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Quant’è complicato il sistema familiare

Le proposte di legge sul quoziente familiare implicano un cambiamento sostanziale dell’imposizione perché varia l’unità impositiva, da individuo a nucleo familiare. E solleva non poche questioni amministrative, gestionali e giuridiche. A partire dalla definizione stessa di “nucleo familiare”, fino agli aggravi per il sostituto d’imposta e la necessità di un nuovo modello di dichiarazione. L’obiettivo di equità potrebbe essere perseguito con maggiore efficacia e minori costi attraverso un adeguato sistema di trasferimenti e agevolazioni fiscali.

Alcune proposte di legge mirano a modificare la tassazione del reddito delle persone fisiche: si tratta di ipotesi di quoziente familiare che, seppur con diversi meccanismi di attuazione, impongono tutte un medesimo cambiamento sostanziale dell’imposizione perché varia l’unità impositiva da individuo a nucleo familiare.
Al di là di valutazioni sugli effetti redistributivi e sull’effettivo raggiungimento di obiettivi di equità orizzontale, di fatto gli unici che progetti di questo tipo si prefiggono, vanno considerati con attenzione gli aspetti amministrativi e organizzativi connessi al cambiamento di unità impositiva.

I soggetti interessati

Assumere il nucleo familiare come unità impositiva implica, in primis, la sua precisa “definizione”, ovvero stabilire i criteri di identificazione dei soggetti componenti. Per farlo, anche in virtù del recepimento dei nuovi indirizzi contenuti nel disegno di legge sui Dico, occorrerebbe una specifica soluzione normativa.
Pur senza entrare nelle questioni legate alle unioni di fatto e alle convivenze, e rimanendo in un ambito strettamente legato al matrimonio, si presentano particolari problematiche nel caso di contribuenti separati o divorziati con figli a carico. Si avrebbero infatti situazioni nelle quali ciascun coniuge, separato e senza nuovi legami, potrebbe costituire un nucleo familiare a sé con la partecipazione dei figli per la parte a suo carico. Oppure, per sola convenienza fiscale, ricostituire un nucleo familiare che di fatto non esiste più.
Ancora più problematica l’identificazione dei nuclei familiari derivanti da nuovi legami nei quali almeno uno dei componenti abbia figli anche da precedenti unioni.

Gli adempimenti dei sostituti di imposta

L’introduzione del nuovo regime di tassazione pone il problema di se, e in che misura, il cambiamento debba essere recepito dai sostituti di imposta.
Nello specifico, per quanto concerne i redditi da lavoro dipendente e pensione, le ritenute sono attualmente operate sul reddito percepito e su base personale.
D’altro canto, secondo l’attuale normativa, il datore di lavoro o l’ente erogante non è tenuto a conoscere i redditi del coniuge o convivente ovvero all’applicazione di un’aliquota di imposizione che tenga conto del quoziente familiare. Tanto più se è applicabile solo in fase consuntiva cioè quando si dispone delle informazioni complete dei redditi percepiti dai componenti del nucleo familiare. Inutile sottolineare gli ulteriori aggravi derivanti da un regime di tassazione familiare opzionale rispetto all’attuale regime.
Va da sé che o si aggrava in maniera considerevole il sostituto d’imposta, obbligandolo, in sede consuntiva, a ulteriori adempimenti relativi non solo al suo lavoratore o pensionato, ma relativi al nucleo familiare cui il percettore appartiene. Oppure si obbligano oltre 14 milioni di contribuenti a presentare dichiarazione per avvalersi di un regime fiscale più favorevole. È verosimile che una gran parte di essi, seppur beneficiata dalla mutata tassazione, rinunci allo sgravio per il notevole appesantimento degli adempimenti burocratici, vanificando l’obiettivo che la proposta si prefigge.
Altro aspetto, non secondario per l’importanza che ricopre sull’andamento del gettito di cassa, è la possibilità di generare un numero consistente, anche per importi, di rimborsi a seguito del successivo rivalersi di crediti qualora la tassazione da parte dei sostituti continui a operare su base individuale.

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Il modello di dichiarazione

È probabile che l’introduzione della normativa del quoziente familiare comporti la presentazione di un’unica dichiarazione dei redditi da parte di tutti i componenti il nucleo familiare. Si renderebbe quindi necessaria una totale revisione degli attuali modelli di dichiarazione, Unico e 730, per crearne uno “familiare”.
Ne deriva, oltre l’obbligo di presentazione della dichiarazione da parte di soggetti attualmente esonerati, che il nuovo modello di dichiarazione sarà inevitabilmente più complesso degli attuali con conseguente aggravio dei compiti da parte dei contribuenti o dei loro sostituti di dichiarazione. E anche dei costi sostenuti per la sua compilazione.
Tutto ciò risulta in netto contrasto con le attuali disposizioni, perseguite con sempre maggior convinzione nel corso del tempo, che tendono a limitare il numero di dichiarazioni e a semplificarne il più possibile la compilazione.

Le procedure di gestione e di controllo

La modifica dell’unità impositiva inciderà notevolmente nella organizzazione di tutti gli uffici finanziari coinvolti nella gestione e nel controllo delle dichiarazioni. Anche i flussi di trasmissione delle dichiarazioni, organizzati ormai esclusivamente in maniera telematica, subiranno profonde modifiche e aggravi.
Val la pena di sottolineare che in tutti i paesi nei quali vige una tassazione di tipo familiare è previsto il diretto coinvolgimento degli uffici finanziari a supporto dei contribuenti. Qualora si volesse perseguire il medesimo modus operandi occorrerebbe riconventire completamente il processo dichiarativo, attualmente esternalizzato e con autotassazione, e professionalizzare diversamente gli uffici.
Merita però una particolare attenzione l’aspetto giuridico derivante dall’applicazione del quoziente familiare. Occorre infatti identificare all’interno del nucleo il soggetto responsabile del rapporto tributario, sia ai fini della presentazione della dichiarazione che della notifica degli esiti della liquidazione, dell’accertamento nonché del pagamento delle imposte.
Si verrebbe a creare in tal modo una nuova figura di soggetto responsabile dei vari obblighi. Non può essere il nucleo familiare che, seppur identificato, può essere costituito da più componenti. E se anche fosse conferita al nucleo familiare una connotazione “giuridica”, andrebbe comunque identificato il suo responsabile amministrativo.
Tali considerazioni risultano in contrasto con la normativa vigente che stabilisce, invece, l’autonomia della posizione tributaria di ciascun contribuente e che, pertanto, andrebbe profondamente modificata.
Non sembrerebbe neanche opportuno stabilire automaticamente un responsabile (ad esempio il capofamiglia, il contribuente con redditi più elevati, eccetera) imponendo agli altri membri del nucleo una scelta d’ufficio e non libera.
Naturalmente, tutto quanto sopra esposto non è esaustivo delle complicanze gestionali possibili, ma si spera abbia catturato l’attenzione sui cosiddetti “compliance costs” sia a livello assoluto che in rapporto all’effettivo raggiungimento dell’obiettivo di equità prefissato, che potrebbe essere ugualmente perseguito, con maggiore efficacia e minori costi, da un più adeguato sistema di trasferimenti e da un innalzamento delle agevolazioni fiscali per la famiglia.

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Sommario 6 marzo 2007

10 commenti

  1. Diego Alloni

    Se c’è da trovare un colpevole per l’elusione fiscale, valgono naturalmente più le ipotesi della realtà. Ecco quindi i papà separati già accusati di voler ricostituire, quando entrerà il vigore il quoziente familiare (quando?) di ricostituire una famiglia inesistente per trarne vantaggi fiscali. Accecata dalle ipotesi, “La Voce” ignora la realtà. Nell’ultima finanziaria è stabilito che la detrazione fiscale per i figli spetta soltanto al genitore affidatario. L’altro genitore, cioè il padre, che nella totalità dei casi paga un assegno di mantenimento per i figli, non ha alcuna detrazione. L’inciviltà di tale norma è più comprensibile se si tiene conto che tale assegno corrisponde almeno al 30% del reddito e, nella maggioranza dei casi, supera il 40% del reddito di chi viene contemporaneamente privato dell’abitazione.
    Per fortuna, nella scienza, un’ipotesi, pur ragionevole, rimane tale, mentre la realtà è infalsificabile. Anche nel regno della nuova “pulizia sessista”.
    Diego Alloni
    Milano

  2. Fabio Checchi

    L’autrice mi trova d’accordo sull’analisi della situazione corrente: l’eventuale introduzione del quoziente familiare comporta delle modifiche significative alla legislazione fiscale attuale.
    Premesso cio’, noto che in Europa, il quoziente familiare e’ una realta’ consolidata e non crea tutti questi problemi, che dall’articolo sembrerebbero insormontabili o quasi.
    Il cambio di legislazione comporta invece un cambio di mentalita’, ovvero il governo si troverebbe a fare delle scelte che favorirebbero le famiglie e sfavorirebbero i singoli o le altre tipologie di convivenze. E’ un male ? E’ un bene ? Qui sta il punto, il resto e’ secondario… Se bastasse aiutare le famiglie fiscalmente, per garantire la loro stabilita’ e il loro ruolo nella crescita dei figli, sarebbe troppo bello per essere vero: il fatto certo pero’ e’ che oggi chi decide di sposarsi e fare figli E’ penalizzat dalla legislazione contemporanea. Lo so per esperienza, avendo 5 figli ! Quindi oggi il legislatore sta oggettivamente favorendo le unioni di fatto in tutto. Io credo che sia ora di cambiare.
    Grazie.

  3. Giulia Oliveri

    L’articolo sollecita alcune riflessioni circa il sistema più utile al miglioramento della qualità della vita delle persone: non sempre ciò è collegato alla maggiore disponibilità di reddito. Per una famiglia con entrambi i genitori inseriti nel mondo del lavoro e con figli piccoli è meglio pagare meno tasse o avere servizi effcienti?; parlo di quei servizi che consentano soprattutto alle madri di affrontare con meno stress il loro doppio ruolo nella società.
    In un paese dove i servizi pubblici lasciano alquanto a desiderare e dove gli organi centrali dello Stato tentano in ogni modo di far passare l’idea che i costi della politica sono solo quelli a livello locale (Regioni, Province, Comuni, non a caso titolari dei maggiori compiti in materia di servizi alla persona) non sarebbe meglio concentrarsi – prima di tutto (anche prima di parlare di diminuzione dell’imposizione fiscale) – sul miglioramento dei servizi pubblici?

  4. riccardo boero

    Gentile dottoressa,

    trovo sconvolgente che i nostri politici di ogni colore, sostenuti da un’opinione pubblica oramai lobotomizzata dai media, perseguano ancora la folle strada del “sostegno” e “aiuto” alle famiglie.
    Dimenticano se l’hanno mai capito, che l’Italia e` ormai un sovrappopolato labirinto di auto e cemento, incapace di offrire lavoro a tutti gli italiani, perfino se si arrestasse l’inarrestabile, pacifica invasione da Africa e Asia. Un mostruoso ininterrotto serpentone di case e scarichi fognari da Ventimiglia a Trieste.
    Purtroppo la demagogica politica familiare e` punto di felice incontro di varie ideologie: l’ecumenismo cristiano, lo sciovinismo fascista, il populismo marxiano e lo statalismo keynesiano.
    E allora italiani fate tutti come il sig. Checchi: 5 figli a famiglia e in una generazione raddoppiate di numero, cosi’ come le automobili, le case (o il loro prezzi vista la scarsita` di spazio vergine), e i disoccupati, sempre nuova manovalanza per mafia e camorra.

  5. Giuseppe Barbini

    Vorrei fare due puntualizzazioni.
    La prima è che mi risulta, almeno nella mia regione, l’Emilia Romagna, che il reddito familiare viene utilizzato per erogare servizi a titolo più o meno oneroso ai cittadini.
    Quindi il concetto di “Reddito complessivo del nucleo familiare”, che è il numeratore da usare per il calcolo del “Quoziente Familiare”, è già noto ed utilizzato dalle amministrazioni.
    La seconda osservazione è che fino ad alcuni anni fa, almeno fino agli anni ’90, esisteva la dichiarazione dei redditi “congiunta”, in cui si rappresentavano i redditi di entrambi i coniugi.
    Se questa dichiarazione era diffusa ed utilizzata allora, in tempi in cui l’informatica non era così presente come oggi, pensate che ora possa rappresentare un problema così insormontabile?

  6. Giacomo Dorigo

    Sbaglio o in questo modo i lavoratori dipendenti più poveri che atualmente non debbono fare nulla in quanto il CUD lo prepara l’azienda così dovranno pagarsi un commercialista per capire come fondere i vari redditi e calcolare le detrazioni?

  7. Giuseppe Barbini

    Già oggi i lavoratori dipendenti che, come i pensionati, hanno soltanto il modello CUD, se vogliono recuperare le spese mediche o eventuali spese condominiali, devono comunque rivolgersi ai CAF a titolo più o meno oneroso.
    E’ chiaro che sarebbe una pratica da avviare solo se ce ne fosse la convenienza.
    Cordialmente.
    Giuseppe Barbini.

  8. sergio graziosi

    Mi pare del tutto incondivisibile la posizione di totale contrarieta’ al quoziente familiare presa dai due articoli usciti, credo non a caso, in concomitanza.
    Se, nell’altro articolo, le argomentazioni relative agli effetti del quoziente appaiono lontane dalla realta’ ed impostate su una impostazione per cosi’ dire “ideologica”, in questo articolo si conferma la totale distanza dalla realta’.
    Sia per quanto riguarda gli adempimenti del sostituto d’imposta (che gia’ oggi richiede al sostituito la compilazione di un ultra articolato modello per le detrazioni ecc.) sia per quanto riguarda le modalita’ di compilazione e presentazione della dichiarazione che non e’ nulla di difficile (come e’ stato sottolineato c’era gia in epoca di dichiarazioni “manuali”) sia, infine, per i controlli per quali Lei afferma che diverrano piu’ complessi senza nemmeno dare alcun tipo di motivazione (ed infatti non c’e’ perche’ essendo controlli assolutamente agevoli rieptto a quelli ordinari). Dimentichiamo, per ora, il DICO.
    Cosa vi ha fatto di male il quoziente familiare?

  9. Paolo Graziosi

    Mi pare che invece di esaminare in maniera obiettiva gli aspetti attuativi di un’eventuale introduzione del Quoziente Familiare ci si limita a fare un elenco di problemi, prospettandoli aprioristicamente come insormontabili.

    Se si ritiene che una cosa sia giusta e da farsi se ne dovrebbe esaminare la fattibilità, analizzando anche, certo, eventuali problemi da superare, ma in un’ottica costruttiva. La sensazione invece, in questo caso, è che ci sia un’avversione pregiudizievole nei confronti del QF.

    Peccato che oltre a criticare (indirettamente, con il terrorismo sulle potenziali difficoltà attuative) il quoziente, non si precisi in alcun modo come trasferimenti e agevolazioni fiscali suggeriti in alternativa potrebbero garantire la medesima equità orizzontale del QF.

  10. rosapor

    Da giorno sono alla ricerca di una definizione chiara e univoca del concetto di "nucleo familiare" ai fini del pagamento del ticket per esami diagnostici o visite. Nella dichiarazione sostitutiva di certificazione leggo"nulceo familiare con reddito non superiuore ad € 36.151,98. L’azienda sanitaria (v. portale Montevarchi) specifica"Per nucleo familiare si intende il soggetto che richiede l’esenzione e coloro per i quali lo stesso beneficia delle detrazioni di imposta". Non si parla di reddito familiare(somma dei redditi -marito-moglie). 2- nell’inserto del 3 marzo 2007 leggo"Per nucleo familiare deve intenderi quello rilevante ai fini fiscali costituito dall’interessato, dal coniuge non separato e da altri familiari a carico". Mi pare si possa desumere, visto che la parola a carico unisce con una E congiunzione- moglie e figli a carico. Quindi moglie a carico e figli a carico? Nel caso la moglie ha un suo reddito e così il marito i due redditi vanno cumulati? Tanto è che nella esplicatazione ulteriore si legge :"Per familiari a carico si intende "familiari non fiscalmente indipendenti e per i quali il dipendente ha dritto alle detrazioni"..

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