L’ultimo Consiglio dei Ministri tenutosi a Caserta ha approvato un disegno di legge che delega il Governo a riformare il settore della cooperazione dell’Italia con i Paesi in via di sviluppo. Questa iniziativa risponde alla necessitá, piú volte sostenuta anche su lavoce.info (recentemente nella lettera aperta agli On. D’Alema e Sentinelli riportata qui sopra) di mettere mano a un settore la cui legislazione era rimasta ferma al 1987, malgrado i grandi cambiamenti avvenuti nel frattempo a livello internazionale.
Malgrado il testo finale approvato non sia ancora stato reso pubblico, il documento presentato al CdM (allegato) introduce una serie di cambiamenti importanti, rifacendosi ai principi sostenuti in materia di cooperazione da Nazioni Unite e OCSE-DAC. In particolare, la proposta di legge-delega:

– chiarisce e ribadisce la centralitá della lotta alla povertá nei suoi diversi aspetti come obiettivo centrale delle politiche di cooperazione allo sviluppo.

– introduce il principio di ‘slegamento’ degli aiuti, prevedendo la possibilitá di utilizzare beni e servizi prodotti nei paesi beneficiari nelle attivitá di cooperazione.

– concentra la responsabilitá per le varie attivitá legate alla cooperazione (quindi promuovendone la coordinazione tra i vari attori coinvolti) nel Ministero degli Esteri, assegnandone la responsabilitá ad un Vice-Ministro delegato.

– crea un’Agenzia autonoma per la cooperazione allo sviluppo e la solidarietá internazionale, responsabile dell’attuazione delle politiche definite dal governo e di un Fondo Unico che riunisce i vari capitoli di spesa attualmente esistenti, suddivisi tra vari ministeri.

Gli ultimi due punti, in particolare, rappresentano un importante passo avanti nel tentativo di riportare l’Italia al passo con i dibattiti internazionali, e di mettere ordine nel frammentato “sistema Italia”. Riunificare la responsabilitá politica e la gestione dei fondi dedicati alla cooperazione allo sviluppo sono aspetti fondamentali di una politica di cooperazione piú efficace.
Esistono peró parecchi punti da chiarire che saranno determinanti per l’esito della riforma, da tenere a mente mentre il testo della legge viene sottoposto agli iter necessari. In primo luogo, il documento approvato non fa alcuna menzione del problema delle scarse risorse oggi dedicate dal governo alla cooperazione (vedi articolo https://www.lavoce.info/articoli/pagina2457.html), e non chiarisce in che modo il fondo unico verrá alimentato, ad esempio includendo le risorse del fondo rotativo per i prestiti concessionali attualmente iscritto fuori del bilancio dello stato. Inoltre, non chiarisce definitivamente il ruolo di altri Ministeri, in particolare quello dell’Economia per ció che riguarda la gestione dei fondi e la rappresentanza presso le banche di sviluppo e le istituzioni finanziarie internazionali. Infine, il testo approvato, nello sforzo di garantire un coordinamento efficace del frammentato sistema italiano di cooperazione, tralascia l’importanza di definire in che modo gli attori di cooperazione nei paesi beneficiari, governativi e non, verranno coinvolti nella definizione di strategie ed interventi, in un’ottica di partenariato e ownership.

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