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  1. stefano Rispondi

    Per rinnovare un permesso di soggiorno bastano poco più di 5.000,00 euro di reddito e vi garantisco che per la quasi totalità degli stranieri presenti in Italia il mod. della dichi. dei redditi non si discosta di molto da tale cifra e poi si parla di precariato, ma quì bisogna capire come fanno certi stranieri con tale reddito a potersi permettere macchine di lusso, pagare l'affitto e tanto altro.Per esperienza personale vogli dire che sono stato diverse volte in romania e fatti efferrati come quello accaduto a roma ultimamente non accadono, lì succede che li mettono in galera a pane ed acqua veramente altro che rito abbreviato, patteggaimento, benefici di legge, liberazione anticipata, etc.etc.etc. P.S. alcuni cittadini stranieri che ho avuto modo di conoscere (diciamo personcine "per bene") prima di lasciare l'italia hanno risposto alla seguente domanda (ma per tutto quello che hai commesso in Italia ma diciamo solo per essere stato preso per aver fatto un furto cosa avresti rischiato nella tua patria?).. l'albanese ha detto che in Italia sarebbe tornato perchè in Albania per un furto gli fanno fare dieci anni e quì una notte in carcere, il tunisino ha detto che una volta dentro lo avrebbero portato in un carcere in mezzo al deserto senza sapere quando sarebbe tornato nè se gli avrebbero fatto il processo, il marocchino ha detto che non sapeva quanto tempo avrebbe passato in carcere ma aveva una evidente paura di finire nelle galere marocchine. a mio parere l'italia è sempre più meta di persone pericolose di ogni origine, nei confronti delle quali le varie questure d'Italia contrappongono un numero di uomini presso i vari uffici immigrazione delle questure assolutamente insufficienti, a volte persino uno solo che deve trattare la delinquenza straniera regolare e clandestina, per non parlare poi del sistema giudiziario italiano e di tutte la garanzie che bisogna assicurare allo straniero clandestino, anche se ha messo piede per la prima volta in Italia proprio ieri. Ma!

  2. Gianluca Rispondi
    La legge Bossi-Fini e la maggioranza di governo che l'ha approvata pretendeva di controllare la permanenza degli immigrati considerandoli come provvisori. Infatti stabiliva delle quote annuali d'ingresso ridicole e costringeva i regolari a continui rinnovi del foglio di soggiorno. Ad aggravare la situazione non produceva i decreti-flussi, reiterando i precedenti, quindi mancando di aggiornarli in relazione alle mutate richieste di mano d'opera, e non ha messo in campo le risorse necessarie per snellire gli adempimenti burocratici cui costringeva gli stranieri. Ad esempio ha ridotto ad un anno la durata del permesso di soggiorno e ha mantenuto in capo alla polizia di stato il rilascio di tale documento. Sarebbe stato certamente più opportuno decentrare la mera operazione burocratica di ricezione delle istanze e la stampa del documento ad altri enti e concentrare l'attività della polizia sulla verifica delle dichiarazioni. Ma occorrerebbero più risorse e più mezzi (disporre di accesso alle banche dati per incrociare le informazioni disperse in più ambiti) che tocca anche l'arretratezza delle amministrazioni pubbliche rispetto all'informatizzazione di molti processi di attività. Viceversa si è proseguito a regolarizzare i clandestini (per soggiorno o per ingresso) a scapito di ingressi regolari, senza incidere a sufficienza sui clandestini e i delinquenti aumentandone le espulsioni. Proposito di fatto velleitario per mancanza di soldi e di accordi internazionali. Al contrario si è aumentato il carico di lavoro dell'autorità giudiziaria, prevedendo numerose fattispecie di reato nuove legate alla semplice condizione di clandestinità che richiedevano decisioni per direttissima, e conseguente distrazione di risorse già scarse anche per le forze dell'ordine. Credo che ci sia molto da cambiare nella legge sugli stranieri. Ma molto di più c'è da fare nella amministrazione pubblica italiana.
  3. riccardo boero Rispondi
    L'uomo dell'Illuminismo e dei diritti umani si chiede con sgomento quale sia il principio filosofico in base al quale si nega l'accesso o la permanenza di un individuo in una nazione, valutando come nullo e controproducente il contributo che puo' fornire, ancora prima di conoscerlo. E ripensa alla fortuna che l'umanita` ha avuto quando a personaggi come Fermi, Noether, Einstein e tantissimi altri non fu negato l'ingresso in USA. D'altro canto i numerosi e massici "entitlement" che parecchi Stati propongono a milioni di loro sfaccendati non potrebbero essere ragionevolmente estesi ai miliardi di immigrati che, a casa loro, non ne godono (anche per via dei protezionismi e delle sovvenzioni degli stati ricchi a molti dei loro settori produttivi, che impediscono il decollo dei paesi poveri). Ecco dunque che il Welfare nella sua molteplicita` di aspetti provoca il problema irresolubile dei flussi migratori: e del loro controllo. Un giorno si capira` che bloccarli e` impossibile, ma subendoli si finisce per sottoporre le classi piu' deboli ad una pressione concorrenziale insostenibile da parte degli immigrati, che deprime i salari, restringe l'accesso al lavoro e provoca forti tensioni (vedi banlieues parigine). Dov'e` il nostro futuro? Lo vediamo nei paesi europei soggetti da piu' lunga data al fenomeno immigrazione, come appunto la Francia. In reazione ai disagi provocati dall'immigrazione, si ingigantisce cola` l'ondata repressiva e xenofoba, Se le ultime presidenziali hanno visto un ballottaggio Le Pen - Chirac, quest'anno ci riservera` forse un Sarkozy - Le Pen, e i cugini d'oltralpe sceglieranno come Presidente tra l'ex torturatore della guerra d'Algeria e il milionario che propone di ripulire le banlieue della "racaille" (non oso tradurre). Ma dire una volta per tutte che in Italia come in Francia lo Stato non regala niente di piu' che in Algeria o in Ecuador o in Cina, non sarebbe il modo migliore per scoraggiare i costosi viaggi degli immigrati?
  4. Giacomo Oddo Rispondi
    Un recente articolo di Giovanni Peri (2005) dell'Università della California, analizza i flussi di immigrazione verso le principali economie sviluppate e trova che l'Unione Europea importa sopratutto manodopera poco qualificata; tale forza lavoro immigrata non è un complemento, ma un sostituto della manodopera interna all'Unione stessa. In parole più semplici: gli Stati Uniti sono relativamente abbondanti di lavoratori con educazione secondaria, e meno abbondanti di lavoratori con educazione primaria e terziaria; ebbene la distribuzione dei migranti in ingresso negli USA ha due picchi proprio nelle categorie relativamente meno abbondanti nel Paese: gli immigrati appartengono prevalentemente al primo o al terzo gruppo, vanno cioè a complementare, non a sostituire la forza lavoro nativa. Questo significa che i vantaggi derivanti dall'immigrazione negli USA sono molto elevati e beneficiano tutti i gruppi sociali nazionali, ed in particolare la maggioranza dei cittadini americani che appartiene al secondo gruppo (educazione secondaria). In Europa questo non avviene (una eccezione notevole è il Regno Unito) e l'immigrazione, quando non risulta dannosa, non porta alcun beneficio economico alle categorie maggioritarie nella forza lavoro, ma solo alle categorie più scarse, quindi "elitarie" altamente qualificate. L'Europa, che avrebbe bisogno di attirare talenti stranieri, importa manodopera poco qualificata che si sovrappone alla già abbondante riserva di manodopera poco qualificata presente all'interno dell'Unione. Sarà per questo che la disoccupazione è elevata soprattutto fra gli immigrati, come il fenomeno delle banlieues insegna? Avrei piacere che il forum della Voce prendesse a cuore questo problema delicatissimo e cruciale per il futuro del mercato del lavoro europeo. Cordiali saluti Un dottorando in economia dell'Università di Roma II