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  1. Lorenzo Sandiford Rispondi
    Finalmente un'analisi seria sul problema della scarsa meritocrazia in Italia. Faccio solo un paio di osservazioni. La prima è che nella conclusione di questo ottimo articolo (il paragrafo "Alitalia, una cartina di tornasole"), gli autori mi sembrano incorrere in un piccolo errore, almeno secondo una interpretazione pignolamente letterale delle parole usate nel testo. Si tratta solo di una svista, che non cambia di una virgola il mio parere positivissimo sull'articolo, ma mi pare utile segnalarla. Mi riferisco al seguente passo: "buone" frequentazioni valgono più di un buon curriculum. A mio parere si dovrebbe piuttosto dire che buone frequentazioni valgono più delle capacità o del merito, e non "del buon curriculum". Questo perché in un contesto in cui vige da anni questo malfunzionamento antimeritocratico dell'economia i curricula non possono essere uno specchio fedele delle capacità e competenze. In parole povere, gli ammanicati non brillanti finiscono per avere dei curricula migliori di altre persone più capaci ma con "meno network", almeno se con la parola curriculum si intende quel tipo di testo in cui vengono presentati studi, esperienze lavorative e distinzioni di una persona. La seconda osservazione esula dai confini dell'articolo, ma mi pare utile lo stesso. Se le aziende familiari non quotate in borsa vogliono rinunciare alla meritocrazia e alla competitività sono prima di tutto problemi loro (e purtroppo anche dei loro dipendenti, soprattutto in un mercato del lavoro farraginoso), ma quando questo accade in un'azienda quotata in borsa ci vorrebbe una informazione economica che svolga il ruolo di cane da guardia segnalandolo all'opinione pubblica e al popolo dei piccoli investitori, e quando ciò avviene nelle aziende pubbliche ci vorrebbero addirittura interventi correttivi diretti da parte della politica perché in questo caso sono problemi e soldi di tutti i cittadini. Lorenzo Sandiford
  2. Marco Piovano Rispondi
    L’articolo ben sintetizza uno dei fenomeni che contribuiscono negativamente al bilancio della produttività delle aziende italiane: quello della nomina a posti dirigenziali influenzata da scelte più di natura relazionale che da obiettivi di efficienza. Mi piacerebbe tuttavia includere tra le “cartine tornasole” un esempio positivo che, in quanto eccezione, smentisce questo malcostume e che ha dimostrato, una volta tanto, che la scelta di dirigenti in base alla loro effettiva capacità manageriale premia sotto il punto di vista dei risultati. Il Gruppo Fiat è da tempo ritornato competitivo in un mercato difficile e che lo stava condannando all’esilio. In questo caso il coraggio di fare scelte nuove e investire su dirigenti più giovani e capaci ha dimostrato essere la decisione ottimale e spero rappresenti per altre aziende un buon esempio da cui prendere spunto.
  3. Raf Rispondi
    Interessante articolo. Però mi sembra che non abbia analizzato in profondità l'importanza delle relazioni, e come questo fattore, soprattutto in Italia, sia divenuto centrale. In primis, siamo diventati un paese in cui si produce sempre di meno e si vende sempre di più. Basta vedere gli annunci sui vari giornali.. commerciali e basta. Per vendere, la regola fondamentale è la relazione con il cliente. In alcuni settori, quali quello della consulenza aziendale in cui lavoro, la qualità ed i costi sono ormai diventati dei valori standard. Insomma non ci si aspetta che ci sia un enorme differenza tra i servizi offerti dalle big four delle consulenza. Quindi cosa fa la differenza nel prendere un determinato contratto? La relazione che c'è tra chi propone e chi acquista. Questo è uno dei driver principali oggigiorno. Il ragionamento può essere esteso a molti altri settori dove si vende un bene abbastanza standard. In secondo luogo, le relazioni possono ovviare alla mancanza di fiducia interpersonale, che è uno dei tipici fallimenti di mercato (il famoso esempio del mercato dei bidoni). Affidarsi ad un conoscente è comunque meno rischioso che affidarsi ad un estraneo (per quanto competente). Sicuramente questo esclude noi giovani da molte possibilità, l'unico modo per ovviare a questo è cercare in tutti i modi di entrare nei vari network.. buona serata Raf
  4. Franco Rispondi
    Nella linea del ragionamento fatto nell'articolo, mi viene da chiedere: ma allora più c'è relazione, più c'è carriera? Ovvero la relazione è così "pesante" per la carriera di un manager? Mi sembra si profili l'idea che più si è conosciuti, più si è raccomandati.