Quante le italiane nelle prime 500 secondo il ranking utilizzato dal Ministro quando sia rinormalizzato per la dimensione?
  11. Alfonso Fuggetta Rispondi
    Concordo sul fatto che c'è una differenza tra fondi e spesa corrente. Cionondimeno, se si vanno a confrontare i budget annuali delle diverse università, si possono notare delle differenze abissali rispetto all'Italia. I budget annuali di Stanford, MIT e Harvard sono superiori ai 2 miliardi di dollari (come detto anche nell'articolo). Il Politecnico di Milano, che ha lo stesso numero di professori di MIT e circa 4 volte il numero degli studenti (a proposito di rapporto studenti-docenti), ha un budget di poco superiore ai 300 Milioni di euro. Certe statistiche annegano i fenomeni mediandoli. Andando a guardare i casi concreti delle realtà più significative credo si possano avere dei riscontri molto interessanti.
  12. Vito Svelto Rispondi
    La recente publicazione di dati essenziali riguardanti gli studi di Ingegneria in USA, proveniente dalla ASEE (American Society for Engineering Educaion), consente qualche considerazioni di confronto con la situazione italiana. Senza voler qui riportare i dati, si deduce che il rapporto laureati su docenti di ruolo è sostanzialmente pari a 5, sia in America che in Italia; ci si riferisce a coloro che conseguono titoli sia di primo sia di secondo livello (bachelor +master). E' proporzionalmente inferiore in Italia il numero di coloro che conseguono il Dottorato, che costituisce un problema per la ricerca universitaria e per quella nel paese. Due sono le differenze notevoli, sempre nell'area dell'Ingegneria. La principale riguarda il finanziamento della Ricerca. Le spese per la ricerca, sempre in Ingegneria, ammontano negli USA, nell'anno 2004, a 5523 M$, di cui 4324M$ da fondi pubblici (Federale o stati). Di conseguenza il finanziamento alla ricerca, derivante dalle varie agenzie e stati è pari al 79% del totale!! Il finanaziamento diretto delle Industrie è molto limitato e pari a 671 M$. Considerando, inoltre che i professori di ruolo(tenure) in USA sono indicati come pari a 22.269, si ha che ogni docente ha in media 250K$. Tale importo è nettamente superiore alle disponibilità in Italia, comunque si effettui il confronto. Questo per i valori medi. (Il leader in questa classifica, MIT, ha spese, solo per ricerca in Ingegneria, pari a 216,5 M$ nell'anno) Un altro aspetto riguarda la distribuzione dei docenti tra le tre fasce di ruolo; i Full professor eguagliano, all'incirca, la somma degli Asssociate professor e degli Assistant professor; la distribuzione non è piramidale, ma a fungo!! Pur non ritenendo che le difficoltà della ricerca in Italia discendano solo dalla scarsità dei finanziamenti, certamente gli importi disponibili contribuiscono alla scarsità di risultati.
  13. Davide Pinardi Rispondi
    Come mai il nord Europa è praticamente assente da tutti questi elenchi? Sono Paesi globalmente all'avanguardia sul piano tecnologico, hanno dinamiche economiche apprezzabili, tutti parlano un inglese perfetto, non vi è troppa ingiustizia sociale... Forse sarebbe il caso di ripensare i criteri con i quali vengono fatte queste graduatorie e introdurrne di diversi. Per fare qualche esempio: il livello didattico medio, il "buonsenso formativo distribuito", il beneficio collettivo della ricerca ecc. Non sarebbe bene uscire dalla subalternità a mitologie anglo-americane ( non soltanto in relazione al caso del Fondo Monetario...)?
  14. ferrante francesco Rispondi
    Mi dispiace dovere rilevare che il calcolo utilizzato per misurare il rapporto docenti/studenti in Italia non è metodologicamente corretto. Il numero di docenti è stato calcolato includendo il numero di contratti rilevati dal MIUR. Notoriamente, i contratti (sostitutivi e integrativi) includono prestazioni molto diverse, comunque notevolmente inferiori, per numero di ore, a quelle di un docente strutturato. I contratti integrativi non superano spesso le 20 ore di durata.