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  1. Gjergj Zefi Rispondi

    Sono diversi mesi che il disegno di legge in materia di cittadinanza non riesce ad approdare alla bicamerale Italiana. Capisco la lentezza e la burocrazia delle istituzioni, ma non fino a questo punto. Ovviamente l'esecutivo di oggi assieme alle istituzioni hanno il loro bel da fare per i cittadini italiani ed è normale che le questioni in merito agli immigrati vengano meno, ma per gente che viene da lontano e vive e lavoro in questo paese ci vorrebbe un po' di impegno. La tematiche politiche mi appassionano molto, ma in italia vedo una politica distruttiva. Non capisco come mai l'opposizione voglia le elezioni da aprile del 2006. Insomma il giorno dopo le elezioni qualcuno voleva che si andasse subito al voto. (scusate del gioco di parole che mi costringono di usare la parola "elezioni" diverse volte, ma purtroppo è così). Spero che si cambi la legge elettorale e il mio passaporto italiano arrivi al più presto.(vivo in italia da 13 anni e sono soggetto ad un'aliquota fiscale pari al 40%). Saluti, Gjergj Zefi

  2. Perikli Petromilo Rispondi
    Chi scrive vive in Italia da immigrato dal 1999. Può sembrare un'esperienza non sufficiente per commentare il parere degli autori di questo articolo ma in questi anni la normativa sull'immigrazione ha subito diverse trasformazioni anche di notevole importanza. Essendo constretto a rinnovare il mio permesso di soggiorno ogni anno ho cercato di tenermi aggiornato sia sui diritti sia sull'iter di rinnovo/rilascio dei documenti di permanenza legale che le varie release delle leggi continuavano ad aggiornare. Ho notato, purtroppo, che i miei "interlocutori" dei vari uffici dove mi presentavo non facevano il mio stesso sforzo nel seguire le novazioni e le interpretazioni di tali cambiamenti. Credo che il vero problema degli immigrati in Italia non sia la legge stessa (sull'interpretazione e la bontà della quale condivvido quanto esposto in questo articolo) bensì la sua attuazione. Si può discutere sugli aspetti positivi o negativi delle varie leggi che si sono susseguite dal punto di vista di schieramenti politici contrapposti, di conseguenze economiche e sociali immediate e future. Ciò che, però, preoccupa ogni singolo immigrato è l'ottenimento del permesso di soggiorno che gli consente di condure in tranquillità la propria vita quotidiana. Oggi siamo di fronte ad una situazione disastrosa per quel che riguarda il processo di rilascio del permesso (basti immaginare che a chi scrive il sistema informatico di interrogazione segnala"istanza in preistruttoria - Errore di compilazione/dati mancanti: nome, cognome, data di nascita...professione..."). C'è una totale confusione nella ripartizione dei poteri decisionali tra i vari operatori coinvolti. E' ammirevole la volontà di spostare la titolarità della gestione delle pratiche dalle questure (dove il rispetto alla persona era degradato a livelli vergognosi). Ciò che manca è il come farlo.
  3. Matteo Bardelli Rispondi
    Nel disegno di legge delega varato dal Governo per disciplinare l'immigrazione c'è fortunatamente l'intenzione di concedere agli immigrati il diritto di voto alle elezioni amministrative. Questo se da un lato è da accogliere con piacere perché sanerà una disparità con i cittadini europei residenti in italia a cui gli accordi europei già garantiscono questo diritto. Quello che lascia dubbiosi è invece il modo con cui questo diritto verrà riconosciuto. Sarebbe auspicabile un rinvio ad un "atto internazionale" tra l'Italia e gli Stati di appartenenza degli immigrati che conceda ai cittadini dei rispettivi Stati il diritto di voto alle elezioni amministrative/locali. Oltre ad essere conforme al diritto internazionale, secondo cui "il cittadino di uno stato è proprietà esclusiva di quest'ultimo", garantirebbe anche ai nostri connazionali all'estero la possibilità di dire la loro sull'amministrazione delle comunità che li ospitano e, sarebbe anche un ulteriore motivo di orgoglio per il Paese e la sua diplomazia, che sono in questo momento investiti della responsabilità derivante da occupare un seggio nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU, potendo promuovere i diritti democratici degli individui con la forza del diritto in luogo di quella della spada. Purtroppo il timore è che si vada in tutt'altra direzione, lasciando i nostri connazionali all'estero nell'abbandono più completo e rinunciando ad esercitare, nell'arena internazionale, quel "soft-power" di cui l'Italia, e molti paesi europei, sono ricchi e che viene usato nelle relazioni internazionali per sopperire a quel "hard-power" (che include la forza militare) di cui siamo storicamente carenti. Il mio timore (ma non sono l'unico) è che la legge che verrà stilata si limiterà a concedere "unilateralmente e graziosamente" il diritto di voto a dei cittadini stranieri. Intento di per se nobilissimo ma, nonostante ciò, un occasione persa.