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  1. Casetti Flavio Rispondi
    Vella esulta ma non motiva. Ricordo anche ben due fondi sul Corriere chiedevano perentoriamente la cancellazione di ISVAP e CONSIP (sic!). Non era un semplice refuso, ma la logica conclusioni di ragionamenti che, partendo dal riordino delle autorità, spiegano come le funzioni dell’ISVAP vadano redistribuite e concludono che vanno soppresse la stessa ISVAP e…la COVIP. Non ho mai trovato un tentativo di motivazione: solo questo stravagante abbinamento. E’ passata una sostanziale assimilazione della previdenza complementare alla pura finanza. E su questo fondamento fasullo, si fonda il progetto. In Gran Bretagna pur in presenza di un unico regolatore dei mercati finanziari, si è sentito il bisogno di creare autorità per i fondi pensione. La previdenza comp.re ha protagonisti privilegiati, i fondi pensione di categoria, che non sono operatori finanziari. All’interno del mercato finanziario sono dal lato della domanda e non dell’offerta. Un quesito, per inciso: essendo Fondo Pensione e gestore finanziario controparti, la Banca d’Italia vigila sulla stabilità del Fondo o su quella del gestore? I Fondi Pensione sono tenuti per legge ad avere dei gestori finanziari e delle assicurazioni per le rendite.. Ma allora che senso ha un’unica autorità di vigilanza per operatori finanziari e fondi pensione. Mi si consenta la caduta di stile, non è come mettere la volpe a guardia del pollaio? Banche e Assicurazioni, non soddisfatte di gestire i patrimoni dei fondi pensione, certo molto controllate e in competizione non domestica, hanno ottenuto di accedere al cliente finale con i loro prodotti previdenziali. Le parti sociali avevano ottenuto che almeno a vigilare vi fosse un’unica agenzia specializzata, la COVIP appunto. Il risultato prevedibile del tutto sarà che i vagheggiati investitori istituzionali portatori di trasparenza, protagonismo sociale, ecc. saranno argomento per un buon articolo del professore di turno di ritorno dai paesi anglosassoni.
    • La redazione Rispondi
      La ringrazio molto per il commento. So bene che per la Covip sussistono maggiori resistenze ma non ne vedo molto il fondamento. Viene sempre portato ad esempio il caso inglese, ma il dato comparato dimostra che vi sono sia paesi che hanno integrato la vigilanza sui fondi pensione, sia paesi dove questa è autonoma. Il fatto che il fondo si affidi ad un gestore non toglie che vi siano ragioni di tutela della stabilità e di trasparenza per gli aderenti e non vedo per quali motivi tali competenze non possano essere assolte nell'ambito di un modello di vigilanza per finalità come quello prefigurato dal testo di legge del governo. E mi sembra onestamente non comprensibile il rapporto tra concentrazione della vigilanza e rischio di cattura del regolatore da parte di banche e assicurazioni. Il rischio di cattura non è, forse, come la storia delle legislazioni finanziarie ha spesso dimostrato, più intenso nelle Autorità "dedicate", e cioè che operano secondo una competenza per soggetti? Per quanto concerne poi le sue conclusioni, la mia speranza è che "il professore di turno" stia in Italia e faccia un bell'articolo su un fondo pensione italiano che, finalmente, sia protagonista nel mercato finanziario. E si è mai chiesto perchè finora i suoi tanto vituperati "professori di turno" non hanno mai avuto materiale per farlo e sono stati costretti a volgere lo sguardo ai paesi anglosassoni?
  2. Michele Giardino Rispondi
    Le preoccupazioni di Vella circa il nuovo Organismo "politico" di coordinamento sono persino troppo blande. In questa fase la politica non se la sente di rivendicare apertamente il proprio dominio su ogni vero potere. Persciò, mentre moltiplica le Autorità indipendenti le depotenzia sottilmente e variamente, innanzi tutto spostando il potere vero là dove può in qualche modo farsi valere. L'argomento sempre pronto è prevenire (o reprimere) la c.d. "autoreferenzialità", termine che stimola la fantasia creativa dei politici su modi vecchi e nuovidi soggezione ad Organi elettivi: cioè ancora alle politica, cioè ai partiti, con ciò che segue lungo l'arcinota catena che risale ai meccanismi del consenso. E alla peggiore demagogia, quella del "soccorso ai deboli". Ma le Autorità "indipendenti" non possono (per la contraddizion che nol consente...) "dipendere" da alcun consenso. La loro azione va valutata sui risultati, ma proprio per questo nessuno deve poterla condizionare. Solo così potrà essere giudicata ed eventualmente censurata senza poter ricorrere a scaltre chiamate di correità. Attenzione perciò a definire e distinguere le competenze; ai criteri di selezione dei collegi e alla durata in carica. E infine: è così assurdo proporre per i designati un'età minima (60 anni?) che prevenga sia ricatti che ambizioni post-carica? Non suggerisce nulla la riduzione ad un solo anno del termine di non designabilità dei politici "fuori linea"?