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  1. vignali fabrizio Rispondi
    900 euro/mese.Centralinista ASL in appalto a ditta privata..26 anni.Occupato da 5. Per avere, a 65 anni, una pensione complementare equivalente agli attuali 200 euro/mese netti,quanto TFR dovrò investire nei fondi chiusi?. La domanda è molto semplice e al contempo imbarazzante e demoralizzante.Credo che siano queste le cose che più interessa sapere a chi ha un redditio,non dico come il mio, ma poco più alto, diciamo 1300/mese.Mi sono informato come dice Lei, ma aimè mi sembra di capire due cose fondamentali e tragiche.1) La mia pensione sarà al max il 50% dello stipendio.2) Se mi iscrivo ad un fondo complementare, nessuno sà dirmi l'ammontare della pensione derivante.Neppure il call-center del Ministero o esperti consulenti del lavoro. O bere o affogare. Il problema è che trà 500 e 700 euro/mese fà poca differenza.Rimango sempre un disgraziato senza famiglia e figli. Una domanda:Visto che il nocciolo della questione sono la esiguità dei contributi previdenziali versati e derivati dal basso stipendio,lo sperpero di denaro della PA, noto a tutti,anche alla Corte dei Conti, quello della politica,Comuni, Province,Regioni,Ministeri,Comunità montane,Società della Salute...... non potrebbe risolvere o aiutare il problema fondamentale? ovvero pensioni riformate ma sempre da fame.
  2. Marcella Rispondi
    Gli ispettori non dipendono dalle agenzie del lavoro, ma dal comparto Stato e pertanto per loro la mobilità d'ufficio è materia di competenza centrale ma “di solito” essa è preceduta da quella volontaria, a volte ostacolata non dal sindacato, ma dal ministero che è retta dal livello politico (con buona pace della separazione tra politica e amm.ne). Spostare i dipendenti per farli diventare ispettori? Riconversione si chiamava un tempo. Ma i soldi per la formazione chi ce li mette? Inoltre se la classe politica non è stata capace di far funzionare la mobilità volontaria (più agevole) figuriamoci quella d’ufficio. Credo sia per causa della mancata attuazione di un sano federalismo, poiché gli organici sono centralizzati, ma questo è un altro discorso e qui i sindacati non c'entrano proprio. Il fabbisogno di personale è determinato con decreti e in genere il sindacato non è avvezzo ad emanarne. Non è un problema di soldi, ma di funzioni centrali e locali, di centri di costo,di unità previsionali contabilmente separate che impongono livelli decisionali distinti. Si dia attuazione al federalismo fiscale e tutto sarà più visibile e forse anche più comprensibile, non abbiamo bisogno di migrazioni forzate o di ennesime controriforme. Quelle fatte nella pubblica amministrazione bastano e avanzano. Quanto alle morti sul lavoro sono una priorità per il sindacato e non credo che si possa mettere in dubbio tale aspetto. Se non ci fosse il sindacato ci sarebbe solo “silenzio” sulle morti bianche e indifferenza. Non confondiamo le responsabilità tra chi rappresenta il lavoro e chi deve mettere mani al “portafoglio”. Inoltre nella recente nella legge finanziaria è previsto persino un “allungamento” generoso dei tempi di adeguamento alle leggi sulla sicurezza sul lavoro allorquando il datore di lavoro dichiari una emersione dal lavoro nero…altro che resistenze sindacali.
  3. Bruno Rispondi
    L’articolo in questione non è destinato a trovare consensi. Spiace dire poi che non è sorretto da conoscenze contrattuali sulla pubblica amministrazione. Non me ne vogliano gli studiosi. I miliardi sono per il rinnovo dei contratti. Questo è principio che vale la pena ribadire. I soldi dei rinnovi servono a recuperare il potere di acquisto (contratti scaduti dal 2006) che per i contrattualizzati è già inferiore di più di un punto rispetto ai non contrattualizzati. Questa differenza nell'ambito della voce pubblico impiego dovrebbe esser di agevole comprensione e non si capisce o forse sì perché è celata visto che non compare. I soldi dei contratti collettivi dei lavoratori (pubblici e privati) non si usano per i progetti del datore di lavoro. Questo è un punto irrinunciabile e ha un valore inderogabile come …ehm.. la pace sociale. Quanto agli ispettori - se non ricordo male – il requisito per quel lavoro è il diploma di laurea per cui i collocatori e affini non potevano inopinatamente fare quel lavoro. Inoltre non sono vi sono laureati a gogò nella P.A. viste le carenze nelle funzioni direttive (non si fanno concorsi da anni e molti se vanno in pensione). Basta dare uno sguardo agli uffici della giustizia o a quelli del fisco per verificare come sono ridotti. L'unica forma possibile è il bando pubblico e umilmente consiglierei la lettura dell'art. 97 della Cost.ne. Ci sono concorsi espletati per ispettori del lavoro, basta assumere gli idonei. Peccato passi di mente. Per i costi basta far cessare quelli delle consulenze e degli incarichi esterni che la Corte dei Conti (questa sì che è l’unica Authority che conta) si affanna a censurare e magari fare a meno -questo sì- di qualche centinaio di dirigenti che hanno raggiunto i limiti di età.
    • La redazione Rispondi
      Il collegamento di una parte rilevante dei prossimi aumenti contrattuali al recupero di produttività ed efficienza nel settore statale è previsto esplicitamente nel memorandum sottoscritto da Cgil Cisl e Uil con il Governo il 18 gennaio scorso (anche se in quel documento non se ne precisano i criteri). In ogni caso la "contrattualizzazione" della disciplina dell'impiego pubblico implica l'accettazione di un principio fondamentale: quello, cioè, per cui, nella materia di competenza della contrattazione, non esistono diritti prima e al di fuori del contratto (e, se le parti non si accordano, il contratto può anche non essere stipulato affatto: la libertà negoziale implica anche questa possibilità). Ne consegue che, fino a che il contratto collettivo non verrà stipulato, le parti saranno del tutto libere di determinarne il contenuto; libere, in particolare, di stabilire quale parte degli aumenti retributivi attribuire egualitariamente a tutti i dipendenti pubblici e quale parte destinare invece a funzioni incentivanti.
  4. Mat Rispondi
    La rivalutazione del monte contributivo è fatta in base al pil NOMINALE (comprensivo di inflazione). Visto che questa è la migliore (+ sicura e senza spese) rivalutazione attualmente disponibile sul mercato, perché non consentire di versare il TFR insieme ai contributi pensionistici anziché darlo alle banche?
  5. Massimiliano Brogliato Rispondi
    Premetto che l'articolo e' molto interessante ed utile. Ma mi pare non si veda un enorme conflitto di interessi in gioco: perche' il sindacato dovrebbe informare in modo critico ed asaustivo sulla destinazione del TFR, quando e' esso stesso soggetto interessato all'amministrazione dello stesso? Forse che dovrebbe parlare male delle sue societa' di gestione di questo tipo di risparmio? Forse che dovrebbe parlare di quali piani di investimento prevede per i soldi che raccogliera' e come intende tutelare i lavoratori? Perche' l'informazione non viene da fonti indipendenti? Perche' non vengono commissionate analisi dell'esistente a persone od enti al di fuori di questo meccanismo? Poi vorrei una risposta ad un altra domanda: e' proprio vero che l'INPS e' cosi' mal messo come si dice? Io sapevo che qualche anno fa' l'INPS della regione Veneto aveva un bilancio in attivo e durante il precedente governo, dopo anni di rosso, il bilancio di quello nazionale era tornato in positivo lo stesso.
  6. Bruno Rispondi
    Peccato. L'articolo è interessante ma non è aggiornato su ciò che sta facendo il sindacato (almeno quello del pubblico impiego). E' solo da poco che è stato perfezionato l'accordo sul trf in alcuni comparti (enti locali e sanità) e...langue per gli statali. Stiamo facendo studiare i nostri quadri a fondo e ci stiamo attrezzando con studi, corsi e analisi per fornire non certo consigli interessati, ma un servizio qualificato per orientare non per condizionare. La scelta è individuale e dipende da persona a persona. Dobbiamo mettere in condizione - nei termini della opzione - di conoscere tutti gli aspetti, i rischi e le caratteristiche. Ai nostri iscritti ci teniamo... tanto come teniamo a che tutti i lavoratori (anche non iscritti)abbiano in ciascun luogo di lavoro la possibilità di rivolgersi ai rappresentanti o andare presso le sedi per chiedere e conoscere tutto sul tfr. Il sindacato come da anni fa per il servizio fiscale Caaf e per tutti gli altri servizi è all'altezza del compito e saprà fornire risposte adeguate perchè è presente d a p p e r t u t t o. Abbiamo già messo in preallarme tutte le nostre strutture e scaldato i motori. Per nostra fortuna nella informazione e nei servizi siamo più avanti della classe politica. Di informazione ne facciamo tanta inondando le nostre sedi (almeno per il pubblico impiego) e ci muoveremo in modo capillare.
    • La redazione Rispondi
      I nostri dati sull'informazione si riferiscono ai dipendenti privati.
  7. Piergiorgio Giroldi Rispondi
    Se solo il 10% degli intervistati dichiara di avere ricevuto informazioni sul sindacato sul TFR, vuole dire che il vostro campione è poco rappresentativo. Forse non tutti gli operai usano il web: pensate che sono sate fatte assemblee in tutte le aziende dove è possibile (+ di 15 addetti). Più numerose assemblee di zona per le piccole imprese. Lo sforzo del sindacato di in formazione è stato totale: ha dato a tutti i lavoratori la possibilità di ricevere e discutere le informazioni, la dove e possibile. La stessa cosa è avvenuta prima dell'avvio del confronto con il governo sul welfare. Ed ogni volta che è stata discussa una riforma delle pensioni. Mi sembra che il vostro metodo assomigli troppo a sparare alla cieca, nel mucchio
    • La redazione Rispondi
      Il nostro campione, come scritto nel testo, non è rappresentativo della popolazione italiana, bensì dei giovani fra i 20 e i 45 anni che usano Internet. I dati sul tfr si riferiscono ai dipendenti privati. Forse farebbe meglio, per completezza di informazione, di qualificarsi come esponente del sindacato.
  8. antonio petrina Rispondi
    Egr prof. Boeri, naturalmente nessuno vuole lavorare di più per avere una pensione minore di oggi ed allora non si potrebbero diminuire i contributi durante l'età lavorativa per cosentire un piano di previdenza complementare ? A queste condizioni si può chiedere una pensione minore domani perchè ti ho dato maggiore disponibilità in età lavorativa e se tu hai fatto la cicala bè... allora è colpa tua !
    • La redazione Rispondi
      Cominciamo ad utilizzare bene il Tfr e ad anticipare l'entrata in vigore del sistema contributivo. Altrimenti, ridurre i contributi serve solo ad aumentare la quota di spesa a carico della fiscalità generale. Cordialmente
  9. riccardo boero Rispondi
    Egregi professori, non vi sembra di cadere un po' nella deprecabile cultura dell''entitlement' quando invocate il deus ex machina statale per informare i cittadini di tutti i dettagli del sistema pensionistico? Avete un seguitissimo sito Internet, avete la conoscenza per farlo, che aspettate? Se c'e` un effettivo bisogno di informazione, la gente paghera` una somma modica per accedere all'informazione. Se invece la gente pensa che le norme vengono modificate continuamente e senza preavviso, allora a che pro informarsi? E soprattutto, quali sono le opzioni disponibili a chi si fosse informato?
    • La redazione Rispondi
      Lo stiamo facendo da tempo nei limiti delle nostre possibilità e su tutti gli spazi che ci vengono concessi.
  10. Giacomo Toffanin Rispondi
    Il giudizio sulla mancata informazione da parte dei sindacati è sbrigativo e tipico di chi non ha mai messo piede in una sede sindacale. Stiamo facendo decine di assemblee sul TFR e sulla previdenza complementare, dove ci consentono di farle. Purtroppo non possiamo andare dove vogliamo e non siamo proprietari di reti televisive. Fareste meglio a venire con noi nelle fabbriche, negli uffici, allora capireste meglio quel che facciamo e come. Cordiali saluti. Giacomo Toffanin. Patronato INCA CGIL di Vicenza
    • La redazione Rispondi
      Felici di saperlo. Forse un sondaggio a Vicenza darebbe risultati diversi.