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  1. DOTT.ERMANNO LIONETTI Rispondi

    Vorrei tanto che si facesse chiarezza sulla differenza e sul significato etimologico del termine veloce poiché al tribunale di Catania una causa di lavoro non dura meno di 4 anni, a Milano si dice addirittura in un anno.

  2. rosario ziniti Rispondi
    L'articolo sull'efficienza del tribunale di Torino è interessantissimo, ma ignora le differenze di organico dei diversi tribunali italiani. Il tribunale di Torino ha un organico complessivo di 162 magistrati togati ( di cui 86 civilisti , con una penedenza civile contenbziosa al 2005 di n. 26351 procedimenti. Il tribunale di Bologna, per esempio, ha un organico complessivo di solo 72 magistrati togati ( di cui 35.5 civilisti con una pensenza ciivle contenziosa al 2005 di n: 26510 procedimenti.
  3. luigi bottai Rispondi
    Voglio complimentarmi per la completezza e l'approfondimento del tema trattato e per l'utilità della vs analisi. vi aggiungo una chicca: sapete che la sezione fallimentare di Roma (la più grande d'Italia e forse d'Europa) ha le cancellerie chiuse dal 2.4.2007 fino al 12.5 p.v. per permettere l'installazione e l'avvio di un software imposto da un magistrato-dirigente del ministero? nessun curatore può depositare atti od istanze...e nessuno si ribella! ecco l'esempio massimo di inefficienza
  4. mirko Rispondi
    In tre anni ci sono state due udienze; una volta il Giudice e' stata distaccato ad un procedimento penale per un'urgenza ed ha rinviato l'udienza di un anno, altre due volte ha fissato sei mesi di termine per produrre integrazioni gia' disponibili. Nel frattempo il sottoscritto aspetta un risarcimento di 60.000 euro che forse arrivera' tra dieci anni. Tribunale di Milano.
  5. Claudio Miele Rispondi
    La causa della eccessiva durata media dei processi è in un semplice rapporto matematico tra le cause assegnate ad un giudice e le sentenze che riesce a scrivere in un anno. In media è possibile scrivere tra le 120 e le 150 sentenze civili all'anno. Se dunque al giudice sono assegnate 150 cause, la durata media sarà di un anno; se gli sono assegnate 75 cause sarà di sei mesi; se ne ha 1500, ci vorranno 10 anni. Diverso è il caso della singola causa: in quest'ultima ci possono essere motivi contingenti: troppi testi, troppe udienze di rinvio, consulenze poco chiare con necessità di chiarimenti, ecc. Così, può accadere che una singola causa duri molto più di un'altra. Per la singola causa è certamente valido il contributo di Torino. Ma per la durata media -che riguarda cioè in genere tutti i processi-, l'unico parametro è il rappporto tra cause in carico al giudice e sentenze annue. Quanto alla durata dei rinvii, essa dovrebbe essere pari alla durata media della causa diviso 5 (che è il numero medio di udienze necessario, se efficienti, a definire una causa). Se si hanno 300 cause sul ruolo e si scrivono 150 sentenze annue, la durata media è circa due anni; dunque i rinvii potranno essere in media di 4 mesi; ma se la durata media è di 5 anni, la durata media dei rinvii potrà essere di un anno. Il collo di bottiglia è infatti la sentenza: è inutile far maturare più cause del numero di sentenze che si riesce a scrivere in un anno. E' ovvio che restano salve cause di particolare urgenza, per le quali potrà aversi una coria preferenziale; ma qui si parla delle durate medie. Aggiungerei che in genere i magistrati, per contenere (inutilmente) la durata dei rinvii, portano troppe cause in udienza. In nessun caso dovrebbero aversi udienze con più di 15-20 fascicoli. Un eccessivo numero di cause impedisce una trattazione ed uno studio approfondito della causa e quindi si traduce in fattore di inefficienza.
  6. francesco piccione Rispondi
    A mio avviso il sistema giudiziario italiano necessita di un radicale rinnovamento. mi rendo conto che quello che sto per proporre non ha alcuna possibilità di trovare applicazione, però mi piacerebbe che un governo - come quello attuale - che si propone di rinnovare il nostro paese si dimostrasse coraggioso. bisognerebbe adottare il sistema della giusrisdizione unica, superando vecchie distinzioni (diritti soggettivi ed interessi legittimi) e competenze che oggi non hanno più alcuna ragione d'essere. tribunale ordinario, tar, corte dei conti, commissioni tributarie, giudici di pace sono tutti giudici di primo grado e sicuramente ne ho saltati vari. potrebbero essere unificati, con la creazione di sezioni di uno stesso tribunale. sarà cura del presidente assegnare le cause a seconda delle competenze. la seconda regola sarebbe l'unificazione dei riti. oggi, nel solo processo civile si contano almeno undici diversi riti. una babele che giova solo agli avvocati. un unico rito, con tutte le cause che si introducono con ricorso. si deposita l'atto e da quel momento il procedimento è pendente. so bene che vi sono delle resistenze micidiali e che nessuna maggioranza oserà mai toccare dei centri di potere tanto forti, però sarebbe bello se ciò avvenisse. questa si che sarebbe una riforma della giustizia!
  7. Elena Falletti Rispondi
    Cari Amici, il Vostro contributo e'condivisibile ed interessante, permettetemi, peró , di segnalarVi un piccolo errore nella nota 2), dove sta scritto: "Il programma Strasburgo serve a evitare gli effetti della legge Pinto. La legge 89, in vigore dall'aprile 2001, trasferisce dalla Corte di giustizia dell'Unione Europea alla Corte d'Appello la competenza a pronunciarsi.... "etc. Non e'proprio cosí. La Legge Pinto non trasferisce competenze, ma e'istitutiva di un rimedio interno ex art.13 CEDU, ma capisco le esigenze di semplificazione per i non addetti ai lavori. Quello che é proprio sbagliato é il riferimento alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Il giudice europeo coinvolto in questo caso non é quello del Lussemburgo, competente per le questioni inerenti al diritto comunitario, ma quello di Strasburgo, ovvero la Corte europea per i diritti dell'uomo, che ha giurisdizione sulla violazione da parte degli Stati aderenti al Consiglio d'Europa, di cui l'Italia fa parte, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertá fondamentali. Ecco perché il programma torinese si chiama "Programma Strasburgo".
    • La redazione Rispondi
      La ringraziamo della precisazione, che ci consente di porre riparo a una svista che ci era sfuggita. Effettivamente quello che ci interessava, più che illustrare in dettaglio genesi e natura della legge Pinto, era evidenziare il fatto che l'avvio a soluzione del problema della lunghezza dei processi ha tratto notevole impulso da iniziative di carattere sovranazionale.
  8. luigi oliveri Rispondi
    Se il progetto di recupero di un arretrato viene considerato come miglioramento e produttivitò, siamo messi davvero male. La circolare del Tribunale è meritoria. Ma mette in evidenza alcune cose. Riporto solo due passaggi: "Il deposito della sentenza possibilmente in originale, completa di intestazione e conclusioni) deve avvenire nei termini di legge". Perchè, viene da chiedersi, se non c'era la circolare era consentito violare la legge?; "Il giudice istruttore farà un uso costante dei poteri di direzione del procedimento ex art. 175 c.p.c..". Anche in questo caso la domanda è: se non lo diceva la circolare, il giudice non lo avrebbe fatto? Ancora una volta si dimostra che mancando parametri per valutare la produttività della pubblica amministrazione, si magnificano doverosi progetti di recupero di arretrato come avanzati esempi di produttività. Quei progetti che, nelle amministrazioni nelle quali il controllo di gestione è una cosa seria, ricevono regolarmente gli indici più bassi ai fini della valutazione dei dipendenti. Ovviamente.
    • La redazione Rispondi
      Il suo commento coglie nel segno. Se vivessimo nel migliore dei mondi possibili, non sarebbe necessario parlare di recupero dell'arretrato e di richiami all'effettiva applicazione di norme che esistono da anni. Così come - per fare un esempio relativo a una diversa materia, che tuttavia presenta qualche analogia con la nostra - la proposta di "licenziare i nullafacenti della PA" non sarebbe al centro del dibattito. Ma poiché così non è, ci sembra interessante esaminare quelle esperienze che cercano recuperi di efficienza all'interno del sistema, senza chiedere all'esterno risorse che è sempre più difficile reperire o riforme che è sempre più complicato progettare e attuare.
  9. sergio Rispondi
    Da avvocato praticante non posso non concordare con quanto scritto da Corrado e Leonardi. La mia esperienza quotidiana è fatta di ore gettate nella vana attesa che la mia udienza sia trattata, di prassi difformi tra giudici del medesimo tribunale, di tanti piccoli e logoranti inconvenienti che potrebbero essere facilmente superati con un po' di logica e buon senso, quegli stessi che informano di sé il prontuario di Torino. Spero che la vostra ricerca abbia la più ampia risonanza perché, senza grandi rivoluzioni né svolte epocali, l'amministrazione della Giustizia ritorni al servizio del cittadino.
  10. G. Altieri Rispondi
    Dai dati riportati nell'articolo sembra molto più eclatante la riduzione del contenzioso nel Tribunale di Roma: da circa 254.000 procedimenti all'inizio del 2001 a circa 130.000 alla fine del 2005, con una riduzione più o meno del 50 %. Avete analizzato questi dati ?
    • La redazione Rispondi
      La sua osservazione è corretta. D'altra parte a noi non interessava fare una graduatoria tra tribunali, ma sottolineare che, tra le leve per migliorarne l'efficienza, non si devono trascurare soluzioni organizzative a costo ridotto o nullo ma di potenziale grande efficacia come quella adottata a Torino. Da questo punto di vista, la durata media mi sembra un indicatore che interessi il cittadino più che l'abbattimento dell'arretrato. Questo è stato certo significativo a Roma, ma li un processo dura ancora in media quasi l'80% in più che a Torino.
  11. Giacomo Dorigo Rispondi
    Secondo voi sarebbe utile ed auspicabile che in genere, quando un qualche unità locale (tribunale, scuola, università, amministrazione regionale, ecc.) individua delle procedure più efficienti come in questo caso ci sia un obbligo ad adottrle in tutte le altre realtà? In genere nel mercato "copiare" chi fa meglio è inevitabile se si vuole sopravvivere (tanto che ci sono addirittura casi estremi di spionaggio industriale), ora mi chiedo se nella pubblica ammiistrazione si adottasse come regola, legge, ilprincipio di "copiare chi fa meglio" no si ridurrebbero almeno in parte le distorsioni che la mancanza di concorrenza comporta?
    • La redazione Rispondi
      Certo, a nostro avviso sarebbe molto importante prendere in considerazione la possibilità di generalizzare l'esperienza di Torino. Prevedere un obbligo di adozione per le altre sedi sarebbe eccessivo, ma sicuramente il Ministero della Giustizia potrebbe fare approfondimenti per trarne indicazioni utili.
  12. T. Gennari Rispondi
    Nell'articolo non si fa cenno agli eventuali costi che il Tribunale di Torino ha affrontato per applicare il suo decalogo. Ci sono statti costi monetari maggiori? Dal punto di vista delle relazioni di lavoro interne al Tribunale, il decalogo ha comportato difficoltà? Dal punto di vista dell'efficacia dei processi, durata a parte, il decalogo ha avuto effetti di variazione nella distribuzione degli esiti dei processi? E, prima di tutto, è sicuro che il merito dell'eccellente performance del Tribunale di Torino sia merito del decalogo o sia piuttosto l'effetto di qualche altro fattore?
    • La redazione Rispondi
      Come si può evincere facilmente dalla lettura del "decalogo", la sua applicazione non comporta costi maggiori, e anzi è possibile ipotizzare risparmi per l'amministrazione della giustizia e per le parti, visto che il giudice è chiamato a selezionare con particolare attenzione le attività istruttorie e di trattazione da ammettere nel processo. Anche per quanto riguarda le relazioni interne, è evidente come l'efficace applicazione delle prassi contenute nel prontuario, testimoniata dai dati numerici, postuli una loro condivisione di fondo, più che una adesione meccanica. Per sua natura, infatti, il rapporto di dirigenza negli uffici giudiziari, specie tra magistrati (a ciascuno dei quali deve essere assicurata l'autonomia indispensabile a svolgere correttamente la loro funzione), si basa più sulla moral suasion che sul vero e proprio potere di direzione. Quanto al rapporto di causalità rispetto alla performance positiva, l'introduzione del "decalogo" è stata l'unica differenza che ha marcato l'organizzazione del tribunale di Torino negli ultimi 5 anni, rispetto al periodo precedente, e rispetto alle altre sedi, nel medesimo periodo. Le altre variabili, quali organico, risorse, tasso di litigiosità (perlomeno per i dati desumibili dalle relazioni annuali, pubblicate sul sito www.giustizia.it) mostrano infatti un andamento lineare e in linea con quello delle altre sedi. Infine, un ulteriore indice dell'efficacia dell'approccio adottato dal tribunale di Torino è che altre sedi, proprio in questi giorni, si stanno muovendo in quella direzione (cfr. il "Protocollo per i processi civili" messo a punto nel tribunale di Milano, consultabile al sito http://www.ordineavvocatimilano.it/html/contenitore.asp?pagina=layout.asp&idsezione=179&idlayout=371&bott=ok&idmacro=12).
  13. Adriano Sala Rispondi
    Avete fatto una grande scoperta! La produttività entra in tribunale. Per chi lavora nel privato, la produttività è un fatto quotidiano, per chi lavora nel pubblico e, soprattutto, per chi lavora nel pubblico che non potrà mai essere privatizzato la produttività raramente sarà importante. Tant'è che il tribunale di Torino è un fatto eccezionale, da citare come esempio. A parte il fatto che prima di Torino andrebbe visto il tribunale di Bolzano, la prima e unica osservazione da fare è che i tribunali dovrebbero smettere di considerarsi "indipendente" e cominciare a considerarsi solo autonomi nei giudizi, ma dipendenti dalle tasse che i cittadini pagano. Allora scoprire solo il 15/20% dei colpevoli dovrebbe essere considerato fallimentare e dovrebbe portare all'allontanamento dei giudici, come avviene nei manager privati. Ci arriveremo?
    • La redazione Rispondi
      "Non ci è del tutto chiaro se la sua critica sia rivolta al nostro pezzo, all'iniziativa del tribunale di Torino, o a quei tribunali che non attribuiscono adeguata importanza alla ricerca dell'efficienza e della produttività. In quest'ultimo caso, ovviamente, non potremmo che dirci d'accordo con lei. Quanto al tribunale di Bolzano, è vero che sotto taluni profili è più efficiente di quello di Torino, ma è anche vero che le sue dimensioni sono solo una piccola frazione di questo e degli altri considerati nella nostra ricerca".