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  1. Davide Scagliotti Rispondi
    Concordo pienamente con l’ultima frase dell’articolo. Non sarebbe però il caso di informare i lavoratori anche sui costi, svantaggi e zone d’ombra che avvolgono ancora i fondi pensione e i pip? Provate a chiedere a chi ha stipulato un pip se sa quanto gli rende e quanto gli costa (quanto costa non lo sa quasi nessuno, a mio avviso). Mi sono scaricato quasi tutte le note informative dei fondi ad oggi operanti in Italia e, considerando il tasso medio annuo composto dal 2002 al 2006 (5 anni), sono circa 1/3 quelli che battono il tfr. • I fondi hanno dei costi di gestione • Anche durante la fase di erogazione della pensione ci saranno dei costi “Si tenga comunque conto del fatto che i costi che graveranno sull’aderente nella fase di erogazione dipenderanno dalla convenzione assicurativa che risulterà in vigore nel momento in cui si accederà al pensionamento.” (tratto da una nota informativa di un fondo: sono tutte pressoché uguali) • Ammesso che il montante accumulato sia superiore nel caso di adesione ai fondi, quanto effettivamente si riuscirà ad ottenerne? (quanti anni si vivrà?) • C’è la possibilità di prevedere la reversibilità, ma questa opzione ha un costo • La rendita si rivaluterà nel corso degli anni?, seguendo quali regole? • In teoria la quota del fondo può scendere a zero (ma c’è la COVIP che vigila! Speriamo non come la CONSOB (cirio, parmalat…)) • Non mi risulta che, fino ad oggi, esista un fondo di garanzia a tutela dei soldi depositati nei fondi pensione • Perché non si "rispolverano" i fondi a “prestazioni definite”? Un consiglio “saggio” da dare ai lavoratori non potrebbe essere questo?: se avete anche solo il minimo dubbio sulla previdenza complementare, dichiarate esplicitamente di voler lascire il tfr in azienda, quindi informatevi e quando sarete pienamente convinti o quando nasceranno dei fondi con maggiori garanzie rispetto a quelli oggi vigenti, aderite alla previdenza complementare. Davide Scagliotti