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Un patto per i non autosufficienti

Il governo non ha ancora chiarito le proprie intenzioni nell’assistenza alle persone non autosufficienti e soprattutto su come intende colmare i ritardi italiani. Ci sono state solo alcune iniziative specifiche, non coordinate tra loro. Serve ora uno sforzo progettuale per definire la riforma e maggiori risorse dedicate nella prossima Finanziaria. Tenendo ben presente che per migliorare la realtà dell’assistenza ci vogliono almeno tre anni. E che l’attuazione, aspetto sottovalutato ma decisivo, va accompagnata e monitorata con attenzione.

Nelle prossime settimane il governo comunicherà come intende impiegare il “Fondo per le non autosufficienze 2007“. Sono 100 milioni di euro stanziati in Finanziaria di cui ancora non si conosce l’utilizzo. (1) È una dotazione simbolica rispetto all’ampiezza della popolazione coinvolta – anziani e disabili – e alle carenze degli interventi esistenti. (2) Il ruolo del Fondo è altresì rilevante perché il governo ha più volte dichiarato che la sua istituzione dovrebbe costituire il primo passo di un’ampia riforma del settore.

Ritardi italiani

Al di là delle dichiarazioni, finora l’esecutivo non ha chiarito le proprie intenzioni nell’assistenza alle persone non autosufficienti. In Europa è da metà anni Novanta che si susseguono riforme nazionali tese a rafforzare il settore, ad esempio in Germania, Francia e più recentemente in Spagna. (3) Nel nostro paese si continua invece ad aspettare una svolta. Più che conoscere l’impiego dei 100 milioni, dall’annuncio ci si aspetta dunque di comprendere se il governo è intenzionato a colmare il ritardo italiano. Le principali responsabilità competono al ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, e al ministro della Salute, Livia Turco.
Il governo Prodi deve affrontare una situazione critica. Il precedente esecutivo non ha varato interventi concreti né ha elaborato idee spendibili. E nel primo anno del governo di centrosinistra hanno occupato la scena alcune iniziative specifiche, non coordinate tra loro. È stato appena siglato il nuovo contratto nazionale per le assistenti familiari (“badanti”), che ne incrementa le retribuzioni. Il contratto definisce migliori condizioni per queste lavoratrici. In assenza di adeguate misure che ne promuovano l’occupazione regolare, tuttavia, la crescita delle retribuzioni crea ulteriori incentivi al lavoro irregolare.
È in esame alla Camera, presso la commissione Lavoro, una proposta di legge che prevede la possibilità per i familiari di disabili gravi di accedere al pensionamento anticipato, includendoli tra i lavoratori che svolgono attività usuranti. Molte associazioni impegnate nell’handicap la sostengono, altre tuttavia palesano dubbi.  La possibilità per i familiari di accedere al  pensionamento anticipato ottiene, giustamente, favore unanime. Alcuni temono altresì che il maggior sostegno ai familiari possa essere strumentalizzato al fine di non sviluppare adeguatamente i servizi dedicati ai disabili. Le preoccupazioni sono acuite dall’assenza di un progetto governativo contenente garanzie in proposito.
Sempre alla Camera, alla commissione Affari sociali, è in discussione una proposta di legge per l’introduzione di un “Fondo per la non autosufficienza“. Non è chiara la coerenza tra questa proposta e il Fondo introdotto dal governo.
Da ultimo, numerosi sono stati gli annunci, fino alle affermazioni di diversi componenti del governo in merito a maggiori risorse per i non autosufficienti nella prossima Finanziaria. (4)

E adesso?

L’esecutivo può distribuire le risorse del Fondo senza affrontare i temi sul tappeto, lasciando la non autosufficienza ai margini del dibattito politico. In questo caso l’ipotesi più probabile è che la legislatura prosegua tra rari momenti d’interesse – qualche settimana di titoli sui giornali quando in estate si paleserà l’atteso grande caldo, impegnativo per gli anziani – e assenza di innovazioni sostanziali.
Oppure il governo può accompagnare la comunicazione sul Fondo con l’annuncio di voler costruire un progetto di riforma dell’assistenza ai non autosufficienti. Un progetto teso a raggiungere pochi e fondamentali obiettivi. (5) Da attuare a partire dal 2008 e di durata triennale, il periodo minimo per introdurre cambiamenti tangibili. Legato a una sostanziosa crescita delle risorse pubbliche dedicate. Che veda i diversi ministeri con responsabilità in materia lavorare in modo coordinato, e che sia fondato su un patto tra Stato, Regioni e autonomie locali. Il patto dovrebbe definire gli obiettivi da conseguire nel triennio e indicare gli impegni di tutti i soggetti coinvolti per coglierli, sul modello del “Patto per la salute 2007-2009“.
Siamo in un momento cruciale. Trascorso un anno dalle elezioni si decide se i non autosufficienti rientrano tra le priorità dell’esecutivo. Senza uno sforzo progettuale per definire la riforma, maggiori risorse dedicate nella prossima Finanziaria e l’avvio del percorso attuativo nel 2008, difficilmente la legislatura lascerà il segno su questo tema. Per migliorare la realtà dell’assistenza, ci vogliono almeno tre anni. L’attuazione – aspetto sottovalutato ma decisivo – va accompagnata e monitorata con attenzione.
La precedente legislatura di centrosinistra, 1996-2001, vide i due principali atti relativi ai non autosufficienti approvati sette e tre mesi prima della sua conclusione: rispettivamente, la Riforma dei servizi sociali, legge 328/2000 e l’Atto di indirizzo sulle prestazioni sociosanitarie, Dpcm 14/2/2001. Quando si poteva iniziare a incidere sulla realtà, attraverso la loro attuazione, la legislatura era finita. Le prossime settimane chiariranno se quella attuale avrà un destino diverso.


(1)
Lo scorso 18 aprile il Senato ha approvato la riduzione dei ticket su visite e analisi introdotti nella Finanziaria. La riduzione viene finanziata con varie risorse, tra cui 30 milioni di euro tolti al “Fondo per le non autosufficienze”. Il governo, attraverso il sottosegretario all’Economia Sartor, si è impegnato a reintegrarli con l’assestamento di bilancio.
(2) Un quadro completo della non autosufficienza in Italia è in
www.disabilitaincifre.it. Tra le varie stime della spesa pubblica per i non autosufficienti si veda quella della Ragioneria generale dello Stato. Una stima dei costi da sostenere per assistere una persona non autosufficiente è presentata da Turrini e Montanelli in questo sito.
(3) La riforma spagnola è entrata in vigore all’inizio si quest’anno.
(4) Livia Turco, ad esempio, ha dichiarato il 13 marzo scorso: “nella prossima Legge finanziaria l’impegno per la non autosufficienza sarà significativo” (fonte:
www.redattoresociale.it).
(5) Tra le recenti proposte di riforma si possono vedere Capp, Cer, Servizi Nuovi, 2004, Diritti di cittadinanza delle persone anziane non autosufficienti, Roma, Edizioni Liberetà e Gruppo per la riforma dell’assistenza continuativa, 2006, Riformare l’assistenza ai non autosufficienti in Italia, in Gori, C (a cura di), “La riforma dell’assistenza ai non autosufficienti”, Bologna, Il Mulino.

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  1. Giuseppe D'Angelo

    L’autore dell’articolo fa delle gravissime omissioni. In sintesi:
    – Omessa la segnalazione dei diritti esigibili riconosciuti alle persone malate e non autosufficienti
    Le leggi vigenti (la prima, la n. 692 risale addirittura al 1955!) sanciscono il diritto esigibile delle persone affette da patologie invalidanti e da non autosufficienza alle cure sanitarie senza limiti di durata e non impongono ai loro congiunti di assumere responsabilità e oneri economici attribuiti alla competenza del Servizio sanitario nazionale.
    Il diritto esigibile alle cure sanitarie è previsto anche dalle leggi 132/1968 e 833/1978 ed è confermato dall’articolo 54 della legge 289/2002 concernente i Lea (Livelli essenziali di assistenza) .
    – Ignorati i diritti esigibili in materia socio-assistenziale.
    Nei riguardi dei soggetti colpiti da handicap invalidanti, i Comuni sono tenuti a fornire assistenza (purtroppo è previsto solo il ricovero come misura obbligatoria) ai sensi degli ancora vigenti articoli 154 e 155 del regio decreto 773/1931 “Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza”, articoli che riprendono, anche nella loro formulazione, i compiti assegnati ai Comuni dal regio decreto 6535/1889 .
    – Dimenticate le norme vigenti in materia di contribuzioni economiche
    Non vengono citate le norme (articolo 25 della legge 328/2000 e decreti legislativi 109/1998 e 130/2000) in base alle quali nessun contributo economico può essere richiesto ai parenti, compresi quelli conviventi con l’assistito, qualora questi sia un ultrasessantacinquenne non autosufficiente o un soggetto con handicap in situazione di gravità .

    • La redazione

      Ringrazio il Dott. D’Angelo per l’attenzione. Non mi paiono omissioni, semplicemente l’obiettivo dell’articolo è fare il punto sull’attualità politica legata ai non autosufficienti e su questo si concentra.
      Mi piacerebbe che la non autosufficienza e i temi che la riguardano fossero molto più noti al pubblico di quanto accade oggi. Per questo segnalo il sito della Fondazione di cui il Dott. D’Angelo fa parte, dove il lettore interessato può trovare dettagliati i temi che D’Angelo qui menziona:
      http://www.fondazionepromozionesociale.it/

  2. Giuliano Mallardo

    il governo ha approvato leggi come l’indulto per delinquenti ,e non si decide ad approvare il prepensionamento per genitori che assistono disabili gravi. Mi domando, ma in che mondo viviamo?

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