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  1. francesca Rispondi
    L'intervento mi sembra appropriato e centra il problema in Italia, quello del well fare, porre però sullo stesso piano di discussione il costo del lavoro di cura con quello dello stato sociale italiano è fuorviante. lo stesso si potrebbe affermare sul "costo del lavoro in genere",. Un'assistente familiare è una lavoratrice, e non a caso il 60 % di chi presta questa attività lavorativa è DONNA E PROVIENE DA AREE DEL NOSTRO PIANETA SVANTAGGIATE, nella società occidentale il lavoro femminile non è aiutato, non si fanno delle politiche contrattuali, in generale, al fine di coordinare tempi di cura e di lavoro, non si prendono provvedimenti per le assistenze ai non autossuficenti, ricade tutto sulla famiglia di origine, ci siamo chiesti il perchè? non si riesce ad uscire da uno schema tipico della nostra cultura quello della donna che si prende cura dei figli, degli anziani, rimane a casa a curare la famiglia ecc... occorre fare un salto culturale per cominciare a capire che l'assitente familiare è non solo un lavoro, ma professionalmente ha bisogno di qualificazione, e per riconoscere questa qualifica significa riconoscergli un prezzo adeguato esattamente secondo le dinamiche attraverso cui sono nati gli altri ccnl..... BUON LAVORO A TUTTI COLORO CHE SI OCCUPANO DI TUTELA DEL LAVORO ANCORA MOLTO C'E' DA FARE
  2. Luigi Scrivani Rispondi
    Il variegato mondo del"badantato" e le realtà con cui si esprime, credo dovrebbero avere risposte più flessibili. Molte badanti dell'Est Europa, sono di media età, non hanno alcun interesse a futuri pensionistici nel nostro Paese, vogliono monetizzare per quando torneranno nel loro. Perché obbligarle a versare al Fondo INPS, da cui non percepiranno nulla, se non per fare cassa all'INPS? Se sono regolari, si potrebbe accendere a loro favore una polizza antinfortuni, e partire da un contratto la cui base imponibile sia molto più bassa, lasciando una quota variabile. In tal modo, le famiglie sarebbero pù stimolate a ricorrere al mercato regolare, e più libertà sarebbe lasciata alle prestatrici d'opera. Naturalmente, per persone più giovani e con altre prospettive, ben venga il regime attuale, purché si smetta di mascherare l'ipocrita versamento all'INPS come una tutela per questa fattispecie di lavoratrici.
  3. Marco Fusi Rispondi
    Il duplice problema della qualità del servizio delle badanti e dei costi è destinato ad aggravarsi nel tempo per organizzazione della società e invecchiamento della popolazione. Io penso che piuttosto che la solita rincorsa sui costi sarebbe una strada percorribile quella di organizzare strutture che garantiscano servizi ben gestiti e contemporaneamente mantengano la caratteristica di essere luoghi percepiti come "casa". Spesso, parlo per esperienza vissuta, le persone che necessitano di una badante hanno bisogno episodicamente di servizi di alta competenza mentre la quotidiana necessità è quella di non sentirsi solo. Perché non seguire esempi di condomi attrezzati e rimodulare la funzione "casa" sulle nuove esigenze che inevitabilmente compaiono in età avanzata?
  4. Alessandro Salomone Rispondi
    Il CCNL dei lavoratori domestici costa troppo? Non più di quanto costasse prima dell'ultimo rinnovo. Nessuna famiglia ha mai pagato uno stipendio di 550 € al mese prima. Il prezzo lo fa il mercato perchè c'è un mercato molto vivace. A Firenze e provincia il costo reale di una collaboratrice domestica è ancora superiore a quello contrattuale. In ogni caso nel dare una valutazione su questo "welfare" casereccio bisogna tenere in considerazione altri aspetti non di natura economica. Se la casa di riposo può diventare competitiva sul piano dei costi non garantisce però il rispetto di "valori" immateriali come far vivere l'anziano nel suo ambiente, nella sua casa, con le sue cose, nel suo quartiere. Quindi il problema si sposta a monte: cioè su come la Stato possa aiutare le famiglie visto che si fanno quasi interamente carico di sostenere il nostro stato sociale. Un'ultima osservazione: cancelliamo il termine "badante" dal vocabolario. Appare offensivo per la "badante" e per il "badato". Chi vi scrive lavora in un ufficio vertenze della CGIL.
    • La redazione Rispondi
      I costi di una badante (chiamiamole: assistenti familiari) hanno una forte variabilità locale. Il nuovo contratto si è allineato con i valori del mercato (nero): ciò non toglie tuttavia che richiede costi maggiori di prima alle famiglie che vogliono stare in regola. Concordo sul fatto che la casa di riposo è incomparabile con quanto possa offrire una (buona) permanenza domiciliare. Ma allora lavoriamo perchè questa domiciliarità sia meno casereccia, più sostenuta e tutelata pubblicamente.
  5. Margherita grigolato Rispondi
    l'analisi e l'obiettivo sono condivisibili ma prioritario è definire il profilo professionale delle "assistenti familiari" e decidere se diventano un "pezzo" del welfare community, allora si può ragionare come rete ed individuare come sostenere la spesa... finchè resta una soluzione privata non c'è margine di soluzione
    • La redazione Rispondi
      Quello del profilo professionale è una delle possibilità, su cui già alcune regioni si sono mosse, in termini di profili professionali. La newsletter qualificare.info pubblicherà a metà giugno una analisi dei diversi percorsi formativi esistenti in Italia. Il problema principale è come e dove collocare questa nuova figura nel contesto delle professioni sociali già esistenti, quale posto attribuirle, senza "snaturare" le sue specificità.