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  1. Carlo Maria Giorgio Rispondi

    Ciò che è pressocché impossibile è trovare un 'Authority' imparziale, in quanto la corruzione, dovuta certamente a motivi politici, è massima ed irreversibile. I concorsi sono spesso una farsa, ma le nomine politiche per semplice chiamata sono ancora peggio. E' impossibile guardare ad esperienza, anche positive, di altre nazioni perché sono culturalmente molto diverse. La maggiore carenza è l'onestà e il buon senso.

  2. Enrico Gallina Rispondi
    Condivido molto le parole del Prof. Ichino, in particolare : "se è lo stato stesso a violare la legge" . . Ma che dire di quando è lo Stato stesso a fare Leggi per consentire ai Dirigenti della PA (o della banche) di continuare a violare le Leggi? I Requisiti di Onorabilità sanciti dal Decreto18 marzo 1998, n. 161 del Ministro del tesoro ne sono un esempio lampante: “Le cariche, comunque denominate, di amministratore, sindaco e direttore generale in banche non possono essere ricoperte da coloro che: (omissis) 3. sono reclusi per un tempo non inferiore a 1 anno per un delitto contro la pubblica amministrazione e qui mi fermo. Fa indignare la sola idea che si debba considerare ancora “onorabile” colui che si è macchiato di un delitto contro la Pubblica Amministrazione ma è stato recluso per “soli” 12 mesi meno un giorno! Prego il Prof Ichino di prendere in considerazione la mia proposta dell’Aprile 2006 (che invio separatamente alla redazione per motivi di spazio) di una Mozione di La Voce per chiedere al prossimo Ministro dell’Economia di proporre al Parlamento requisiti di Onorabilità più accettabili al buon senso e alla dignità dei cittadini italiani onesti. Enrico Gallina
  3. Antonio Mario LORUSSO Rispondi
    La Professoressa XY chiede al Liceo presso il quale presta servizio due giorni di congedo parentale ai sensi del D. Lgs. 151/2001. Il Liceo, poiché la professoressa ne ha già usufruito per 34 giorni, dispone, con apposito atto, la riduzione del trattamento economico del 70%. Il liceo trasmette l’atto e la documentazione giustificativa alla competente Ragioneria Provinciale dello Stato per la “verifica di legalità della spesa”, ex art. 9 del DPR 38/1998. E una copia dello stesso la invia alla Direzione Provinciale dei Servizi Vari, che gestisce la partita di stipendio, per la variazione del trattamento economico. La Direzione provvede al data-entry del periodo d’assenza nel proprio sistema informativo, Service Personale Tesoro (SPT), contestualmente quantificando il debito in circa 50,00 € e disponendone il recupero. La Ragioneria esamina l’atto e, qualora riconosca la legalità della spesa, provvede, a propria volta, al data-entry del periodo d’assenza nel suo sistema informativo, Funzioni Uffici Locali (FLU). Restituisce quindi al Liceo l’originale, debitamente annotato degli estremi della registrazione, con la documentazione. La Ragioneria ancora, ma a volte vi provvede anche il Liceo, trasmette un'altra copia dello stesso atto annotato alla Direzione a conferma di quello a suo tempo già trasmessogli. Quello descritto è ancora oggi l’ordinario iter di un atto riguardante il personale. Un atto semplice, dovuto e che non comporta nessuna discrezionalità. In un siffatto contesto organizzativo e in mancanza di una riorganizzazione dell'Amministrazione per missione, ogni misurazione o valutazione della produttività del singolo lavoratore é vana perché rimarrà sempre la improduttività del sistema. E poiché siamo in materia di personale, si può soggiungere che la stessa norma contenuta nella finanziaria 2007 che dispone la riduzione del personale di supporto rischia di essere vanificata. Distinti saluti Antonio Mario LORUSSO
  4. Fabio Pancrazi Rispondi
    Vorrei aggiungere: vi ricordate un servizio di Report su Raitre? Sui ricercatori italiani? L'ingegnere trentenne con un serio curriculum, pubblicazioni, ecc. che il professore "barone" del Politecnico di Torino rifiutò perchè:"I miei collaboratori li scelgo da me!" Preso invece all'istante da una università svedese, con uno stipendio triplo di quello che avrebbe percepito a Torino, casa gratis e nominato "professore ordinario" di quella università (carica che in Italia viene raggiunta dai più "fortunati" verso i 50 anni d'età! E tanti esempi simili di merito assolutamente non riconosciuto. Non credo ad un'authority Zorro!
  5. Vitali Rispondi
    Se i dirigenti potessero assumere direttamente il personale (come avviene nel privato) e se i governanti non avessero colluso negli anni '90 con le forze sindacali (CGIL in testa) per tenere in scacco la pubblica amministrazione, la tesi del prof. Ichino sarebbe corretta. Personalmente penso che la vera responsabilità dell'inefficienza del personale della pubblica amministrazione (nessuno escluso) sia da imputare proprio alle collusioni tra governo e sindacati ; collusioni che hanno determinato: - normative talmente farragginose e inapplicabili da fare rimpiangere il vecchio rapporto (antecendente al 1992) tra amministrazione pubblica -dipendenti e - contratti di lavoro che mettono al centro non l'efficienza e l'efficacia del servizio pubblico, ma esclusivamente gli interessi dei singoli lavoratori Forse allora si può capire perchè i dirigenti , se possono, scappano dalla pubblica amministrazione.... Vitali
  6. Coppola Rispondi
    Ho già avuto modo di scrivere, apprezzare, criticare il prof. Ichino e di ricevere da lui un commento, e di questo personalmente lo ringrazio. Dopo quello che è successo colgo l'occasione, forse in una sede impropria, ma vigorosa in termini di democrazia, di esprimere da parte non di un sindacalista, di un pubblico dipendente, ma di un cittadino italiano la mia più profonda gratitudine all'uomo e all'onestà intellettuale che esso rappresenta! Vada avanti
  7. luigi oliveri Rispondi
    Il Professor Pietro Ichino ha messo il dito sulla piaga di una serie di storture del mercato del lavoro, pubblico e privato, in Italia. Le minacce delle BR non devono e non possono impedirgli di proseguire in un'opera di revisione dell'ordinamento, finalizzata alle riforme necessarie per il Paese. Il minimo che si possa fare è esprimere solidarietà al Professore, e chiedergli di continuare nella sua opera.
  8. carmelo lo piccolo Rispondi
    L'intervento del SISPER è a mio avviso importante, perchè permette di cogliere, dal punto di vista matematico - statistico, il cuore del problema: come si misura in una Pubblica Amministrazione il tasso di produttività in assenza dei meccanismi economici che portano alla determinazione del prezzo di mercato e in assenza di una compiuta ed univoca parametrazione della funzione di produzione? Il SISPER contribuisce a chiarire che i termini "produttività" e "misurazione", nel Pubblico Impiego, non possono essere intesi in senso economico, cioè con gli strumenti propri dell'analisi statistico - econometrica che portano alla formalizzazione matematica di una funzione di produzione, bensì in termini giuridici, cioè di non conformità a prescrizioni di tipo normativo, quali sono le norme legislative e quelle contrattuali. Se di questo si tratta, appare ovvio e scontato l'inefficacia di strumenti quali le Authority, che, a parte tutte le riserve in materia di effettiva indipendenza ed imparzialità, da condividere in toto, non possono caricarsi l'onere della cosiddetta "valutazione" di ambiti diversissimi, (un conto è la "nullafacenza" in un ente locale, ben altro conto in una scuola o in un ospedale!). Occorre invece responsabilizzare la Dirigenza attraverso un effettivo sistema non autoreferenziale di controllo delle prestazioni, e motivare il resto dei dipendenti con adeguate politiche di formazione e avanzamento di carriera, legando quest'ultima alla professionalità concretamente dimostrata in ufficio e "misurata" da soggetti esterni (utenti, associazioni, ecc.) anzichè al semplice possesso del titolo di studio, che di per sè non significa assolutamente nulla, costituendo una semplice "presunzione relativa" di professionalità, che dovrebbe ammettere la prova contraria ( tra un dipendente diplomato che rende e lavora ed uno laureato che non sa fare e non vuole fare niente, chi dovrebbe andare avanti?).
  9. Maria Clavarino Rispondi
    La mia esperienza di lavoro è stata prevalentemente nel settore privato e quella di utente è prevalentemente nel settore pubblico. Da utente posso rispondere alla domanda di Bruno Dente che la qualità dei servizi non è bassa in modo generalizzato. I servizi privati che superano quelli pubblici sono quelli animati da valori immateriali che spingono a dare il meglio di sè. Gli enti privati animati solo dal desiderio di profitto e di notorietà hanno gli stessi problemi (o ne hanno di peggiori) di cui stiamo dibattendo a proposito degli enti pubblici. Dunque un cambiamento nella cultura è senz’altro necessario e urgente. Peraltro, in questa sede, si sta commentando un progetto di legge: le leggi non possono ideare contenuti culturali, ma possono costituire un ambiente più o meno favorevole alla loro promozione. Mi pare che l’ attività degli organi di controllo proposta da Pietro Ichino, e soprattutto la loro indipendenza, possano costituire delle buone premesse per incoraggiare la buona fede sia dei dipendenti che degli utenti. Il fenomeno segnalato da Pancrazi del mobbing e il fenomeno segnalato da Panus del reclutamento di soggetti mediocri, facile base del gruppo di potere, è presente anche nel settore privato,dove però viene contrastato dal più frequente avvicendamento dei gruppi di potere, indipendenti l’uno dall’altro. L’indipendenza degli organi a cui viene affidato un potere, sia esso manageriale o di controllo, è il presupposto perchè non si formino circoli viziosi. Per quanto riguarda l’aspetto della troppa politica presente negli organismi pubblici, l’incoraggiamento dell’opzione voice di cui parla il prof. Ichino è una strategia che da un lato può influire proprio sul piano politico e dall’altro può dare al cittadino maggiore fiducia nella sua relazione con le strutture pubbliche.
  10. luigi oliveri Rispondi
    Il professor Ichino pone corretti problemi. Sia consentito rilevare che non altrettanto convincenti sono le soluzioni proposte. Un'authority indipendente nominata dalla politica è un ossimoro. Non ci crede nessuno. Se creata, farà esattamente la stessa fine dei nuclei di valutazione. Ha ragione il Sisper. Ma è anche condivisibile l'intervento ultimo di dei professori Boeri e Garibaldi. La "valutazione" è spesso autoreferenziale, utile a erogare compensi, sotto la copertura dei contratti. Non si è riusciti a comprendere che la pubblica amministrazione è un concetto incommensurabile a quello dell'azienda privata. Il privato conosce fattori di produzione e di costo, perchè le linee produttive sono verticali. Un comune è un'azienda che produce decine di funzioni e prodotti diversi. Qualsiasi privato fallirebbe un mese dopo, se ci provasse. O spacchetterebbe i servizi, in mille società coperte da holding. Privatizzare nei paesi anglosassoni, dove l'amministrazione svolge maggiormente funzioni di regolazione e controllo ha un senso. In Italia si ha da tempo la sensazione che prendere di peso strumenti e calarsli in realtà diversissime possa risolvere problemi. In realtà li lascia aperti come e più di prima. E aumentano i poteri della politica, che nomina nulcei, authority, dirigenti. E con i sindacati "briga" per stipulare memorandum che con l'efficienza della p.a. hanno veramente poco a che vedere.
    • La redazione Rispondi
      Quando si parla di "indipendenza dalla politica" si intende indipendenza dalla parte o coalizione politica che è al governo. Questa indipendenza ben può essere garantita dal vincolo per cui la scelta deve essere compiuta con il voto favorevole di due terzi del Parlamento (o, ai livelli inferiori, del Consiglio regionale, di quello comunale, ecc.). Questa è la tecnica normativa con cui si garantisce, per esempio, l'indipendenza dei giudici costituzionali. Quanto al pessimismo di Luigi Olivieri circa la possibilità di un organismo realmente indipendente dal Governo, osservo che il panorama internazionale è ricco di esperienze di questo genere. Nel campo del controllo di efficienza delle amministrazioni pubbliche si può fare l'esempio della Auditing Commission britannica. Perché da noi questo non dovrebbe essere possibile? D'altra parte, dove non sia possibile introdurre il controllo del mercato, quale altra scelta ci è data se non quello di stimolare la capacità di autovalutazione delle amministrazioni, garantirne la massima trasparenza e sottoporla al controllo più penetrante possibile della cittadinanza? (p.i.)
  11. Gaetano Criscenti Rispondi
    Credo che sia paradigmatico quanto espresso ,in una intervista, il segretario confederale UIL Angeletti a proposito della invadenza dei sindacati in Alitalia : egli ha asserito che finchè l'azionista di riferimento è pubblico, si sa, è estremamente sensibile e fin troppo disponibile ai desideri dei sindacati, ma che in persenza di un soggetto privato è certo dell'instaurarsi di relazioni sindacali serie e simili a quelle dell'industria, rompendo così il circolo vizioso Sindacati-politici-soldi pubblici-base elettorale! Spezzare questo circolo vizioso è fondamentale per lo Stato Italiano, uno Stato che vede nella riforma della pubblica amministrazione e nel recupero d'efficienza , anche una incredibile leva di risparmio ed una fortissima possibilità d'avviare un processo di legalizzazione della società Italiana dal basso. Che siano interamente responsabili i dirigenti degli uffici, che il loro operato si valuti dalle performance d'efficienza e dalla adesione alla "mission" originale dell'ufficio -che deve essere sempre rivolta al servizio dell'utente finale, il cittadino - e che sia così premiato o punito, assieme a tutto il suo ufficio , sia da un punto di vista economico, sia dal punto di vista della carriera, sia dal punto di vista di risorse pubbliche destinate agli investimenti. Vorrei sottolineare un aspetto del problema , finora, a mio parere no ben evidenziato: bene l'autorita che controlli l'indipendenza dei nuclei di valutazione, ma il grande problema è :" chi assegnerà alle singole amministrazioni, fino ad arrivare ai singoli uffici, gli obbiettivi da raggiungere? Chi stabilirà come e cosa son da sottoporre a valutazione? Se si lascia al singolo dirigente, od a commisiioni interne alle varie amministrazioni, avremo una caduta verso il basso degli obbiettivi da raggiungere, ed otterremo lo stesso risultato che oggi già abbiamo: sono tutti bravi e premiati!
  12. Ugo Fiore Rispondi
    La coincidenza dei poteri sanzionatori è forse l’unico parallelo possibile tra pubblico e privato. Ben diversi sono gli strumenti incentivanti, molto lontane le retribuzioni, abissalmente differenti i meccanismi di reclutamento. Il dirigente privato che assume persone inadeguate ne paga in prima persona le conseguenze. Nel pubblico c'è il rito-farsa del concorso e francamente non mi è chiaro perché per i selezionati si ventili la pena estrema del licenziamento nel momento in cui ai selezionatori si consente di restare indenni.
  13. Panus Rispondi
    Sono uno che lavora da oltr trnt'anni in una P.A. Il Prof. Ichino dimostra di conoscere a fondo il meccanismo che regola le pubbliche amministrazioni italiane, ed esprime benissimo anche il risentimento di quei "lavoratori buoni di cuore e volenterosi" che, di fatto, portano avanti il lavoro negli enti pubblici. La verità è che chi lavora poco ha anche il tempo di ungere gli ingranaggi e, quindi, di fare carriera. Per cui ci ritroviamo con dirigenti e funzionari al massimo della mediocrità. Cosa fare? Nemmeno il Prof. Ichino, sembra avere le idee chiare. L'Autority? Ben venga, ma non risolverà i problemi. Bisognerebbe eradicare a fondo l'attuale corpo del personale e sostituirlo con uomini e donne preparati e motivati. Ma le assunzioni dovrebbero essere limpide ed effettuate attraverso severi concorsi. Inoltre, bisognerebbe diffondere la cultura della pubblica amministrazione, creando anche scuole ad hoc. Fin quando il posto pubblico sarà un ripiego e un rifugio per persone mediocre, ma super raccomandate, i problemi non si risolveranno. Ma sarà possibile assumere gente preparata con i politici (di destra e di sinistra) che abbiamo? Il Prof. Ichino non può eludere il problema politico, ha ragione quel lettore che addossa le colpe alla politica: un dirigente pubblico e un dipendente pubblico mediocri saranno più fedeli e manovrabili di qualsiasi persona seria e competente. Del resto la cultura della pubblica amministrazione nemmeno nei politici sembra albergare. Sono i primi, questi, ad avere tutt'altre mire piuttosto che l'efficienza e la produttività della macchina burocratica. Il problema è difficile, bisognerebbe affrontarlo coi bisturi.
  14. Stefano D. Rispondi
    Il dipendente pubblico assenteista e nullafacente è uno dei problemi più gravi che, a mio avviso, affliggono il nostro sistema sia da un punto di vista economico che morale. Si perchè moralmente vengono offese regolarmente tutte quelle categorie che vengono messe sulla graticola, nel nome della produttività e della concorrenza. Però vorrei aggiungere che c'è una precisa volontà politica per mantenere questo sistema che rappresenta un serbatoio voti rilevantissimo. Sbaglio? Allora per rompere il circolo vizioso, probabilmente bisognerebbe fare qualcosa di più importante, forse salire un po' nella scala delle responsabilità, coinvolgendo i politici, ma anche i mass-media in tutto ciò. Avete presente l'indagine dell'Espresso sui privilegi degli onorevoli? Quali quotidiani o TG ne hanno parlato? Praticamente nessuno. Ecco questo dà, a mio avviso, l'esatta dimensione del problema. La partita si gioca tra pubblico dipendente, Pubblica amministrazione, partito politico, sindacato. Chi è il più forte e il più debole?
  15. Luigi Giannitrapani Rispondi
    Leggendo l'articolo del Prof. Ichino in merito alla più che giusta iniziativa di istituire una Autorità indipendente che valuti l'efficienza dei vari enti della PP AA (ma quando la smetteremo di chiamarla Amministrazione e non come si dovrebbe Gestione - non è soltanto un fatto semantico ma anche di contenuti), vorrei chiedergli se l'esperienza inglese della Audit Commission, che periodicamente valuta tutti gli enti pubblici di quella nazione, dai comuni, agli ospedali ai tribunali!!!! E che poi mette in rete i risultati in modo facile, da leggere, comprensibile a tutti, la ritenga utile anche per il nostro paese o no. Invece di re-inventare ogni volta la ruota, basterebbe copiare (bene) quello che fanno gli altri, sarebbe più facile e più veloce. Grazie e complimenti
  16. Fabio Pancrazi Rispondi
    Prof. Ichino, non focalizzi un dibattito populista dicendo che, nel pubblico, l’interesse veramente prioritario è l’interesse dei dipendenti che prevale su ogni altro. Sa benissimo che l’interesse prioritario è l’interesse degli amministratori (i politici) e dei loro amici. Nelle amministrazioni pubbliche poi il tasso di effettività della legge è determinato sempre da chi ha la potestà legislativa e regolamentare. Nell’Ente dove lavoro, centrosinistra prima e centrodestra ora, si avvalgono molto del “regolamento di disciplina” ma solo con i “dissidenti”, non con i fannulloni che, in genere, sono anche piaggiatori che descrivono gli altri come nullafacenti. Fortuna io lavoro e non rubo, per questo non vengo licenziato. Non proponga il facile licenziamento, per cortesia! Magari l’opzione voice, “la pagella dei cittadini” sì. Magari l’elezione dello sceriffo come negli Stati Uniti e non la scelta politica del dirigente che leghi il somaro dove vuole il suo padrone! Si è domandato come mai nessuno ambisce a fare l’assessore alla Polizia Municipale ma all’Urbanistica? Il gettone è lo stesso! Per me non è un circolo vizioso, è un circolo a senso unico: s’inventano sempre più baracconi con poltrone per politici e politicanti come non bastassero gli “Ambiti territoriali ottimali” con consigli di amministrazione, le società “finte private” con altri consiglieri di amministrazione nominati tra loro, consulenze, ecc. per “gestire” l’acqua, i rifiuti, l’energia, addizionali varie e chi più ne ha più ne metta! Per punire un singolo dipendente o interrompere un incarico al dirigente non occorre un’Autorità speciale! E non è vero che nel pubblico impiego non viene licenziato nessuno: domandatelo al nostro ex ingegnere dell’Ufficio Tecnico di Sansepolcro (Ar)! Cacciato dopo due anni di lavoro e sostituito con il terzo o quarto qualificatosi al vecchio relativo concorso! Occorre un’Autorità che rieduchi al valore dei beni collettivi!
  17. giuseppe costa Rispondi
    D'accordo su quasi tutto, compresa l'estensione della cultura e della pratica della valutazione a tutti i dipendenti pubblici, a partire dalla dirigenza, dalla quale far discendere il sistema sanzionatorio e premiale, sia in termini retributivi che di carriera. Non mi pare invece fondata l'asserita equivalenza di dotazione di poteri fra dirigente pubblico e privato. Lo spoil-system, il rapporto collusivo governo/sindacati (vedi Memorandum), i numerosi strumenti d'interdizione e le incursioni delle statuizioni contrattuali nel campo delle prerogative costitutive della funzione dirigenziale, hanno svuotato del tutto l'autonomia del dirigente nella gestione delle risorse strumentali e umane. E' rimasta soltanto una figura cui comodamente imputare, spesso senza conseguenze, la responsabilità nominale. Occorre quindi uno statuto del dirigente pubblico, approvato con legge in cui i poteri, l'autonomia e la responsabilità siano garantiti sia rispetto alla politica sia da contrastanti accordi sindacali. Ritengo che sia il dirigente, nella pienezza dei suoi poteri, la figura responsabile su cui far leva per ogni prospettiva di modernizzazione della P.A., unitamente all'attribuzione del diritto di voce agli utenti dei servizi pubblici come riconosciuti e influenti stakeholders.
  18. pasqualeandreozzi Rispondi
    Bisogna dire, cosa che ichino fa di sfuggita, che la PA riesce a contenere lo sfascio e funzionare, un pò, proprio perché tutti i giorni migliaia e migliaia di dipedenti pubblici affrontano una tremenda sfida: lavorare in modo efficiente, e il bello è che ci riescono, un pò. io sono iscritto al sindacato e ne sono anche rappresentate (come si dice, ci credo ancora) ma non posso nascondere la fondatezza dei rilievi di ichino, però temo che l'autorità che egli propone si trasformi in un organismo, come molti, che periodicamente denuncia a mezzo stampa e sforna rapporti. è difficile ammetterlo per me, ma nella PA mancano incentivi e sanzioni, manca la volontà di essere impopolari il sistema non ha alcuna capacità di reazione di fronte a dipendenti decisi a non lavorare, o peggio, ad ostacolare o bistrattare l'utente. e, ahimé, troppo spesso, il sindacato (ma anche qui sarebbe meglio distinguere) accetta acriticamente la loro difesa e quando proprio sono indifendibili, cerca con le varie amministrazioni una soluzione, sottovalutando la domanda di serietà che proviene dagli stessi escritti ai sindacati e con inevitabili contraccolpi sulla qualità della rappresentanza del Pubblico impiego.
  19. carmelo lo piccolo Rispondi
    Concordo perfettamente con l'intervento del Prof. Ichino, ma rivolgo la seguente domanda: perchè la Dirigenza Pubblica, malgrado il massiccio aumento in termini reali delle retribuzioni percepite, non esercita i poteri e le funzioni che già le leggi e le norme contrattuali esistenti conferiscono ad essa? E' sempre colpa delle intereferenze della Politica oppure non siamo di fronte ad una inadeguatezza culturale e antropologica che nessuna Authority potrà eliminare o attenuare? Perchè anzichè di attaccare il Sindacato non si pretende che esso faccia veramente il Sindacato, e anzichè affidarsi ad improbabili "associazioni di utenti" lo si investa formalmente dell'incarico di promuovere le procedure per l'osservanza di norme e contratti che sono strapieni a parole di termini come "efficienza" , "efficacia", "trasparenza", qualità dei servizi, "misurabilità delle prestazioni" e via ciarlando?
  20. Mauro Molari Rispondi
    Non sono un dipendente pubblico, ma spesso, per motivi di lavoro, ho a che fare con la pubblica amministrazione. Spesso ci si scontra con una macchina inefficente e strangolata dalla burocrazia. La soluzione sembrerebbe semplice: "più autonomia ai dirigenti e possibilità di licenziare chi se lo merita". Questa è la soluzione più in voga nella stampa di questi giorni. Non si tiene conto di due fattori: il dipendente pubblico non è tutelato come sembra, ma è tutelato solo se amico, parente, compagno, ecc di qualche politico, dirigente, ecc. Non a caso il fenomeno del mobbing è prevalentemente presente nella pubblica amministrazione. Una maggiore autonomia dei dirigenti, accentuerebbe questo fenomeno, e agevolerebbe queste persone per incentivare e promuovere i loro "amici". Il vero problema è la cultura "mafiosa" che si sta instaurando nel paese e anche e soprattutto nella p.a. Questa cultura si regge tutta su scambio di favori, scambio di poltrone e appartenenza al "Sistema". Questo sistema ogni tanto si scontra con delle regole, che non riesce a scavalcare, ed è per questo che chiede a gran voce "Autonomia e Meritocrazia". Per risolvere questo problema occorrerebbe il rispetto delle regole e delle leggi che ci sono già, ha partire dalle cariche più alte della Repubblica, fino ai funzionari che ci amministrano. Anche i cittadini sono corresponsabili di questa situazione: quante volte a ciascuno di noi può presentarsi l'opportunità di una scorciatoia e quante volte siamo capaci di rinuciarvi.