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Bersani 2: anche i puzzle hanno una logica

l pacchetto Bersani raccoglie molte indicazioni dell’Autorità antitrust e comprende tanti interventi, alcuni buoni, altri forse solo di facciata. Agisce su settori ad alto impatto sull’economia, come quello assicurativo o la distribuzione di carburanti, o nell’avvio di una borsa all’ingrosso del gas naturale. Discutibili invece i provvedimenti sulla ricarica dei cellulari e sui mutui. Sembra un quadro frammentato, ma assomiglia piuttosto a un puzzle, ove alla fine i diversi pezzi acquisiscono una loro coerenza. Da perfezionare, ma per ora bene così.

Non sarà una rivoluzione, ma il secondo “pacchetto Bersani” di liberalizzazioni è un passo in avanti. Non tutto è perfetto, ovviamente non esaurisce quello che si potrebbe fare, ma non è neppure solo fumo. Vediamo intanto dove sta l’arrosto.

Alcuni miglioramenti importanti

Il pacchetto agisce su alcuni settori ad alto impatto sull’economia. Il primo che viene in mente è il settore assicurativo, ove viene eliminata – come già era stato fatto in luglio per le polizze Rc-auto – la clausola di esclusiva di distribuzione delle polizze danni, ovvero consente che qualcuno venda diverse polizze, magari aiutando il consumatore a confrontarle e a scegliere quella che più si confà alle sue esigenze.
Un altro è quello della distribuzione carburanti, ove finalmente si cerca di eliminare le restrizioni alla vendita di benzina e gasolio alla grande distribuzione. Gli effetti probabili del provvedimento sono due. L’effetto diretto riguarda la possibilità che la grande distribuzione possa operare a costi tali da poter ribaltare sui consumatori un risparmio molto consistente (si parla di 10 centesimi al litro, non sarebbe poco). Ma vi è anche un effetto indiretto, che si comprende bene alla luce della recente istruttoria aperta dall’Autorità antitrust a carico delle compagnie petrolifere. Il sospetto che queste imprese siano state impegnate in accordi collusivi è purtroppo ricorrente, e introdurre nel gioco di mercato un soggetto di natura diversa, come la grande distribuzione, potrebbe rendere un eventuale coordinamento tra di esse assai più difficile.
Comprendiamo le resistenze dei piccoli distributori, e il governo troverà probabilmente il modo di compensarli. Ma l’interrogativo vero, di fronte a questa e altre restrizioni, non è se sia legittimo rimuoverle, quanto se sia legittimo continuare a vietare alla grande distribuzione di fare quello che fanno altri: vendere benzina. Ovvero, a chi chiede di cancellare questa proposta vorremmo domandare: perché solo pochi possono avere il diritto di vendere benzina? A quale interesse pubblico risponde questa limitazione?
Altrettanto interessante è l’avvio, per quanto la cosa sarà complicata e lunga, di una borsa all’ingrosso del gas naturale. Si tratta di un tentativo molto innovativo rispetto al panorama europeo e che prova a mettere un cuneo tra lo strapotere di Eni all’ingrosso e la vendita al dettaglio. È evidente che i dettagli dell’operazione saranno molto importanti, che questo non basta per eliminare il potere di mercato dell’operatore dominante, ma è un passo nella direzione giusta.

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Ma qualche dubbio è legittimo…

Altre cose destano alcune perplessità, anche se magari si tratta proprio dei provvedimenti più popolari.
Un primo esempio è l’abolizione del costo di ricarica per la telefonia mobile. È una battaglia che non ci ha mai appassionato; una volta abolito tale costo, ci aspettiamo presto o tardi che le compagnie telefoniche si rifacciano sulle altre componenti tariffarie: lo scatto alla risposta, o il costo per minuto. Non ci pare che questa abolizione sia proprio decisiva.
Allo stesso modo, abolire la commissione di estinzione anticipata dei mutui potrebbe indurre ad aumentare gli interessi. Se poi la banca avesse costi specifici a causa della eventuale estinzione anticipata di un mutuo, eliminare la commissione comporterebbe solo un “sussidio incrociato”: tutti quanti pagheremmo una parte del costo, generato solo da chi estingue il mutuo prima del tempo. Il principio che le commissioni “improprie” devono essere abolite è sacrosanto, ma un po’ di flessibilità potrebbe essere opportuna.

Qualche omissione, ma una logica c’è

Il fatto che poi resti molto da fare è praticamente ovvio, e l’agenda del governo è indubbiamente ricca. Due passi importanti, quali lo scorporo della rete gas da Eni e la riforma delle Autorità stavano quasi per essere effettuati: speriamo che il loro rinvio sia breve e solo di carattere tecnico. In particolare, l’Autorità per i trasporti serve a dare normalità a un settore dove da decenni la confusione regna sovrana, una cosa che pagano sia i consumatori, sia i contribuenti.
Un ultimo commento sull’architettura complessiva del “pacchetto”. Molti provvedimenti del pacchetto Bersani prendono spunto da segnalazioni dell’Authority o dalle sue indagini, quali quella sulle compagnie petrolifere oggi in corso (o quella del 2002), e quella sulle assicurazioni Rc-auto, dove proprio l’Autorità segnalò che la presenza di agenti con clausola di esclusiva rappresentasse un problema. Il fatto che l’Antitrust non sia più un grillo parlante che si ascolta quasi con fastidio, ma una istituzione a cui il governo si ispira, è in sé un’ottima notizia.
E questo conferma anche come non siamo di fronte a un provvedimento “senza logica”. Abbiamo tanti interventi puntuali, alcuni piccoli, altri meno, che assomigliano però alle tessere di un puzzle: alla fine formano un quadro che ha una sua coerenza. Non sarà forse un pilastro della storia dell’arte, ma ci fa piacere vederlo.

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28 commenti

  1. Andrea Ajello

    E’ corretto immaginare un aumento delle tariffe telefoniche da cellulare a seguito dell’eliminazione del costo di ricarica.
    Per questo motivo avrei gradito che un articolo del nuovo pacchetto Bersani introducesse maggiore trasparenza nelle tariffe telefoniche delle diverse compagnie.
    Nel Regno Unito, gia’ da diversi anni, i rivenditori di cellulari espongono una tabella riassuntiva dei servizi offerti da tutti i gestori, con relativo costo per l’utente in unita’ di misura standardizzate.
    La scelta di un piano tariffario diventa quindi piu’ semplice e la competizione (o la collusione, se presente) risalta chiaramente agli occhi del consumatore.
    Aumentare la trasparenza sulle tariffe potrebbe aiutare ad evitare che l’abolizione del costo fisso di ricarica porti ad un aumento eccessivo del costo delle chiamate.

    • La redazione

      Istintivamente, direi che si tratta di una buona idea. Si tratterebbe di qualcosa di simile a quanto già si intende fare per le assicurazioni RC Auto. Con l’aggiunta che nella telefonia mobile (dato il numero esiguo di concorrenti) in
      realtà le compagnie telefoniche queste informazioni già le hanno in dettaglio sia su loro stesse, sia sui concorrenti, e quindi non credo ci sarebbe alcun rischio di aiutarle a colludere…

      Carlo Scarpa
      Michele Polo

  2. anna

    Mio padre è un gestore. Ovviamente la mia famiglia è fra quelli scontenti di questa iniziativa. Ma secondo Lei la colpa del caro benzina è solo dei distributori? Vorrei che gentilmente mi chiarisse alcuni punti: in Europa pagano le tasse e le accise che paghiamo noi sulla benzina? Secondo Lei quale sarà il destino dei gestori? Mio padre vive in un piccolo centro del Sud Italia dove la minaccia di apertura di un grandissimo centro commerciale stà facendo tremare tutti i negozi e i supermercati della zona. Cosa ne sarà di tanti piccoli imprenditori del Sud che sono emersi dalla disoccupazione appena grazie al microcommercio? Secondo lei è consolante pensare a mio padre che fra 3 o 4 anni fischietterà la sua felicità di non pagare la ricarica mentre sistema le cassette di frutta all’auchan per 12 ore al giorno a meno di 1000 euro al mese? Dalle mie parti il problema non sono i benzinai bensì la camorra che opera indisturbata e che a quanto pare fa meno paura dei benzinai.

    • La redazione

      Sono tra coloro che credono che la principale politica a favore del mezzogiorno sarebbe il ripristino della legalità, e sull’ultimo punto non posso che esprimere una totale e incondizionata solidarietà.
      Quanto al resto, sono convinto che alla fine del percorso parlamentare saranno state individuate delle misure per compensare chi viene toccato nel vivo da queste riforme. Se è vero (come credo) che queste riforme fanno bene al paese, allora deve essere vero “in qualche senso” che i guadagni del paese sono superiori ai costi. E allora è giusto e possibile che chi eventualmente sostenesse i costi sia compensato.
      In quale modo e forma, è una questione che dipende in primo luogo dalla politica.
      Carlo Scarpa
      Michele Polo

  3. Luca Ricciardi

    L’abolizione del costo di ricarica penso sia da considerare una misura molto positiva in quanto elimina una “tassa” di carattere molto poco prograssivo. Ricordo como tali costi gravino in modo maggiore sulle fasce più deboli della società. Minore è l’importo della ricarica e maggiore è la fraquenza con qui si effettua tanto più alti saranno i costi da sopportare.
    Anche se, come i giustamente fate notare, questi costi saranno ri-caricati sulle altre componenti tariffarie(scatto alla risposta o costo delle chiamate) almeno saranno pagati in base a l’effetivo utilizzo del servizio.

    • La redazione

      Non siamo contrari al provvedimento sulle ricariche. Ci embra poco incisivo.
      In realtà si consideri che le imprese oggi hanno tre componenti “tariffarie” a disposizione, ovvero il costo di ricarica, quello alla risposta e quello per minuto. Se vogliono estrarre il surplus dai consumatori hanno comunque diversi
      strumenti anche senza il costo della ricarica.
      In sostanza, come ha scritto anche Mario Monti sul Corriere della sera, i maggiori benefici ai consumatori arriveranno da interventi che favoriscono la concorrenza, piuttosto che da
      limitazioni alla struttura dei prezzi.
      Carlo Scarpa
      Michele Polo

  4. Alessandro Di Nola

    Non mi è ben chiara la ragione per cui gli autori non condividono il provvedimento riguardante i telefonini:a prima vista l’eliminazione del costo fisso di ricarica sulle carte prepagate sarebbe vantaggioso per i consumatori anche nel caso in cui le compagnie aumentassero il costo per minuto in maniera tale da compensare interamente l’effetto (per loro) avverso del decreto Bersani: l’utente finirebbe per pagare lo stesso ma si avrebbe molta più trasparenza nel mercato e sarebbe più facile confrontare tra loro le offerte tariffarie dei diversi operatori; il conseguente aumento della concorrenza potrebbe portare poi a dei ribassi nei prezzi.. In fondo adesso gli operatori stanno praticando una discriminazione di secondo grado: per aumentare i loro profitti impongono una tariffa a due stadi, costituita da una parte fissa e da una parte variabile. La parte fissa serve ad appropriarsi di tutto il surplus dei consumatori.

    • La redazione

      Non siamo contrari al provvedimento sulle ricariche. Ci embra poco incisivo.
      In realtà si consideri che le imprese oggi hanno tre componenti “tariffarie” a disposizione, ovvero il costo di ricarica, quello alla risposta e quello per minuto. Se vogliono estrarre il surplus dai consumatori hanno comunque diversi
      strumenti anche senza il costo della ricarica.
      In sostanza, come ha scritto anche Mario Monti sul Corriere della sera, i maggiori benefici ai consumatori arriveranno da interventi che favoriscono la concorrenza, piuttosto che da
      limitazioni alla struttura dei prezzi.
      Carlo Scarpa
      Michele Polo

  5. Alessandro

    Non ho capito bene i dubbi espressi dagli autori in merito all’abolizione dei costi di ricarica e dei costi di estinzione anticipata mutui.
    In generale, qualunque componente di prezzo posta a carico dell’acquirente deve trovare una giustificazione nei costi che stanno dietro alla produzione e fornitura del bene o servizio. Si può provare a caricare dei costi impropri perché ingiustificati, ma poi arriva un concorrente che tali costi non carica e, riducendo il prezzo, si accaparra il cliente.
    In una sola situazione questo meccanismo non scatta: quando il venditore ha troppo potere, in forza di un monopolio, di un oligopolio, di un accordo collusivo esplicito o tacito.
    In questi casi è giusto che il legislatore intervenga per rimuovere la distorsione che, altrimenti, non sarebbe in alcun modo rimovibile perché fondata sul consenso della parte preponderante.
    Ora, è dimostrabile che i costi di ricarica e di estinzione anticipata non hanno un fondamento nei costi effettivi sostenuti dal fornitore. Eppure sono li’, e costano all’utente un sacco di soldi.
    Bene ha fatto l’Authority a segnalarlo e il ministro Bersani a intervenire a vantaggio degli utenti.
    Magari la politica riuscisse ad essere sempre così concreta!

    • La redazione

      Di nuovo, soprattutto il costo di ricarica non lo rimpiangeremo certo, ci mancherebbe! Ma il punto da noi sollevato è generale: se a un’impresa blocchi una delle leve per estrarre surplus dai consumatori, questa tipicamente userà le altre in
      modo più aggressivo. Se il problema è proteggere i consumatori, quello che ci dovrebbe preoccupare è il totale che le imprese estraggono da loro, non altro. Limitare la “forma contrattuale” in mano alle imprese non ci sembra certo decisivo per proteggere i consumatori…
      Carlo Scarpa
      Michele Polo

  6. andrea camanzi

    Non condivido il ragionamento e sottostante al giudizio sulla parte del provvedimento attinente le “ricariche”.
    infatti fatturare separatamente i costi di ricarica e quelli dle traffico è come se in una gara di velocità sui cento metri i corridori competessero solo sugli ultimi 70 metri (perchè i primi 30 li hanno già percorsi, ognuno pe rconto proprio, il giorno prima) e poi si avesse la pretesa di scegliere il campione sugli interi 100 metri. delle due l’una o nominiamo il campione della corsa dei 70 metri o obblighiamo i corridori a correre l’intera distanza dei 100 metri.
    la trasparenza dei prezzi rafforza il potere della domanda da cui dipende il buo funzionamento dle mercato.
    diversamente dagli autori, ritengo invece che se proposta di miglioramenteo si vuole fare essa dovrebbe avere consistere nel chiedere che nel decreto di conversione venga imposto agli operatori di fare ambedue le tipologie di offerta (quella attuale con i costi di ricarica separata e quella nuova con tutti i costi compresi nel prezzo del servizio dati o voce), in modo da lasciare al mercato la libera e consapevole scelta fra le due offerte.

    • La redazione

      Valgono le considerazioni fatte rispondendo ad altri. Ma si noti che la trasparenza non c’entra gran che – i costi erano certo ben noti e addirittura uguali per tutti…
      Carlo Scarpa
      Michele Polo

  7. Marco

    Mi permetto di non condividere l’argomentazione contraria all’abolizione dei costi di cancellazione dei mutui. L’esperienza anglosassone (anche recentissima) ha dimostrato come un mercato dei mutui flessibile permette di generare un notevole sostegno alla capacità di spesa delle famiglie. La rinegoziazione dei mutui (per esempio in fase di tassi calanti) avrebbe permesso nel periodo 2001-2005 una dinamica dei consumi sicuramente migliore di quella osservata. Va inoltre valutato che la presenza di operatori finanziari specializzati nell’offerta solo di mutui, limita il rischio citato dagli autori di ricarico sulla clientela del ridotto costo di rescissione dei contratti di mutuo. .

    • La redazione

      Il tema della rinegoziazione dei mutui sembra importante nel caso di tassi fissi (che oggi sono un caso molto particolare, e che potrebbero potenzialmente porre alla banca esattamente quei costi a cui si faceva riferimento nell’articolo).
      In ogni caso, anche nell’esperienza inglese purtroppo è assai difficile misurare se e in quale misura l’assenza di queste commissioni si riverberi poi sui tassi medi.
      Il punto è generale: se a un’impresa blocchi una delle leve per estrarre surplus dai consumatori, questa tipicamente userà le altre in modo più aggressivo. Questa abolizione non ci sembra certo decisiva per proteggere i consumatori…

  8. marco ferrari

    Sono d’accordo con gli autori per quanto riguarda le perplessità sull’abolizione ex lege della penale per estinzione anticipata dei mutui e del costo fisso di ricarica per la telefonia mobile.
    Le imprese, con trasparenza, dovrebbero poter scegliere come spalmare il prezzo.
    Più che una liberalizzazione mi sembra dirigismo statalista un po’ paternalista e populista, un vincolo al libero mercato.
    Nel caso dei mutui, esistono già dei prodotti che non prevedono la penale in caso di estinzione anticipata, ad esempio Mutuo Arancio di ING e alcuni di Banca Woolwich. Basta saper scegliere. Per il costo di ricarica, non è colpa delle aziende di telefonia mobile se il consumatore italiano più che al prezzo guarda ai gadget e alla pubblicità! All’inizio Wind non aveva tale costo, ma nessuno l’ha mai notato.
    Per la distribuzione di benzina, forse occorreva più coraggio e fare come in Francia, dove sulle autostrade sono presenti cartelli che indicano i prezzi praticati nei successivi 200 km.
    In generale più libertà ma più trasparenza!

  9. A.Battista

    Una nota di metodologia: il processo di produzione normativa con cui sia alla prima che alla seconda ondata di liberalizzazioni si é arrivato é francamente inaccettabile e probabilmente poco efficace.
    Chi scrive non é certo un fan della concertazione, peraltro é noto che un processo di produzione normativa con maggiori caratteri di condivisione – anche se con paletti ben definiti, ad esempio in termini temporali – produce risultati superiori sia in termini di applicabilità delle norme che di qualità tecnico-redazionale delle medesime.
    La comitatologia à la Lamfalussy che tanto impazza in Europa avrà i suoi difetti ma la sua superiorità in termini di benessere sociale rispetto al top down brutale di Prodi / Bersani mi sembra evidente.
    Dire che aprire dibattiti publici su tali temi equivarrebbe a bloccare il processo mi sembra gratuito e comunque aggirabile – un decreto legge lo si può sempre approvare nell’espace d’un matin.
    Per non parlare dell’abuso dello strumento del decreto legge, ovviamente fuori dall’alveo previsto dalla Costituzione per quanto concerne almeno ‘urgenza.

  10. A.Battista

    Per quanto concerne il settore assicurativo, una precisazione preliminare: la possibilità di un agente di lavorare per più compagnie non é mai stata negata, semplicemente era uno dei regimi possibili.
    Che in Italia non ha mai avuto grande successo, né presso le compagnie, né presso gli agenti né infine i clienti.
    Pensare apioristicamente che questo sia frutto di market power monopolistico pare un pò superficiale.
    I modelli distributivi sono diversi nei vari paesi perché riflettono lo stratificarsi di una evoluzione storica e la cultura prevalente: cambiarli dirigisticamente può riflettere una visione del mondo ma con la promozione della concorrenza c’entra poco.
    E data la complessità del sistema su cui si agisce, gli effetti inintenzionali saranno maggiori di quelli internazionali.

  11. antonio petrina

    Egr. prof. Scarpa,
    dopo una falsa liberalizazzione del gas ( a nov 2006) siamo ai seri propositi di attuazione dello scorporo di Eni e la costituenda Fip, come già avvenuto anni fa nel settore elettrico con il decreto Letta.Ma se le reti infrastrutturali sono acquistate senza gara da una società mista pubblico/privata ( leggi Fip) non ricadiamo nelle infrazioni comunitarie , come
    il precedente avvertimento europeo per le autostrade? MA se liberalizza lo Stato co i decreti Bersani . come fa allora a non richiamarsi alla libera concorrenza nei monopoli naturali ? Infine: “la ricchezza delle nazioni” non imporrebbe che le infrastrutture siano gestite dall’autorità pubblica più vicina nel territorio ?

    • La redazione

      Quanto alla FIP, si tratterà di vedere finanziariamente come avviene la cosa. Se – come pare – saranno soprattutto fondi privati l’obiezione non credo abbia sostanza. Il che non rende l’operazione più accettabile, ma la migliora soprattutto dal punto di vista “estetico”.
      Sul resto non so che dire – se non che i monopoli naturali sono tali proprio perchè la concorrenza non è possibile (sono “naturali” proprio per questo) e che la loro gestione deve essere
      effettuata su una scala che le renda massimamente efficiente – che tipicamente non è troppo “locale”….
      carlo scarpa

  12. Marco Vaudetti

    Stimatissimi Michele Polo e Carlo Scarpa,
    è sacrosanto chiedersi “perché solo pochi possono avere il diritto di vendere benzina? A quale interesse pubblico risponde questa limitazione? “.
    Tuttavia mi chiedo e Vi chiedo:
    perché solo pochi possono avere il diritto di curare i denti dei nostri figli, ad un costo spropositato? A quale interesse pubblico risponde questa limitazione? E questa limitazione non è in aperto contrasto con l’art. 32 della nostra Costituzione ?
    Ottimo risparmiare qualche centesimo per la benzina, ma perchè mai accendere un mutuo per curarsi i denti (esercizio professionale peraltro non eccezionalmente complicato)?

    • La redazione

      caro lettore
      per la precisione, non è del tutto corretto dire che il numero di dentisti è limitato. Ciò che è limitato è il numero di studenti che possono intraprendere quel corso di studi e la principale motivazione ufficiale è che in questo modo si può curare meglio la qualità della formazione. Il che in se non è certo un fine da censurare.
      Non sono in posizione per dire se la motivazione ufficiale sia anche quella “vera”. Se così non fosse – i sospetti li capisco … – e se quindi fosse possibile aumentare il numero di dentisti, allora sarebbe probabilmente una pessima cosa e condividerei nella sostanza le sue posizioni.
      Cordiali saluti
      Carlo Scarpa

  13. Carlo Stagnaro

    L’apertura di nuove possibilità, per i super- e gli iper-mercati, di aprire pompe di benzina è senza dubbio positiva. C’è però una questione più generale. Da un lato, sarebbe opportuno rimuovere quei vincoli che impediscono ai benzinai di farsi loro stessi un po’ supermercati, o di affiancare un minimarket alle loro attività, come accade in altri paesi: ciò non risponde solo a un bisogno di equità, ma anche all’esigenza di spostare i redditi dei gestori verso le attività non-oil, facendo della benzina sempre più un bene civetta e creando un incentivo a ridurre i margini. Secondariamente, la maggior parte degli ostacoli alla razionalizzazione della distribuzione dei carburanti dipende da vincoli regionali o urbanistici, su cui lo Stato non ha facoltà di intervenire. Sarebbe utile capire quanto essi pesino e come sia possibile (ammesso che lo sia) aggirare il problema e finalmente rimuovere le rigidità che fanno della nostra rete la più rigida e inefficiente d’Europa.

  14. Marco Lombardi

    Egr. Prof. Polo e Scarpa,
    sono un fermo sostenitore delle proposte di questo governo in tema di liberalizzazioni, anche perchè fino ad oggi non se ne erano viste molte. Speriamo comunque funzionino a vantaggio dei consumatori, ovvero di tutti noi. Volevo tuttavia porvi alcune domande.
    – A seguito dei proveddimenti nel settore assicurativo, ovvero l’abolizione dell’obbligo di esclusiva, come si comporteranno secondo voi le compagnie nei confronti dei loro agenti che fino ad oggi hanno distribuito esclusivamente loro prodotti? Faranno forse valere la loro “forza contrattuale” se questi non si continueranno ad attenere al vecchio sistema?
    – Dopo i due giorni di sciopero dei benzinai, e in vista di altri quattro che creeranno indubbi disagi agli automobilisti, non credete forse che sarebbe meglio che questi protestassero contro le compagnie petrolifere invece che contro il governo visto che a fronte di una riduzione del prezzo del petrolio di circa il 20% il prezzo della benzina non è diminuito affatto? I margini per le compagnie intanto sono aumentati e il getore continua a guadagnare quei 3 o 4 centesimi al litro!

    Grazie.

  15. marco

    Le accise italiane sono del 57,1% superiori al minimo UE. Le imposte sui carburanti costano agli italiani, in proporzione al reddito, più che agli altri europei: le imposte su un pieno di benzina al mese su un’auto di media cilindrata equivalgono al 2,65% del nostro Pil pro capite, contro il 2,25% dei francesi, 2,33% dei tedeschi, 1,79% degli svedesi. Solo i portoghesi (4,61%) pagano più di noi.
    Sui carburanti vige quadrupla tassazione (accisa, Iva sul prezzo, Iva sull’accisa, tassazione dei profitti delle compagnie).
    Far risparmiare dai 60 ai 100 euro all’anno è possibile già modificando la pressione fiscale senza compromettere una categoria di lavoratori.

  16. Fabio Lottino

    Salve, sono un laureando in Economia molto realista e vicino alle tesi degli autori…
    Io credo fondamentalmente che a riguardo dei costi di ricarica e delle penali sui mutui in una logica di mercato queste voci che verranno annullate saranno poi compensate da extra-prelievi su altri fronti.
    Per quanto riguarda i provvedimenti di questo governo sulle liberalizzazioni credo sia una manovra politica più che economica di avvicinarsi alla gente andando a modificare seppur limitatamente i fattori che molto spesso incidono sulla spesa.
    Il problema è che come ho detto prima, quel che viene tolto con una mano viene necessariamente ridato con l’altra mano in forme diverse.
    Ci sono settori come quello delle telecomunicazioni in cui pochi signori del salotto buono gestiscono attraverso le + svariate partecipazioni il mercato.
    Per i distributori di benzina, ben vengano le liberalizzazioni ma queste devono esserci in tutti i settori, quindi prevedendo un estensione delle attività dei benzinai classici.
    Non voglio far polemica ma non si può agevolare una parte del sistema (gli iper – maxi dei vari gruppo tra cui COOP e altri vicini alla sinistra) penalizzando fortemente un’altra.
    Grazie per l’attenzione.

    Fabio Lottino
    Potenza

  17. angelo agostini

    Vorrei porre agli autori una questione: perchè provvedimenti che funzionano egregiamente in altri paesi, come ad esempio le maggiori economie europee, qui da noi vengono sempre guardate con sufficienza e tacciate d’inefficacia?
    Perchè l’eleiminazione dei costi impropri, come quelli di ricarica, funziona in Germania ma da noi non dovrebbe? Forse perchè, ad es. sempre in Germania, i governi osservano le dinamiche dei prezzi, e se notano aumenti ingiustificati li bloccano! Ci sia attende che i “gestori” scarichino rapidamente sulle tariffe i costi ex di ricarica? Non sarà difficile individuare queste manovre e bloccarle,
    come avviene ad es. in Germania. Spesso sono associazioni di consumatori assai agguerrite e ben organizzate a sollevare il problema ed a causare la reazione governativa in forma di blocco, con tale puntualità ed efficacia che il mondo
    imprenditoriale certi giochetti non se li fa venire nemmeno in mente.
    Stiamo parlando della Germania, non della Corea del Nord o dell’Iran…

    • La redazione

      Caro lettore,
      non conosco purtroppo i dettagli della normativa tedesca in materia. So che in Italia (ma temo in tutta Europa) i prezzi dei servizi di telefonia mobile non sono determinati da un’autorità pubblica. In Italia nessuno avrebbe il potere
      di bloccare variazioni dei prezzi – salvo che non si dimostri che sono sostenute da un accordo di cartello. Ma dimostrare che tale cartello esiste (se esiste) è compito dell’Autorità antitrust. Non del Governo.
      Diversa sarebbe – a fronte di aumenti dei prezzi – la pressione da parte di associazioni di consumatori; ma starebbe alle compagnie telefoniche rispondere (positivamente o meno) a tali pressioni.
      Cordiali saluti
      Carlo Scarpa

  18. R.Magriotis

    Quello della telefonia è un mercato completamente concorrenziale ?
    Mi spiego: quanto meno per quel che riguarda la telefonia mobile il numero di operatori è fortemente vincolato dalle frequenze disponibili che sono prese in concessione dallo Stato. Pertanto, si tratta di un mercato protetto, in cui alcune delle leve di Porter (potenziali entranti) sono inibite. Ne segue che forse qualche limitazione nella tosatura dei consumatori non è poi così irragionevole.
    Inoltre, i costi di ricarica non hanno una giustificazione economica: le società non sostengono un costo una tantum per ricaricare il credito degli utenti. E poi, se anche agissero sulle altre leve (probabile) si riduce però la complessità delle offerte aumentandone la confrontabilità.

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