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  1. Donatello Garcea. Rispondi
    Cortese professor Messori, mi sono occupato in dottrina della questione. Sul fondo residuale (FondInps1) sul nuovo commentario del prof. Tursi, e sul fondo di tesoreria (FondInps2) sul nuovo numero della rivista del prof. Tiraboschi. Accolgo con favore il suo richiamo al “comma un po’ trascurato”, che nei miei scritti ho definito senza mezzi termini “un trucco giuridico”. A mio avviso il problema di FondInps1 è quello di trasporre la normativa privatistica in una struttura chiaramente pubblicistica (sostengo una interpretazione restrittiva del rinvio “integrale” ex art. 9) e non quello della concorrenzialità. Il Fondo è residuale: non vi è possibilità di adesione diretta da parte del lavoratore che non può “scegliere” il fondo pubblico. Esso interviene in via successiva, e non alternativa, ai fondi privati. Le preoccupazioni dottrinali (sul vecchio testo) sul dominante ruolo dell’Inps possono essere dimenticate. Il problema serio è nascosto nel “comma un po’ trascurato” che, a mio avviso, rende riferimento al Fondo di tesoreria (FondInps2). Se l’alimentazione avviene “con il tfr” il riferimento è limitato ai lavoratori non aderenti. Per quelli che aderiranno alle forme complementari il tfr sarà già in queste ivi incorporato e l’accantonamento datoriale perderà già alla radice questa qualificazione di tfr. L’unico tfr che rimarrà sarà quello dei non aderenti e che confluirà, mantenendo la sua qualificazione giuridica di tfr, in FondInps2. FondInps2, visto il comma in parola, restituirà il tfr in forma di “trattamento aggiuntivo”, con rendita vitalizia e non in una unica soluzione come farebbe il datore privato. E la tanto sbandierata facoltà di scelta? Se aderirò alle forme complementari il tfr mi sarà restituito in forma di rendita vitalizia pensionistica, se non aderisco sarà lo stesso. Unica differenza il rischio: i fondi complementari investono sugli aleatori mercati finanziari, FondInps2 ha un rendimento predeterminato dalla legge.