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  1. Maurizio Maggini Rispondi
    Articolo ottimo e obiettivo. Mi soffermo sul punto specifico di pag. 2 dove si osserva che a partire dal 1998 il livello dei prezzi al consumo in Italia è cresciuto solo del 5 per cento più della Germania. Domanda! Ma non si è ripetutamente affermato che a causa dei mancati controlli (non si sa poi quali dovessero essere...)da parte del governo Berlusconi, i prezzi in Italia sono schizzati in alto rispetto ad altri paesi?? Questo non sembra il caso del raffronto con la Germania. E' possibile avere lo stesso dato rispetto a Francia, Gran Bretagna e Spagna?? Grazie anche per un commento al riguardo.
    • La redazione Rispondi
      Ringrazio per il commento. Infatti é utile confrontare l'Italia non soltanto con la Germania, ma anche anltri paesi della zona euro - ma non con il Regno Unito che ha una moneta diversa ed un tasso di cambio flessibile. In termini di prezzi al consumo la Francia ha seguito strettamente la Germania. Il risultato di un confronto prezzi al consumo Francia/Italia da dunque esattamente lo stesso risultato che il confronto con la Germnia. La Spagna, incece sembra aver seguito piutosto la strada dell'Italia. I prezzi al consumo sono aumentati (tra il 1998 ed il 2005) quasi esattamente allo stesso ritmo in questi due paesi. In nessuno dei paesi considerati finora (FR, GER, IT, SP) ci sono stati dei controlli sui prezzi. Dubito pertanto che un controllo dei prezzi sia efficace a frenare l'inflazione. Daniel Gros
  2. Gilberto Grasso Rispondi

    Vorrei commentare l’articolo facendo rilevare che, pur essendo pienamente d’accordo sul senso generale dell’articolo, e cioè sull’esagerazione che viene fatta quando si parla in termini negativi della situazione economica italiana, tuttavia penso che l’articolo trascuri di commentare altri due aspetti, secondo me i più preoccupanti, quando si pensa alla situazione economica italiana, e alle sue prospettive future, e cioè: 1) la forte disuguaglianza nella distribuzione dei redditi e la riduzione del reddito disponibile delle fasce con redditi più bassi, causata dall’aumento della pressione fiscale e dei prezzi successiva all’entrata in vigore dell’euro, che comunque rappresenta un freno ai consumi e quindi all’andamento generale dell’economia 2) la totale mancanza di un progetto per il rilancio industriale del paese che punti su investimenti nella ricerca in settori strategici ad alto valore aggiunto. Questo aspetto potrebbe limitare molto le prospettive di crescita del paese nei prossimi decenni, soprattutto con la crescita delle economie asiatiche e la crescente competitività sui prodotti a basso contenuto tecnologico. Distinti saluti Gilberto Grasso