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Perché ha vinto Sarkozy

L’elettorato francese si è spostato a destra. Ma decisivi per le scelte degli elettori non sono stati i discorsi sui valori, quanto le proposte economiche. Arcaiche quelle della sinistra, che hanno finito con lo spaventare la nuova classe dei proprietari di case. Sbagliato anche l’intento di cancellare la riforma previdenziale del 2003. A tutto ciò Sarkozy ha risposto promettendo il taglio delle tasse di successione. La sinistra deve ora decidere se mantenere una strategia perdente di “sinistra radicale” o competere per un già affollato centro.

Il risultato del secondo turno delle elezioni presidenziali francesi dà una chiara vittoria a Nicolas Sarkozy, ma Ségolène Royal si è comportata relativamente bene. Con il 47 per cento dei voti, è solo un punto al di sotto del punteggio ottenuto dalla sinistra in ogni tipo di elezione dal 1993.

L’elettorato si sposta a destra

I risultati del primo turno suggeriscono, tuttavia, che la Royal ha beneficiato dell’acuta ostilità nei confronti di Sarkozy di buona parte dell’elettorato di centro.
Al primo turno, queste persone hanno votato in massa per François Bayrou, e metà degli elettori centristi che si sono presi il disturbo di votare al secondo turno ha scelto la signora Royal. Si potrebbe sostenere che con un candidato capace di raccogliere più larghi consensi, la destra avrebbe ottenuto un risultato anche migliore. Inoltre, la destra ha vinto sebbene fosse al governo già da cinque anni: una grande novità. Il governo in carica ha perso tutte le elezioni presidenziali e parlamentari dal 1981, con l’unica semi-eccezione del 1995 quando Chirac vinse contro Jospin (ma Chirac stesso vinse contro il primo ministro in carica Balladur e aveva messo in piedi un campagna orientata a sinistra con il motto “divisione sociale”).
Perciò, l’intero elettorato sembra spostarsi a destra, come dimostrano i risultati del primo turno. Nel 1981, il partito che a sinistra ottenne il miglior risultato fu il Partito comunista di Marchais, con circa il 16 per cento dei voti. Nel 2007, è la Royal, mentre il partito comunista è virtualmente scomparso.

Il peso dei valori. E dell’economia

I commentatori parleranno a lungo del ruolo “dei valori” (il duro lavoro, la famiglia, la nazione) nel condizionare il risultato. Credo però che tali “valori” siano sopravvalutati.
In primo luogo, è plausibile che gli elettori siano giustamente scettici circa il contenuto reale di questi valori in termini di politiche. In secondo luogo, i comportamenti dei due principali candidati sui valori in gran parte hanno finito per coincidere durante la campagna. Per esempio, la Royal elogiava la bandiera nazionale francese, mentre Sarkozy parlava di creare un ministero dell’Immigrazione e dell’identità nazionale.
Di economia, invece, si è parlato meno, ma credo che abbia avuto un ruolo chiave nelle decisioni degli elettori. Il motivo è che su questo argomento i due contendenti principali si sono maggiormente differenziati e la gente ha potuto confrontare le promesse elettorali con i risultati degli ultimi dieci anni: se una promessa dalla Royal assomiglia alle azioni del governo di Jospin 1997-2002, allora è plausibile che sia attuata. Lo stesso vale per Sarkozy, un membro del governo dal 2002.
Con le sue arcaiche proposte economiche, la sinistra ha puntato a costituire un’improbabile coalizione di impiegati statali, di chi percepisce sussidi sociali e di artisti, anch’essi con sussidio pubblico. Tutto ciò, l’ha confinata in una posizione di minoranza. Non ha invece preso in considerazione la crescita della nuova classe sociale di proprietari immobiliari. Persone che hanno cominciato a investire nella proprietà nella seconda metà degli anni Novanta, in parte perché si aspettavano che il sistema pensionistico sarebbe da lì a poco entrato in crisi.
Ironicamente, la mancanza di iniziativa del governo Jospin sul fronte previdenziale ha contribuito a quel fenomeno. Di conseguenza, i prezzi delle proprietà hanno cominciato ad aumentare rapidamente, così che la nuova classe di proprietari è diventata più ricca.
La sinistra ha perso questi voti con una serie di proposte che probabilmente li ha spaventati. C’era una vaga promessa di mettere un tetto agli affitti e accenni a un intervento governativo che avrebbe interferito con la possibilità dei proprietari di disporre liberamente delle loro proprietà. Si andava da discorsi sulla possibilità di “requisire” appartamenti sfitti all’idea di allocare gli affittuari secondo una qualche nozione di “bisogno” e non secondo la scelta del proprietario dell’immobile.
L’imposta sul reddito sarebbe aumentata per chi guadagna più di 4mila euro al mese (definito in modo ampio). Questione aggravata dalle dichiarazioni di François Hollande, capo del partito socialista, al quale “non piacciono i ricchi”. Al contrario, Nicolas Sarkozy ha proposto una riduzione marcata delle tasse di successione, probabilmente più attraente per questa categoria di elettori, che poteva anche sperare in una graduale riduzione dell’imposta sul patrimonio (“impôt sur la fortune”).
Un altro errore è stata la promessa di cancellare la riforma delle pensioni del 2003. Quella riforma stata approvata tra le usuali proteste violente ed era veramente necessaria. Semmai, è insufficiente e altri provvedimenti dovrebbero essere (e saranno) presi. La proposta socialista non solo era irresponsabile, ma anche contraddittoria, poiché non è stata indicata nessuna alternativa; ed era ingiusta, perché uno dei punti centrali della riforma del 2003 è l’aumento degli anni di contributi richiesti ai funzionari pubblici per equipararli al settore privato. Di conseguenza, la sinistra ha perso i voti tra i pensionati e gli operai più anziani.
La maggior parte della gente ora si aspetta una divisione della sinistra in una sinistra radicale collettivista e in un centro-sinistra socialdemocratico. Non è chiaro, però, quale potrebbe essere la piattaforma politica di quest’ultimo.
Il suo punto di vista è già pericolosamente vicino a quello di Bayrou, che prova a costruire sul suo successo cannibalizzando l’elettorato socialista e per apparire come l’opposizione principale a Nicolas Sarkozy. E un partito social-democratico sullo stile dei paesi nordici o della Spd tedesca finirebbe per ritrovarsi a destra dell’Ump di Sarkozy.
La sinistra è di fronte ad una scelta difficile: o mantiene una strategia perdente di “sinistra radicale” o compete per un posticino già affollato. La migliore chance di sopravvivenza è nella speranza che Sarkozy attui politiche ancora più di destra di quelle dei governi Villepin e Raffarin. Ma questo resta tutto da vedere.

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English version

While the results of the second round give a clear victory to Nicolas Sarkozy, Ségolène Royal did fare relatively well. With 47 % of the vote, she is only one point below the typical score of the left in all types of elections since 1993. However, results from the first round suggest that she benefited from the sharp hostility toward Sarkozy in a substantial part of the center electorate. These people voted massively for François Bayrou in the first round and half of his voters who bothered to vote in the second round cast a ballot for Ms. Royal. One may speculate that with a more consensual candidate the right would have fared even better. Furthermore, it won despite having already been five years in power, which is a huge novelty. The incumbent government has lost all presidential and parliamentary elections since 1981, with the semi-exception of 1995 when Chirac beat Jospin (but he also beat the incumbent prime minister Balladur and had staged a left-leaning campaign with the “social divide” motto). Therefore, the whole electorate seems to be moving to the right, as is shown by the first round results. In 1981, the most left-wing party to get a significant chunk of the vote was Marchais’s Communist Party, with some 16 % of the vote. In 2007, it is Ms. Royal, while the Communist Party is left virtually annihilated.
While commentators will talk a lot about the role of “values” (hard work, family, the Nation…) in shaping the outcome, I believe that such “values” are overrated. First, voters are likely to be rightly sceptical about the actual content of these values in terms of policies. Second, the main contenders’ postures about values largely converged during the campaign: For example; Ms. Royal was praising the French national flag while Mr. Sarkozy talked about creating a ministry of immigration and national identity.
On the other hand, the economy was less debated but I believed it played a key role in the decisions of the voters. The reason is that it is the area where the two main contenders differed most, and that people could check the electoral promises against the record of the last ten years. That is, if a promise by Ms. Royal resembles the actions of the 1997-2002 Jospin government, then it is plausible that it will be implemented, and similarly for Mr. Sarkozy who has been a member of the government since 2002.
With its archaic economic proposals, the Left targeted an unlikely coalition of civil servants, welfare recipients and subsidised artists, who entrenched it in a minority position. It failed to take into account the rise of a new class of property owners. These people started to invest in property in the second half of the 1990s, in part because they expected that the pension system would eventually run into trouble. Ironically, the lack of action of the Jospin government on the pension front contributed to that phenomenon. As a result, property prices started to grow rapidly, so that the new class of owners became wealthier. The left lost these voters by making a number of proposals that probably scared them. There was a vague promise of putting a cap on rents, and hints that the government would interfere with the owners’ freedom to do as they please with their property. That ranged from talks about “requisitions” of empty apartments to the idea of allocating tenants based on some notion of “need” rather than the landowner’s choice. The income tax was also due to rise for people who earn more than 4,000 Euros a month (in a loosely defined way). The issue was compounded by statements by Mr. Hollande, head of the Socialist Party, that “he did not like the rich”. Against that, Nicolas Sarkozy proposed a sharp reduction in inheritance taxes, which was likely to be appealing to this class of voters, who could also hope for a gradual reduction in the wealth tax “impôt sur la fortune”.
Another mistake was the promise to undo the 2003 pension reform. That reform was passed amid the usual violent protests and it was much needed. If anything it is insufficient and more needs to (and will) be done. The socialist proposal was not only irresponsible, it was inconsistent, as no alternative was proposed; and it was unfair, as most of the 2003 reform was about increasing the required years of contributions of civil servants to put it on par with the private sector. As a result, the Left lost votes among retirees and older workers.
Most people now expect some split of the Left between a collectivist hard-left, and a “social democratic” center-left. But it is not clear what the platform of the latter should be. Their views are already dangerously close to those of Mr. Bayrou, who tries to build on his success to cannibalize the socialist electorate and appear as the main opposition to Nicolas Sarkozy. And a Social Democrat party in the style of the Nordic countries or of the German SPD would actually be on the right of Sarkozy’s UMP. The left is faced with a tough choice: either it keeps a losing “hard-left” strategy or it competes in an already crowded niche. Its best hope for survival lies in Sarkozy’s policies becoming more right-wing than those of the preceding Raffarin and Villepin governments, which remains to be seen.

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  1. enrico castaldi

    La prima ragione della vittoria di Sarkozy è stata la sua capacità di presentarsi come il candidato del cambiamento, pur essendo stato membro del governo in carica e capo del partito che ha espresso il Presidente della repubblica, il primo ministro e la maggioranza parlamentare. La seconda, quella di porsi senza complessi nei confronti degli stati d’animo dell’elettorato di Le Pen. La terza, il proporre dei cambiamenti, niente di rivoluzionario, ma che hanno convinto gli elettori della sua volontà di rimettere in discussione, senza accettare tabù, un sistema sociale appesantito. Alcuni esempi. Non rimette in discussione le 35 ore, ma propone di non tassare gli straordinari; la stessa proposta del ministro Damiano. Non propone di eliminare la patrimoniale, ma di porre un limite del 50% alla tassazione. Vuole eliminare le imposte di successione, non per tutti, ma per il 95% delle successioni; oggi l’80% è gia esonerato. Vuole un servizio minimo in caso di scioperi, principio che esiste da anni in Italia, la perdita delle indennità di disoccupazione se si rifiuta due proposte di lavoro, misura introdotta da Blair in Inghilterra.
    Quindi, nessun big bang, se non psicologico. E poi, il ritardo ideologico della gauche che dimentica di aver vinto solo con Mitterand, ventun’anni fa. Una sinistra che non ha mai saputo evolvere nell’analisi della società francese, che fa finta di non capire che non è autosufficiente per vincere. Allora, brava Segolene Royal per aver cercato d’indicare un’evoluzione e che pena vedere i soliti – Laurent Fabius, primo ministro negli anni ottanta – discutere con Rachida Dati, 41 anni, magistrato, padre marocchino, madre algerina e forse ministro del nuovo governo.
    Nicolas Sarkozy ha vinto perché ha modellato la destra a sua immagine e somiglianza. Segolene Royal ha perso perché non poteva sbarazzarsi di fardelli, eredi del congresso socialista d’Epinay del 1971. Peccato che siano passati solo trentacinque anni.

  2. IONO

    Sono fondamentalemente d’accordo con l’analisi nel senso che trovo anch’io che è stato l’attivismo e la mancanza di tabù del Sarkozi che l’hanno fatto trionfare. I francesi (e non solo) vogliono IL CAMBIAMENTO.
    Detto questo, e tanto per apparire pedante vorrei sottolineare che:
    -le 35 ore diventano un MINIMO e non UN MASSIMO (ipse dixit): in pratica non esistono più limiti se non quelli del buonsenso e della negoziazione individuale, come dire che il diritto del lavoro diventa un’ipotesi.
    -“Vuole eliminare le imposte di successione, non per tutti” è un eufemismo voluto ?
    -si tralascia di citare il contratto unico di lavoro che potrebbe cambiare in profondità la sociatà francese in un batter d’occhi
    -2007 meno 1981 fa 26 e non 21
    -se si escludono gli “over 65” Segolene ha vinto, curiosa contraddizione tra la Francia pensionata ed lo slogan “valore lavoro” che Sarkosi vuole rappresentare. In effetti la Francia che al lavoro ci va davvero ha votato socialista.

  3. Filippo Crescentini

    La mia opinione è che sarkozy ha vinto solo ed unicamente perchè al primo turno ha saccheggiato il voto di estrema destra di Le Pen. Il secondo turno non ha infatti modificato il rapporto di forza emerso al primo turno: il 43% dei voti andato al primo turno ai candidati esclusi è stato diviso tra i due in ballottaggio in termini quasi uguali: 22 punti aggiuntivi per sarkozy (31:53), 21 per la Royal (26:47). Sarkozy è al potere grazie al voto dei lepenisti. Il lepenismo che era marginale oggi è al centro del potere. L’unico “cambiamento” è che con Chirac e i gollisti autentici l’estrema destra non contava e il suo pensiero era aborrito. Ora, con sarkozy, rimane ai margini ma il suo “pensiero” va al potere. E qui da noi, tanti sedicenti sinceri democratici, ad applaudire….

  4. Alessandro Fiaschi

    Demonizzato, accusato di razzismo strisciante e di eugenismo, tanto dalla sinistra d’Oltralpe che da qualche disinformato qui in Italia, Sarkozy vuole in realtà realizzare ciò che governi di destra e di sinistra hanno promesso da decenni: in primis il ripristino della legalità morale ed effettuale, nella convinzione che la sicurezza sia un diritto, al pari di salute e scuola, e che la forza della legge sia la prima forma di giustizia sociale. Sarkozy ha altresì convinto il popolo francese della necessità di una maggiore libertà economica. Il lavoro contro l’assistenzialismo, il merito contro l’egualitarismo, ma senza smantellare lo stato sociale. Certamente non farà passi indietro in materia di libertà civili e di laicità, riaffermando da un lato la tradizionale separazione tra Chiesa e Stato e promuovendo l’istituzione contratti d’unione civile come ulteriore avanzamento rispetto ai Pacs.

    E’ soprattutto in politica estera, infine, che si ravvisano gli elementi di discontinuità. L’appello “kennediano” lanciato da Sarkozy subito dopo la vittoria, spiega le ragioni per le quali il filosofo André Glucksmann consideri la vittoria del candidato della destra, dei suoi princìpi, una speranza agli oppressi del mondo: “Voglio lanciare un appello a tutti coloro che nel mondo credono ai valori della tolleranza, della libertà, della democrazia e dell’umanesimo, a tutti coloro che sono perseguitati dalle tirannie e dalle dittature, a tutti i bambini e le donne martirizzati nel mondo voglio dire di essere certi che la Francia sarà al loro fianco. La Francia sarà dalla parte degli oppressi del mondo. E’ il messaggio della Francia. E’ l’identità della Francia. E’ la storia della Francia”. Sublime.

  5. riccardo boero

    Egregio professore,
    pur condividendo interamente il suo acuto intervento, vorrei aggiungere che la sinistra socialdemocratica perde terreno in tutta Europa, dai paesi slavi a quelli scandinavi, al nucleo dominante franco-tedesco, resistendo solo nei paesi latini grazie all’importanza del voto cattolico, spaventato dal darwinismo sociale implicito nella nouvelle vague neoliberista. E anche a fattori contingenti come l’eccezionale personalita` politica di Prodi e l’ ancora inspiegato incidente dell’attentato di Madrid (al-Qaida ne ha sempre negato il coinvolgimento).
    L’Europa e` gia` fortemente sbilanciata verso un ruolo preponderante degli Stati nell’economia, al punto che riesce difficile proporre un’ulteriore progressione in tal senso (come desiderato dalla radicale sinistra collettivista). Per questo la sinistra socialdemocratica assume curiosamente una posizione fortemente conservatrice di rifiuto di riforme importanti, e si limita a proporre qualche modesto aggiustamento verso l’alto del gia` generoso welfare, a prezzo di un’accresciuta pressione fiscale. Difficile entusiasmare le folle con tale programma. La bilancia e` squilibrata in senso statalista, e la Storia si sta occupando di tornare all’equilibrio, in direzione del liberismo, con qualche decennio di ritardo sulla Gran Bretagna di Thatcher. Resta da vedere se le potenti forze che nello statalismo prosperano riusciranno a bloccare il progresso e a farci restare nel XX secolo.

  6. marco lodi

    “la voce” é a netta prevalenza scientifica. Non sarebbe il caso, perciò, di eliminare i commenti a caldo sui risultati elettorali e attendere le indagini che utilizzano le ragioni degli elettori? L’Ist.Cattaneo di Bologna non docet? Possiamo lasciare ai politici di professione le “emozioni romantiche del giorno dopo” e concentrarci sulle ragioni indagate con un minimo si scientificità?

  7. stefano guidoni

    ma non è che, molto semplicemente, il mondo occidentale si “sposta a destra” perché, dopo 60 anni di espansione dei redditi e dei consumi reali si sente ora minacciato dalla povertà “aggressiva” degli altri 5 miliardi di individui in un mondo che l’evoluzione tecnologica rende sempre più piccolo?
    ad esempio, la destra italiana dice ai propri elettori: sapete che lo stato si è indebitato (in ultima analisi) per finanziare i vostri consumi e per alimentare i vostri risparmi? bene, non preoccupatevi, non vi chiederemo di restituire niente! avete paura che arrivino gli “altri” a minacciare la struttura sociale consolidata? non preoccupatevi neanche di questo: non li faremo entrare! non penso che in francia o in germania funzioni molto diversamente…

  8. Lorenzo Lusignoli

    Marchais?
    Nelle presidenziali del 1981 ottenne poco più del 15%, oltre 10 punti in meno rispetto al candidato socialista François Mitterand (che poi divenne presidente dopo il secondo turno)!
    Alle successive legislative il divario tra socialisti e comunisti fu ancora più sostanziale (265 seggi contro 43, escludendo i candidati “apparentati”). La capacità di rinnovare la sinistra sottraendo voti ai comunisti e le indubbie potenzialità di statista fecero sì che Mitterand rimase presidente per due mandati consecutivi. Fu l’unico caso di un presidente di sinistra in Francia nel dopoguerra ed è questo che dovrebbe far riflettere. Non c’è recentemente uno spostamento dei voti a destra in Francia. La sinistra è andata bene nelle ultime tornate elettorali. Difficilmente alle prossime legislative la destra potrà ripetere il grande successo del 1993 quando RPR e UDF superarono il 50% già al primo turno ed ottennero oltre l’80% nel secondo! Come dovette ammettere lo stesso Mitterand dopo la sconfitta nel 1974, l’elettorato francese è tradizionalmente spostato a destra in particolare nelle lezioni presidenziali. Infatti, la sua vittoria nel 1981 fu anche il frutto di una forte divisione a destra tra Giscard e Chirac. I temi economici, pur se importanti, non sono mai risultati nelle presidenziali francesi decisivi, come invece lo sono stati in USA. Altrimenti difficilmente Jospin avrebbe preso quel pallido 16% al primo turno nel 2002. La Royal, semplicemente, non ha mostrato di avere una statura politica tale da invertire la tradizionale propensione dei francesi a preferire un presidente di destra.

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